SINODO DEI VESCOVI
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SECONDA ASSEMBLEA SPECIALE PER L'EUROPA
GESÙ CRISTO VIVENTE NELLA SUA CHIESA
SORGENTE DI SPERANZA PER L'EUROPA
LINEAMENTA
CITTÀ DEL VATICANO
1998
© Copyright 1998 - Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e
Libreria Editrice Vaticana.
Questo testo può essere riprodotto dalle Conferenze Episcopali
oppure con la loro autorizzazione, a condizione che il suo contenuto non
sia modificato in nessun modo e che due copie del medesimo siano inviate
alla Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, 00120 Città del
Vaticano.
PRESENTAZIONE
Non sfugge certamente all'attenzione la significativa circostanza,
secondo la quale il Santo Padre nella lettera Apostolica "Tertio
Millennio Adveniente", ai numeri 21 e 38, preannunciando in vista
del Giubileo del 2000 la "serie di Sinodi", incentrati sul tema
della evangelizzazione, comunica la sua intenzione di celebrare sinodi
continentali per l'America, per l'Asia, per l'Oceania, senza far cenno ad
altre iniziative sinodali. Invece fu durante il suo viaggio apostolico in
Germania, nella sua allocuzione all'"Angelus" del 23
giugno 1996 a Berlino, che convocò una seconda assemblea speciale
per l'Europa del Sinodo dei Vescovi.
Tale decisione è degna della massima attenzione per le sue
caratteristiche cronologiche e geografiche, ma soprattutto per la sua
portata ecclesiale e pastorale.
Nella cronaca ecclesiastica, infatti, non è facile trovare
qualcosa di simile, almeno nei tempi recenti. È vero che il Sinodo è
un'istituzione giovane nella Chiesa e pertanto sarebbe inadeguato cercare
al suo interno riscontri storici su lunghi periodi. Ma è pur certo
che riveste carattere di eccezionalità l'atto di dedicare ad un
unico continente i lavori di un'intera assemblea sinodale, per due volte a
breve intervallo di tempo.
Questa nota di cronologia e di geografia, con il suo forte
riferimento a fatti di straordinario e impellente richiamo, rimanda ad
un'urgenza di altra natura, che è esattamente spirituale e
teologica insieme, considerate le res novae, di cui Berlino era
l'indice emblematico. Esse coinvolsero la società e la Chiesa, e
nella Chiesa sollecitarono fortemente la capacità di discernimento
e la coscienza dei pastori e dell'intera comunità dei credenti.
È da questa urgenza che è nata la convocazione della
Seconda Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi.
Ora che le Chiese locali in Europa sono invitate attraverso questo
documento dei Lineamenta a prepararsi in modo immediato alla
celebrazione di quella assemblea, è necessario far riferimento
attento alle circostanze della convocazione, considerare gli scopi della
medesima assemblea intesi dal Santo Padre, prendere coscienza delle
correnti di pensiero e dei comportamenti concreti che si manifestano nei
vari ambienti, affinché si possano presentare al Sinodo le reali
urgenze e aspirazioni, in vista di un'azione pastorale corrispondente al
bene della Chiesa in Europa.
Il presente testo infatti è destinato a provocare la
riflessione nelle Chiese locali sulla loro condizione particolare nel
grande ambito geografico ed ecclesiale dell'intero territorio europeo, "dall'Atlantico
agli Urali". Si tratta, così, di giovarsi degli spunti e degli
accenni presenti nei Lineamenta per trasferire poi l'attenzione
alle innumerevoli richieste proprie delle piccole comunità o dei
grandi centri, per far presenti al Sinodo le oggettive esigenze spirituali
di ogni porzione della Chiesa in Europa.
Poiché mai come ora l'Europa sperimenta la sua totalità,
è giusto che tutti i suoi Vescovi in ben due assemblee sinodali si
uniscano per dedicare ad essa il massimo della loro sollecitudine
pastorale. Ma questo dovrà essere preceduto da un'ampia
consultazione delle varie istanze nelle differenti diocesi e comunità,
che coinvolga, finalmente, tutta l'Europa geografica ed ecclesiale. Il
successo di un Sinodo, infatti, dipende dalla vastità e dalla
profondità della preparazione delle chiese particolari. Tanto più
che per la prima assemblea sinodale per l'Europa, data la specialissima
urgenza della celebrazione di quel Sinodo e la particolare condizione
delle Chiese del Centro e dell'Est uscite da poco dalle ben note angustie,
non si poté procedere ad una facile e generale consultazione.
Ecco allora che questi Lineamenta vengono offerti per
soddisfare a questa necessità. Essi, dopo un'illustrazione generale
dell'argomento scelto dal Santo Padre, "Gesù Cristo
vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l'Europa",
propongono un Questionario, diretto a provocare risposte
appropriate alle questioni più urgenti delle Chiese particolari. Da
queste risposte si avrà la possibilità di percepire le
intenzioni che provengono al Sinodo attraverso la diretta partecipazione
delle varie istanze ecclesiali.
Il risultato della totalità numerica e qualitativa delle
risposte potrà esser raggiunto, se da tutte le Chiese locali si
riuscirà, insieme all'attento esame del proprio cammino, a gettare
lo sguardo anche aldilà dei propri confini, non con intenti
indagatori, ma nello spirito della "comunione nel cammino"
dell'intera Chiesa che è in Europa, con il senso cattolico dello "scambio
dei doni" e della partecipazione alle sollecitudini dei fratelli e
delle sorelle, portando i pesi gli uni degli altri (cf. Gal 6,2),
e, concretamente, dando nelle risposte suggerimenti anche sulle situazioni
dell'Europa in generale, così come vengono percepite e seguite nel
proprio ambiente e nella propria Chiesa locale.
L'efficacia delle risposte sarà proporzionata alla fedeltà
al Questionario nel senso che esse saranno ricche e originali, se
le domande verranno intese come rivolte precisamente alle situazioni
locali. Questo, tuttavia, non impedisce che argomenti particolari, assenti
o appena sfiorati nei Lineamenta o nel Questionario,
vengano ugualmente trattati ed esposti con libertà e franchezza.
Le risposte dovranno essere inviate alla Segreteria Generale del
Sinodo dei Vescovi entro il 1º novembre 1998 dagli abituali organismi
aventi diritto, cioè: Chiese Orientali, Conferenze Episcopali o
Corpi Episcopali simili, Dicasteri della Curia Romana, Unione dei
Superiori Generali.
Quello che si auspica è che si promuovano particolari
iniziative nelle diocesi e nelle comunità perché i Lineamenta
siano ampiamente diffusi, meditati e discussi, in vista di una risposta
comunitaria completa. Tutto questo si potrà ottenere più
facilmente se verranno interessate e sollecitate quelle strutture di
dialogo che il Concilio Vaticano II ha previsto nelle Chiese particolari.
Questo rappresenterà il primo passo dell'itinerario sinodale.
Se il documento dei Lineamenta verrà ben accolto e
discusso, con la partecipazione e la preghiera di tutti, sarà una
preziosa occasione per gustare, già in questo primo grado
dell'esperienza sinodale, come il Signore Gesù sia fonte di
speranza per l'Europa e per tutti i suoi popoli.
Jan P. Card. Schotte, C.I.C.M.
Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi
INTRODUZIONE
1. Il Signore Gesù, prima di tornare alla destra del Padre,
promise agli undici la sua perenne presenza, a sostegno della loro
missione (cf. Mt 28, 18-20). Ma, immediatamente dopo la sua
resurrezione, anzi "in quello stesso giorno" (Lc 24,
13), anticipò con un intervento concreto questa promessa, che
avrebbe annunciato prima della sua ascensione.
Nello stesso giorno della resurrezione il Risorto si rese subito
presente a "due di loro" (idem), che verso sera
tornavano a casa con il volto triste e con lo sconforto nel cuore. Le loro
parole mostravano tutta intera questa loro tristezza, che aveva
allontanato ogni speranza dalla loro vita: "Noi speravamo" (Lc
24, 21). Del passato, che era stato pieno di fiducia e di attesa, allora
non restava che uno sconsolato ricordo.
Il Signore, che apparve ai due "sotto altro aspetto" (Mc
16,12), si nascose momentaneamente ai loro occhi, "incapaci di
riconoscerlo" (Lc 24, 16), ma si fece ad essi presente con la
sua stessa persona, sebbene velata, e soprattutto con la sua parola, con
la quale "spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si
riferiva a Lui" (Lc 24, 27).
Questa compagnia fisica, che diventò presenza esegetica, fu
rivelazione di una parola che lentamente rianimava in loro la fiducia e
l'ardore del cuore (cf. Lc 24, 32), fino a condurre
pedagogicamente i due al pieno svelamento della stessa persona del Risorto
( cf. Lc 24,31). Quella di Emmaus fu la prima nuova
evangelizzazione, ad opera del Signore Gesù, il Rabbì degli
inizi, ora risuscitato alla sua perenne missione di Maestro inviato dal
Padre.
La vicenda dei due discepoli di Emmaus sta davanti alla Chiesa in Europa
come un modello interpretativo della sua stessa odierna esperienza di
continente, che da venti secoli ha iniziato un cammino illuminato dalla
Parola diffusa e penetrata profondamente in esso. Mentre si avvicina la
meta epocale del terzo millennio l'Europa, pur nel pieno possesso di
immensi segni di fede e testimonianza, sente tutto il logoramento che la
storia con le sue varie tensioni ha prodotto nelle fibre più
profonde dei popoli, generando spesso delusione. Essa, tuttavia, non è
abbandonata ad una disperazione priva di riscatto. Le radici cristiane
restano e permane costante soprattutto la presenza della Parola del
Signore, che non si stanca di fare la stessa strada dei popoli, al loro
fianco, riservando al kairos, che solo Lui conosce, la grazia di
una nuova rivelazione della sua Persona.
Tale nuova rivelazione, nuova evangelizzazione, ridesterà la
speranza. E la fede confermata da questo nuovo incontro risveglierà
il coraggio delle origini per annunciare ai popoli che "davvero il
Signore è risorto" (Lc 24, 34).
2. Il mistero della Parola e della presenza di Gesù Cristo
vivente nella sua Chiesa alimenta in essa la comunione e ne sostiene
perennemente la missione.
Prima di tornare in cielo, alla destra del Padre, Gesù,
avvicinatosi agli undici apostoli, disse loro: "Mi è stato
dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le
nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt
28, 18-20).
Con queste parole il Maestro, rivestito di tutto il suo potere, incarica
i suoi discepoli, divenuti così apostoli, di andare alle nazioni,
ammaestrare, battezzare, insegnare l'obbedienza ai comandamenti di Lui che
assicura la sua indefettibile presenza e compagnia (cf. Mc 16,
20).
Nasce così la vocazione della Chiesa, che ha la sua origine nel
mistero del Signore morto, risorto e asceso al cielo, si esercita nel
vincolo della comunione, si diffonde nella missione di salvezza di tutti.
Questa Chiesa, inviata alle nazioni, partecipa agli eventi dell'umanità
e vive insieme con essa. Dall'interno della famiglia umana la Chiesa
desidera annunciare di nuovo l'eterno messaggio di Gesù Cristo, nel
quale si trova la fonte della vita e della speranza.
L'intima unione della Chiesa con la comunità dei popoli è
vivamente espressa dalla costituzione pastorale sulla Chiesa del Concilio
Ecumenico Vaticano II con le seguenti parole: "Le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri
soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le
speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo e nulla vi è
di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità,
infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo,
sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno
del Padre e hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.
Perciò essa si sente realmente e intimamente solidale con il genere
umano e con la sua storia".(1)
Questa condizione della Chiesa universale si riflette oggi in modo
particolarmente chiaro sull'intero territorio europeo, così come
esso appare agli occhi degli osservatori esterni, ma soprattutto di coloro
che vivono in esso e in esso soffrono, gioiscono e sperano, dopo gli
immani rivolgimenti storici, civili, sociali, culturali e politici
recentemente accaduti.
3. Così, dopo quei memorabili eventi, nella famiglia delle
nazioni europee altre profonde trasformazioni hanno investito i popoli. In
considerazione di esse, con lo sguardo rivolto al terzo millennio che
viene, il Santo Padre ha voluto arricchire la "serie di Sinodi"
(2) anche con una seconda assemblea per l'Europa.
Nel suo viaggio apostolico in Germania, all'Angelus del 23
giugno 1996 a Berlino, Giovanni Paolo II diceva: "Da questa famosa
città, che ha vissuto in modo particolare il destino della storia
europea di questo secolo, vorrei annunciare a tutta la Chiesa la mia
intenzione di convocare una seconda Assemblea Speciale per l'Europa del
Sinodo dei Vescovi. Insieme ad altre simili assemblee sinodali in altre
parti del mondo, essa dovrà occuparsi della preparazione del Grande
Giubileo dell'Anno 2000 (cf. Tertio millennio adveniente n. 38).
Dopo i noti avvenimenti del 1989 e le nuove condizioni createsi in seguito
alla caduta del muro che era stato eretto proprio in questa città, è
sembrata necessaria una riflessione dei rappresentanti delle conferenze
episcopali del continente. L'assemblea speciale del 1991 ha svolto questo
compito. Gli ulteriori sviluppi dei cinque anni successivi in Europa hanno
offerto l'opportunità di un nuovo incontro con i rappresentanti dei
vescovi europei per una attenta analisi della situazione della Chiesa in
vista del prossimo Giubileo. È necessario fare in modo che le
grandi forze spirituali del continente possano dispiegarsi in tutte le
direzioni e vengano creati i presupposti per un'epoca di autentica
rinascita religiosa, sociale ed economica. Questo sarà frutto di un
nuovo annuncio del Vangelo".(3)
Quando il 22 aprile del 1990 il Santo Padre Giovanni Paolo II annunciò
a Velehrad la convocazione della Prima Assemblea Speciale per l'Europa del
Sinodo dei Vescovi, pronunziò parole che rivelavano la sua
attenzione agli straordinari eventi accaduti in quegli anni in vasti
territori dell'Europa centrale ed orientale, e così dimostrava di
obbedire alla vocazione dei pastori di vegliare sul tempo che scorre e
scrutarne i segni. (4)
Questa medesima responsabilità pastorale viene sollecitata oggi
nella coscienza dei vescovi europei, poiché nuovi avvenimenti hanno
rivelato in Europa nuove urgenze e richiedono nuovi interventi.
Gli eventi del 1989, che ad una immediata ed entusiastica considerazione
sembravano aver di colpo risolto tante crisi sociali, culturali e
spirituali, in realtà non sono stati che la porta improvvisamente
spalancata sopra uno sterminato campo, dove i differenti popoli si
ritrovarono repentinamente in possesso di antiche prerogative, da tempo
represse, e incominciarono a muoversi autonomamente per strade proprie.
Questo diffuso movimento della libertà recuperata per sua natura
non poté limitarsi ai territori di origine e quindi scosse in
qualche modo tutto il resto dell'Europa, ponendo anche le altre nazioni
davanti alle nuove condizioni, che da allora non potevano più
essere tenute nascoste dentro i forzati confini di un regime oppressivo.
L'Europa si ritrovò come geograficamente aperta, così
drammaticamente esposta ad una gravissima serie di esigenze, a "nuovi
pericoli e nuove minacce", specialmente i nazionalismi.(5)
Sono queste novità che il Santo Padre ha scrutato alla luce della
storia e dello Spirito che nella storia misteriosamente agisce, quando ha
deciso di convocare questa seconda assemblea sinodale per l'Europa, come
se si trattasse di un momento da cogliere con premura, perché il
continente nelle sue ormai libere dimensioni geografiche dedicasse anche
le sue totali energie alla sua integrale rinascita.
1. Manifestazioni di queste novità sono anche altri fenomeni che
appartengono ormai a tutta l'Europa: il materialismo, l'indifferenza
agnostica, la nuova mentalità nei paesi usciti dall'oppressione
totalitaria, la complessità della società con i fenomeni del
soggettivismo religioso e dell'individualismo relativistico, lo statuto
della verità nel pluralismo, la sopravvalutazione della soggettività
e della tolleranza, le tentazioni della gnosi nella cultura,
particolarmente attraverso i movimenti panteistici naturalisti.
2. È d'obbligo, comunque, notare anche altri elementi nuovi
nell'esperienza europea, per esempio il dialogo con la cultura d'Europa
fondato sul fatto che la dottrina della creazione, della redenzione, della
comunione con Dio è più alta del relativismo o del panteismo
naturalista; il catecumenato degli adulti, la ricerca della spiritualità
nella politica e nella socialità, la realtà nuova della
famiglia, la protezione della vita nel suo intero arco naturale. Questi
elementi aprono la strada alla speranza che portano in se stessi e che
lasciano intravedere per il futuro del continente.
4. Ai Padri che si riuniranno in Sinodo si presenterà con sempre
maggiore urgenza il compito di meditare sull'annuncio del Vangelo, come
fedele risposta al mandato del Signore e come offerta di ecclesiale
servizio ai popoli europei.
