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Bontà
e zelo missionario
"Santa
Giuseppina Bakhita, di origine Sudanese, rapita, venduta schiava, liberata e
diventata cristiana e religiosa Canossiana. In un convegno di gioavani, uno
studente bolognese chiese: “Cosa farebbe se incontrassse i suoi rapitori?”.
Senza un attimo di esitazione, rispose:
“Se
incontrassi quei negrieri che mi hanno rapita, e anche quelli che mi hanno
torturata, mi inginocchierei a baciare loro le mani; perché, se non fosse
accaduto ciò, non sarei ora cristiana e religiosa”.
Continuando
il discorso sullo stesso argomento, non solo ne benediceva la provvidenziale
mediazione nelle mani di Dio, ma li scusava in questi termini:
“Poveretti,
forse non sapevano di farmi tanto male: loro erano i padroni, io ero la loro
schiava. Come noi siamo abituati a fare il bene, così i negrieri facevano
questo, perché era loro abitudine, non per cattiveria”
Nelle
sofferenze non si lamentava; ricordava quanto aveva patito da schiava, “Allora
non conoscevo il Signore: ho perso tnato tempo e tanti meriti, bisogna che li
guadagni ora... Se stessi in ginocchio tutta la vita, non dirò mai abbastanza
tutta la mia gratitudine al buon Dio”.
Un
sacerdote, per metterla alla prova, le disse: “Se nostro Signore non la
volesse in paradiso, cosa farebbe?” Tranquillamente rispose: “Eh ben, mi
metta dove vuole. Qunado sono con Lui e dove vuole Lui, io sto bene dappertutto:
Lui è il Padrone, io sono la sua povera creatura”
Un
altro le chiese la sua storia, Bakhita eluse la sua domanda dicendo: “Il
Signore mi ha voluto tanto bene... bisogna voler bene a tutti... bisogna
compartire!” - “Anche chi l’ha torturata?” - “Poveretti, non
conoscevano il Signore”.
Interrogata
sulla morte, con animo sereno rispose: “Quando una persona ama tanto
un’altra, desidera ardentemente di andarle vicino: dunque perché aver tanto
paura della morte? La morte ci porta a Dio”.
La
superiora, M. Teresa Martini, assillata da preoccupazioni, Bakhita, calma,
dignitosa le disse: “Eh lei, Madre, si meraviglia che nostro Signore la
triboli? Se non viene da noi altre con un poco di patire, da chi deve andare?
Non siamo noi venute in convento per fare ciò che vuole? Sí, Madre, io povera
grama, preghierò e tanto, ma perché si faccia la sua volontà”."
Preghiera
(Composta
da Santa Giuseppina nel giorno della sua totale donazione a Dio, l’8 dicembre
1896)
“O
Signore, potessi io volare laggiù, presso la mia gente e predicare a tutti a
gran voce la Tua bontà: Oh, quante anime potrei conquistarti! Fra i primi, la
mia mamma, il mio papà, i miei fratelli, la sorella mia, ancora schiava...
tutti, tutti i poveri negri dell’Africa, fà o Gesù, che anche loro ti
conoscano e ti amino!”
Preparato
dalla Pontificia Università Urbaniana, con la collaborazione degli Istituti
Missionari.
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