Index

  Back Top Print

MESSAGGIO DEL CARDINALE SEGRETARIO DI STATO,
A NOME DEL SANTO PADRE,
AL PRESIDENTE DELLA CONFERENZA SULLE MINE ANTIPERSONA*

Il ricorso alle armi una sconfitta per tutti

 

Signor Presidente,

È con grande gioia e considerazione che Papa Francesco coglie l’occasione dello svolgimento della terza Conferenza di revisione della Convenzione sulle mine antipersona per rivolgersi attraverso di lei, Eccellenza, a tutti gli Stati aderenti, alle Organizzazioni internazionali e alla società civile. Mi sia concesso di esprimere in modo particolare la mia solidarietà e il mio affetto a tutte le persone vittime delle mine antipersona. Esse portano, sul loro corpo e nella loro vita, i segni di un’arma disumana, un’arma irresponsabile, un’arma da vigliacchi. Le loro ferite ci ricordano che il ricorso alle armi in generale, e alle mine in particolare, rappresenta una sconfitta di tutti.

Questa Conferenza di revisione è l’occasione per ritornare sul considerevole lavoro svolto e per guardare al futuro, poiché ci sono ancora grandi sfide da affrontare. Ma è soprattutto un’occasione per rinnovare i nostri impegni e prendere le decisioni che s’impongono al fine di cambiare il presente: il presente di tante famiglie, comunità, regioni e Paesi che continuano a vivere ogni giorno nella paura delle mine, nell’insicurezza e nella povertà. L’ambiente che li circonda implica una minaccia costante, mentre dovrebbe essere fonte di fertilità, di sviluppo e di gioia di vivere.

Signor Presidente,

Ogni persona è alla ricerca della pace, l’opposto della paura. Le mine antipersona sono subdole perché prolungano la guerra e alimentano la paura anche dopo la fine dei conflitti. Aggiungono al fallimento umano provocato dalla guerra un sentimento di paura che prevale nello stile di vita e altera la costruzione della pace. Questo sentimento è distruttore non solo della persona che lo subisce ma anche di quella che l’impone. La pace è gioia di vivere, fiducia nel giorno per giorno, rapporto di fraternità, di gratuità, dove l’interesse di tutti si può trovare solo nella condivisione, nella cooperazione, e nel rifiuto dell’odio e dell’indifferenza. Tutte le persone, vittime dirette o indirette delle mine, sono lì per ricordarci in ogni momento questo fallimento umano e il vuoto che ne è la conseguenza. Convenzioni come quella sulle mine antipersona o quella sulle munizioni a grappolo, non sono solo freddi quadri giuridici, ma rappresentano una sfida per tutti coloro che cercano di salvaguardare e di costruire la pace, e, in particolare, di tutelare i più deboli. La dignità umana è ciò che noi tutti, forti o deboli, ricchi o poveri, abbiamo in comune, al di là delle nostre diverse limitazioni. La vera ricchezza non è quella del denaro, la vera forza non è quella delle armi. La vera felicità è nell’amore, nella condivisione e nella generosità del cuore... Vogliamo veramente la sicurezza, la stabilità e la pace? Allora riduciamo i nostri stoccaggi di armi! Bandiamo le armi che non hanno ragion d’essere in una società umana e investiamo nell’educazione, nella salute, nella salvaguardia del nostro pianeta, nella costruzione di società più solidali e fraterne con le loro diversità, che sono un arricchimento.

Papa Francesco esorta tutti gli attori di questa splendida impresa umanitaria a preservare l’integrità della Convenzione, a svilupparla e a metterla in atto il più fedelmente e rapidamente possibile. Papa Francesco esorta tutti i Paesi a impegnarsi nell’ambito della Convenzione affinché non ci siano più vittime di mine! Affinché non ci siano più zone colpite dalle mine e, nel mondo, nessun bambino debba vivere nella paura delle mine!

Possa questa Convenzione, in ciò che essa ha di esemplare e di profetico nella sua intuizione originale, essere un modello per altri processi, in particolare per le armi nucleari e per altre armi che non dovrebbero esistere. Poniamo la persona umana, le donne e gli uomini, le ragazze e i ragazzi, al centro dei nostri sforzi per il disarmo. Che significato hanno la pace, la sicurezza e la stabilità se le nostre società, le nostre comunità e le nostre famiglie vivono costantemente nella paura e nell’odio distruttivo? Diamo spazio alla riconciliazione, alla speranza, all’amore che si esprime nell’impegno per il bene comune, nella cooperazione internazionale per aiutare i più deboli tra i nostri fratelli e le nostre sorelle, al fine di mettere in atto politiche fondate sulla nostra dignità comune, al servizio di un futuro necessariamente comune.

Signor Presidente,

A nome di Papa Francesco, vorrei congratularmi con lei e con il Mozambico per l’impegno a favore della Convenzione e vorrei augurare a voi partecipanti a questa Conferenza pieno successo nei vostri lavori.


*L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.148, Merc. 02/07/2014