Si tratta di un annuncio da compiere con rinnovato spirito di missione
in un continente attraversato profondamente e distintamente da segni, che
richiedono risposte attive e obbedienti a quanto lo Spirito Santo dice
alla Chiesa mediante le esperienze di ciascuna delle Chiese particolari
nel continente europeo, ora che ci avviciniamo all'inizio del terzo
millennio dopo Cristo. (6)
Questo pensiero che il Santo Padre manifestò in preparazione alla
prima assemblea sinodale per l'Europa stabilisce una profonda relazione
con la seconda assemblea, poiché le proietta entrambe verso quel
termine cronologico e profetico insieme, che è quella soglia della
speranza posta all'ingresso del terzo millennio, termine cronologico di
una memoria cristologica, riferita appunto alla nascita storica del Verbo
di Dio fatto uomo, fatto salvezza per tutti i secoli e i millenni.
Inoltre, le due assemblee sono collegate dall'istanza di un annuncio da
protrarre attraverso il tempo e le vicissitudini storiche con immutata
fermezza e fedeltà, con istintivo senso di comunione salvifica con
l'umanità.
Nel celebrare questa assemblea è, poi, pieno di significato il
gesto di associare l'Europa a tutti gli altri continenti, i cui pastori,
in preparazione al medesimo evento del Giubileo, si riuniscono anch'essi
in sinodo. Questo risponde a quel legame istitutivo posto dal Santo Padre
nella "serie di Sinodi",(7) sinodi in certo senso "giubilari",
inseriti nel cammino verso l'inizio del terzo millennio.
5. E in questa correlazione sinodale, che appare come un caso di
speciale esercizio della collegialità episcopale e della carità
pastorale, poiché quella per l'Europa seguirà tutte le altre
assemblee continentali, sarà storicamente ed ecclesialmente fecondo
far memoria del vincolo che unisce l'Europa agli altri continenti in virtù
del Vangelo e del suo annuncio.
Mentre in spirito di avvento si procede verso il Grande Giubileo
dell'Anno 2000, il Santo Padre attende una "nuova primavera di vita
cristiana", ad una condizione: che i cristiani siano docili
all'azione dello Spirito Santo, agente principale della nuova
evangelizzazione.(8)
Nella contemplazione dell'azione dello Spirito Santo Giovanni Paolo II
esorta i credenti a riscoprire la virtù teologale della speranza.
Infatti "il fondamentale atteggiamento della speranza, da una parte,
spinge il cristiano a non perdere di vista la meta finale che dà
senso e valore all'intera sua esistenza e, dall'altra, gli offre
motivazioni solide e profonde per l'impegno quotidiano nella
trasformazione della realtà per renderla conforme al progetto di
Dio".(9)
Il cammino della Chiesa che è in Europa verso quella meta, nelle
attuali circostanze storiche, civili e religiose, attinge nella
meditazione del Vangelo la sua più genuina energia, che consente il
superamento della stanchezza, del dubbio, dello sconforto. Il messaggio
dell'episodio dei due discepoli di Emmaus suggerisce al riguardo profonde
consonanze, che invitano ad una revisione della relazione con il Signore
che era, che è, che viene, ieri, oggi e sempre, salvatore unico di
tutti.
La speranza è quella di ritrovare sulla strada dell'ascolto e
dell'accoglienza del Signore la forza e la luce per superare le tante
oscurità che hanno ottenebrato l'Europa di questi nostri giorni,
che pure è l'Europa che accolse la prima predicazione apostolica,
la diffuse al suo interno e la portò agli altri popoli. La
stanchezza e l'assuefazione, lo smarrimento e la stoltezza non
giustificano né l'ostinazione né la passività. La
rivelazione del Signore ai due discepoli sconsolati e la loro successiva
testimonianza sollecitano, incoraggiano e garantiscono anche la speranza
di tutti coloro che, avendo da tempo conosciuto il Signore, non possono
averne per sempre smarrito o cancellato le tracce.
PARTE I
L'EUROPA VERSO IL TERZO MILLENNIO
Discernimento degli spiriti
6. Gli eventi che stanno all'origine delle due assemblee sinodali per
l'Europa sono notoriamente quelli collegati alla caduta del comunismo,
fisicamente rappresentata dalla caduta del muro che divideva in due la
città di Berlino. Si trattò di avvenimenti sociali e
politici, che tuttavia erano segno di una profonda revisione culturale e
di un impellente bisogno di rinnovamento.
"Cadde il muro che divideva l'Europa. Cinquant'anni dopo l'inizio
della seconda guerra mondiale i suoi effetti cessarono di scavare il volto
del nostro continente. È terminato mezzo secolo di separazione per
la quale milioni di abitanti dell'Europa Centrale e Orientale pagarono il
terribile prezzo".(10)
Tali rivolgimenti colsero di sorpresa il mondo intero, ma anche gli
stessi popoli direttamente interessati.
La Chiesa davanti ad essi si interrogò e continua ancora ad
interrogarsi sul loro significato e soprattutto sulle conseguenze per il
suo ministero pastorale di rinnovato annuncio del Vangelo, nel permanente
ed inderogabile mandato di predicare Gesù Cristo, che nei diversi
tempi e nei diversi popoli era, è e sarà, ieri, oggi e
sempre, Salvatore unico dei popoli e delle persone.
Il discernimento della Chiesa sulle nuove condizioni di vita nelle
nazioni europee si esercita nel cercare il senso delle varie delusioni,
che sono il frutto dell'incapacità delle strutture politiche,
sociali ed economiche di soddisfare gli aneliti dell'uomo.
L'uomo europeo si trova ora di fronte allo smascheramento del volto del
socialismo reale e appaiono in tutta la loro gravità le conseguenze
morali negative del comunismo. Contemporaneamente in quelle regioni si è
fatto strada un ottimismo ingenuo favorito dalla riconquista delle libertà
fondamentali della persona, ma non sorretto da una stabile attitudine
all'esercizio della libertà stessa. Così si è imposta
la necessità di adottare comportamenti di adeguamento alla realtà
circostante, che resta oggettivamente difficile, con il risultato che in
certi casi emerge una certa nostalgia del passato e il tentativo o il
desiderio di ritornarvi.
In occidente si diffondono i mali propri di un progresso umano spesso
disancorato dai valori della persona e dello spirito. E tali tendenze
invadono facilmente anche i territori orientali, dove, paradossalmente, si
arriva ad una condizione molto simile a quella propria della filosofia
materialista adottata dai regimi caduti, che si manifesta in una
antropologia chiusa alla visione trascendente dell'esistenza umana.
Lo Spirito del Signore parla alla Chiesa anche mediante gli avvenimenti
storici. A queste vicende la comunità dei fedeli non è
estranea, anzi vive dentro di esse come segno posto tra le nazioni (11) e
la sua presenza di discernimento, che le è propria da duemila anni,
non mancherà in questo nostro tempo, segnato da profondi
rivolgimenti e prossimo ormai all'inizio del terzo millennio.
Segni contraddittori e delusione
7. È noto, tuttavia, che l'Europa di oggi è giunta al
riconoscimento e al possesso ormai consolidato di alti valori nel campo
sociale e culturale che sono motivo ed espressione del suo grande
sviluppo, quantunque anch'essi nascondano minacce e rischi in altri campi.
L'abbattimento del totalitarismo e il conseguente ristabilimento della
democrazia ha portato anche uno svilimento dei valori e delle verità
oggettive. Nel campo dei diritti umani si è giunti a misure che
proteggono saldamente l'individuo, ma questo avviene spesso a danno dei più
poveri e indifesi. La libertà di scelta è considerata come
diritto inalienabile della persona, ma è anche portata a pretesto
per giustificare un codice di comportamento incentrato sulla propria
persona. La dignità attribuita all'individuo lo sottrae, è
vero, alla perversa macchinazione, che lo riduceva nell'immediato passato
ad una semplice unità di un grande movimento collettivistico, ma
non può condurre ad una solitudine senza significato e
all'indebolimento del senso di solidarietà.
La cultura in sé appare oggi in Europa come una qualità
assoluta e onnicomprensiva della persona, mentre manifesta una grande
precarietà, che consiste in una frammentazione manipolata contro la
fede in Gesù Cristo. È in atto un tentativo di eliminare il
riferimento a questa fede come elemento fondante e origine della cultura
europea stessa e della sua unità. Si assiste al sorgere di una
cultura giuridica che propone modelli di comportamento, nei quali sono
assenti i valori del Vangelo.
La nuova evangelizzazione, le condizioni antropologiche e storiche
dell'uomo, la persona di Gesù Cristo nella sua piena relazione con
la Chiesa sono le mete preferenziali dell'annuncio odierno in Europa.
A seguito dei rivolgimenti politici si è passati spontaneamente a
parlare di una nuova Europa, come reazione ad una limitazione forzata
della libera comunicazione tra gli stati, pur nella consapevolezza della
comune appartenenza non solo geografica, ma anche morale e sociale.
La novità non può essere soltanto quella della forma di
governo, di organizzazione sociale o di comunicazione internazionale. In
questa realtà dovrà entrare la grande novità del
Vangelo, Parola di Dio che fa nuove tutte le cose. La nuova
evangelizzazione è parte integrante della Chiesa di oggi nel
presente dell'Europa, che dovrà essere portata ad ad una nuova
situazione diversa da quella presente. L'Europa è da rinnovare con
la testimonianza e con lo Spirito del Signore che opera nel mistero, nella
comunione e nella missione della Chiesa stessa.
Esame di coscienza
8. La nuova azione di annuncio evangelico viene direttamente congiunta
ad una urgente necessità: l'esame di coscienza. "Dopo il 1989
sono emersi, però, nuovi pericoli e nuove minacce. Nei
paesi dell'ex blocco orientale, dopo la caduta del comunismo, è
apparso il grave rischio dei nazionalismi, come mostrano purtroppo le
vicende dei Balcani e di altre aree vicine. Ciò costringe le
nazioni europee ad un serio esame di coscienza, nel riconoscimento
di colpe ed errori storicamente commessi, in campo economico e politico,
nei riguardi di nazioni i cui diritti sono stati sistematicamente violati
dagli imperialismi sia del secolo scorso che del presente".(12)
Di fronte alle nuove circostanze si rende necessario un esame di
coscienza da parte della Chiesa,(13) soprattutto in quei campi dove
l'annuncio del Vangelo tocca le acute necessità dell'uomo di oggi.
L'odierna sensibilità spinge verso una convivenza sempre meno
isolata, al punto da manifestare che le mancanze di unità tra i
cristiani, particolarmente gravi e contraddittorie, scoraggiano la
concordia e il movimento verso la pace. L'indifferenza religiosa e la
mancanza di chiarezza nella testimonianza dei membri della Chiesa
contribuisce alla diffusione dei movimenti pseudosalvifici. Il sorgere
delle sette e dei nuovi movimenti religiosi, sia all'Est che all'Ovest,
interpella la Chiesa poiché tale fenomeno indica il desiderio di un
"salvatore", ma anche diminuisce l'unità fra Cristo e la
Chiesa.
L'intolleranza ed anche l'uso della violenza nel servizio della verità,(14)
spesso come espressione di un certo nazionalismo che strumentalizza la
fede per raggiungere i propri scopi, sono materia che la Chiesa dovrà
considerare attentamente perché non facciano mai più ombra
alla sua testimonianza. Sara opportuno riflettere anche sull'importanza
del rispetto della libertà religiosa nel mondo attuale.(15)
È fonte di disagio anche la mancanza di una chiara condanna delle
gravi ingiustizie nell'ordine sociale ed economico,(16) come anche la
difficoltà di adottare nella formazione delle coscienze una
catechesi orientata a trasmettere i valori della fede in riferimento alla
vita concreta dell'uomo.
PARTE SECONDA
GESÙ CRISTO VIVENTE NELLA SUA CHIESA
MISTERO
Presenza del Signore
9. In intima condivisione degli intenti preparatori del grande Giubileo
dell'anno 2000, accogliendo 1'invito del Santo Padre a vivere il periodo
di attesa come un "nuovo avvento", anche per questa seconda
assemblea per l'Europa si fa urgente suscitare una particolare sensibilità
per tutto ciò che lo Spirito dice alla Chiesa e alle Chiese,(17)
soprattutto in riferimento alla divina persona del Figlio di Dio fatto
uomo 2000 anni fa, Gesù Cristo, vivo oggi e sempre e perennemente
presente nella sua Chiesa.
La costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, Sacrosanctum
Concilium, al n. 7 espone i diversi modi della presenza del Signore,
che restano di grande significato anche per la celebrazione dell'assemblea
sinodale per l'Europa. "Cristo è sempre presente nella sua
Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel
sacrificio della Messa sia nella persona del ministro..., sia soprattutto
sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù
nei sacramenti... È presente nella sua parola, perché è
Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. È
presente, infine, quando la Chiesa prega e loda, Lui che ha promesso:
'Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro' (Mt
18, 20)".
Un'altra presenza speciale del Signore è ravvisata anche in
singole persone che hanno particolari titoli di vicinanza con Lui. "Nella
vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono
tuttavia più perfettamente trasformati nell'immagine di Cristo (cf.
2 Cor 3,18) Dio manifesta vividamente agli uomini la sua presenza
e il suo volto. In loro è Lui stesso che ci parla e ci mostra il
segno del suo regno". (18)
Presenza nella storia
10. "Il popolo di Dio, mosso dalla fede, per cui crede di essere
condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l'universo, cerca di
discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui
prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i
veri segni della presenza o del disegno di Dio". (19)
Tutta la Chiesa proclama che il Signore si è manifestato
efficacemente nella recente storia dell'Europa, in essa ha operato con lasua
presenza inafferrabile e decisiva e resta dentro le fibre stesse delle
strutture del pensiero e dell'azione degli uomini. È di questa
presenza che si rivelano i segni anche oggi nel continente europeo.
Circa questo mistero di relazione con l'umanità si può
dire che è possibile discernere la presenza di Dio nella storia,
non solo nel passato, ma anche nel presente: il grido del mio popolo è
giunto ai miei orecchi (cf. Es 3, 9 ); "in molti modi e in
diverse occasioni Dio ha parlato..."(Eb 1,1).
La comunicazione di Dio culmina nella persona di Gesù Cristo, il
Signore di tutto, il Signore della storia, l'unico che dà senso e
significato cosmico al mondo e all'esistenza umana. Cristo è
l'unico che non solo partecipa alle sofferenze dell'uomo, ma è
anche l'unico capace di trascenderle e trasformarle, perché egli
solo è veramente divino e veramente umano. Cristo assume nella sua
persona i problemi sollevati dalla fragilità della natura umana e
della esperienza della morte, della quale la gente in Europa ha timore di
parlare.(20)
In questo mistero del Signore la Chiesa vive come nel suo ambiente
proprio ed originario e nel trascorrere dei secoli e dei millenni trova in
esso la sorgente del rinnovamento e della testimonianza.
Il mistero della presenza del Maestro nella sua Chiesa è
eloquentemente manifestato nell'esistenza dei discepoli. Nella vita dei
santi parole e azioni procedono insieme e in essa si rivela la natura
escatologica del mistero di Gesù Cristo.
COMUNIONE
Comunione con Dio e con l'umanità
11. Dalla presenza efficace di Dio nella storia la Chiesa riceve non
soltanto il beneficio delle "grandi opere di Dio" (cf. At
2,11), ma anche il dono inestimabile della comunione con Dio stesso e con
l'umanità. Il dono di Cristo è dato attraverso e nella
Chiesa, come opera di Cristo, che Lui sempre sostiene nella santità.
Egli è la pietra angolare della Chiesa, che costituisce il
sacramento dell'unità di Dio con gli uomini e di tutti gli uomini
tra di loro.(21)
Tutto questo proviene non dalla potenza, non dalla volontà,
ma dallo Spirito Santo. La Chiesa è nello stesso tempo
istituita da Cristo e costituita dallo Spirito Santo. Nell'opera dello
Spirito la nostra debolezza diventa fonte di salvezza. L'invito di Cristo
consiste nell'amicizia con Dio: nella comunione della vita del Padre, del
Figlio e dello Spirito Santo. La Trinità è la fonte e la
sorgente della vita di tutto l'uomo e per tutti gli uomini.
Comunione e speranza
12. La prima assemblea sinodale per l'Europa si concluse con una Declaratio
nella quale si trovano principi e indicazioni per la costruzione della
nuova Europa, argomenti che rispondono alle richieste di comunione, unità,
speranza (22) e permettono un profondo esame di coscienza di fronte al
Giubileo che viene, anche riflettendo sull'applicazione di quei principi
nei sei anni trascorsi da quella prima assemblea.
Tanto più è evidente l'aspirazione all'unità e alla
comunione, quanto più si osserva il corso degli eventi a partire
dalla prima assemblea. In essa si faceva ricorso alla necessità
dello scambio tra i due polmoni della Chiesa in Europa, come ad un
atto che nei decenni precedenti aveva conosciuto violente limitazioni.
Allora, dopo la caduta dei blocchi, si ristabilirono le relazioni, ma con
esse si assistette anche ad una diffusione incontrastata all'ovest come
all'est di fenomeni deleteri che fomentavano la crisi sociale, politica,
economica, religiosa. A questo proposito basti pensare alla proliferazione
di sette e movimenti a servizio del fondamentalismi o della sfrenata
pulsione verso la reazione o l'evasione rispetto alle precedenti
condizioni storiche.
MISSIONE
Compito diffusivo
13. In forza dell'intima unione con tutta l'umanità come creatura
eletta di Dio, perviene alla Chiesa il compito diffusivo della bontà
di Dio manifestata nella storia e soprattutto rivelata nella Persona del
Figlio suo, nelle sue opere e nelle sue parole. La missione per il mondo
rappresenta esattamente l'esercizio di questo impulso connaturale
all'esistenza stessa della Chiesa. La pienezza della vita è sempre
un dono; la salvezza è opera di Dio in Cristo, mai solo opera delle
mani umane. La promessa della salvezza nella sua pienezza è
escatologica ed avanza attraverso un mondo segnato dalla realtà del
peccato.
