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Il mistero della Trinità svelato progressivamente
"Nel corso dei secoli, due grandi rivoluzioni hanno sconvolto la terra, le
chiamiamo i due Testamenti. L’una ha fatto passare gli uomini dall’idolatria
alla Legge; l’altra dalla Legge al Vangelo. Un terzo sconvolgimento è
predetto: quello che dalla terra ci trasporterà in cielo, dove non c’è né
movimento né agitazione.
Questi due Testamenti hanno presentato lo stesso carattere. E quale? Quello di
non aver trasformato tutto immediatamente dal primo inizio del loro apparire. E
perché? Per non costringerci con la forza, ma per persuaderci. Perché ciò che
è imposto non è duraturo, come accade quando si vuole fermare forzatamente il
corso dei fiumi o la crescita delle piante. Invece quello che è spontaneo è più
durevole e più sicuro. L’uno è subìto per forza, l’altro è voluto da
noi. L’uno manifesta una potenza tirannica, l’altro ci mostra la bontà
divina...
L’Antico Testamento ha manifestato chiaramente il Padre, oscuramente il
Figlio. Il Nuovo Testamento ha rivelato il Figlio e lasciato trapelare la
divinità dello Spirito. Oggi lo Spirito vive in mezzo a noi e si fa conoscere
più chiaramente.
Sarebbe stato pericoloso predicare apertamente il Figlio quando la divinità del
Padre non era riconosciuta; e, quando la divinità del Figlio non era ammessa,
imporre - oso dire - come in soprappiù, lo Spirito Santo. In questa maniera i
credenti, come persone appesantite da troppi cibi, o come coloro che fissano il
sole con occhi ancora deboli, avrebbero rischiato di perdere ciò che invece
avrebbero avuto la forza di portare. Lo splendore della Trinità doveva dunque
brillare attraverso successivi sviluppi, o come dice Davide, «per gradi» (Sal
83,6) e con una progressione di gloria in gloria...
Vedi come la luce ci viene a poco a poco. A nostra volta dobbiamo rispettare
l’ordine in cui Dio si è rivelato a noi, non svelando tutto immediatamente e
senza discernimento, senza tuttavia tenere nulla nascosto fino alla fine. Perché
Il primo modo sarebbe imprudente, l’altro empio. L’uno rischierebbe di
ferire i lontani e l’altro di allontanarci dai nostri fratelli.
Voglio aggiungere ancora questa considerazione che forse è venuta in mente a
molti, ma che mi sembra un frutto della mia riflessione. Il Salvatore conosceva
certe realtà, ma riteneva i discepoli incapaci di portarle, nonostante
l’insegnamento che avevano ricevuto; perciò le teneva nascoste. E ripeteva
che lo Spirito, quando sarebbe venuto, avrebbe spiegato ogni cosa. Penso che tra
queste verità ci fosse pure la divinità dello Spirito Santo: si sarebbe
manifestata chiaramente in seguito, quando, dopo la risurrezione del Salvatore,
gli animi sarebbero stati maturi per comprenderla."
Gregorio Nazianzeno, Discorso 31, 25-27
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