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E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue
vesti divennero candide come la luce (Mt 17, 2)
“In Cristo, vero Dio e vero uomo, si svela la pienezza dell'umana
vocazione: perché l'uomo diventasse Dio il Verbo ha assunto l'umanità. L'uomo,
che conosce continuamente il gusto amaro del suo limite e del suo peccato, non
si abbandona allora alla recriminazione o all'angoscia perché sa che dentro di
sé opera la potenza della divinità. L'umanità è stata assunta da
Cristo“senza separazione dalla natura divina e senza confusione", e
l'uomo non è lasciato solo a tentare, in mille modi spesso frustrati, una
impossibile scalata al cielo: vi è un tabernacolo di gloria, che è la persona
santissima di Gesù il Signore, dove divino e umano si incontrano in un
abbraccio che non potrà mai essere sciolto: il Verbo si è fatto carne, in
tutto simile a noi eccetto il peccato. Egli versa la divinità nel cuore malato
dell'umanità e, infondendovi lo Spirito del Padre, la rende capace di diventare
Dio per grazia.
Ma se questo ci ha rivelato il Figlio, allora a noi è dato di accostarci al
mistero del Padre, principio di comunione nell'amore. La Trinità santissima ci
appare allora come una comunità di amore: conoscere un simile Dio significa
sentire l'urgenza che egli parli al mondo, che si comunichi; e la storia della
salvezza non è che la storia d'amore di Dio per la creatura che egli ha amato e
scelto, volendola “secondo l'icona dell'icona” - come si esprime
l'intuizione dei Padri orientali -, cioè plasmata ad immagine dell'Immagine,
che è il Figlio, condotta alla comunione perfetta dal santificatore, lo Spirito
d'amore. E anche quando l'uomo pecca, questo Dio lo cerca e lo ama, perché la
relazione non sia fratturata e l'amore continui a scorrere. E lo ama nel mistero
del Figlio, che si lascia uccidere sulla croce da un mondo che non lo riconobbe,
ma è risuscitato dal Padre, quale garanzia perenne che nessuno può uccidere
l'amore, perché chiunque ne è partecipe è toccato dalla gloria di
Dio: è quest'uomo trasformato dall'amore che i discepoli hanno contemplato sul
Tabor, l'uomo che noi tutti siamo chiamati ad essere.”
(Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Il lume dell’Oriente, n.21)
Preghiera:
“Signore che per un breve momento nella tua trasfigurazione hai svelato ai
tuoi intimi, il mistero della tua divinità e della nostra umanità, facci
capire anche a noi a quale grandezza siamo stati chiamati e dacci la forza di
giungere a te per contemplarti faccia a faccia nel giorno della tua eternità”
A cura della Pontificia Università Lateranense
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