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Dio è verità
"Questo Dio, se ci sforziamo di pensarlo, nella misura in cui ce lo concede e
permette, non pensiamolo in contatto con lo spazio, abbracciante lo spazio, come
una specie di essere costituito da tre corpi. Non si ha da immaginare in lui
nessuna unione di parti congiunte, come in quel Gerione [nella mitologia greca,
figlio di Crisaore e Callinoe, dotato di tre corpi uniti per il ventre; Dante ne
farà il simbolo della frode (Inferno XVI e XVII)] dai tre corpi, di cui
parlano le favole; ogni immagine per cui tre sarebbero più grandi di uno solo,
uno più piccolo di due, cacciamola senza esitazione dalla nostra anima: così
infatti respingiamo ogni elemento corporeo. Nell’ordine spirituale, nulla di
ciò che ci si presenta come sottoposto al mutamento, dobbiamo ritenere che sia
Dio.
Non è una piccola conoscenza quando, da questo abisso, elevandoci a quella
vetta riprendiamo lena, il poter conoscere che cosa Dio non è, prima di sapere
che cosa è. Egli non è certamente né terra né cielo; nulla che assomigli
alla terra o al cielo, nulla di uguale a ciò che vediamo in cielo, nulla di
uguale a ciò che in cielo non vediamo e forse vi si trova. Tu potrai accrescere
con l’immaginazione la luce del sole quanto ti sarà possibile, sia in volume,
sia in splendore, mille volte di più o all’infinito, nemmeno questo sarà
Dio. E se ci rappresentassimo gli angeli, puri spiriti che animano i corpi
celesti, li muovono e li dirigono secondo un volere che è al servizio di Dio;
anche se questi angeli, che sono migliaia di migliaia, venissero riuniti tutti
per formare un solo essere, Dio non sarebbe nulla di simile. E lo stesso
discorso varrebbe anche se si giungesse a rappresentarsi questi spiriti senza
corpi, cosa assai difficile per il nostro pensiero carnale.
Comprendi dunque, se lo puoi, o anima tanto appesantita da un corpo soggetto
alla corruzione e aggravata da pensieri terrestri molteplici e vari; comprendi,
se lo puoi, che Dio è Verità. È scritto infatti che Dio è luce (1Gv
1,5), non la luce che vedono i nostri occhi, ma quella che vede il cuore,
quando sente dire: è la Verità. Non cercare di sapere cos’è la verità,
perché immediatamente si interporranno la caligine delle immagini corporee e le
nubi dei fantasmi e turberanno la limpida chiarezza, che al primo istante ha
brillato al tuo sguardo, quando ti ho detto: Verità. Resta, se puoi, nella
chiarezza iniziale di questo rapido fulgore che ti abbaglia, quando si dice:
Verità. Ma non puoi, tu ricadi in queste cose abituali e terrene. Qual è
dunque, ti chiedo, il peso che ti fa ricadere, se non quello delle immondezze
che ti hanno fatto contrarre il glutine della passione e gli sviamenti della tua
peregrinazione?"
Agostino, La Trinità, 8,2
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