Il primo compito della Chiesa è di vivere pienamente il mistero
di Cristo come comunione di amore e annunciarlo a tutti gli uomini.
Quindi, la Chiesa, nell'annunciare il messaggio della salvezza attraverso
la missione, ha come scopo di invitare gli uomini a partecipare al mistero
di Dio, aprendo le porte dell'esistenza umana ad una visione trascendente.
In questo particolare momento dell'Europa la missione della Chiesa
prende il carattere della nuova evangelizzazione, come originario mandato
ricevuto dal Signore Risorto e come suo compito storico in vista dei
sinodi "di avvento" verso il Giubileo dell'anno 2000.(23)
"Alla soglia del terzo millennio...dobbiamo riprendere con nuovo
vigore ... l'opera di evangelizzazione. Aiutiamo a riscoprire Cristo chi
lo ha dimenticato insieme con il suo insegnamento. Ciò si avvererà
quando schiere di testimoni fedeli del Vangelo cominceranno di nuovo a
percorrere il nostro continente; quando le opere di architettura, di
letteratura e di arte mostreranno in modo convincente all'uomo di oggi
Colui che è 'lo stesso ieri, oggi e sempre'; quando nella liturgia
celebrata dalla Chiesa gli uomini vedranno quanto è bello rendere
gloria a Dio; quando scorgeranno nella nostra vita una testimonianza di
cristiana misericordia, di eroico amore e di santità". (24)
"L'Europa, con il suo grandioso passato missionario, interroga se
stessa nei vari punti della sua attuale 'geografia ecclesiale' e si chiede
se non stia per diventare un continente missionario. Esiste quindi per
l'Europa il problema che nella "Evangelii Nuntiandi" è
stato definito 'autoevangelizzazione'. La Chiesa deve sempre evangelizzare
se stessa. L'Europa cattolica e cristiana ha bisogno di tale
evangelizzazione".(25)
"Ma se è vero che le difficoltà e gli ostacoli
all'evangelizzazione in Europa trovano appiglio nella stessa Chiesa e
nello stesso Cristianesimo, i rimedi e le soluzioni andranno cercati
all'interno della Chiesa e del Cristianesimo e cioè nella verità
e nella grazia di Cristo, Redentore dell'uomo, Centro del cosmo e della
storia.
La Chiesa stessa deve allora autoevangelizzarsi per rispondere alle
sfide del1'uomo di oggi".(26)
Ecumenismo e missione
14. "L'incisività della predicazione evangelica dipende in
non piccola parte dalla concorde armonia di accenti con cui essa è
proposta al mondo. Esiste un legame intrinseco tra ecumenismo e missione.
In questo appello all'unità dei cristiani per un'efficace azione
missionaria il pensiero si volge in particolar modo ai popoli del
continente europeo. L'Europa per il suo passato e il suo presente è
chiamata a sentire 'sempre maggiormente l'esigenza dell'unità
religioso-cristiana e della fraterna comunione di tutti i suoi popoli' (Slavorum
Apostoli, 30)". (27)
È certo che in quest'epoca postconciliare le comunità
cattoliche rivelano nell'impegno ecumenico uno speciale segno di vitalità
e maturità nella fede. La storia in questo campo è stata
difficile e complessa e nel passato non ha portato i cristiani a vivere in
profondità la comunione creata dal dono del battesimo. È
difficile immaginare come si possa oggi testimoniare autenticamente il
battesimo trascurando i legami che esso stabilisce tra tutti coloro che
l'hanno ricevuto. (28)
"Noi abbiamo avuto un'occasione privilegiata e provvidenziale per
scoprire come 'nelle diverse culture delle nazioni europee, sia in Oriente
che in Occidente, nella musica, nella letteratura, nelle arti figurative e
nell'architettura, come anche nei modi di pensare, scorre una comune linfa
attinta ad un'unica fonte' (Lettera Apostolica Euntes In Mundum,
V, 12)".(29)
PARTE TERZA
GESÙ CRISTO FONTE DI SPERANZA
LEITOURGIA
Dono di Dio e spiritualità umana
15. La liturgia (leitourgia) è la risposta
dell'uomo a Dio che comunica se stesso e cerca il dialogo con tutti gli
uomini. L'autocomunicazione di Dio consiste nella rivelazione di se
stesso, chiamando ad un colloquio, attraverso il quale Egli offre il dono
della verità.
Di fronte a certe tendenze odierne a collocare la persona umana al
centro dell'azione liturgica è motivo di speranza proclamare che
essa è l'"opus Dei" per eccellenza, come atto libero e
preveniente di Dio, e in essa Gesù Cristo è e rimane il
primo e l'ultimo, l'alfa e l'omega, il principio e la fine (cf. Ap
1,8; 21,6; 22,13), l'unico mediatore (cf. 1Tm 2,5) della
grazia e di ogni dono perfetto che scende dall'alto (cf. Gc 1,17),
chiamando a salvezza ogni creatura che è sotto il cielo.
Questo dialogo della salvezza, operante nella liturgia, diventa per 1a
Chiesa un costume, un'attitudine di comunione, un modo di agire che
qualifica l'azione e la presenza della Chiesa nei suoi vari compiti:
comunione all'interno della sua stessa vita tra cristiani nella diaconia
della verità, dialogo con le altre religioni sulla duplice base
della comune esigenza di verità e della fedeltà alla verità
ricevuta, dialogo con la società, spesso sulla base della dignità
della persona umana.
In vista del grande Giubileo del 2000 è quanto mai opportuno
ricordare questo carattere della liturgia, allo scopo di mantenere al
centro di ogni celebrazione la persona di Gesù Cristo nato, morto e
risorto, affinché non avvengano degenerazioni, che toglierebbero
all'avvenimento la sua vera anima e il suo ultimo fine.
Esigenza di spiritualità
16. Oggi è facile notare all'est e all'ovest una diffusa
aspirazione verso i beni dello spirito, una ricerca di risposte alle
domande profonde dell'esistenza umana, un anelito inquieto e insistente
verso i destini definitivi dell'umanità. (30)
Se è vero che in queste circostanze l'uomo europeo può
rivolgersi, e di fatto si rivolge, anche verso metodi e strumenti non
sempre adeguati, resta oggettivamente certo che nella cultura millenaria
del continente si trova una verità capace di soddisfare le
aspirazioni umane perenni.
La Chiesa dispone dell'unica misura valida per interpretare i momenti
decisivi della vita umana ed affrontare l'evangelizzazione in modo
globale. "E questa misura è Cristo, il Verbo di Dio incarnato:
in Cristo nato, morto e risorto la Chiesa può leggere il vero
senso, il senso pieno, del nascere e del morire di ogni essere umano.Già
Pascal annotava: 'Non soltanto noi conosciamo Dio attraverso Gesù
Cristo, ma non conosciamo noi stessi che per mezzo di Gesù Cristo e
solo mediante Lui la vita e la morte. Fuori di Gesù Cristo non
sappiamo che cosa siano vita e morte, Dio e noi stessi' (Pensieri,
n. 548). È un'intuizione che il Concilio Vaticano II ha espresso
con parole meritatamente famose: 'Solamente nel mistero del Verbo
incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo... Cristo, che è il
nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela
anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione'
(Gaudium et spes, 22). Ammaestrata da Cristo, la Chiesa ha il
compito di portare l'uomo di oggi a riscoprire la piena verità su
se stesso". (31)
Nelle odierne società democratiche, che in Europa si sono
affermate già da molti secoli, si prova una certa insofferenza
sotto il peso lasciato depositare dal tempo e dalle antiche istituzioni
stesse sul "vecchio continente". L'Europa invecchia sul piano
della storia e invecchia anche nel campo demografico e generazionale. E
questa debilitazione rischia di minare la capacità stessa di vera
rinascita, se non si ricorre alle origini spirituali della storia, della
cultura e dello stesso essere europeo.
Si può parlare con verità di un'anima cristiana
dell'Europa. Paolo VI "aveva invitato a 'risvegliare l'anima
cristiana dell'Europa in cui si radica la sua unità'; a purificare
e a ricondurre alla loro origine i valori evangelici ancora presenti ma
disarticolati, orientati verso obiettivi puramente terreni; a risvegliare
e fortificare le coscienze alla luce della fede predicata a tempo e fuori
tempo; a convogliare il loro fuoco al di sopra di tutte le barriere".(32)
"La storia della formazione delle nazioni europee corre parallela a
quella della loro evangelizzazione; fino al punto che le frontiere europee
coincidono con quelle della penetrazione del Vangelo. Dopo venti secoli di
storia, nonostante i sanguinosi conflitti che hanno contrapposto tra loro
i popoli d'Europa, e nonostante le crisi spirituali che hanno segnato la
vita del continente, fino a porre alla coscienza del nostro tempo gravi
interrogativi sulle sorti del suo futuro, si deve ancora affermare che
l'identità europea è incomprensibile senza il cristianesimo
e che proprio in esso si ritrovano quelle radici comuni dalle quali è
maturata la civiltà del vecchio continente, la sua cultura, il suo
dinamismo, la sua intraprendenza, la sua capacità di espansione
costruttiva anche negli altri continenti; in una parola, tutto ciò
che costituisce la sua gloria. E ancor oggi l'anima dell'Europa rimane
una, perché, oltre alle comuni origini, vive di comuni valori
cristiani e umani".(33)
Una riflessione sugli eventi del 1989 portava Giovanni Paolo II a felici
constatazioni e a profetiche premonizioni: "La Santa Sede ha accolto
con soddisfazione le grandi trasformazioni le quali, particolarmente in
Europa, hanno segnato in questi ultimi tempi la vita di diversi popoli. La
sete irreprimibile di libertà manifestatasi in essi ha accelerato
le evoluzioni, ha fatto crollare i muri e aprire le porte: tutto ha
assunto il ritmo di un autentico sconvolgimento...Sembra rinascere sotto i
nostri occhi una 'Europa dello spirito' sul filo dei valori e dei simboli
che l'hanno modellata di 'questa tradizione cristiana che unisce tutti i
popoli' (Allocuzione al Congresso per il V Centenario della nascita di
Martin Lutero, 24 marzo 1984). Pur costatando questa felice evoluzione
che ha portato tanti popoli a ritrovare la loro identità e la loro
uguale dignità, non si deve dimenticare che niente è
definitivamente acquisito ... È sempre possibile che riemergano
rivalità secolari, che si riaccendano conflitti tra minoranze
etniche, che si inaspriscano nazionalismi".(34)
MARTYRIA
Esistenza umana annunciante
17. La testimonianza (martyria) consiste nell'annuncio,
con opere e parole, del messaggio di Cristo che ci ha liberati in tutti
gli aspetti della nostra vita. Egli indica il vero significato della
libertà nell'esistenza umana.
La libertà è stata usata in maniera sbagliata sia dal
nazismo che dallo stalinismo: "il lavoro rende liberi"
(Auschwitz) e "Io non conosco altro paese nel quale gli uomini
possano respirare con tanta libertà" (Inno nazionale
sovietico).
E questo abuso ha provocato mali inauditi e disumani: odio,
persecuzione, esilio, genocidio, carcere, pena capitale, mentre attraverso
questo stessa stagione di dolore si è manifestata tra i cristiani
la grazia del martirio o comunque della testimonianza della capacità
redentiva della sofferenza. Da essa oggi si attende il frutto spirituale
della riconciliazione come dono di Dio e motivo di speranza per il futuro.
Libertà e verità
18. La libertà che non riconosce i limiti inerenti alle esigenze
della verità ed alla verità della persona in comunità
diventa presto licenza. La libertà senza obblighi e responsabilità
è illusoria.
La verità come si rivela in Cristo è il contesto per
l'esercizio della libertà.(35)
"Già la parola stessa 'libertà' provoca un palpito più
forte del cuore. E ciò certamente perché durante i decenni
passati bisognava pagare per essa un prezzo molto alto. Sono profonde le
ferite rimaste dopo quell'epoca nelle anime umane. Molto tempo passerà
ancora, prima che esse si possano rimarginare".(36) Con queste parole
il Santo Padre invitava alla meditazione sulla libertà dell'Europa "per
lunghi anni dolorosamente provata perché privata di essa dal
totalitarismo nazista e comunista" (37) e contemporaneamente
esprimeva i legami essenziali della libertà: "Sì, la
vera libertà esige ordine. Ma di quale ordine si tratta qui ? Si
tratta prima di tutto dell'ordine morale, dell'ordine della sfera dei
valori, dell'ordine della verità e del bene. Nella situazione
di un vuoto nel campo dei valori, quando nella sfera morale regna il caos
e la confusione, la libertà muore, l'uomo da libero diventa
schiavo, schiavo degli istinti, delle passioni e degli pseudovalori".
(38)
Interrogandosi, poi, sulla via di accesso alla libertà Giovanni
Paolo II aggiunge: "Può l'uomo costruire l'ordine della libertà
da solo, senza Cristo, o perfino contro Cristo? È una domanda
straordinariamente drammatica, ma quanto attuale in un contesto sociale
percorso da concezioni della democrazia ispirate alla ideologia liberale!
Si tenta, infatti, di persuadere l'uomo e le società intere che Dio
è di ostacolo sulla via verso la libertà, che la Chiesa è
nemica della libertà, che essa non comprende la libertà, che
ha paura di essa. In questo c'è un'incredibile confusione di
nozioni! La Chiesa non cessa di essere nel mondo l'annunciatrice del Vangelo
della libertà! Questa è la sua missione. 'Cristo ci ha
liberati perché restassimo liberi' (Gal 5, 1). Per questo
un cristiano non ha paura della libertà, non fugge davanti ad essa!
L'assume in modo creativo e responsabile, come compito della sua vita. La
libertà, infatti, non è soltanto un dono di Dio; essa ci è
data come compito! È la nostra vocazione: 'Voi
infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà' (Gal 5,
13), ricorda l'Apostolo". (39)
DIAKONIA
Servizio
19. Il servizio (diakonia) reso alla persona che soffre
diventa fonte di speranza in quanto è una manifestazione concreta
della dignità della persona umana.
Si può certamente notare un progresso nel riconoscimento della
dignità umana e dei diritti umani nell'ambito delle nazioni
europee. Si osserva maggiore sensibilità, in confronto con i tempi
passati, rispetto al tema dei diritti umani. È avvenuto un
progresso nel riconoscimento della dignità della persona in vista
degli interventi pratici e della carità.
Una maggiore attenzione viene riservata ai crescenti abusi che si
ripercuotono sulle persone: povertà in mezzo all'abbondanza,
tossicodipendenza, pornografia, turismo del sesso, pedofilia, aborto,
eutanasia.
Ma, sul versante opposto, va crescendo l'insensibilità nei
confronti della sofferenza degli altri, anche a causa della eccessiva
divulgazione che di essa operano i mezzi d'informazione.
Questo svela una profonda incoerenza dentro la cultura e la vita in
Europa. Si tratta di dicotomie drammatiche tra elementi di progresso e
pratica concreta, che è necessario sanare attraverso il ricorso
alla vera fonte della salvezza e della speranza. Dal Vangelo si impara
l'attitudine del servizio e del dono di sé, che è il modo di
vivere proprio del Vangelo e la caratteristica centrale del suo annuncio.
La capacità di amare secondo il Vangelo si esercita innanzitutto
attraverso un'alta considerazione della vita, in modo particolare in
riferimento alle persone vulnerabili e i poveri, sviluppando la carità
evangelica nelle varie espressioni della solidarietà. In questo
senso si può giustamente proclamare il servizio come via alla
speranza, per un mondo pacificato nel riconoscimento dell'onore dovuto
alla dignità di ciascuna persona umana.
In questo quadro si rende necessario dare evidenza a quello che
costituisce lo specifico apporto della Chiesa in Europa nell'attuale
momento storico.
La Chiesa ha una 'diaconia' da esercitare verso i popoli europei che
dopo le delusioni sociali e politiche, con l'espansione dei fenomeni del
liberalismo e dell'economicismo, con 1a perdita della speranza e del senso
della tradizione, hanno necessità dell'annuncio del Vangelo della
salvezza alla fine del secondo millennio. La specificità della
Chiesa in Europa sta nel presentarsi come comunione nell'evangelizzare un
continente che ha una sua natura cristiana, anche se in esso il messaggio
cristiano non arriva sempre in modo dinamico ed efficace.
Altro carattere specifico dell'Europa è che il cambiamento stesso
è diventato specifico, ma rimane privo di contenuti e di valori.
Quello che Gesù Cristo può dare all'Europa di oggi è
la speranza e la comunione.
Compito proprio dell'Europa è la ricerca del senso spirituale del
suo processo sociale e politico, come testimoniano anche certi dirigenti
politici europei, mentre permangono segni di odio e di violenza.
In questo tentativo la Chiesa porta il suo contributo mostrando la sua
via, quella della comunione, come risposta all'esigenza di unità e
all'affermazione dell'odio. A questo proposito si deve ricordare che lo
scopo del comunismo è stato sempre quello di distruggere la Chiesa
come comunione. Perciò se si deve rinnovare la Chiesa superstite
dal comunismo, si deve rafforzare la Chiesa come comunione.
