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SANTA MESSA CELEBRATA IL GIORNO DELL'INDIPENDENZA DI TIMOR EST

OMELIA DELL'ARCIVESCOVO RENATO RAFFAELE MARTINO

 Tacitolo (nei dintorni di Díli), Timor Est
Luned́, 20 maggio 2002

 

Eminentissimi Signori,
Eccellentissime Autorità,
Signor Vescovo Ximenes Belo,
Cari Amici in Cristo,

Questo è il giorno che il Signore ha fatto; esultiamo e rallegriamoci in Lui! È con il cuore traboccante di gioia che ci siamo riuniti qui, poiché voi, popolo di Timor Est, avete ritrovato di recente la libertà e l'indipendenza, un beneficio conquistato a un alto prezzo.

Ringrazio profondamente Monsignor Carlos Filipe Ximenes Belo, non solo per avermi invitato a presiedere la celebrazione di questa Santa Messa, ma anche per l'importante ruolo che ha svolto nel lungo e difficile processo per una serena indipendenza di Timor Est; ruolo che gli è valso il Premio Nobel per la Pace nel 1996, un onore ben meritato, caro Fratello nell'Episcopato, da te e da quanti si trovano oggi con noi e che hanno lavorato con te quali architetti della libertà e dell'indipendenza.

Monsignor Ximenes Belo, tu sei un buon Pastore, e conosci il tuo gregge! Ti ringrazio per la testimonianza resa al Vangelo e per la sollecitudine dimostrata verso il Popolo di Dio!

Celebriamo oggi questa Messa nello stesso luogo in cui lo ha fatto Papa Giovanni Paolo II il 12 ottobre 1989. La sua decisione di celebrare la Messa a Dili è stata un'espressione della grande speranza che riponeva nel Popolo di Timor Est e un segnale d'incoraggiamento. Il Santo Padre è sempre stato e continua a essere solidale con voi, esprimendo le sue personali congratulazioni a ognuno di voi qui presente in questa particolare occasione. Vi esorto quindi con le parole di San Pietro, a comportarvi "come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio".

Il fatto che Sua Santità abbia voluto che fossi il suo Inviato Straordinario in occasione della Proclamazione dell'Indipendenza di Timor Est costituisce per me un grande onore e privilegio. Sono veramente felice di essere qui, non solo perché sono personalmente interessato alla serena indipendenza di questa nobile terra, ma anche perché negli ultimi quindici anni, in qualità di Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ho avuto diverse opportunità di lavorare per questa importante causa. Anche quando nella Famiglia delle Nazioni ad alcuni è sembrato il contrario, la Santa Sede si è sempre impegnata attivamente nel cercare di aiutare il popolo di Timor Est a ottenere la libertà e l'indipendenza.

Nell'Antico Testamento Mosè insegna al suo popolo a ricordarsi delle grandi opere che Dio ha fatto per lui:  come lo ha fatto uscire, ha camminato dinanzi a lui nel deserto, lo ha alimentato con il pane del cielo, lo ha liberato dalla schiavitù e lo ha guidato attraverso terre vaste e pericolose.

Lo stesso è accaduto con il popolo di Timor Est, che deve mantenere vive nella memoria le seguenti domande:  Chi ci ha guidato? Qual è stato il nostro percorso? Chi ci ha condotti attraverso il deserto, dandoci da mangiare e da bere? Chi ci ha liberato? Queste sono le domande della vostra identità, della vostra unità, della vostra storia, della vostra sicurezza e della vostra fede comune. Sono le domande che hanno alimentato la vostra ricerca dell'indipendenza, che avete ottenuto a un alto prezzo.

Sia a livello personale sia come Nazione, spesso vi trovate a riflettere sulle cause delle vostre inquietudini. Gli insuccessi e le frustrazioni, insieme alle minacce, alla guerra e alla violenza, vi lasciano spesso abbattuti. La realtà politica e sociale molte volte vi intimorisce. Alcuni si preoccupano del futuro della Chiesa, altri dello stato della Nazione. Molti vivono allarmati dalla situazione mondiale. In tutto questo tumulto dell'anima, risuona lo stesso ritornello:  "Dov'è la nostra ancora? In chi possiamo confidare? San Paolo, nella Lettera agli Efesini, ci aiuta a discernere in questi interrogativi. Dice che Cristo è la fonte della nostra unità, e che la nostra identificazione con il Signore è una forza da dove nascono giustizia e pace.

