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SANTA MESSA NEL TRIGESIMO DEL CARD. JAN PIETER SCHOTTE,
SEGRETARIO GENERALE EMERITO DEL SINODO DEI VESCOVI

OMELIA DELL'ARCIVESCOVO NIKOLA ETEROVIĆ

Grotte Vaticane
Giovedì, 10 febbraio 2005

 

Cari fratelli e sorelle,

Io lo so che il mio Redentore è vivo (Gb 19, 25).

Ogni Eucaristia è al contempo la celebrazione sacramentale del sacrificio di Gesù Cristo, la memoria della sua passione, morte e resurrezione, come pure il convito di nozze dell’Agnello a cui ci chiama il Signore glorificato perché, comunicando al Suo Corpo e al Suo Sangue, diventiamo un solo corpo, Suo corpo mistico che è la Chiesa (cfr. Col 1, 24).

Anche oggi ci siamo riuniti intorno alla mensa del Signore per celebrare i santi misteri della nostra fede. Partecipiamo al santo Sacrificio offrendo a Dio Padre le nostre pene e preoccupazioni, le nostre difficoltà, ma soprattutto la nostra vita, unendola nella grazia dello Spirito Santo a quell’oblazione perpetua con cui Gesù Cristo si offre a Dio Padre. Condividiamo nella fede il passaggio dalla morte alla vita del Signore e Redentore nostro Gesù di Nazaret, nella viva speranza di seguirne il cammino, forti della sua stessa promessa: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà(Gv 11, 25).  Partecipiamo al banchetto eucaristico nutrendoci della Parola di Dio che abbiamo ascoltato e, soprattutto, del pane di vita disceso dal cielo (cfr. Gv 6, 51) per sostenerci durante il faticoso pellegrinaggio terrestre verso la vera patria celeste.

Uniti a Dio Uno e Trino nella celebrazione dell’Eucaristia, sacrificio della Nuova Alleanza (cfr. 1 Cor 11, 25), presentiamo alla bontà di Dio, “ricco di misericordia” (Ef 2, 4) la nostra preghiera per Sua Eminenza il Sig. Card. Jan Pieter Schotte, che il Signore della vita ha chiamato a sé 30 giorni fa. In spirito di fede vogliamo ringraziare Dio Onnipotente per il dono della sua vita, abbellita da grandi qualità umane, cristiane, sacerdotali ed episcopali. Non vogliamo soffermarci su una presentazione dettagliata della sua notevole preparazione teologica e giuridica, delle sue impressionanti attività nella Congregazione del Cuore Immacolato di Maria, a cui apparteneva, o della Santa Sede, alla quale ha consacrato oltre 20 anni di pieno servizio, soprattutto da quando il 20 dicembre del 1983 il Santo Padre Giovanni Paolo II volle elevarlo alla dignità episcopale, affidandogli in seguito vari incarichi nella Santa Sede e nella Curia Romana tra cui, per quasi 19 anni, quello di Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

Seguendo la parola del Vangelo di San Giovanni che è stata proclamata, vorrei, invece, illustrare tre aspetti che mi sembrano portanti della personalità e della missione del defunto Cardinale. Lo faccio condividendo i sensi  di dolore di quanti piangono la sua abbastanza improvvisa dipartita, come pure di comune speranza cristiana nella resurrezione dei morti. Per vivere da credenti tale doppia attitudine, ci aiuta l’esperienza del grande servo di Dio Giobbe. Prostrato nella privazione dei suoi cari e di tutti i beni, egli, illuminato dall’alto, fece una professione di fede che solamente alla luce della rivelazione di Gesù Cristo acquisisce un chiaro e profondo significato: Io lo so che il mio Redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere; dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio (cfr. Gb 19, 25-26).

Nel capitolo dedicato alla moltiplicazione dei pani, san Giovanni Evangelista presenta il Signore Gesù obbediente alla volontà di Dio Padre: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6, 37-38). Gesù Cristo, assumendo la condizione di servo (cfr. Fil 2, 7), volle compiere la volontà del suo Padre (cfr. Eb 10, 9). L’obbedienza è stata la caratteristica essenziale della vita di Gesù Cristo.

Lo stesso si potrebbe dire del suo fedele servitore il Cardinale Jan. Da quando fu chiamato al servizio della Chiesa, sempre è stato disposto a fare la volontà di Dio che si esprimeva regolarmente per mezzo dei suoi Superiori. Negli ultimi decenni della sua vita, la volontà di Dio gli veniva comunicata dal Sommo Pontefice a cui egli fu unito con profondi vincoli di venerazione, di amore, di fedeltà e di obbedienza. Coloro che lo hanno conosciuto da vicino possono testimoniare circa la sua indefettibile obbedienza a Dio e al Vescovo di Roma e Presidente del Sinodo de Vescovi. Tale convinta obbedienza, spesso fatta con espressioni di gioioso servizio, è stata messa alla prova nei momenti non sempre facili della sua delicata ed importante attività pastorale.