Speranza
20. "Io sto in mezzo a voi come colui che serve" (Lc
22,27). Con queste parole il Maestro indicava ai discepoli la sua condotta
di vita e nello stesso tempo esigeva che in questo fosse imitato da loro
(cf. Lc 22, 24ss). E nel dare tale precetto faceva riferimento ai
capi delle nazioni, i quali praticano altri metodi nell'esercizio delle
loro funzioni, i metodi del potere e del prestigio.
"Colui che serve" offre un beneficio sapendo di svolgere così
la sua missione, senza pretendere per questo che venga trasformata la sua
esistenza e la sua stessa identità; è servo per essere servo
(cf. Lc 17,10).
I discepoli del Signore, nelle vicende storiche che attraversano, non
possono esimersi da questa vocazione e nel dare alla comunità umana
e religiosa il loro impegno eseguono il mandato del servizio ricevuto dal
loro Maestro, imitandone prima di tutto l'esempio.
Dimostrarsi servo tra le nazioni, i cui capi governano e si fanno
chiamare benefattori (cf. Lc 22,25), significa indicare ad esse
l'accesso a quei beni che non possono aspettarsi certo dai propri
governanti: le ricchezze della fede, i doni della carità, il
servizio della speranza.
In questo momento della vita del continente europeo questo messaggio ha
un immediato richiamo, poiché "Colui che serve" è
il Signore Gesù, risorto, vivente nella sua Chiesa e nei suoi
discepoli, che ne prolungano l'opera. Infatti "la Chiesa crede che
Cristo, per tutti morto e risorto, dà all'uomo, mediante il suo
spirito, luce e forza perché l'uomo possa rispondere alla suprema
sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini
in cui possano salvarsi. Crede ugualmente di trovare nel suo Signore e
Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana. Inoltre
la Chiesa afferma che al di sotto di tutti i mutamenti ci sono molte cose
che non cambiano; esse trovano il loro ultimo fondamento in Cristo, che è
sempre lo stesso: ieri, oggi e nei secoli". (40)
La Chiesa è segno di questa speranza, annuncia, cioè, la
verità della speranza riposta nella bontà di Dio e nel suo
amore per gli uomini (cf. Tit 3,4) e stimola le nazioni europee a
mantenere ferma la coscienza della propria identità e coltivare,
guardando al futuro, un ottimismo storico, l'ottimismo della speranza,
dopo aver considerato le "grandi cose" (cf. At 2,11)
operate da Dio nel suo passato.
CONCLUSIONE
Speranza teologale
21. Quando la Chiesa parla di speranza non intende certo negare la verità
e la forza della speranza e delle speranze che esprimono gli aneliti
spesso molto profondi, altre volte repressi o anche incerti, dell'umanità
intera. Sono questi che muovono la storia della famiglia umana e ne
sorreggono le opere geniali, benefiche, illustri per valore morale,
civile, sociale, culturale.
Esiste, tuttavia, il pericolo di confondere la speranza in senso
cristiano con la speranza umana. La speranza cristiana è
trascendente e primaria nella confessione della Chiesa; è virtù
teologale.
È in questa prospettiva che Cristo va inteso quale segno di
speranza per gli uomini. La Chiesa ha la missione di rendere un servizio
alla società attraverso l'annuncio di questo messaggio di speranza.
Cristo è sorgente di speranza nel presente della storia (kairos),
soprattutto in riferimento alla liturgia, alla testimonianza, al
servizio.
"Surrexit Christus, spes mea" canta la Chiesa nella
sequenza liturgica del giorno di Pasqua. La resurrezione del Signore è
la pienezza della fede, perché se Cristo non è risorto è
vana la nostra fede (cf. 1Cor 15,14.17); nello stesso tempo Lui è
il fondamento della speranza (cf. 1 Pt 1,21; 1Cor 3,11;
Rom 5,4.5), perché come Lui è risorto, primizia di
coloro che sono morti, così risorgeremo anche noi (cf. 1Cor
15,20 ss.; 1Tess 4,16 ss.).
Risorgeremo alla luce dell'ultimo giorno e risorgiamo continuamente
nella storia terrena sospinta fortemente verso la meta delle nostre opere
(cf. 1 Pt 1,9). La storia d'Europa, come per i discepoli di
Emmaus, è incamminata verso l'incontro con il Signore nelle stesse
vicende terrene, come testimoniano gli eventi recenti e come reclamano le
sorti future del continente, nato sul ceppo della fede (cf. Rom 11,16
ss.) e, in evoluzione di continuità con le sue origini, immerso
nell'esigenza di dare a se stesso, aldilà di ostacoli e cadute, la
certezza di saper ritrovare se stesso e, in compagnia del Signore risorto,
trovare soluzioni di pace e non di sventura (cf. Ger 29,11) per i
suoi figli.
Colui che è risorto e ha promesso è fedele (cf. Eb
10,23) e per mezzo di Lui diventiamo eredi, secondo la speranza, della
vita eterna (cf. Tt 3,6-7). La sua promessa è la ragione
della speranza, non la fiducia nelle proprie capacità avulse dalla
fiducia in Dio (cf. Ger 17,5). Il Catechismo della Chiesa
Cattolica ricorda che "l'uomo non può rispondere
pienamente all'amore divino con le sue proprie forze" (41) e l'Europa
sa bene che talvolta le "proprie forze" l'hanno tradita. Essa,
invece, nella fedeltà del Signore e nella sua resurrezione ha la
fonte e il sostegno della propria speranza.
Spes nostra, salve
22. Inoltre, nell'attesa del grande Giubileo dell'Anno 2000 il Sinodo
per l'Europa occupa un posto singolare, a motivo di una particolare
circostanza che consiste nella speciale presenza della Madre di Dio nella
storia dell'Europa. La convocazione della prima assemblea sinodale per
l'Europa, infatti, avvenne a seguito della caduta del totalitarismo, che
provocò, poi, quelle nuove condizioni di vita indicate ora come
occasione della indizione della seconda assemblea sinodale. E a questo
proposito Giovanni Paolo II dichiara espressamente: "E difficile non
rilevare che l'Anno Mariano (del 1987/88) ha preceduto da vicino gli
eventi del 1989. Sono eventi che non possono non sorprendere
per la loro vastità e specialmente per il loro rapido svolgimento.
Gli anni ottanta si erano andati caricando di un pericolo crescente, sulla
scia della 'guerra fredda'; il 1989 ha portato con sé una soluzione
pacifica, che ha avuto quasi la forma di uno sviluppo 'organico'... Si
poteva del resto percepire che, nella trama di quanto accaduto, era
all'opera con premura materna la mano invisibile della Provvidenza: 'Si
dimentica forse una donna del suo bambino...?' (Is 49,15)".
(42) Con questa sua intuizione Giovanni Paolo II, nella sua illimitata
meditazione sull'Europa, scopre un preciso 'luogo' originario dello
sviluppo 'organico', della nascita alla nuova luce e alla nuova dignità.
Quell'Anno Mariano è considerato come una gestazione attraverso la
quale Maria dimostra ancora la sua maternità verso il genere umano,
Lei che è Madre del Signore, al quale guardano gli occhi degli
uomini (cf. At 1,11) e degli angeli (cf. 1 Pt 1,12; Ap
4,6.8.; 5,6ss), in contemplazione e in attesa di misericordia (cf. Sal
123,2).
Questa storia di misericordia e di meraviglia autorizza la speranza
anche per il presente e per il futuro. Giustamente la Chiesa continua a
salutare Maria con le antiche parole, piene di fiducia e stupore: "Spes
nostra, salve".
Se la maternità di Maria è rappresentabile, per l'Europa,
come atto generativo di provvidenza, che apre la porta ad ogni speranza,
non si può certo omettere di osservare come nell'Europa siano
frequenti e intensi i segni della presenza materna della Vergine Madre di
Dio. Si tratta di luoghi, di apparizioni, di interventi che lungo la
storia hanno quasi fisicamente accompagnato il cammino dell'umanità
sulle strade d'Europa. Si tratta di santuari e di memorie evocativi di
devozione e di esaudite suppliche, di preveniente soccorso e di pressante
richiamo, libera sollecitudine materna che genera sicurezza nel presente e
fiduciosa attesa del futuro. Tanti luoghi e interventi mariani, anche
numericamente così preponderanti, sono segni incancellabili dalla
storia e dalla geografia d'Europa, a rendere evidente quella qualità,
che assimila la Vergine Madre alla prerogativa suprema del Figlio, come un
uomo d'Europa l'ha cantata, 'di speranza fontana vivace' .(43)
23. Le innumerevoli e inquietanti vicende, che hanno segnato la storia
recente d'Europa, inducono impegnativi compiti ai pastori della Chiesa,
per i quali il discernimento e l'invocazione dello Spirito del Signore, il
consiglio e l'azione pastorale rappresentano la quotidiana sollecitudine
del loro ministero ecclesiale.
La speranza, che dal Signore risorto è offerta ai popoli d'Europa
in questo particolare momento della loro storia, rifulge anche agli occhi
dei Pastori nelle loro singole chiese particolari come nella futura
assemblea sinodale. È la speranza di riuscire nel compito di
portare all'Europa, con la nuova evangelizzazione, una nuova coscienza
della propria identità, una più acuta capacità di
vedere il cammino futuro e di mettere in atto ogni buona decisione per
affrontarlo con un sincero "amore per gli uomini" (cf. Tit
3,4) e nell'obbedienza allo Spirito del Signore della storia e dei popoli.
Questi Lineamenta hanno lo scopo di proporre in modo
generale l'argomento della Seconda Assemblea Speciale per l'Europa del
Sinodo dei Vescovi, di dare indicazioni comuni, che servano da stimolo
alla meditazione nelle diverse chiese particolari circa le attese e le
urgenze proprie di ciascuna comunità o conferenza episcopale.
Con l'allegato Questionario si intende favorire questa
diretta attenzione alle istanze particolari, suscitare interrogativi,
avviare risposte, che, pur provenendo da ambiti circoscritti,
successivamente saranno integrate fra loro e formeranno il necessario
quadro d'insieme della meditazione offerta dalla Chiesa in Europa alla
futura assemblea sinodale.
"Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di
speranza per l'Europa", alla vigilia del Grande Giubileo del
millennio, è posto, ora più che mai, come pietra angolare
(cf. Is 28,16 ; Ef 2,20), segno dei popoli (cf. Is
11,10), che riunisce in sé in unità le cose diverse (cf.
Ef 2,14), i tempi, l'oggi e il sempre, a sorreggere e spingere
nello spazio e nel tempo questa sua porzione di Chiesa universale, al fine
di farsela comparire davanti "tutta gloriosa, senza macchia né
ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef
5,27).
I Pastori riuniti in Sinodo intendono annunciare alla Chiesa in Europa
con nuovo slancio e nuove energie, in nuovi modi, "in ogni
occasione...con ogni magnanimità e dottrina" (2 Tim 4,2),
questo Gesù (cf. At 1,32), "autore della vita" (At
3,15), "autore della salvezza" (Ebr 2,10), "autore
e perfezionatore della fede" (Ebr 12,2) e autore anche della
nostra speranza.
QUESTIONARIO
Il presente Questionario espone alcune domande, seguendo
le diverse parti del testo dei Lineamenta, per favorire la
riflessione sui vari argomenti, in modo tale che sia facilitata
l'elaborazione delle risposte in vista della composizione del futuro Instrumentum
laboris.
Pertanto, mentre i Lineamenta hanno un carattere
necessariamente generale e comune, il Questionario ha lo
scopo di indirizzare l'attenzione alle condizioni concrete delle comunità
e delle chiese locali, suscitando risposte rivelatrici delle esigenze e
delle aspettative particolari e immediate.
Le domande riguardano argomenti e situazioni che si presentano con
particolare urgenza nelle chiese locali dell'Europa di oggi, ma non hanno
la pretesa di corrispondere a tutte le possibili aspirazioni e necessità.
Per questo è lasciata piena facoltà di aggiungere nelle
risposte l'esposizione di suggerimenti e indicazioni che riflettano il
reale stato dei fatti.
Due Sinodi per l'Europa di oggi
1. La Prima Assemblea Speciale per l'Europa ha avuto luogo nel 1991,
appena due anni dopo gli avvenimenti del 1989, delle cui conseguenze oggi
è possibile avere una visione più completa.
Quali segni hanno lasciato nella tua Chiesa gli eventi del 1989? Quali
opportunità possono cogliersi nelle nuove condizioni di vita in
Europa? Si può parlare di delusioni, e quali, dopo i fatti del
1989? E quali segni positivi si osservano per l'accoglienza del Vangelo?
Quali sono i segni di rinnovamento nel vivere il mistero del Signore
vivente nella sua Chiesa? Quali sono i pericoli e le minacce che si
presentano?
2. Nella situazione religiosa e morale della società di oggi in
Europa quali sono le preoccupazioni principali del Vescovo? Come egli
svolge l'esame di coscienza circa le nuove circostanze e quali sono i
risultati per il suo ministero?
La Chiesa, la cultura e la società
3. Come reagisce la tua Chiesa di fronte al pluralismo di fede e di
cultura in Europa? Come si fonda l'etica oggi nella società? A
quali radici culturali si alimentano l'ateismo, l'agnosticismo e
l'indifferenza religiosa di oggi?
4. Come si manifesta nel tuo ambiente il distacco tra il progresso e i
valori dello spirito? Quali conseguenze vedi nel difficile rapporto tra
libertà e solidarietà? La libertà religiosa trova
rispetto e accoglienza intorno a te o vedi ancora episodi di intolleranza?
5. Quali aspetti delle relazioni tra Chiesa e Stato sono da
approfondire? Ti sembra che talvolta la fede sia strumentalizzata a difesa
dei nazionalismi?
La Chiesa mistero, comunione, missione
6. Nel tuo ambiente si coltiva la consapevolezza che la Chiesa è
mistero, comunione, missione? Oppure prevale qualche altra concezione
della Chiesa?
Mistero e liturgia nella Chiesa
7. Quale considerazione e attenzione viene riservata nella tua Chiesa al
mistero divino che è insito nella liturgia e nelle celebrazioni del
culto? La liturgia rappresenta un evento della presenza di Dio e un tempo
di unione con il Signore o in essa prevale l'espressione esteriore di
capacità e doti umane nella guida dell'assemblea, nell'osservanza
delle rubriche, nello svolgimento dei riti, nell'uso della voce o
nell'esecuzione dei gesti?
8. Come si manifesta nel tuo ambiente l'esigenza di spiritualità
e in che modo si risponde ad essa?
Comunione e servizio nella Chiesa
9. Nella tua Chiesa con quali gesti i credenti riescono oggi a
manifestare la comunione con Dio e con il prossimo? Come collaborano laici
e sacerdoti nel cercare la comunione nella Chiesa? Quali relazioni si
stabiliscono con i cristiani di poca fede o con i lontani?
10. Nel tuo ambiente la mancanza di unità tra i cristiani porta
conseguenze particolari? In quali modi si manifesta l'ecumenismo nella tua
Chiesa? Quali sono le tue esperienze e le tue difficoltà nelle
relazioni con le altre chiese? Come consideri e come affronti il fenomeno
del diffondersi delle sette?
11. La comunione è prerogativa della Chiesa, ma diventa anche un
compito: come si manifesta nella tua Chiesa questo servizio di comunione
da rendere nei vari ambienti e alle varie categorie di persone,
all'interno e all'esterno della comunità ecclesiale?
Missione e testimonianza della Chiesa
12. Nel tuo ministero la nuova evangelizzazione è centrata sulla
persona di Gesù Cristo vivente nella Chiesa, tenendo conto delle
nuove condizioni antropologiche e storiche? La nuova evangelizzazione è
sentita come un impegno primario? Se è vero che l'Europa ha
un'anima cristiana, il senso spirituale del processo sociale e politico può
diventare nella tua Chiesa una via alla nuova evangelizzazione? In che
modo la nuova libertà in Europa ispira la nuova evangelizzazione?
Quali sono presso di te gli ostacoli alla nuova evangelizzazione?
13. Quali sono le priorità nella testimonianza cristiana
richieste dal tuo ambiente? Quali sono le persone che hanno maggiore
bisogno della testimonianza della carità da parte dei cristiani? In
che modo si svolge il servizio alla vita dal concepimento fino al termine
naturale? Quale attenzione si rivolge agli abusi sulle persone e alle
persone più esposte alla miseria materiale e morale?
Gesù Cristo, la Chiesa e la speranza
14. Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, è sorgente di
speranza per l'Europa. In quale modo la spiritualità, la comunione,
la testimonianza missionaria della Chiesa possono alimentare la speranza
oggi in Europa? La speranza offerta dalla tua Chiesa si fonda sull'offerta
dei beni propri del Vangelo o si affida ad altre risorse?
Altri argomenti
15. Nella tua Chiesa si manifestano esigenze e aspirazioni non comprese
nel Questionario o nel testo di questi Lineamenta,
ma che abbiano carattere di urgenza pastorale e siano comuni alle altre
Chiese particolari? Puoi suggerire altri argomenti da trattare nel Sinodo?
