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CELEBRAZIONE EUCARISTICA IN OCCASIONE DEL
50° ANNIVERSARIO DELLO STABILIMENTO DI RELAZIONI DIPLOMATICHE
TRA LA SANTA SEDE E LA REPUBBLICA DI COREA

OMELIA DI S.E. PIETRO PAROLIN,
SEGRETARIO DI STATO

Pontificio Collegio Coreano
Mercoledì, 19 dicembre 2013

 

Signor Ambasciatore,
Reverendo Rettore,
Cari sacerdoti alunni e formatori del Pontificio Collegio Coreano,
Cari fratelli e sorelle!

Il tempo d’Avvento sta progressivamente lasciando spazio all’atmosfera natalizia. Tra qualche giorno celebreremo la nascita del Figlio di Dio fatto uomo e il nostro pensiero è già in qualche modo proiettato verso la festa. In questo clima di attesa gioiosa sono lieto di essere qui con voi e ringrazio di cuore S.E. Francesco Kyung-surk Kim, Ambasciatore della Repubblica di Corea, e il Rev.do John Kim Jong-su, Rettore del Pontificio Collegio Coreano, per l’invito a presiedere questa celebrazione eucaristica in occasione del 50° Anniversario dello stabilimento di relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica di Corea, tappa di notevole significato nei rapporti reciproci, che presero il via a livello di Delegazione all’indomani della proclamazione della Repubblica.

La Chiesa Cattolica ha goduto, fin dalla nascita della Repubblica nel 1948, della libertà necessaria allo svolgimento della sua missione, come attesta la sua crescita nella società. La presenza di cattolici data dalla fine del XVIII secolo, quando alcuni eruditi entrarono in contatto con i testi biblici ed iniziarono a studiare autonomamente la dottrina cristiana. Nel 1784 uno di loro venne inviato a Pechino per essere battezzato dai missionari cattolici; tornato in patria battezzò gli altri membri del gruppo. Fino all’arrivo dei primi missionari francesi nel 1836, la comunità si resse unicamente sulla fede e sulla testimonianza dei laici.

Le peculiari modalità con cui il cristianesimo ha fatto i suoi primi passi in Corea spiegano bene l’importanza che in esso ha sempre rivestito la stretta e fruttuosa collaborazione dei laici con il clero nell’evangelizzazione. L’eroica fede dei martiri, la presenza – come sopra accennato – di un laicato abituato a collaborare responsabilmente con i Pastori per la diffusione della fede e, in questi ultimi 60 anni, il riconoscimento effettivo della libertà religiosa da parte dello Stato, hanno consentito alla Chiesa di esprimere la sua vitalità e il suo dinamismo.

Non sono però mancati - come ben sappiamo - momenti di persecuzione, specie nel XIX secolo. Il piccolo seme si è trasformato in un albero, ma questo è avvenuto nei tempi che la Provvidenza ha disposto e passando anche attraverso strettoie e drammi. L’immagine del più piccolo dei semi che diventa una pianta rigogliosa, tratta dal Vangelo di Marco, può essere una chiave di lettura dell’insieme dei brani scritturistici proposti dalla liturgia odierna.

Gesù afferma: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra» (Mc 4,30-32).

Da queste parole traspaiono in particolare due verità. La prima ci ricolma immediatamente di gioia. Il Regno di Dio possiede una sua legge interna di crescita che non può in alcun modo essere scalfita. Una legge che lo farà crescere fino ad una grandezza e a uno splendore non immaginabili. La seconda ci avverte che siamo dinnanzi ad una crescita silenziosa, che necessita di tempo e pazienza e che sembra prendere il via da germogli all’apparenza esili, quasi trascurabili. Dio, in altre parole, ha scelto di agire nella storia mediante il soffio di una brezza leggera e non mediante azioni che si impongono attraverso un’esibizione di potenza. È il suo stile, come ci ha mostrato il profeta Elia e come ci insegna a maggior ragione la culla di Betlemme.

Si comprende allora perché diventino protagonisti della storia della salvezza personaggi che in quella profana non avrebbero un tale spazio. Le Letture che abbiamo ascoltato pongono in primo piano infatti due donne sterili, la cui condizione viene radicalmente trasformata. Dio rovescia una situazione consolidata e, dal punto di vista umano, considerata impossibile da cambiare. Inoltre, all’eccezionalità del concepimento della moglie di Manoach e di santa Elisabetta, corrisponde l’eccezionalità dei rispettivi nascituri, Sansone e Giovanni il Battista. Non solo le donne sterili partoriranno un figlio, ma su tali bambini soffierà forte il vento dello Spirito e saranno, ciascuno a modo suo, strumenti di liberazione e di salvezza per l’intero popolo. La sterilità, unita alla misericordia e alla potenza divina, può dunque diventare feconda di bene e di gioia. Laddove l’uomo vede unicamente difficoltà o sentieri chiusi, Dio interviene e crea opportunità insperate, il deserto diventa giardino e la tristezza si cambia in lode al Signore per le meraviglie che compie. In questo processo riluce in modo speciale la benevola potenza divina, che sceglie di servirsi di umili e deboli strumenti per portare avanti i suoi disegni.

