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Ciò
che è stolto dinanzi a Dio, è più sapiente che gli uomini (cfr. 1 Cor 2,
15)
"Cristo
scelse per sé genitori poveri e tuttavia perfetti nella virtù, affinché
nessuno si glori della sola nobiltà del sangue e delle ricchezze dei genitori.
Condusse vita povera per insegnare a disprezzare le ricchezze. Visse in
semplicità, senza ostentazione, allo scopo di tenere lontani gli uomini dalla
disordinata brama degli onori. Sostenne la fatica, la fame, la sete e le
afflizioni del corpo affinché gli uomini proclivi alle voluttà e delicatezze,
a motivo delle asprezze di questa vita non si sottraessero all’esercizio della
virtù. Infine sostenne la morte per impedire che il timore di essa facesse
abbandonare a qualcuno la verità. E perché nessuno avesse paura di incorrere
in una morte spregevole a causa della verità, scelse il più orribile genere di
morte, cioè la morte in croce. Così dunque fu conveniente che il Figlio di Dio
fatto uomo patisse la morte, per indurre col suo esempio gli uomini alla pratica
della virtù, di modo che risulti vero ciò che Pietro dice: “Cristo ha
sofferto per voi, lasciandovi un esempio affinché ne seguiate le orme"(1 Pt 2,21).
Se infatti
fosse vissuto ricco nel mondo e rivestito di potere e di qualche grande dignità,
si sarebbe potuto credere che la sua dottrina e i suoi miracoli fossero accolti
in forza del favore degli uomini e della potenza umana. Perciò, affinché fosse
manifesta l’opera della divina potenza, scelse tutto ciò che nel mondo è
vile e debole: una madre povera, una vita indigente, discepoli e messaggeri
incolti, il disprezzo e la condanna a morte da parte dei magnati della terra,
onde apparisse chiaramente che l’accettazione dei suoi miracoli e della sua
dottrina non erano opera di potenza umana ma divina.
A proposito
di tutto questo c’è ancora un’altra cosa da tener presente. Secondo lo
stesso piano provvidenziale per il quale il Figlio di Dio fatto uomo volle
prendere su se stesso le debolezze umane, stabilì che anche i suoi discepoli
– da lui costituiti ministri dell’umana salvezza - fossero essi pure
disprezzati nel mondo. Perciò non li scelse dotti e nobili, ma senza cultura e
di bassa condizione sociale, ossia poveri pescatori. E mandandoli a lavorare per
l’umana salvezza, comandò loro di praticare la povertà, di accettare
persecuzioni e ingiurie, e di subire anche la morte per la verità, cosicché la
loro predicazione non apparisse esercitata per vantaggi terreni, e la salvezza
del mondo non venisse attribuita alla sapienza e alla potenza dell’uomo, bensì
soltanto a quella di Dio: per cui in essi – che secondo il giudizio del mondo
sembravano spregevoli - non venne meno la potenza divina che opera cose
mirabili.
Questo era
necessario per l’umana salvezza, affinché gli uomini imparassero a non
confidare orgogliosamente nelle proprie forze, ma solo in Dio. Infatti per la
perfezione della santità umana è richiesto che l’uomo si sottometta in tutte
le cose a Dio, da lui speri di poter conseguire il possesso di ogni bene e
riconosca di averlo da lui ricevuto."
Dagli “Opuscoli teologici” di san Tommaso d’Aquino, sacerdote. (De rationibus fidei, nell’ed. Leonina di Opera omnia, XL, Roma 1969, pp. 56 ss.)
Preparato dalla Pontificia Università Urbaniana, con la
collaborazione degli Istituti Missionari
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