Repertorio
di testi del Santo Padre sull'Europa
Per la celebrazione della Prima Assemblea Speciale per l'Europa del
Sinodo dei Vescovi venne pubblicata una raccolta completa degli interventi
del Santo Padre Giovanni Paolo II e nei lettori l'ammirazione fu grande
nel costatare con quanta insistente sollecitudine il Papa avesse dedicato
discorsi, messaggi, appelli sull'argomento dell'Europa, delle novità
che l'avevano investita, del suo futuro ancora nebuloso, ma già
acutamente intravisto attraverso inequivocabili segni.
Questo alto magistero, che si impone all'attenzione anche fuori
della Chiesa, si è protratto, senza interruzione, negli anni
successivi, segnati dalle storiche e drammatiche vicende della
ricostruzione dei confini, delle coscienze e della libertà.
E così in questi anni, fino ad oggi, quella illimitata
meditazione sull'Europa non ha conosciuto soste e alla vigilia della
Seconda Assemblea si vede ampiamente arricchita questa vera e propria "Summa
de Europa" che il Santo Padre va componendo come appassionato e
pensoso tributo a questa terra e a questa Chiesa.
Qui si raccolgono alcuni documenti che nel periodo tra il 1992 e i
primi mesi del 1998 hanno rivelato l'instancabile insegnamento di Giovanni
Paolo II circa l'Europa. Si tratta soltanto di un saggio antologico, che
non intende dispensare il lettore dall'accedere alla fonte, anzi lo
sollecita verso di essa alla scoperta dell'intera ricchezza del presente
magistero pontificio in questa materia.
1 -Discorso ai Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa (1º
dicembre 1992), L'Osservatore Romano, 2 dicembre 1992, p. 5.
1. Di fronte alla nuova situazione, il cui inizio risale all'anno 1989, è
sorta la necessità di una nuova impostazione soprattutto delle
strutture del Consiglio delle Conferenze Episcopali dell'Europa (CCEE),
perché di per sè questo Consiglio comprende la Chiesa in
tutto il Continente..... Proprio perché esso, nella sua attività
istituzionale, possa ricevere nuova forza e più autorevole
efficacia, sono chiamati ad esserne membri gli stessi Presidenti delle
rispettive Conferenze Episcopali.
2. Se la parola "synodos" indica "la comunione
delle vie" sulle quali cammina la Chiesa, allora il Consiglio degli
Episcopati deve sistematicamente attualizzare, approfondire e rafforzare
tale "comunione". Questo è richiesto dal dinamismo
interiore della Chiesa. Questo è richiesto anche dalla missione
della Chiesa nel mondo contemporaneo (cfr. Gaudium et spes) e dal suo
servizio all'uomo - questo "uomo europeo" tra l'Atlantico e gli
Urali - perché proprio lui è la "via" della Chiesa
nel Continente....
3. Quando parliamo di "nuova evangelizzazione", lo facciamo
perché essa è sempre e dappertutto "nuova". "Gesù
Cristo è lo stesso ieri oggi e sempre" (Ebr 13, 8). Questa "novità"
appartiene all'identità del Vangelo e dell'evangelizzazione, che
costituisce un continno e permanente imperativo per i testimoni di
Cristo.....L'imperativo dell'evangelizzazione è, quindi, sempre
attuale.
Per quanto riguarda, invece, I'Europa, è noto che, nel secolo
presente, essa è stata attraversata da forti correnti di "contro-evangelizzazione"....
Siccome lo costatiamo dappertutto, occorre che da parte della Chiesa si
rinnovi e rafforzi la disponibilità a dare una testimonza coerente
in favore di Cristo, "che è lo stesso ieri, oggi e sempre...".
4. La Dichiarazione del Sinodo dell'anno scorso ha messo in rilievo la
necessità della collaborazione tra tutti i cristiani d'Europa, per
la causa del Vangelo. Da parte nostra vogliamo fare tutto il possibile a
favore di questa collaborazione ecumenica.
2 -Discorso al Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (16
aprile 1993), L'Osservatore Romano, 17 aprile 1993, p. 5.
Venerati Fratelli nell'Episcopato!
1. La liturgia di questi giorni propone alla nostra riflessione l'invito
della Prima Lettera di Pietro a costruire «un edificio spirituale»,
per offrire sacrifici graditi a Dio (cf. 1 Pt 2, 5).
Sono parole che ci aiutano a comprendere, ancor più a fondo, il
valore e la portata dell'impegno della Chiesa in questo singolare periodo
della storia europea: impegno di rinnovata evangelizzazione e di fattivo
concorso alla costruzione della «nuova Europa», aperta alla
solidarietà universale.
In tale contesto, il presente incontro può definirsi, in un certo
senso, «storico», giacché non solo imprime al Consiglio
delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE) un deciso impulso nella linea
della sua azione ormai consolidata da molti anni, ma contribuisce ad
adeguarlo ai «segni» e alle «sfide» del momento
presente, in modo da renderlo efficace strumento per la nuova
evangelizzazione in vista del terzo Millennio del Cristianesimo. Si
tratta di ricercare insieme le vie più idonee per evangelizzare
l'Europa e di promuovere un autentico rinnovamento sociale fondato su
Cristo risorto, «pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e
preziosa davanti a Dio» (1 Pt 2, 4). I Pastori si stringono
perciò a Cristo, in lui pongono la loro fiducia, su di lui, e
solo su di lui, fondano i loro progetti apostolici e missionari.
Con questi intendimenti ci siamo incontrati nell'Assemblea Speciale del
Sinodo dei Vescovi per l'Europa, svoltasi nell'autunno del 1991, ed «uniti
nel nome di Cristo, abbiamo pregato affinché potessimo ascoltare ciò
che lo Spirito dice oggi alle Chiese d'Europa (cf. Ap 2, 7-11-17)
ed esse sappiano discernere le vie per la nuova evangelizzazione del
nostro continente» (Dichiarazione conclusiva, proemio).
2. Da quell'importante assemblea sinodale sono scaturiti orientamenti e
proposte che il CCEE, nella sua nuova composizione, dovrà
approfondire e realizzare...
3. La storia del CCEE prende il suo avvio negli anni immediatamente
successivi al Concilio come risposta al bisogno, avvertito da molti, di
opportune forme di collaborazione fra le Chiese d'Europa. Dopo i primi
simposi - nel 1967 a Noordwijkerhout (Paesi-Bassi) e nel 1969 a Coira
(Svizzera) - che erano aperti ai vescovi dell'intero continente europeo,
fu fondato a Roma, nell'incontro del 23-24 marzo 1971, il «Consilium
Conferentiarum Episcopalium Europae», i cui statuti vennero
approvati il 10 gennaio 1977 dalla Congregazione per i Vescovi. Seguirono
altri simposi, tutti svoltisi a Roma, mentre, grazie a regolari contatti
fra i rappresentanti delle varie Conferenze Episcopali, soprattutto
dell'Europa occidentale, che potevano fra loro facilmente comunicare ed
incontrarsi, si è sempre più intensificato lo scambio di
informazioni, di esperienze e di punti di vista sui principali problemi
pastorali di ogni nazione, favorendo l'affermarsi di uno spirito di reale
collaborazione e fraterna comunione a dimensione europea.
Né va sottaciuto il contributo dato al dialogo ecumenico con le
diverse Confessioni cristiane mediante un apposito gruppo di lavoro misto
creato nel 1971 tra il CCEE e la Conferenza delle Chiese Europee (KEK).
Speciale attenzione è stata riservata anche alle problematiche
delle altre religioni. I frutti di tale paziente opera di ascolto e
ricerca fraterna sono consolanti: è, infatti, maturato un clima di
reciproco rispetto e si è estesa la collaborazione tra i cristiani
dell'intero continente, preoccupati tutti di recare agli uomini del nostro
tempo l'annuncio evangelico della salvezza.
4. Se ci si ferma ad analizzare gli argomenti affrontati nelle varie
assemblee generali del CCEE si nota nel tempo una certa evoluzione:
nei primi anni l'accento è posto sulle tematiche tipiche del
post-Concilio, in seguito l'interesse viene rivolto a problemi più
specificamente europei. A fronte delle profonde e complesse trasformazioni
della società negli ambiti culturale, politico, etico e spirituale,
è maturata sempre più la coscienza di una nuova
evangelizzazione.
Dopo gli eventi del 1989, che hanno visto crollare ideologie per
lunghi anni dominanti e cadere storiche barriere fra i popoli dell'Europa,
l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l'Europa svoltasi nel 1991
ha rappresentato in tale prospettiva una tappa importante e
provvidenziale. «L'Europa - ricorda la Dichiarazione conclusiva - non
deve oggi semplicemente fare appello alla sua precedente eredità
cristiana: occorre infatti che sia messa in grado di decidere nuovamente
del suo futuro nell'incontro con la persona e il messaggio di Gesù
Cristo» (n. 2).
L'Europa è pertanto chiamata ad una necessaria opera di
coraggiosa «autoevangelizzazione», missione a cui la Chiesa
intende provvedere nel contesto delle mutate situazioni sociali e
politiche, che favoriscono sicuramente un più proficuo incontro
e «scambio dei doni» fra le Comunità
ecclesiali dell'Est e dell'Ovest.
Auspico di cuore, e per questo prego, che il Signore benedica gli sforzi
sin qui profusi dal vostro organismo ed infonda sempre più aperto
slancio alla vostra azione quanto mai importante per il futuro del
continente.
5. Il CCEE si trova, in effetti, di fronte a delicati compiti in ordine
alla nuova evangelizzazione dell'Europa: occorre provvedere alla
promozione di una sempre più intensa comunione fra le diocesi e fra
le Conferenze Episcopali Nazionali, all'incremento della collaborazione
ecumenica tra i cristiani e al superamento degli ostacoli che minacciano
il futuro della pace e del progresso dei popoli, al rafforzamento della
collegialità affettiva ed effettiva e della «communio»
gerarchica.
Venerati Fratelli nell'Episcopato, mi sia permesso di offrirvi qui
qualche riflessione che spero utile per meglio impostare i vostri lavori,
in questa fase di rinnovamento e di programmazione.
Alla luce della positiva esperienza degli anni passati, il CCEE, che è
un organismo continentale, si occuperà dei problemi connessi
con la situazione ed i compiti della Chiesa in Europa. Se è vero
che, in base alle esigenze della sussidiarietà, ciascuna
Conferenza nazionale si dedica a quanto è di sua precipua
competenza, così come il Pastore di una diocesi si consacra al
servizio della porzione di popolo cristiano affidata alle sue cure, è
tuttavia facilmente intuibile che essa non può ridurre il suo
orizzonte ai confini della Nazione, dal momento che la realtà
riveste sempre un particolare «taglio» europeo. Il compito del
CCEE è allora quello di analizzare le problematiche da tale
angolatura, valutandone le implicazioni sovranazionali e con questo
fornendo un valido aiuto agli Episcopati di ogni regione ed ai Pastori
delle Chiese locali.
6.Conoscere l'uomo europeo e quanto lo concerne è indispensabile
per l'adempimento della missione salvifica del popolo di Dio nel
continente. Ma una tale e aggiornata conoscenza è ugualmente
importante perché il CCEE possa autorevolmente presentarsi dinanzi
all'opinione pubblica, nelle diverse sue istanze, come testimone e
portavoce di una incisiva presenza della Chiesa. La comunità
dei credenti ha così modo di far sentire la sua voce anche negli
ambiti civili, voce di una comunità concorde e tutta
protesa ad annunciare il vangelo della speranza e della carità.
Da questo punto di vista risulta quanto mai opportuno il dialogo con le
altre Confessioni cristiane, riunite nel KEK. La collaborazione, tuttavia,
deve essere coltivata soprattutto in vista del ristabilimento
progressivo della piena unità fra i cristiani nel «vecchio»
continente, nel quale si sono prodotte da principio le divisioni e le
sofferte lacerazioni.
Così, oltre che alla sussidiarietà, il CCEE deve ispirare
la propria azione alla solidarietà, nei suoi molteplici
aspetti: solidarietà fra gli Episcopati cattolici, solidarietà
nella ricerca dell'unità fra tutti i cristiani, solidarietà,
infine, con l'Europa, continente nel quale popoli diversi sono incamminati
sulla strada dell'intesa politico-sociale ed economica. Mediante il CCEE,
la Chiesa cercherà di infondere alla comunità continentale
un «supplemento d'anima», ravvivando in essa quella che potrebbe
dirsi «l'anima dell'Europa».
7. Come non rendersi conto, venerati e carissimi Fratelli
nell'Episcopato, che tutto ciò si collega strettamente con la
svolta storica del nuovo Millennio ? Una missione evangelizzatrice di
vaste dimensioni tutti ci incalza. Occorre riscoprire e rinsaldare le
radici cristiane delle diverse nazioni e dell'intero continente; occorre
far emergere il lievito cristiano che ha permeato le molteplici
espressioni del suo patrimonio culturale e promuovere la presenza del
fermento evangelico nell'«oggi» e nel «domani»
dell'Europa, specialmente dinanzi ai tentativi, non così
nascosti, di emarginare la fede e la verità salvifica da ogni
manifestazione della vita pubblica.
E non si potrebbe pensare, proprio nell'ottica di questa urgenza
evangelizzatrice, ad un «programma» europeo in vista del
prossimo giubileo della fede dell'anno 2000?
8. La solidarietà, che deve animare le relazioni fra le diverse
componenti della società ecclesiale e civile, non mancherà
di spingere il CCEE ad allargare gli orizzonti e ad avviare contatti ed
intese anche con le Chiese ed i popoli «fuori dell'Europa». Non
si tratta soltanto di un problema organizzativo e di rapporti permanenti
da tessere con analoghe organizzazioni operanti negli altri continenti.
L'obiettivo è ben più alto e più essenziale è
il compito che lo attende. Si tratta, infatti, di mettere in luce la
stretta solidarietà che esiste fra l'Europa e i Paesi dell'Africa,
dell'Asia e delle Americhe, nei confronti dei quali il continente
europeo, e le Chiese in esso operanti, hanno meriti ma anche debiti da
assolvere. Crescere in questa coscienza e far maturare nella solidale
consapevolezza di essere gli uni responsabili degli altri, soprattutto dei
più poveri e meno fortunati, sarà la vostra ansia costante,
in adempimento di quel Vangelo della carità e della pace che in
questo tempo di Pasqua il Risorto proclama con potenza per l'intera umanità.
9. Ci rivolgiamo, allora, a Cristo vincitore della morte e del peccato
per riaffermare la nostra disponibilità a costruire con l'offerta
di noi stessi quell'«edificio spirituale» in cui regna la sua
giustizia ed il suo amore.
Certo, grande è la consapevolezza del nostro limite, ma
altrettanto potente è la certezza della sua presenza e del suo
costante intervento salvifico.
La missione dei credenti, venerati Fratelli nell'Episcopato, è
sempre e dappertutto rivolta al futuro. Verso il futuro
escatologico, del quale siamo certi nella fede, e verso il futuro storico,
del quale possiamo essere umanamente incerti. Pensiamo ai primi
evangelizzatori del continente europeo, ai Santi Pietro e Paolo; a San
Benedetto, Padre del monachesimo in occidente, che tanto rilievo ha avuto
nella formazione dell'Europa cristiana; pensiamo ugualmente a quanti hanno
spianato le vie del Vangelo verso nuovi popoli, come Agostino, Bonifacio o
i santi Fratelli di Tessalonica, Cirillo e Metodio. Neppure essi erano
sicuri dell'umana riuscita della loro missione e persino della loro stessa
sorte. Potente più di ogni incertezza fu la fede e salda la
speranza; più potente fu l'amore di Cristo che li «spingeva»
(cf. 2 Cor 5, 14). Nella loro audacia apostolica si rese visibile
lo Spirito operante e santificatore. Come loro, anche noi siamo
invitati ad essere, nell'epoca in cui viviamo, strumenti docili ed
efficaci dell'azione dello Spirito.
Invochiamo per questo Maria, Stella dell'evangelizzazione, ed a Lei
affidiamo lo sviluppo del nuovo CCEE, al servizio del continente europeo e
del suo cristiano avvenire.
Con tali sentimenti, vi ringrazio per il lavoro di questi giorni e
rinnovo a ciascuno fervidi e fraterni auguri pasquali. Unisco una
particolare Benedizione Apostolica per le vostre persone e le comunità
ecclesiali affidate alle vostre cure pastorali.
3 -Messaggio in occasione del 50º anniversario della fine della
seconda guerra mondiale in Europa, L'Osservatore Romano, 21 maggio 1995,
p. 4, nº 1, 2, 11-16.
1. Cinquant'anni fa, l'8 maggio 1945, si concludeva sul suolo europeo la
seconda guerra mondiale. La fine di quel terribile flagello, mentre
ravvivava nei cuori l'attesa del ritorno dei prigionieri, dei deportati e
dei rifugiati, vi suscitava il desiderio di costruire un'Europa migliore.
Il Continente poteva ricominciare a sperare in un futuro di pace e di
democrazia.
A mezzo secolo di distanza, i singoli, le famiglie, i popoli
custodiscono ancora il ricordo di quei sei terribili anni: memorie di
paure, di violenze, di penuria estrema, di morte; esperienze drammatiche
di separazioni dolorose, vissute nella privazione di ogni sicurezza e
libertà; traumi incancellabili dovuti a stermini senza fine.
