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La soddisfazione del Creatore per le sue opere
"Che altro deve intendersi, nel detto tanto ripetuto: Dio vide che tutto era
bene (Gen 1,4.10.12.18.21.25.30), se non l’approvazione di
un’opera fatta secondo l’esemplare, che è la sapienza di Dio?... Platone osò
persino dire che Dio, compiuto tutto l’universo, esultò di gioia.
Dicendo ciò,
non era tanto stolto da credere che Dio fosse diventato più felice per la novità
della sua opera; ma volle così mostrare che all’artefice piacque la sua opera
compiuta, come gli era piaciuta nel progetto. Non, cioè, che la scienza di Dio
muti in qualche modo, tanto che in un senso influiscono in lei le cose che non
sono, in un senso quelle che già sono, e in un senso ancora quelle che furono.
Egli infatti non prevede, come noi, le cose future, né contempla le presenti o
ripensa alle passate: le conosce in un modo profondamente diverso dalla
consuetudine del nostro pensiero. Egli non vede di cosa in cosa, per mutazione
del pensiero, ma contempla tutto in modo assolutamente immutabile. Tutte le
realtà che si attuano nel tempo, infatti, le future che ancora non sono, le
presenti che già sono e le passate che più non sono, egli le contempla tutte
in una presenza stabile ed eterna; e non vede in un modo con gli occhi e in
altro con la mente, poiché non è composto di anima e di corpo, e non in un
modo ora, in un modo prima e in un modo poi, perché, a differenza della nostra,
la sua scienza non muta con la varietà dei tempi, presente, cioè, passato e
futuro, non essendovi in lui variazione né ombra di mutamento (Gc
1,17). La sua intuizione non passa di pensiero in pensiero, e alla sua vista
incorporea sono presenti tutte insieme le realtà che conosce: egli conosce i
tempi, senza essere soggetto alla nozione di tempo, proprio come muove le realtà
temporanee, senza essere soggetto alle mutazioni temporali. In un punto solo,
dunque, egli vide che era bene ciò che aveva fatto, e insieme che era bene
farlo."
Agostino, La città di Dio, 11,21
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