Quando Gesù apparve ai discepoli dopo la sua resurrezione, diede loro l'unico dono che avrebbe potuto liberarli dalle catene che li immobilizzavano:  catene di tristezza e di dolore, di confusione e di paura. Gesù diede loro lo Spirito Santo ed essi si sentirono liberi, con un coraggio e un'energia nuovi per andare ad ammaestrare tutte le nazioni, per essere un popolo santo, un sacerdozio reale, una nazione sacra.

Lo Spirito, che colmò i discepoli nella Pentecoste, fu così forte come conferma della fede in Gesù che i credenti furono capaci di parlare in modo non solo unanime, ma anche comprensibile universalmente. È lo Spirito, come ricorda il grande inno Veni, Sancte Spiritus, che dimora nel cuore del povero e del misero, che genera allegria e consola il triste, che dà una comprensione profonda e trasforma le afflizioni, riempiendo di gioia il cuore umano.

Quanto il popolo di Timor Est ha sospirato per gli effetti vigorosi e liberatori della Pentecoste! Quanto vi siete sacrificati per giungere a questo momento! Quante migliaia di vite si sono perse lungo il cammino! Nel Vangelo di oggi, Gesù ci ricorda che non vi è amore più grande di questo:  dare la vita per i propri amici. Noi desideriamo ricordare in questa Messa tutti coloro che hanno perso la vita nella lotta per la libertà; affidiamo le loro anime alla misericordia amorevole di Dio, con la certezza e la ferma speranza che un giorno li vedremo nuovamente, quando l'amore di Cristo, che tutto domina, distruggerà infine la stessa morte. Preghiamo anche per quanti piangono la loro perdita:  i familiari e gli amici che, nel loro cuore, conservano vivo il ricordo dei loro cari.

Anche san Paolo dice che l'amore, la gioia, la pace, la fiducia, la benignità, la bontà, la mansuetudine, la pazienza e la moderazione annullano gli effetti perversi dell'idolatria, delle divergenze, delle fazioni, dell'invidia e dell'odio. I doni dello Spirito Santo si mostrano capaci di superare le tristi divisioni della nostra umanità lacerata, e ci permettono di esprimere la nostra unione di fratelli e sorelle nel Signore. Il Signore Gesù ci dice, nel Vangelo di San Giovanni, che dobbiamo amarci gli uni gli altri come Lui ci ha amato. Non si tratta di un gentile suggerimento ma di un comandamento. Dobbiamo continuare a chiedere i doni dello Spirito Santo, affinché la gioia di essere liberi si radichi sempre nella verità, nella giustizia e nella pace con tutti.

Una libertà autentica e un'indipendenza autentica sono doni dello Spirito di Dio, doni sommamente apprezzati dalle persone che hanno sofferto perché ne erano prive, che hanno sospirato e lottato per essere libere. Tutto ciò è ben riflesso nella bandiera del vostro nuovo Paese, dove vi sono quattro colori che simboleggiano il percorso fatto fino a giungere all'indipendenza e la speranza di un domani più promettente. Il nero simboleggia le sofferenze e le afflizioni passate, il rosso il sangue versato per la libertà, il dorato traduce l'anelito di un futuro prospero e il bianco la pace; infine una stella per guidare il vostro cammino patrio.

Oggi è un giorno glorioso per il popolo di Timor Est. È un giorno glorioso anche per i cattolici del Paese. Sì! È lo Spirito Santo che ci consola con la certezza che il nostro lavoro e i nostri sforzi hanno realmente cambiato il mondo, ma in questo, come in tutti gli ambiti della vita, non vi è una soluzione ultima che non esca dalle mani di Dio. Spesso la storia ci ha insegnato che, quando le dichiarazioni d'indipendenza pongono Dio fuori dalla scena, si prepara il disastro, sia degli individui sia della nazione. Solo Dio è il nostro rifugio, e un baluardo contro i nostri timori. In tutte le cose, dobbiamo domandarci:  qual è la nostra roccia, la nostra speranza, la nostra protezione, la nostra forza? In tutto, la risposta è Dio, l'unico che può servire come nostra sicurezza senza divenire un idolo che ci schiavizzi nella paura.

Pertanto, in questa meravigliosa occasione in cui ci siamo riuniti per celebrare la Dichiarazione d'Indipendenza, vi invito a lasciare spazio a una certa dipendenza da Dio, una dipendenza che tutti noi dobbiamo mantenere, se vogliamo essere veramente liberi. In verità, la dipendenza da Dio può essere un contributo molto importante alla democrazia che regge ora questa terra, questo Stato nobile e sovrano che, con fierezza, chiamiamo Timor Est.

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