Si direbbe che vengano ridotti al silenzio non solo “nemici e ribelli”, ma anche tutti coloro che rimangono increduli di fronte alle meraviglie operate da Dio. Zaccaria, che tanto aveva pregato per avere una discendenza, infatti, quando l’angelo Gabriele gli annuncia la nascita di un figlio, non sa credervi e rimane muto. Vi è troppa sproporzione tra l’anzianità sua e della moglie Elisabetta da una parte, e le parole dell’angelo dall’altra, tra la gioia che questi gli annuncia e la sua esperienza, costellata di tante suppliche fino a quel momento non ancora esaudite, perché Zaccaria possa subito credere che tutto sia improvvisamente possibile, che Dio abbia un potere e un amore così grande.

Anche lo sviluppo del cristianesimo in Corea è passato attraverso soste ed accelerazioni, sperimentando tempi nei quali sono prevalse le spine e altri in cui sono sbocciati splendidi giardini. La crescita della vostra Chiesa è passata attraverso l'inverno della persecuzione e il sangue dei martiri e la sua fecondità apostolica riposa sulla coraggiosa testimonianza di fede di intere generazioni di credenti. Adesso nella “terra del calmo mattino” vive una comunità cattolica che annovera più di cinque milioni di membri suddivisi in 19 circoscrizioni ecclesiastiche e che gode di notevole stima e prestigio. All’inverno è succeduta la primavera e di questo dobbiamo rendere grazie al Signore.

Oggi, in particolare, celebriamo una tappa significativa di questo percorso: il 50° Anniversario dell’allacciamento di piene relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Corea e la Santa Sede, avvenuto l'11 dicembre 1963, a seguito di uno scambio di Note Verbali. Nel giorno della presentazione delle Lettere Credenziali al Santo Padre, l’Ambasciatore coreano S.E. Hahn Been Lee ebbe, tra l’altro, a dire: «There is no doubt that, had it not been for the waves of persecution of Catholics throughout the XIX century, the Korean Nation would have arrived at the modern world much earlier than in the current one… Thus, through centuries, Catholicism has made a succession of most valuable contributions to the Korean society in her road to modernization, namely, consoler of the captive, messenger of enlightenment and science, gospel to the persecuted, and preacher of loyal and diligent citizenship. It is my happy duty to render homage to the Holy See for these contributions».

Degno di particolare nota è il riconoscimento ai cattolici della loro leale e diligente partecipazione alla vita civile della nazione, del loro apporto specifico allo sviluppo della società mediante il diffondersi degli ideali scaturiti dal Vangelo e dell’influsso positivo sulla stessa modernizzazione complessiva del Paese. Sono considerazioni che mantengono la loro verità ed attualità a 50 anni di distanza, mentre il granello di senape si è ormai trasformato in una pianta rigogliosa con tanti rami e la terra di missione è diventata a sua volta missionaria.

È questo più che mai, perciò, il momento di ringraziare il Signore, e di rivolgersi confidenti a Lui per chiedergli di renderci sempre più docili alla sua volontà. Nello stesso tempo, vogliamo implorare da Dio il dono della pace tra le due Coree, il dono di poter un giorno rallegrarci per il pieno rispetto dei diritti umani in ogni parte della penisola. Auspichiamo che si riaprano vie di dialogo, che non ci si stanchi di cercare punti d’incontro e soluzioni sempre possibili, che non cessino gli aiuti umanitari alle popolazioni colpite da forme di carestia e prevalga in tutti la buona volontà di riconoscersi per ciò che si è, vale a dire fratelli di un unico popolo. Chiediamo al Signore che non si abbia paura della sua presenza e della sua Parola, che non si tema il Vangelo, perché esso è solo amore, speranza vera e gioia, offerti nella mitezza e nel rispetto.

Maria Santissima Regina della pace, il Santo Martire Andrea Kim Taegon, patrono di questo Collegio, e gli altri Santi Martiri coreani sostengano gli sforzi di tutti gli uomini e le donne di buona volontà nell'impegno per la pace e per il bene in Corea.

 

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