Col trascorrere del tempo si comprende meglio il senso
2. Non fu facile allora comprendere appieno le dimensioni molteplici e
tragiche del conflitto. Ma, col passare degli anni, è andata
crescendo la consapevolezza dell'incidenza che quell'evento ha avuto sul
secolo XX e sull'avvenire del mondo. La seconda guerra mondiale non è
stata soltanto un episodio storico di primo piano; essa ha segnato una
svolta per l'umanità contemporanea. Col trascorrere del tempo, i
ricordi non devono impallidire; devono piuttosto farsi lezione severa per
la nostra e per le future generazioni.
Che cosa quella guerra abbia significato per l'Europa e per il mondo lo
si è compreso in questi cinque decenni grazie all'acquisizione di
nuovi dati che hanno consentito una migliore conoscenza delle sofferenze
da essa causate. La tragica esperienza compiuta tra il 1939 ed il 1945
rappresenta oggi come un punto di riferimento necessario per chi vuole
riflettere sul presente e sul futuro dell'umanità.
Nel 1989, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'inizio della
guerra, scrivevo: «Cinquant'anni dopo, abbiamo il dovere di
ricordarci davanti a Dio di quei fatti drammatici, per onorare i morti e
per compiangere tutti quelli che questo dilagare di crudeltà ha
ferito nel cuore e nel corpo, completamente perdonando le offese».
Occorre mantenere viva la memoria di quanto è accaduto: è
un nostro preciso dovere. Sei anni orsono, in coincidenza con
l'anniversario ora ricordato, nell'Est europeo si andavano delineando
inediti scenari sociali e politici con la rapida caduta dei regimi
comunisti. Era un rivolgimento sociale profondo che consentiva di
eliminare alcune tragiche conseguenze della guerra mondiale, la cui fine
non aveva di fatto significato per molte Nazioni europee l'inizio del
pieno godimento della pace e della democrazia, come sarebbe stato logico
attendersi il 9 maggio 1945. Alcuni popoli infatti avevano perso il potere
di disporre di se stessi, ed erano stati chiusi nei confini soffocanti di
un impero, mentre si cercava di distruggere, oltre che le tradizioni
religiose, la loro memoria storica e la secolare radice della loro
cultura. È quanto ho voluto sottolineare nella Lettera enciclica
Centesimus annus. Per tali popoli, in un certo senso, solo nel
1989 la seconda guerra mondiale ha avuto fine...
La guerra non è scomparsa
11. Con il 1945, le guerre non sono purtroppo finite. Violenza,
terrorismo ed attacchi armati hanno continuato a funestare questi ultimi
decenni.
Si è assistito alla cosiddetta «guerra fredda», che ha
visto contrapporsi minacciosamente due blocchi in equilibrio tra loro
grazie ad una costante corsa agli armamenti. Ed anche quando è
venuta meno questa bipolare contrapposizione, non sono finiti gli scontri
bellici.
Troppi conflitti in diverse parti del mondo sono ancora oggi aperti.
L'opinione pubblica, colpita dalle orrende immagini che entrano ogni
giorno nelle case attraverso la televisione, reagisce emotivamente, ma
finisce troppo presto con l'abituarsi e quasi con l'accettare
l'ineluttabilità degli eventi. Questo, oltre che ingiusto, è
oltremodo pericoloso. Non si deve dimenticare quanto è successo nel
passato e quanto anche oggi succede. Sono drammi che toccano innumerevoli
vittime innocenti, le cui grida di terrore e di sofferenza chiamano in
causa le coscienze di tutti gli onesti: non si può e non si deve
cedere alla logica delle armi!
La Santa Sede, anche attraverso la firma dei principali Trattati e
Convenzioni internazionali, ha voluto richiamare, e continua a farlo
instancabilmente, la Comunità delle Nazioni all'urgenza di
rafforzare le norme circa la non-proliferazione delle armi nucleari e
l'eliminazione delle armi chimiche e biologiche, come pure di quelle
particolarmente traumatiche e con effetti indiscriminati. Parimenti la
Santa Sede ha recentemente invitato l'opinione pubblica a prendere più
viva coscienza del perdurante fenomeno del commercio delle armi, fenomeno
grave circa il quale è necessaria ed urgente una seria riflessione
etica. Occorre pure ricordare che non solo la militarizzazione degli
Stati, ma anche il facile accesso alle armi da parte dei privati,
favorendo il diffondersi della delinquenza organizzata e del terrorismo,
costituisce una imprevedibile e costante minaccia per la pace.
Una scuola per tutti i credenti
12. Mai più la guerra! Sì alla pace! Questi erano i
sentimenti comunemente manifestati all'indomani di quello storico 8 maggio
1945. I sei terribili anni del conflitto sono stati per tutti un'occasione
di maturazione alla scuola del dolore: anche i cristiani hanno avuto modo
di riavvicinarsi tra di loro e di interrogarsi sulle responsabilità
delle loro divisioni. Essi hanno inoltre riscoperto la solidarietà
di un destino che li accomuna tra loro e con tutti gli uomini, di
qualsiasi nazione essi siano. In tal modo, l'evento che ha segnato il
massimo della lacerazione e della divisione tra i popoli e le persone si è
rivelato per i cristiani un'occasione provvidenziale per prendere
coscienza di una comunione profonda nella sofferenza e nella
testimonianza. Sotto la croce di Cristo, membri di tutte le Chiese e
Comunità cristiane hanno saputo resistere fino al sacrificio
supremo. Molti di essi hanno sfidato esemplarmente, con le armi pacifiche
della testimonianza sofferta e dell'amore, i torturatori e gli oppressori.
Insieme ad altri, credenti e non credenti, uomini e donne di ogni razza,
religione e nazione, hanno lanciato ben alto, al di sopra della marea
montante della violenza, un messaggio di fratellanza e di perdono.
In questo anniversario, come non fare memoria di tali cristiani che,
rendendo testimonianza contro il male, hanno pregato per gli oppressori e
si sono curvati a curare le piaghe di tutti? Nella condivisione della
passione, essi hanno avuto modo di riconoscersi fratelli e sorelle,
sperimentando tutta l'illogicità delle loro divisioni. La
sofferenza condivisa li ha portati a sentire maggiormente il peso delle
divisioni tuttora esistenti tra i seguaci di Cristo e delle conseguenze
negative da esse derivanti per la costruzione dell'identità
spirituale, culturale e politica del continente europeo. La loro
esperienza è per noi un monito: su questa linea occorre proseguire,
pregando e lavorando con intensa fiducia e generosità, nella
prospettiva dell'ormai prossimo Grande Giubileo del 2000. Verso quella
meta siano incamminati con un pellegrinaggio di penitenza e
riconciliazione, nella speranza di poter realizzare finalmente la
piena comunione tra tutti i credenti in Cristo, con sicuro vantaggio per
la causa della pace.
13. L'onda di dolore, che con la guerra si è riversata sulla
terra, ha spinto i credenti di tutte le religioni a mettere le
loro risorse spirituali al servizio della pace. Ogni religione, sia pure
con percorsi storici diversi, ha vissuto tale singolare esperienza in
questi 5 decenni. Il mondo è testimone che, dopo l'immane tragedia
della guerra, è nato qualcosa di nuovo nella coscienza dei credenti
delle varie Confessioni religiose: essi si sentono più responsabili
della pace tra gli uomini e hanno cominciato a collaborare tra di loro. La
«Giornata mondiale di preghiera per la pace» ad Assisi, il 27
ottobre 1986, ha pubblicamente consacrato questo atteggiamento maturato
nella sofferenza. Assisi ha rivelato «il legame intrinseco che unisce
un autentico atteggiamento religioso e il grande bene della pace».
Nelle successive «Giornate di preghiera per la pace nei Balcani»
(ad Assisi il 9-10 Gennaio 1993 e nella Basilica di San Pietro il 23
gennaio del 1994) si è sottolineato specialmente il contributo
specifico richiesto ai credenti per la promozione della pace mediante le
armi della preghiera e della penitenza.
Il mondo, che si avvia alla fine del secondo Millennio, attende dai
credenti un'azione più incisiva in favore della pace. Ai
rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni, riuniti a
Varsavia nel 1989 per il cinquantesimo anniversario dell'inizio del
conflitto, dicevo: «Dal cuore delle nostre diverse tradizioni
religiose scaturisce la testimonianza della partecipazione compassionevole
ai dolori dell'uomo, del rispetto per la sacralità della vita. È
questa una grande energia spirituale che rende fiduciosi per il futuro
dell'umanità». Le tristi vicende del secondo conflitto
mondiale, a cinquant'anni di distanza, ci rendono maggiormente consapevoli
dell'esigenza di liberare, con rinnovata forza ed impegno, queste energie
spirituali.
È doveroso, a questo proposito, ricordare che proprio dalla
terribile esperienza della guerra è nata l'Organizzazione delle
Nazioni Unite, considerata dal Papa Giovanni XXIII di v.m. uno dei segni
dei nostri tempi per la «volontà di mantenere e consolidare la
pace tra i popoli». Dal crudele disprezzo per la dignità e per
i diritti delle persone è nata inoltre la Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo. Il cinquantesimo anniversario delle
Nazioni Unite, che si celebra quest'anno, dovrà essere l'occasione
per rafforzare l'impegno della comunità internazionale a servizio
della pace. A tal fine, occorrerà assicurare all'Organizzazione
delle Nazioni Unite gli strumenti di cui essa ha bisogno per perseguire
efficacemente la sua missione.
C'è chi ancora prepara la guerra
14. Si tengono in questi giorni celebrazioni e manifestazioni in molte
parti d'Europa alle quali prendono parte Autorità civili e
Responsabili di ogni Comunità e Paese. Unendomi al ricordo del
sacrificio di tante vittime della guerra, vorrei invitare tutti gli uomini
di buona volontà a riflettere seriamente sulla necessaria coerenza
che deve esservi tra la memoria del terribile conflitto mondiale e gli
orientamenti della politica nazionale ed internazionale. In particolare,
occorrerà disporre di efficaci strumenti di controllo del
mercato internazionale delle armi ed insieme prevedere strutture
adeguate di intervento in caso di crisi, per indurre tutte le parti a
preferire la trattativa allo scontro violento. Non è forse vero
che, mentre celebriamo la riconquista della pace, c'è purtroppo chi
ancora prepara la guerra sia mediante la promozione di una cultura di odio
che mediante la diffusione di sofisticate armi belliche? Non è
forse vero che in Europa restano aperti dolorosi conflitti che attendono
da anni pacifiche soluzioni? Questo 8 maggio 1995 non è purtroppo
un giorno di pace per alcune regioni dell'Europa! Penso in particolare,
alle martoriate terre dei Balcani e del Caucaso, dove ancora rumoreggiano
le armi ed altro sangue umano continua ad essere versato.
A vent'anni dalla fine della seconda guerra mondiale, nel 1965, Paolo
VI, parlando all'O.N.U., si chiedeva: «Arriverà mai il mondo a
cambiare la mentalità particolaristica e bellicosa che finora ha
intessuto tanta parte della sua storia?». È una domanda che
ancora attende una risposta. Ravvivi in tutti la memoria della seconda
guerra mondiale il proposito di operare - ciascuno secondo le proprie
possibilità - a servizio di una decisa politica di pace in Europa e
nel mondo intero.
Un significato speciale per i giovani
15. Il pensiero va ai giovani, che non hanno sperimentato personalmente
gli orrori di quella guerra. Ad essi dico: cari giovani, ho grande fiducia
nella vostra capacità di essere autentici interpreti del Vangelo.
Sentitevi personalmente impegnati al servizio della vita e della pace. Le
vittime, i combattenti ed i martiri del secondo conflitto mondiale erano
in gran parte giovani come voi. Per questo chiedo a voi, giovani del 2000,
di vigilare attentamente di fronte all'insorgere della cultura dell'odio e
della morte. Respingete le ideologie ottuse e violente; respingete ogni
forma di nazionalismo esasperato e di intolleranza; è per queste
vie che si introduce insensibilmente la tentazione della violenza e della
guerra.
A voi è affidata la missione di aprire nuove vie di fratellanza
tra i popoli, per costruire un'unica famiglia umana, approfondendo la «legge
della reciprocità del dare e del ricevere, del dono di sé e
dell'accoglienza dell'altro». Lo richiede la legge morale iscritta
dal Creatore nell'intimo di ogni persona, legge da Lui ribadita nella
Rivelazione dell'Antico Testamento e portata infine a perfezione da Gesù
nel Vangelo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Lv
19, 18; Mc 12, 31); «Come Io vi ho amato così
amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34). È
possibile realizzare la civiltà dell'amore e della verità
solo se l'apertura all'accoglienza dell'altro si estende ai rapporti tra i
popoli, fra le nazioni e le culture. Risuoni nella coscienza di tutti
questo invito: Ama gli altri popoli come il tuo!
La via del futuro dell'umanità passa per l'unità; e l'unità
autentica - questo è l'annuncio evangelico - passa per Gesù
Cristo, nostra riconciliazione e nostra pace (cfr Ef 2, 14-18).
Il bisogno di un cuore nuovo
16. «Ricordati di tutto il cammino che il Signore Dio tuo ti ha
fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e
metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti
osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto
provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che
neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo
non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca
del Signore» (Dt 8, 2-3).
Non siamo ancora entrati nella «terra promessa» della pace. La
memoria del doloroso cammino della guerra e di quello non facile del
secondo dopoguerra ce lo richiama costantemente. Questo cammino, nei tempi
bui della guerra, nei momenti difficili del dopoguerra, nei nostri incerti
e problematici giorni, ha spesso rivelato che nel cuore degli uomini, ed
anche dei credenti, è forte la tentazione dell'odio, del disprezzo
dell'altro, della prevaricazione. In questo stesso cammino, però,
non è mancato l'aiuto del Signore, che ha fatto germinare
sentimenti di amore, di comprensione e di pace, insieme col sincero
desiderio di riconciliazione e di unità. Come credenti, siamo
consapevoli che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Sappiamo pure che la pace si radica nei cuori di quanti si aprono a Dio.
Ricordarsi della seconda guerra mondiale e del cammino percorso nei
decenni successivi non può non evocare nei cristiani l'esigenza di
un cuore nuovo, capace di rispettare l'uomo e di promuoverne l'autentica
dignità.
Questa è la base della vera speranza per la pace del mondo: «Un
sole - ha profetato Zaccaria - sorge per rischiarare quelli che stanno
nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via
della pace» (Lc 1, 78-79). In questo tempo pasquale, che
celebra la vittoria di Cristo sul peccato, elemento disgregatore e
apportatore di lutti e squilibri, ritorna sulle nostre labbra
l'invocazione con cui si chiude l'Enciclica Pacem in terris del
mio venerato Predecessore Giovanni XXIII: «Illumini il Signore i
responsabili dei popoli, affinché accanto alle sollecitudini per il
giusto benessere dei cittadini, garantiscano e difendano il gran dono
della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che
dividono, ad accrescere i vincoli della mutua carità, a comprendere
gli altri, a perdonare coloro che hanno recato ingiurie; in virtù
della Sua azione, si affratellino tutti i popoli della terra e fiorisca in
essi e sempre regni la desideratissima pace».
Maria, Mediatrice di grazia, sempre vigile e premurosa verso tutti i
suoi figli, ottenga per l'umanità intera il dono prezioso della
concordia e della pace.
4 -Omelia della Santa Messa celebrata a Paderborn (22 giugno 1996),
L'Osservatore Romano, 23 giugno 1996, p. 5, nn. 3 e 6.
Cari fratelli e care sorelle
3. .... Anche il nostro secolo lascia dietro di sé un ricco
martirologio (cfr Lettera Apostolica Tertio Millennio adveniente,
n. 37). Sforziamoci per fare in modo che tutte queste testimonianze di
un'autentica grandezza dello spirito e della santità non vengano
dimenticate.
Un martirologio non è solo una registrazione di fatti. È
un'esortazione. Anche il martirio del nostro secolo è
un'esortazione. Anche l'opera del Concilio Vaticano II non è forse
sorta da essa? E la Giornata mondiale della preghiera per la pace? Le
tante iniziative apostoliche come, ad esempio, gli incontri mondiali della
gioventù?
Attraverso il martirio, che rappresenta l'esperienza del nostro
secolo, la Chiesa ha acquisito una migliore comprensione di se stessa
e del suo compito nel mondo...
6. Cari fratelli e care sorelle, l'unica speranza e «l'unità
dello Spirito» ci uniscono come Chiesa cattolica, ossia universale.
In questo luogo che, non da ultimo grazie all'impegno dell'indimenticato
Cardinale Jaeger, è di grande importanza per l'ecumenismo, esorto
di nuovo tutti i cristiani all'unità! Proprio in vista dell'Anno
Santo del 2000, la Chiesa rivolge una preghiera insistente allo Spirito
Santo e invoca la grazia dell'unità di tutti i cristiani (cfr Tertio
Millennio adveniente, n. 34).
7. Cari fratelli e care sorelle, l'anno 1989 ha cambiato radicalmente il
mondo. Questo unico mondo cresce sempre più velocemente e diventa
sempre più piccolo. Dovremmo dare il benvenuto a questo processo,
perché offre a innumerevoli persone una nuova prospettiva di vita.
Ma questa crescita congiunta di Nord e Sud, Est e Ovest, deve assumere una
forma degna dell'uomo. Non ne deve nascere un mondo che potrebbe essere di
nuovo caratterizzato da una «ideologia radicale di tipo capitalistico»
(Centesimus annus, n. 42). Il mondo spera in un relazionarsi di
nazioni e di Stati che rispetti i diritti vitali di tutti gli uomini e che
promuova il loro sviluppo. Specialmente per i Paesi ricchi ciò
significa imparare a condividere, e non solo aiutare i popoli bisognosi,
ma anche accoglierli e accettarli come partner. Questa inevitabile
trasformazione deve e può realizzarsi in solidarietà e in
giustizia.
