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Gli occhi materiali
sono inutili per contemplare Dio
"È veramente impossibile riconoscere Dio con gli occhi della carne dal momento che
ciò che è incorporeo non può essere percepito dallo sguardo materiale.
D’altronde è proprio l’unigenito Figlio di Dio a confermarcelo dicendo: Nessuno
ha mai visto Dio (Gv 1,18). E allora, anche se qualcuno comprende
quanto si legge in Ezechiele nel senso che il profeta abbia quasi veduto Iddio,
ascolti bene ciò che afferma la Scrittura. Il profeta vide una somiglianza
della gloria del Signore (Ez 2,1): non il Signore in persona, ma
unicamente una «somiglianza della sua gloria», quindi neppure la sua vera
gloria com’è in realtà. Eppure, benché avesse contemplato soltanto una
parvenza della gloria divina, e nemmeno la gloria vera, il profeta stramazzò a
terra per lo sgomento. Perciò, se il trovarsi di fronte ad una semplice
somiglianza della gloria di Dio atterriva e sconcertava a quel modo persino i
profeti, quando qualcuno ardisse fissare il proprio sguardo su Dio stesso,
perderebbe la vita. È la Scrittura stessa a testimoniarcelo: Nessuno vedrà
il mio volto, e continuerà a vivere (Es 33,20).
Per questo motivo Dio, nella sua
infinita bontà, ha disteso il cielo come un velo che nascondesse la sua divinità,
perché noi non morissimo. Non è una mia opinione questa, ma è il profeta
stesso ad affermare: Se spalancassi i cieli, il timore di te
s’impadronirebbe dei monti fino a farli scomparire (Is 64,1). Perché
allora ti meraviglia il fatto che Ezechiele stesso, nel contemplare una semplice
parvenza della gloria divina, cadde al suolo?
Quando il servo di Dio Gabriele apparve a Daniele, costui ne rimase subito sconcertato e, a una simile vista,
stramazzò anch’egli a terra. Né il profeta osò rispondere, fino a quando
l’angelo non trasformò il proprio aspetto in quello di un figlio d’uomo
(cf. Dn 8,17; 10,15-16). Se la vista di Gabriele faceva tremare i
profeti, nel caso in cui Dio in persona si fosse mostrato nella sua essenza, non
sarebbero forse tutti morti?
Non è quindi concesso a occhi corporei di contemplare la natura divina; dalle opere divine siamo tuttavia in
grado di farci un’idea della sua potenza, secondo quanto afferma lo stesso
Salomone: Infatti dalla grandiosità e bellezza delle creature è dato
riconoscere, con le dovute proporzioni, il loro creatore (Sap 13,5).
D’altronde, egli non afferma che dalle creature si perviene senz’altro ad
un’adeguata comprensione del loro creatore, ma aggiunge anzi «con le dovute
proporzioni». E allora, tanto più maestoso apparirà a ciascuno Dio, quanto più
sublime sarà stata la contemplazione delle creature raggiunta dall’uomo.
Quando, infatti, costui avrà elevato la propria anima sulle vette più alte
della contemplazione, egli si formerà altresì intorno a Dio una conoscenza più
profonda.
Vuoi sapere che non è possibile conoscere l’essenza di Dio? Lo affermano i tre fanciulli che nella fornace
lodano Dio: Benedetto sei tu che scruti gli abissi, sedendo sui cherubini
(Dn 3,55). Dimmi un po’ come sono fatti i cherubini; e soltanto allora,
provati a discernere colui che siede sopra di loro. Il profeta Ezechiele, per
quanto possibile, abbozzò una loro descrizione, dicendo: Quattro volti
ciascuno; uno d’uomo, un altro di leone, un terzo d’aquila, l’ultimo di
vitello (Ez 1,6); e sei ali ciascuno (Is 6,2); e occhi
dappertutto (Ap 7,8); e sotto ognuno di loro una ruota divisa in
quattro parti (Ez 10,12). Pur tuttavia, nonostante questa descrizione
profetica, non siamo ancora in grado di farcene un’idea esatta. Se, infatti,
non ci sentiamo capaci di discernere il trono, che il profeta ha appena
descritto, come potremo mai comprendere colui che vi siede sopra, l’invisibile
e ineffabile Iddio?
È davvero impossibile capire bene che cosa sia Dio. Quando osserviamo le sue
opere, però, ci è possibile innalzare a lui delle lodi."
Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimale, 9,1-3
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