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La bontà nascosta della creazione
"Non vi è autore più eccellente di Dio, non vi è arte più efficace di quella
del suo Verbo, né motivo migliore della creazione di qualche essere buono se
non lo stesso Dio buono. Anche Platone [cf. Timeo, 28] dice che questa è
la più retta causa della strutturazione del mondo, che cioè le opere buone
vengano fatte dal Dio buono: sia che ciò egli abbia trovato scritto, sia che ciò
abbia saputo da coloro che lo avevano letto; sia che col suo ingegno acutissimo
abbia contemplato e compreso le realtà invisibili di Dio per il tramite delle
realtà create, sia che lo abbia imparato da coloro che le avevano contemplate.
Ma questa causa, che cioè le realtà buone siano state create dalla bontà di
Dio, questa causa, dirò, tanto giusta e idonea, che considerata diligentemente
e piamente meditata risolve da sola ogni controversia sull’origine del mondo;
questa causa dunque alcuni eretici non la ammettono. E ciò perché la mortalità
misera e fragile della nostra carne, in conseguenza di un giusto castigo, soffre
l’offesa di molte cose che non le si addicono. Così il fuoco, il freddo, le
bestie feroci e cose simili. Né gli eretici considerano quanto, nel loro luogo
e nella loro natura, queste realtà siano eccellenti e in quale magnifico ordine
siano organizzate; quanta bellezza, ciascuna nella propria misura, portino
all’universo, quasi a una comune repubblica e quanta utilità arrecano a noi,
se ne usiamo con scienza e comprensione. Gli stessi veleni, infatti, che usati
sconvenientemente sono pericolosi, usati con criterio si tramutano in
medicamenti salutari; ma, al contrario, anche ciò di cui ci si diletta, come il
cibo, la bevanda e questa luce, se usate inopportunamente o smoderatamente, si
rivelano perniciose.
Con ciò la divina provvidenza ci ammonisce di non disprezzare scioccamente le
cose, ma di cercarne diligentemente l’utilità; e se il nostro debole ingegno
non ci riesce, dobbiamo credere che la loro utilità ci è nascosta, come ci
erano nascoste le realtà che a gran fatica abbiamo poi scoperto; e la loro
utilità può essere nascosta, o per nostro esercizio di umiltà, o a freno
della nostra ambizione. Nessuna essenza è male, perché questo non è che il
nome della privazione del bene: dalle realtà terrene alle celesti, dalle
visibili alle invisibili, ve n’è tutta una gradazione, in cui alcune sono
migliori delle altre; e sono disuguali, perché tutte possano esistere. E Dio è
l’artefice, grande in quelle grandi, ma non piccolo in quelle piccole; e se
sono piccole, poi, non sono da misurare in rapporto alla loro grandezza (che è
ben poca cosa) ma in rapporto alla sapienza del loro artefice; è così
nell’aspetto esterno dell’uomo: se gli si rade un solo sopracciglio, che è
quasi nulla rispetto al corpo, gli si detrae molto di bellezza: questa infatti
non consiste nella mole, ma nella simmetria e nella proporzione delle
membra."
Agostino, La città di Dio, 11,21-22
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