8. Lo stesso vale per l'unità dell'Europa, che non deve
consistere solo in una comunanza degli interessi materiali. I suoi
fondamenti sono il consenso sugli obiettivi e valori ideali fondamentali,
la comune eredità culturale e, non da ultima, un'unione dello
spirito e dei cuori. Senza la fede cristiana mancherà l'anima
all'Europa. Noi cristiani siamo chiamati a prenderci cura dello spirito
che unirà e plasmerà l'Europa futura. Questa è una
grande sfida e una grande responsabilità che vogliamo e dobbiamo
assumere seriamente superando i confini.
5 -Angelus (Berlino, 23 giugno 1996), L'Osservatore Romano,
24-25 giugno 1996, p. 8
Care Sorelle e Cari Fratelli!
1. Alla fine della celebrazione vorrei ancora una volta salutarvi di
cuore e ringraziarvi per questa commovente solennità della
beatificazione di Karl Leisner e Bernhard Lichtenberg. Proprio la storia e
il carattere di simbolo di questa città ci esortano a svolgere, in
ogni occasione opportuna o non opportuna, il compito che è stato
affidato a noi e a loro. Dobbiamo chiamare sinceramente per nome la
ragione e il torto, la giustizia e l'ingiustizia, l'umanità e la
disumanità e schierarci apertamente e con decisione per la libertà,
la solidarietà e la dignità dell'uomo.
2. Da questa famosa città, che ha vissuto in modo particolare il
destino della storia europea di questo secolo, vorrei annunciare a tutta
la Chiesa la mia intenzione di convocare una Seconda Assemblea speciale
del Sinodo dei Vescovi per l'Europa. Insieme ad altre simili assemblee
sinodali in altre parti del mondo, essa dovrà occuparsi della
preparazione del grande Giubileo dell'anno 2000 (cfr Tertio Millennio
adveniente, n. 38).
Dopo i noti avvenimenti del 1989 e le nuove condizioni createsi in
seguito alla caduta del muro che era stato eretto proprio in questa città,
sembrò necessaria una riflessione dei rappresentanti delle
Conferenze Episcopali del Continente. L'Assemblea speciale del 1991 svolse
questo compito. Gli ulteriori sviluppi dei cinque anni seguenti in Europa
hanno offerto l'opportunità di un nuovo incontro con i
rappresentanti dei Vescovi europei al fine di analizzare la situazione
della Chiesa in vista del Giubileo. È necessario fare in modo che
le grandi forze spirituali del Continente possano dispiegarsi in tutte le
direzioni e che vengano creati i presupposti per un'epoca di autentica
rinascita a livello religioso, sociale ed economico. Ciò sarà
frutto di un nuovo annuncio del Vangelo.
3. Invito tutti voi a invocare fin d'ora l'intercessione celeste dei
Patroni d'Europa, san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio. Partendo
dalle rispettive tradizioni occidentali e orientali riuscirono a offrire
un contributo fondamentale all'unità culturale e spirituale di
questa parte della terra.
Vorrei affidare la prossima assemblea sinodale anche a tutti i Beati e a
tutti i Santi del vecchio Continente e in particolare alla protezione
materna della Santissima Vergine Maria, tanto venerata da tutti i popoli
d'Europa. Ella, che per prima, mediante il suo «fiat», ha
accolto il Verbo incarnato e lo ha offerto a tutta l'umanità, ci
accompagni e ci sostenga nel nostro cammino fino allo storico traguardo
dell'inizio del terzo millennio cristiano.
6 -Regina Caeli (Sarajevo, 13 aprile 1997), L'Osservatore
Romano, 14-15 aprile 1997, p. 9.
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Al termine di questa solenne Concelebrazione, mentre secondo
un'antica e bella tradizione in tutto l'orbe si elevano le lodi alla Madre
di Dio con la recita del Regina Caeli, il mio pensiero si rivolge
in preghiera all'intera regione nella quale vivono, insieme con altri
popoli, gli slavi del sud. Un tratto significativo accomuna i cristiani di
queste terre: la profonda devozione ed il grande amore per la Madre di
Dio.
Con intensa gratitudine a Dio ricordo le visite che ho potuto effettuare
in Albania, nell'aprile del 1993, in Croazia, nel
settembre del 1994, ed in Slovenia, nel maggio dell'anno scorso.
Mentre la mia permanenza a Sarajevo e nella Bosnia ed Erzegovina volge
ormai al termine, desidero far pervenire un cordiale saluto a tutte le
popolazioni della vicina Repubblica Federale di Jugoslavia, che da
tanto tempo desidero visitare e che accompagno con la mia solidarietà,
unita alla preghiera, nelle loro difficoltà e nelle loro speranze.
Il mio pensiero beneaugurante va anche alle popolazioni dell'ex Repubblica
jugoslava di Macedonia, per le quali invoco dal Signore pace e
prosperità.
2. Come in ogni altra parte del mondo, anche in queste regioni la Santa
Sede promuove il rispetto della uguale dignità dei popoli e del
loro diritto a scegliere liberamente il proprio avvenire. Al tempo stesso,
essa si adopera perché sia salvaguardato ogni possibile spazio di
mutua solidarietà, in un clima di pacifica e civile convivenza.
Ciò richiede il coraggio della lungimiranza e la pazienza
dei piccoli passi, affinché lo spirito di leale e costruttiva
intesa fiorisca fino a portare frutti abbondanti. Il clima della pace e
del reciproco rispetto è l'unica via per combattere nel modo più
efficace i nazionalismi esasperati, colpevoli di tanti lutti e di tanti
danni passati e recenti.
Queste terre, nelle quali Oriente e Occidente hanno sentito più
acuta la fatica del dialogo e della reciproca collaborazione, sono
diventate il simbolo del nostro secolo seminato di amarezze, ma anche
ricco di promesse per l'intera Europa.
3. Da Sarajevo, città simbolo di questo ventesimo secolo che
volge al termine, giunga a tutti i popoli europei l'appello per un
impegno solidale sulla via della pace! Il nuovo millennio ormai alle
porte si apra con la decisa determinazione di costruire un'era di civile
crescita nella concordia con l'apporto dei doni particolari di cui ogni
Nazione, nel corso della sua storia, è stata arricchita da Dio,
Signore e Padre di tutti i popoli!
È questo il cordiale auspicio, che insieme a voi affido con
fiducia a Maria, Regina della Pace, invocandola con la tradizionale
preghiera del tempo pasquale.
7 -Omelia della Santa Messa per il millennio del martirio di
Sant'Adalberto (Gniezno, 3 giugno 1997), L'Osservatore Romano, 4 giugno
1997, pp. 6-7.
1. Veni, Creator Spiritus! Oggi ci troviamo presso la tomba di
sant'Adalberto a Gniezno. In questo modo siamo al centro del millennio di
Adalberto. Un mese fa ho iniziato questo itinerario in onore di
sant'Adalberto a Praga e a Libice, diocesi di Hradec Králové
- da lì infatti egli proveniva. E oggi siamo a Gniezno, nel luogo -
si può dire - dove egli terminò la sua peregrinazione
terrena. Rendo grazie a Dio uno e trino, perché al tramonto di
questo millennio mi viene dato nuovamente di pregare presso le reliquie di
sant'Adalberto, che sono uno dei più grandi tesori della nostra
nazione. Vogliamo seguire questo percorso spirituale di sant'Adalberto,
che in un certo senso comincia dal Cenacolo. L'odierna liturgia ci conduce
proprio al Cenacolo, dove gli Apostoli tornarono dal Monte degli Ulivi
dopo l'ascensione di Cristo in cielo. Per quaranta giorni dopo la
risurrezione Egli appariva loro e parlava con loro del Regno di Dio.
Raccomandò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere
la promessa del Padre: «... quella... che voi avete udito da me»,
diceva. «Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete
battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni... avrete forza dallo
Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a
Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini
della terra» (At 1, 5.8). Gli Apostoli, dunque, ricevono il
mandato missionario. In virtù delle parole del Risorto devono
andare in tutto il mondo ad ammaestrare tutte le nazioni battezzandole nel
nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo (cfr. Mt 28,
14-20). Per ora, tuttavia, tornano al Cenacolo e là rimangono in
preghiera, attendendo il compimento della promessa. Il decimo giorno,
nella festa di Pentecoste, Cristo inviò loro lo Spirito Santo, che
trasformò i loro cuori. Divennero forti e pronti ad assumersi il
mandato missionario. Iniziarono così l'opera di evangelizzazione.
La Chiesa continua quest'opera. I successori degli Apostoli continuano ad
andare in tutto il mondo ad ammaestrare tutte le nazioni. Verso il termine
del primo millennio, in terra polacca giunsero i figli di varie nazioni già
cristianizzate, specialmente quelli delle nazioni confinanti. Tra essi
occupa un posto centrale sant'Adalberto, giunto in Polonia dalla vicina ed
affine Boemia. Egli fu all'origine, in un certo senso, del secondo inizio
della Chiesa nelle terre dei Piast. Il battesimo della nazione nel 966, ai
tempi di Mieszko I, venne confermato con il sangue del Martire. E non
soltanto questo: con lui la Polonia entra nella famiglia dei Paesi
europei. Presso le reliquie di sant'Adalberto, infatti, si incontrano
l'imperatore Ottone III e Boleslao il Prode, alla presenza di un legato
pontificio.
Quest'incontro ha un'importanza di portata storica l'«Incontro
di Gniezno». Ovviamente ebbe un significato politico, ma anche
ecclesiale. Presso la tomba di sant'Adalberto viene proclamata dal Papa
Silvestro II la prima metropoli polacca: Gniezno, alla quale furono unite
le sedi episcopali di Cracovia, di Wroclaw e di Kolobrzeg.
2. Il seme che muore porta molto frutto (cfr. Gv 12, 24). Queste
parole del Vangelo di Giovanni, rivolte un giorno da Cristo agli Apostoli,
trovano singolare applicazione in Adalberto. Morendo, egli diede la
testimonianza suprema. «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la
sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv
12, 25). Sant'Adalberto rese anche testimonianza al servizio apostolico.
Dice infatti Cristo: «Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono
io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo
onorerà» (Gv 12, 26). Adalberto seguì Cristo.
Fece un lungo cammino, che lo portò dalla nativa Libice a Praga, da
Praga a Roma. Quando, poi, dovette ancora imbattersi nella resistenza dei
suoi connazionali di Praga, partì come missionario verso la Pianura
della Pannonia e in seguito, attraverso la Porta di Moravia, a Gniezno e
sul Baltico. La sua missione fu quasi il coronamento dell'evangelizzazione
delle terre dei Piast. E ciò proprio perché Adalberto rese
testimonianza a Cristo subendo la morte per martirio. Boleslao il Prode
riscattò il corpo del Martire e lo fece venire qui, a Gniezno.
In lui si compirono le parole di Cristo. Al di sopra dell'amore per la
vita terrena, Adalberto aveva posto l'amore per il Figlio di Dio. Seguì
Cristo come un servo fedele e generoso, testimoniandolo a prezzo della
propria vita. Ed ecco il Padre l'ha onorato. Il Popolo di Dio l'ha
circondato sulla terra della venerazione che si riserva ad un santo, nella
convinzione che un Martire di Cristo nel cielo viene circondato di gloria
dal Padre. «Il chicco di grano che muore, produce molto frutto»
(cfr. Gv 12, 24). Come si sono realizzate letteralmente queste
parole nella vita e nella morte di sant'Adalberto! La sua morte per
martirio, mescolata al sangue di altri martiri polacchi, sta alla base
della Chiesa polacca e, in certo modo, anche dello stesso Stato nelle
terre dei Piast. La semina del sangue di Adalberto continua a portare
frutti spirituali sempre nuovi. Tutta la Polonia ai primordi del suo
essere Stato e nel corso dei secoli successivi ha continuato ad attingere
da essa. L'«Incontro di Gniezno» aprì per la Polonia la
strada verso l'unità con tutta la famiglia degli Stati d'Europa.
Alla soglia del secondo millennio la nazione polacca acquistò il
diritto di inserirsi, al pari di altre nazioni, nel processo di formazione
di un nuovo volto dell'Europa. Sant'Adalberto è, dunque, un grande
patrono del nostro continente, che allora andava unificandosi nel nome di
Cristo. Sia con la sua vita che con la sua morte il Santo Martire pose le
basi dell'identità e dell'unità europea. Molte volte ho
camminato su queste storiche orme, nel periodo del Millennio del Battesimo
della Polonia, venendo da Cracovia a Gniezno con le reliquie di san
Stanislao, e rendo grazie alla Divina Provvidenza perché oggi mi
viene dato ancora una volta di trovarmi su questo itinerario.
Ti ringraziamo, sant'Adalberto, di averci uniti oggi qui così
numerosi. Ci sono qui tra noi degli Ospiti illustri. Penso innanzitutto ai
Signori Presidenti dei Paesi legati alla persona di Vojtech-Adalberto.
Ringrazio per la presenza il Signor Kwasniewski, Presidente della Polonia,
il Signor Havel, Presidente della Repubblica Ceca, il Signor Brazauskas,
Presidente della Lituania, il Signor Herzog, Presidente della Germania, il
Signor Kovac, Presidente della Repubblica Slovacca, il Signor Kuczma,
Presidente dell'Ucraina, il Signor Göncz, Presidente dell'Ungheria.
Signori Presidenti, la vostra presenza qui, a Gniezno, ha oggi un
significato particolare per tutto il continente europeo. Come mille anni
fa, così anche oggi essa testimonia la volontà di una
pacifica convivenza e della costruzione di una nuova Europa, unita dai
legami della solidarietà. Vi chiedo di voler gentilmente
trasmettere i miei cordiali saluti alle Nazioni che rappresentate.
Rivolgo parole di gratitudine anche ai Cardinali giunti dalla Città
Eterna, a cominciare dal Signor Cardinale Segretario di Stato Angelo
Sodano, e dai Cardinali dei Paesi collegati con la persona di
sant'Adalberto, guidati dal Signor Cardinale Miloslav Vlk, successore di
sant'Adalberto nella sede episcopale di Praga. Sono lieto che con noi ci
siano i Cardinali venuti da lontane parti del mondo, dall'America fino
all'Australia. Saluto cordialmente e ringrazio per la loro presenza i
Cardinali polacchi e per primo il Signor Cardinale Primate, gli
Arcivescovi e i Vescovi. Ringrazio anche i Vescovi ortodossi e i Capi
delle Comunità nate dalla Riforma, ed anche i Responsabili di altre
Comunità ecclesiali.
Rivolgo parole di cordiale saluto all'Arcivescovo Mons. Muszynski,
Metropolita di Gniezno, e a voi, cari Fratelli e Sorelle, giunti per
quest'incontro da tutta la Polonia.
3. Mi è rimasto profondamente impresso nella mente l'incontro di
Gniezno nel giugno del 1979, quando per la prima volta il Papa, nativo di
Cracovia, poté celebrare l'Eucaristia sul Colle di Lech, alla
presenza dell'indimenticabile Primate del Millennio, di tutto l'Episcopato
Polacco, di molti pellegrini venuti non soltanto dalla Polonia ma anche
dai paesi confinanti. Oggi, dopo diciotto anni, occorrerebbe tornare a
quell'omelia di Gniezno, che in un certo senso divenne il programma del
pontificato. Tuttavia, essa fu prima di tutto un'umile lettura dei disegni
di Dio, collegati con gli ultimi venticinque anni del nostro millennio.
Dicevo allora: «Non vuole forse Cristo, non dispone forse lo Spirito
Santo, che questo Papa polacco, Papa slavo, proprio ora manifesti l'unità
spirituale dell'Europa cristiana? Sappiamo che questa unità
cristiana dell'Europa è composta da due grandi tradizioni: quella
dell'Occidente e quella dell'Oriente... Sì. Cristo vuole, lo
Spirito Santo dispone, che quanto io dico sia detto proprio qui, ora, a
Gniezno» (Cattedrale intitolata all'Assunzione della B.V.M.,
3.6.1979).
Da questo luogo si riversò allora la potente forza dello Spirito
Santo. Qui il pensiero sulla nuova evangelizzazione cominciò a
rivestire forme concrete. Nel frattempo si compirono grandi
trasformazioni, sorsero nuove possibilità, apparvero altri uomini.
Cadde il muro che divideva l'Europa. Cinquant'anni dopo l'inizio della
seconda guerra mondiale i suoi effetti cessarono di scavare il volto del
nostro continente. È terminato mezzo secolo di separazione, per la
quale milioni di abitanti dell'Europa Centrale ed Orientale pagarono il
terribile prezzo. Perciò qui, presso la tomba di sant'Adalberto,
rendo oggi grazie a Dio Onnipotente per il grande dono della libertà
concesso alle Nazioni d'Europa, e lo faccio con le parole del Salmista: «Allora
si diceva tra i popoli: "Il Signore ha fatto grandi cose per loro".
Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia» (Sal
124[125], 2-3).