Nel brano del Vangelo, poi, l’Evangelista sottolinea l’opera di unità svolta dal Signore Gesù, riferendo le parole dello stesso Signore: “E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risuscita nell’ultimo giorno” (Gv 6, 39). Per potere raggiungere lo scopo proprio della resurrezione dei morti, occorre adoperarsi per radunare i fedeli e gli uomini di buona volontà in un unico ovile, affinché ascoltando la voce di vita del divino Maestro diventino, “un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10, 16).

L’ansia del Signore Gesù per l’unità ci fa ricordare l’amore del Cardinale Jan verso la Chiesa e, soprattutto, verso i suoi Pastori. In qualità di Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi egli si è prodigato per fomentare l’unità tra i membri dell’unico collegio episcopale, radunati intorno al loro capo, il Vescovo di Roma, non solamente durante le celebrazioni delle assise sinodali, ma anche durante il lungo ed esigente cammino di preparazione e, poi, dell’applicazione delle Esortazioni promulgate dal Santo Padre a richiesta dei Padri Sinodali. In tale opera è stato infaticabile, partecipando a numerose riunioni di Consigli ordinari, speciali, ai lavori di gruppo e di studio. Nel compiere gli incarichi affidatigli dal Sommo Pontefice, egli, seguendo l’esortazione dell’Apostolo Paolo ha annunciato la parola senza stancarsi, ha insistito in ogni occasione opportuna e non opportuna, ha ammonito, esortato con ogni magnanimità e dottrina (cfr. 2 Tim 4, 2). In tale esigente opera è stato guidato dall’ideale dell’unità delle menti e dei cuori in seno alla Chiesa Cattolica, adoperandosi a farne riscoprire la bellezza nella fedeltà alla volontà di Gesù Cristo e nel superamento di futili divisioni interne. Così la Sposa di Cristo può favorire il cammino ecumenico, difficile ed esigente, verso l’unità visibile di tutti i cristiani, discepoli del medesimo Signore Gesù e, dunque, brillare con più splendore quale sacramento di unità di tutto il genere umano, sconvolto da numerose discordie e conflitti.

San Giovanni, infine, presenta Gesù Cristo come fonte della resurrezione e della vita eterna: “Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6, 40). La vita cristiana è segnata dalla fede non nel Dio dei morti “ma dei vivi, perché tutti vivono per lui” (Lc 20, 38). La fede e la vita sono inseparabilmente connesse, come il Signore Gesù stesso ha promesso: “In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

La fede ha pure caratterizzato la vita del benemerito Cardinale Jan. Uomo di forte fede, non ha avuto paura di annunciarla, illustrarne le verità, difenderla da possibili attacchi o tentativi di manipolazioni. Tutta la sua vita è stata un cammino nella fede, nonostante gli inevitabili momenti di prova e di oscurità comuni ad ogni uomo. Sapeva a chi aveva creduto (cfr. 2 Tm 1, 12) e viveva aspettando di ottenere la corona di giustizia dal Signore, giusto giudice (cfr. 2 Tm 4, 8). La fede cristiana racchiude la speranza della vita eterna e, dunque, della risurrezione dai morti. Di tale speranza, che il mondo secolarizzato spesso mette da parte perché richiederebbe un cambiamento radicale di vita personale, famigliare e sociale, il defunto Cardinale era testimone e instancabile annunciatore, seguendo le orme di Gesù Cristo, “nostra speranza” (1 Tm 1, 1). Una delle prove è pure l’ultimo documento del Sinodo dei Vescovi su cui ha lavorato, i cosiddetti Lineamenti sul tema “l’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. In tale documento, anche per la sua premura, è stata sottolineata in modo particolare la necessità di una fede integra per credere nel mistero del Santissimo Sacramento, per potere, poi, celebrarlo, adorarlo, partecipando tramite la comunione ai sacri misteri alla gloria del Signore Gesù che è la nostra resurrezione e vita (cfr. Gv 11, 25). Il compianto Cardinale viveva l’Eucaristia come pegno della vita eterna, lasciando a tutti un esempio di grande devozione verso il mistero di Dio veramente, realmente e sostanzialmente presente sotto le specie del pane e del vino sui nostri altari e nei tabernacoli di tante chiese del mondo.

Grati a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo per la vita di testimonianza cristiana del defunto Cardinale Jan Pieter Schotte, affidiamo la sua anima al Cuore Immacolato di Maria, titolare della Sua Congregazione Missionaria, nella speranza di fede che il suo e nostro Redentore gli sarà benevolo e che, purificato da tutti i peccati, lo accoglierà quanto prima nel suo Regno di luce, di pace e di beatitudine eterna. Amen.

 

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