INCONTRO SUL "FUTURO DEI CRISTIANI IN TERRA SANTA"
INTERVENTO DEL CARD. ANGELO SODANO
Giovedì, 13 dicembre 2001
Venerati Confratelli,
Benvenuti in Vaticano! A nome del Santo Padre Giovanni Paolo
II porgo a tutti i presenti il più cordiale saluto. La comune sollecitudine
verso gli abitanti di Terra Santa ed, in particolare, il nostro impegno di
solidarietà verso i cristiani che soffrono in quella regione, ci hanno
riuniti intorno al Successore di Pietro, per riflettere sui nostri doveri
nell'ora presente.
Scendendo da Gerusalemme a Gerico, il buon samaritano incontrò
sul suo cammino solo un uomo sofferente. Noi, oggi, su quelle strade
incontriamo molti fratelli che soffrono a causa di un conflitto che non
accenna a terminare e sembra anzi divampare ognor più. Nostro dovere è di
farci carico di questi nostri fratelli ed aiutarli a riprendere il cammino.
Certo, il nostro primo dovere è di cooperare a ristabilire un
clima di pace, fra israeliani e palestinesi, ricordando alle Parti in causa
che è possibile, è necessario vivere nella stessa regione, con uguali
diritti e doveri.
E quest'opera di pace è sempre stata sostenuta, in tutti
questi anni dolorosi, dalla Chiesa intera ed in particolare dalla Sede
Apostolica, che non si è stancata di ripetere: "La pace è possibile;
la pace è doverosa, il progresso e la pace camminano insieme". II
tema, poi, della prossima Giornata Mondiale per la Pace è più che mai
eloquente: "Non c'è pace senza giustizia. Non c'è giustizia senza
perdono".
Durante la Sua visita in Terra Santa, nel Grande Giubileo del
2000, il Papa non ha cessato di proclamare il Vangelo della riconciliazione a
tutte le Parti in causa, richiamandole alla loro responsabilità. Lo riaffermò
nei contatti con le autorità di Israele e con quelle Palestinesi, ricordando
a tutti che non c'è altra alternativa per i due popoli se non quella di
vivere insieme, come figli dello stesso Padre che sta nei cieli.
E' vero che le ferite sono profonde, frutto di più di 50 anni
di una dolorosa tensione, che risale al famoso piano lanciato dall'ONU nel
1947 per la spartizione della Palestina. E' una storia di lacrime e sangue,
che sempre ha spinto i Sommi Pontefici, da Pio XII di v.m. fino all'attuale
Papa Giovanni Paolo II, a un'attività intensa per aiutare quelle popolazioni
a ritrovare una soluzione pacifica ai loro gravi problemi.
Tale attività si è intensificata in questi ultimi tempi,
dopo la storica stretta di mano fra il compianto Primo Ministro Rabin ed il
Presidente Arafat, a Washington, il 13 settembre 1993. Da allora la Santa Sede
non smise di sostenere il nuovo corso che sembrava aprirsi con tante promesse,
e continuò poi a farlo in quest'ultimo anno, che ha visto purtroppo crollare
tante speranze.
A complemento dell'autorevole magistero pontificio, si è così
rafforzata l'azione diplomatica di questa Segreteria di Stato e delle
Rappresentanze Pontificie interessate per proporre soluzioni concrete al
conflitto in atto insistendo soprattutto sulla necessità di una tregua e
sulla ripresa del negoziato fra le Parti, purtroppo bruscamente interrotto un
anno fa.
A nome del Santo Padre e di tutti i Suoi Collaboratori, posso
assicurare tutti i venerati Pastori delle Chiese esistenti in Terra Santa che
questa Sede Apostolica non si stancherà di lavorare in favore della pace in
una terra che è così cara alla Chiesa ed all'intera umanità.
Lo scopo, però, del nostro incontro è di concentrarci su un
aspetto particolare, meno conosciuto dall'opinione pubblica internazionale: è
la sorte dei cristiani in Terra Santa.
Le statistiche certo ci dicono che essi non sono molti, a
causa delle continue emigrazioni a cui sono costretti dalle dure condizioni di
vita. Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio Centrale di Statistica della
nostra Segreteria di Stato, al primo gennaio 2000 vi erano in Israele, e
Territori Palestinesi, 117.000 cattolici su una popolazione di 6.100.00
abitanti. Oltre ad essi sappiamo che vi è una presenza rilevante di altri
cristiani, soprattutto del Patriarcato greco-ortodosso. E' vero che tutti
insieme i cristiani non superano forse il 3% della popolazione. Essi però
hanno, ovviamente, eguali diritti degli altri cittadini e chiedono di essere
aiutati a svolgere la loro missione all'interno della società civile.
Com'è noto, in maggioranza i cristiani sono di origine
palestinese ed un piccolo numero è anche di origine ebraica.
E' giusto che in questo momento pensiamo ad essi,
indistintamente: questo vuole essere l'aspetto specifico del problema. Certo
esso è inseparabile da quello più vasto della pace in Terra Santa. Oggi, però,
vorremmo concentrare la nostra attenzione su questo punto, particolarmente di
nostra competenza, perché meno trattato negli incontri internazionali.
Certo, i cristiani vivono in un contesto religioso
caratteristico e dovremo esaminare come aiutarli nel loro dialogo con il mondo
ebraico e quello islamico. Molti soffrono e, quindi, dovremo considerare come
aiutarli concretamente ad avere una casa, ad ottenere un lavoro o una scuola
adeguata per i propri figli.
Da parte sua, la Santa Sede ha ben tenuto presente la loro
situazione nei due noti Accordi che sono stati stipulati, rispettivamente, con
lo Stato di Israele nel 1993 e con l'Autorità Palestinese nel 2000. Sono due
documenti solenni, ai quali potremo e dovremo sovente richiamarci per
difendere e promuovere la presenza dei cristiani in Terra Santa.
Su tale punto, tutti i presenti potranno offrire degli
elementi importanti di giudizio. In particolare, ci introdurrà a questa
riflessione il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine Michel
Sabbah.
Insieme cercheremo di portare il nostro contributo di
solidarietà verso i nostri fratelli di Terra Santa, ed in particolare verso
quelli così provati di Gerusalemme. Essi sappiano che non sono soli!
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