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SANTA MESSA DI RINGRAZIAMENTO PER LA CANONIZZAZIONE 
DEL VESCOVO GIUSEPPE MARELLO

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO

Luned́, 26 novembre 2001  

 

Nello scorso mese di ottobre ho partecipato al Sinodo dei Vescovi, che si è tenuto qui in vaticano sul tema:  "Il Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo".

Nei vari interventi ognuno dei Membri dell'Assemblea sottolineava qualche aspetto della figura ideale del Vescovo nell'ora presente. Poco a poco si è venuta disegnando quasi un'icona rappresentativa del Buon Pastore, che ammaestra, santifica e guida il popolo cristiano nel pellegrinaggio terreno verso la casa del Padre. È l'immagine che abbiamo visto delineata dal Vangelo di oggi.

Nell'Omelia della Santa Messa conclusiva del Sinodo, il Santo Padre in questa stessa Basilica ricordava l'esempio datoci da tanti Vescovi Santi, che incarnarono con la loro vita la figura biblica del Buon Pastore. E fra questi citava l'amabile figura di Mons. Giuseppe Marello, che oggi contempliamo nella gloria dei Santi.

1. Gratitudine al Signore

Noi oggi siamo ritornati in questo massimo tempio della cristianità per ringraziare il Signore, Datore di ogni bene. Egli ha suscitato nella sua santa Chiesa un Pastore esemplare, che viene ad annoverarsi nella schiera di tanti ministri di Dio, che ci hanno lasciato una preziosa testimonianza di fedeltà a Cristo e di amore alle anime. Con la canonizzazione Mons. Giuseppe Marello è ormai posto "come lampada sul lucerniere, perché faccia luce a tutti coloro che sono nella casa" (Mt 5, 15). Egli viene poi presentato alla Chiesa intera, perché lo abbia come modello ed intercessore presso il Padre.

È, quindi, giusto che noi oggi eleviamo al Signore il nostro inno di ringraziamento per aver suscitato nella Chiesa di Asti e di Acqui questo grande Apostolo dei tempi moderni. È Cristo, infatti, che con il Suo Santo Spirito, sempre vivifica la sua Chiesa e vi suscita la grande schiera di Santi e di Sante, che noi veneriamo sui nostri altari.

2. Un Vescovo santo

Quando ad Acqui, il 4 giugno 1895, furono celebrati i funerali del Vescovo Mons. Marello, si era già notato un coro unanime di consensi:  si diceva, infatti, che era morto un uomo di Dio!

Quando, il 23 giugno 1923, la salma del Compianto Pastore ritornava ad Asti, fra i suoi in santa Chiara, il Card. Gamba, Arcivescovo di Torino, che presiedeva il rito, commentava:  "Ora pare che Dio voglia esaltare Mons. Marello e farlo conoscere come santo". Ieri tale previsione si è compiuta!

Oggi, tutti insieme vogliamo ringraziare il Signore per essersi scelto un grande Pastore fra l'umile gente delle nostre colline e averlo riempito del fuoco dello Spirito Santo, per essere araldo del Vangelo nell'ora presente.

Come è noto, egli morì sulla breccia all'età di poco più di cinquant'anni. Ma i suoi vent'anni di ministero sacerdotale ad Asti ed i suoi sette anni in diocesi di Acqui furono tutti spesi intensamente, per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime.

3. Il buon Pastore

Le contrade dell'Astigiano, del Monferrato e delle Langhe, come poi le vallate del Bormida e dell'Erro lo videro passare facendo del bene, come un giorno Gesù sulle strade della Palestina. La santità traspariva dal suo stesso volto, sì che il nostro buon popolo già in vita iniziò ad attribuirgli la qualifica di "Vescovo Santo".

Nella sua biografia, scritta dal Prof. Paolo Risso di Castigliole d'Asti, leggiamo, a proposito della sua fama di santità, che visitando Vesime, il 30 aprile 1893, una madre di famiglia, Clara Bielli, gli presentò i suoi bambini, Alberto e Irene, gravemente ammalati. Il Vescovo alzò gli occhi al cielo, li benedisse e da quel momento cominciarono a migliorare, guarendo poi completamente in breve tempo (Cfr Paolo Risso, "Il Beato Giuseppe Marello", Piemme 1993, pagg. 255).

Dal cielo il Vescovo Santo continui a vegliare su tutti noi, ed in particolare sulle diocesi di Asti e di Acqui; che gli furono tanto care. In tutti noi egli susciti il desiderio di santità, per essere fedeli alla missione che la Provvidenza ci ha assegnato, nella Chiesa e nella società.

4. Una preziosa eredità

In particolare, dal cielo il nostro Santo veglia sulla benemerita Famiglia religiosa da lui fondata, gli Oblati di San Giuseppe, affinché essi continuino a produrre numerosi frutti di bene, per l'edificazione della Santa Chiesa, in Italia, in Europa e nel mondo.

Essere "oblati" significa certamente essere dediti completamente a Dio. Però il termine "oblato" significa anche essere offerto al popolo, per portargli l'amore che salva. Si apre così per tutti i discepoli del nostro Santo il campo immenso dell'apostolato, specialmente fra i giovani, per testimoniare loro l'amore di Cristo. Avanti nel solco tracciato dal vostro Fondatore, cari Padri Giuseppini!

Quando da giovane iniziai a frequentare la vostra Casa Madre ad Asti, rimasi impressionato da quella consegna datavi dal vostro Fondatore, che vedevo scritta a grandi caratteri sulle mura di s. Chiara:  "Siate certosini in casa ed apostoli fuori di casa". È uno stile che vi contraddistingue e che dovete mantenere. È lo stile di un apostolato discreto, sereno, paziente, sostenuto da intensa preghiera e dalla fede nella potenza della grazia divina. Il bel libretto curato dal compianto Padre Angelo Rainero, dal titolo significativo:  "Briciole d'oro" ci porta molti tipici insegnamenti lasciatici in merito dal nostro Santo. Siamo tutti grati al Padre Lino Mela, Superiore Generale degli Oblati di San Giuseppe, per averne curato un'opportuna riedizione (Cfr A. Rainero, "Briciole d'oro", Ed. San Paolo, 2001).

5. Una stella luminosa

Fratelli e sorelle nel Signore, non potrei terminare quest'omelia, senza salutare uno a uno tutti i presenti. È un saluto fraterno che dirigo in primo luogo al Signor Cardinale Arcivescovo di Torino ed ai Vescovi di Asti e di Acqui, insieme a tutti i Concelebranti.

È un saluto cordiale che porgo a tutte le autorità qui convenute dalla nostra bella regione piemontese, ed in particolare dalle Province e dai Comuni legati alla vita del nostro Santo. Come dimenticare poi tutti i numerosi membri della famiglia dei Giuseppini, qui convenuti da diversi Paesi del mondo? Di tale famiglia fanno parte i tre Vescovi Giuseppini qui presenti, guidati dal venerato Mons. Armando Cirio, figlio illustre di Calamandrana d'Asti, per tanti anni benemerito Vescovo in Brasile.

A tutti giunga il mio saluto più cordiale. Dal cielo san Giuseppe Marello preghi per noi e, come stella luminosa, illumini il cammino delle nostre comunità cristiane.

    

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