4. Cari Fratelli e Sorelle, dopo tanti anni ripeto la stessa cosa: è
necessaria una nuova disponibilità. Infatti si è visto, a
volte in modo molto doloroso, che il ricupero del diritto di
autodeterminazione e l'ampliamento delle libertà politiche ed
economiche non è sufficiente per la ricostruzione dell'unità
europea. Come non menzionare qui la tragedia delle nazioni della ex
Iugoslavia, il dramma della nazione albanese e gli enormi pesi subiti da
tutte le società che hanno riacquistato la libertà e con un
grande sforzo si liberano dal giogo del sistema totalitario comunista? Non
sarà che dopo la caduta di un muro, quello visibile, se ne sia
scoperto un altro, quello invisibile, che continua a dividere il nostro
continente - il muro che passa attraverso i cuori degli uomini? È
un muro fatto di paura e di aggressività, di mancanza di
comprensione per gli uomini di diversa origine, di diverso colore della
pelle, di diverse convinzioni religiose; è il muro dell'egoismo
politico ed economico, dell'affievolimento della sensibilità
riguardo al valore della vita umana e alla dignità di ogni uomo.
Perfino gli indubbi successi dell'ultimo periodo nel campo economico,
politico e sociale non nascondono l'esistenza di tale muro. La sua ombra
si estende su tutta l'Europa. Il traguardo di un'autentica unità
del continente europeo è ancora lontano. Non ci sarà l'unità
dell'Europa fino a quando essa non si fonderà nell'unità
dello spirito. Questo fondamento profondissimo dell'unità fu
portato all'Europa e fu consolidato lungo i secoli dal cristianesimo con
il suo Vangelo, con la sua comprensione dell'uomo e con il suo contributo
allo sviluppo della storia dei popoli e delle nazioni. Questo non
significa volersi appropriare della storia. La storia d'Europa, infatti, è
un grande fiume, nel quale sboccano numerosi affluenti, e la varietà
delle tradizioni e delle culture che la formano è la sua grande
ricchezza. Le fondamenta dell'identità dell'Europa sono costruite
sul cristianesimo. E l'attuale mancanza della sua unità spirituale,
scaturisce principalmente dalla crisi di questa autocoscienza cristiana.
5. Fratelli e Sorelle, è stato Gesù Cristo, «lo
stesso ieri, oggi e sempre» (cfr. Rm 13, 8), a rivelare
all'uomo la sua dignità! È lui il garante di questa dignità!
Sono stati i patroni d'Europa - san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio
- a innestare nella cultura europea la verità su Dio e sull'uomo.
Furono le schiere dei santi missionari, che ci ha ricordato oggi
sant'Adalberto, vescovo e martire, a portare ai popoli europei
l'insegnamento sull'amore del prossimo, perfino sull'amore per i nemici -
insegnamento confermato con il dono della vita per loro. Di questa Buona
Novella, del Vangelo, sono vissuti in Europa nel succedersi dei secoli,
fino al giorno d'oggi, i nostri fratelli e le nostre sorelle. La
ripetevano i muri delle chiese, delle abbazie, degli ospedali e delle
università. La proclamavano i volumi, le sculture e i quadri,
l'annunziavano le strofe poetiche e le opere dei compositori. Sul Vangelo
venivano poste le fondamenta dell'unità spirituale dell'Europa.
Dalla tomba di sant'Adalberto domando dunque: è lecito per noi
respingere la legge della vita cristiana, la quale afferma che porta un
frutto abbondante solo colui che offre la propria vita per amore di Dio e
dei fratelli, come un seme gettato nella terra? Qui, da questo luogo
ripeto il grido dell'inizio del mio pontificato: Aprite le porte a Cristo!
Nel nome del rispetto dei diritti dell'uomo, nel nome della libertà,
dell'uguaglianza, della fraternità, nel nome della solidarietà
interumana e dell'amore, grido: Non abbiate paura! Aprite le porte a
Cristo! Senza Cristo non è possibile comprendere l'uomo. Perciò
il muro, che si erge oggi nei cuori, il muro che divide l'Europa, non sarà
abbattuto senza il ritorno al Vangelo. Senza Cristo, infatti, non è
possibile costruire una durevole unità. Non si può farlo
separandosi dalle radici dalle quali sono cresciute le nazioni e le
culture dell'Europa e dalla grande ricchezza della cultura spirituale dei
secoli passati. Come si può costruire una «casa comune»
per tutta l'Europa, se essa non viene edificata con i mattoni delle
coscienze degli uomini, cotti nel fuoco del Vangelo, uniti dal vincolo di
un solidale amore sociale, frutto dell'amore di Dio? Per una tale realtà
si adoperava sant'Adalberto, per un tale futuro diede la propria vita. È
lui a ricordarci oggi che non è possibile costruire una società
nuova senza l'uomo rinnovato, che è il solidissimo fondamento della
società.
6. Alla soglia del terzo millennio la testimonianza di sant'Adalberto è
sempre presente nella Chiesa e sempre produce frutto. Dobbiamo riprendere
con nuovo vigore la sua opera di evangelizzazione. Aiutiamo a riscoprire
Cristo chi lo ha dimenticato insieme col suo insegnamento. Ciò si
avvererà quando schiere di testimoni fedeli del Vangelo
cominceranno di nuovo a percorrere il nostro continente; quando le opere
di architettura, di letteratura e di arte mostreranno, in modo avvincente
all'uomo d'oggi, Colui che è «lo stesso ieri, oggi e sempre»;
quando nella liturgia celebrata dalla Chiesa gli uomini vedranno quanto è
bello rendere gloria a Dio; quando scorgeranno nella nostra vita una
testimonianza di cristiana misericordia, di eroico amore e di santità.
Cari Fratelli e Sorelle, in quale straordinaria ora della storia ci
viene dato di vivere! Quali importanti compiti ci ha affidato Cristo! Egli
chiama ciascuno di noi a preparare la nuova primavera della Chiesa. Vuole
che la Chiesa la stessa, dei tempi degli Apostoli e di
sant'Adalberto entri nel nuovo millennio piena di freschezza, di
una nuova vita che sboccia e di slancio evangelico. Nel 1949 il Primate
del Millennio esclamava: «Qui, presso la tomba di sant'Adalberto
accenderemo fiaccole che annunceranno alla nostra terra la "luce per
illuminare le genti e gloria del tuo popolo" (Lc 2, 32)»
(Lettera pastorale per l'ingresso). Oggi innalziamo nuovamente
questo grido, chiedendo la luce e il fuoco dello Spirito Santo, per
accendere le nostre fiaccole come degli annunciatori del Vangelo fino agli
estremi confini della terra.
7. Sant'Adalberto è sempre con noi. È rimasto a Gniezno
dei Piast e nella Chiesa universale, circondato dalla gloria del martirio.
E dalla prospettiva del millennio sembra parlarci oggi con le parole di
san Paolo: «Soltanto però comportatevi da cittadini degni del
vangelo, perché nel caso che io venga e vi veda o che di lontano
senta parlare di voi, sappia che state saldi in un solo spirito e che
combattete unanimi per la fede del vangelo, senza lasciarvi intimidire in
nulla dagli avversari» (Fil 1, 27-28). Sì, in un solo
spirito, combattendo unanimi per la fede.
Oggi rileggiamo una volta ancora, dopo mille anni, questo testamento di
Paolo e di Adalberto. Chiediamo che le loro parole si compiano anche nella
nostra generazione. Ci è stata infatti concessa in Cristo la
grazia, non soltanto di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, dato
che abbiamo sostenuto la stessa lotta di cui Adalberto ci ha lasciato la
testimonianza (cfr. Fil 1, 29-30). Ci affidiamo a sant'Adalberto,
chiedendogli di intercedere per noi, mentre la Chiesa e l'Europa si
preparano al Grande Giubileo dell'Anno 2000.
Ed invochiamo lo Spirito Santo, Spirito di sapienza e di fortezza: Veni,
Creator Spiritus! Amen.
8 -Angelus (Vaticano, 15 febbraio 1998), L'Osservatore Romano, 16-17
febbraio 1998, p. 5
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Ieri abbiamo celebrato la Festa dei santi Cirillo e Metodio,
Compatroni d'Europa insieme con san Benedetto. Questi due fratelli greci
del secolo nono, nativi di Tessalonica e formati nella scuola del
Patriarcato di Costantinopoli, si dedicarono all'evangelizzazione
dei popoli della Grande Moravia, sul medio Danubio.
Cirillo e Metodio svolsero il loro servizio missionario in unione sia
con la Chiesa di Costantinopoli che con la Sede del Successore di Pietro,
manifestando in questo modo l'unità della Chiesa, che in quei tempi
non era ancora ferita dalla divisione tra oriente e occidente.
Vorrei affidare all'intercessione di questi due Santi l'anelito alla
piena unità fra tutti i credenti in Cristo, specialmente in vista
del Grande Giubileo del 2000. La necessità di proseguire con ogni
sforzo il dialogo ecumenico è stata fortemente sottolineata
nell'incontro del Comitato Centrale del Giubileo con i delegati delle
Conferenze Episcopali, svoltosi nei giorni scorsi. Voglia Iddio affrettare
i passi di una totale riconciliazione, perchè l'alba del terzo
millennio veda i cristiani, se non del tutto uniti, almeno molto più
prossimi a questa meta.
2. La ricorrenza dei Santi Cirillo e Metodio mi offre, altresi,
I'opportunità di richiamare ai cristiani ed a tutte le persone di
buona volontà del nostro Continente quella che possiamo chiamare la
sfida europea, l'esigenza cioè di costruire un'Europa fortemente
memore della propria storia, seriamente impegnata nell'attuazione dei
diritti dell'uomo, solidale con i popoli degli altri Continenti nel
promuovere la pace e lo sviluppo su scala mondiale.
Obiettivi tanto alti non sono però perseguibili senza una
profonda e costante motivazione spirituale, che i cittadini e le nazioni
europee possono attingere dal ricchissimo patrimonio culturale che li
accomuna, in fecondo dialogo con altre grandi correnti di pensiero, come è
stato sempre nei momenti migliori della loro bimillenaria civiltà.
Celebrare questi insigni apostoli dell'Europa significa, pertanto,
rinnovare l'impegno per la nuova evangelizzazione del Continente, affinché,
nello storico passaggio dal secondo al terzo millennio, le sue radici
cristiane ricevano nuova linfa, a beneficio di tutti i popoli europei,
della loro cultura della loro pacifica convivenza.
3. Maria Santissima, amata e venerata tanto in Oriente quanto in
Occidente, ottenga ai cristiani di oggi di collaborare in armonia per la
nuova evangelizzazione, e a tutte le nazioni europee di incontrarsi in una
casa comune, recando ciascuna il proprio contributo e mettendolo al
servizio di tutti.
INDICE
Presentazione
Introduzione
Parte I: L'Europa verso il Terzo millennio
Discernimento degli spiriti
Segni contraddittori e delusione
Esame di coscienza
Parte II: Gesù Cristo Vivente nella sua Chiesa
Mistero
Presenza del Signore
Presenza nella storia
Comunione
Comunione con Dio e con l'umanità
Comunione e speranza
Missione
Compito diffusivo
Ecumenismo e missione
Parte III : Gesù Cristo fonte di speranza
Leitourgia
Dono di Dio e spiritualità umana
Esigenza di spiritualità
Martyria
Esistenza umana annunciante
Libertà e verità
Diakonia
Servizio
Speranza
Conclusione
Speranza teologale
Spes nostra, salve
Questionario
Repertorio
1. Discorso ai Presidenti delle Conferenze Episcopali d'Europa (1
dicembre 1992)
2. Discorso al Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (16
aprile 1993)
3. Messaggio in occasione del 50º anniversario della fine della
seconda guerra mondiale in Europa
4. Omelia della S. Messa a Paderborn (22 giugno 1996)
5. Angelus (23 giugno 1996)
6. Regina Caeli (13 aprile 1997)
7. Omelia della S. Messa a Gniezno (3 giugno 1997)
8. Angelus (15 febbraio 1998)
Indice
NOTE
(1) Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio pastoralis de
Ecclesia in mundo huius temporis Gaudium et spes, 1.
(2) Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente (10.XI.1994), 21: AAS 87 (1995), 17.
(3) Ioannes Paulus II, Angelus (Berlino, Germania - 23.VI.1996)
2, L'Osservatore Romano, 24-25.VI.1996, p. 8.
(4) Cf. Ioannes Paulus II, Regina Caeli (Velehrad, Repubblica
Ceca -22.IV.1990) 2, L'Osservatore Romano, 23-24. IV.1990, p. 8.
(5) Cf. Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente (10.XI.1994), 27: AAS 87 (1995), 22.
(6) Cf. Ioannes Paulus II, Allocutio (Riunione di consultazione
dell'Assemblea Speciale per l'Europa, 5.VI.1990) 9, L'Osservatore Romano,
6.VI.1990, p. 5.
(7) Cf. Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente (10.XI.1994), 21: AAS 87 (1995), 17.
(8) Cf. Ibidem, 18: AAS 87 (1995), 16 ; ibidem, 45: AAS
87 (1995), 33-34.
(9) Ibidem , 46: AAS 87 (1995), 34.
(10) Ioannes Paulus II, Homilia (S. Messa per il millennio del
martirio di Sant'Adalberto - Gniezno, Polonia -3.VI.1997), 3:
L'Osservatore Romano, 4.VI.1997, p. 7.
(11) Cf. Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Decretum de oecumenismoUnitatis
Redintegratio, 2.
(12) Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente (10.XI.1994), 27: AAS 87 (1995), 22.
(13) Cf. Ibidem, 33-37: AAS 87 (1995), 25-30.
(14) Cf. Ibidem, 35: AAS 87 (1995), 27.
(15) Cf. Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Declaratio de libertate
religiosa Dignitatis Humanae, 1.
(16) Cf. Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente (10.XI.1994), 36: AAS 87 (1995), 27-29.
(17) Cf. Ibidem, 23: AAS 87 (1995), 19.
(18) Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio dogmatica de
Ecclesia Lumen gentium, 50.
(19) Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio pastoralis de
Ecclesia in mundo huius temporis Gaudium et spes, 11.
(20) Cf. Ioannes Paulus II, Litterae Encyclicae Redemptor Hominis
(4.III.1979), 13.15: AAS 71 (1979), 282-284; 286-289.
(21) Cf. Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio dogmatica de
Ecclesia Lumen gentium, 1.
(22) Cf. Synodus Episcoporum, Coetus Specialis pro Europa (1991), Declaratio:
Ut testes simus Christi qui nos liberavit, 5, 6, 10.
(23) Cf. Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente (10.XI.1994), 21: AAS 87 (1995), 17.
(24) Ioannes Paulus II, Homilia (S. Messa per il millennio del
martirio di Sant'Adalberto - Gniezno, Polonia -3.VI.1997), 6:
L'Osservatore Romano, 4.VI.1997, p. 7.
(25) Ioannes Paulus II, Homilia (IV Simposio dei Vescovi
Europei- 20.VI.1979), 4: L'Osservatore Romano, 21.VI.1979, p. 1.
(26) Ioannes Paulus II, Allocutio (V Simposio dei Vescovi
Europei - 5.X.1982), 4: L'Osservatore Romano, 7.X.1982, p. 2.
(27) Ioannes Paulus II, Homilia (Conclusione dell'ottavario di
preghiera per l'unità dei cristiani, 25.I.1991), 4:
L'Osservatore Romano, 27.I.1991, p. 5.
(28) Cf. Ioannes Paulus II, Lettera al Card. Carlo Maria Martini,
Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, in occasione
del IV incontro ecumenico europeo a Erfurt (26.9.1988), in: "Europa.
Un Magistero tra storia e profezia", a cura di M. Spezzibottiani,
1991, p.292-294.
(29) Idem.
(30) Cf. Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio pastoralis de
Ecclesia in mundo huius temporis Gaudium et spes, 10.
(31) Ioannes Paulus II, Allocutio (VII Simposio dei Vescovi
Europei - 17.X.1989), 4: L'Osservatore Romano, 18.X.1989, p. 5.
(32) Ioannes Paulus II, Allocutio (Consiglio delle Conferenze
Episcopali Europee - 19.XII.1978), 2: L'Osservatore Romano,
20.XII.1978, p.1
(33) Ioannes Paulus II, Allocutio (Atto Eucaristico a Santiago
di Compostela, Spagna -9.XI.1982), 2 : L'Osservatore Romano, 11.XI.1982,
p. XLIII.
(34) Ioannes Paulus II, Allocutio (Corpo diplomatico accreditato
presso la Santa Sede, 13.I.1990), 5: L'Osservatore Romano,
14.I.1990, p. 6.
(35) Cfr. Ioannes Paulus II, Litterae Encyclicae Veritatis splendor
(6.VIII.1993) 1-3, 84 -87: AAS 85 (1993), 1200-1203.
(36) Ioannes Paulus II, Homilia (S. Messa per la chiusura del 46º
Congresso Eucaristico Internazionale - Wroclav, Polonia - 1.VI.1997), 5:
L'Osservatore Romano, 2-3.VI.1997, p. 7.
(37) Idem.
(38) Idem.
(39) Idem.
(40) Concilium Oecumenicum Vaticanum II, Constitutio pastoralis de
Ecclesia in mundo huius temporis Gaudium et spes, 10.
(41) Catechismus Catholicae Ecclesiae, 2090.
(42) Ioannes Paulus II, Epistula Apostolica Tertio millennio
adveniente, (10.XI.1994), 27: AAS 87 (1995), 22.
(43) Cf. Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso XXXIII, 12.