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Solo la provvidenza può spiegare il funzionamento del mondo
"Si interrogano gli ingrati e gli insensati: «Non dovrebbe esser proprio della
bontà di Dio concedere per tutti uguaglianza di onori?». Dimmi, o ingrato,
quali sono le cose che tu affermi non esser proprie della bontà di Dio, e che
cosa intendi per «uguaglianza di onori»? Uno è storpio da fanciullo, un altro
diventa pazzo ed è invasato da un demonio; un altro, che giunge al limite della
vecchiaia, ha trascorso tutta la vita nella povertà; un altro in gravissime
malattie: sono queste le opere della provvidenza? Uno è sordo, un altro muto;
uno è povero; un altro, infame e scellerato e pieno d’innumerevoli vizi,
guadagna denaro e mantiene meretrici e fannulloni, possiede una casa bellissima
e conduce una vita senza mai lavorare. E raccolgono molti esempi del genere,
tessendo un lungo discorso contro la provvidenza di Dio.
Che dunque? Non vi è nessuna provvidenza? Che cosa rispondiamo loro? Se fossimo
greci e ci dicessero che il mondo è retto da qualcuno, anche noi diremmo loro
le stesse cose: Perché non c’è nessuna provvidenza? Perché mai, allora, voi
avete il culto degli dèi e adorate demoni ed eroi? Infatti, se esiste una
provvidenza, essa si prende cura di tutto. Se vi fossero alcuni, cristiani o
anche greci, che si scoraggiassero e vacillassero, che cosa diremmo loro? Tante
cose, dimmi, ti prego, sarebbero dunque sorte buone per caso? La luce del
giorno, l’ordine predisposto nelle cose, il movimento circolare degli astri,
l’eguale corso dei giorni e delle notti, l’ordine della natura tanto nelle
piante quanto negli animali e negli uomini? Chi è mai, domando, colui che
governa tutte queste cose? Se nessuno le dirige ed esse dipendono tutte da se
stesse, chi ha mai fatto questa volta così grande e bella, il cielo appunto,
collocato tutt’intorno alla terra e anche sopra le acque? Chi dà alle
stagioni dei frutti? Chi ha posto tanta vita nei semi e nelle piante? Ciò che
avviene per caso, infatti, è assolutamente disordinato; ciò che presenta
ordine e armonia, invece, è stato prodotto con ingegno.
Infatti, ti chiedo,
quelle cose che da noi avvengono per caso, non sono piene di grande confusione,
tumulto e turbamento? E non parlo soltanto di quanto avviene per caso, ma anche
di ciò che è fatto da qualcuno, ma senza criterio. Ad esempio, vi siano legna
e pietre, e vi sia anche la calce; ora, un uomo inesperto nell’arte di
costruire, servendosi di questi, si accinga a edificare e a compiere qualcosa:
costui non manderà forse in rovina e non distruggerà ogni cosa? E ancora, si
dia una nave senza nocchiero, provvista di tutto quanto una nave debba
possedere, tranne il nocchiero: potrebbe forse navigare? E la terra stessa, che
è tanto estesa, posta com’è al di sopra delle acque, potrebbe rimanere tanto
tempo immobile, se non vi fosse qualcuno in grado di sorreggerla? E tutto ciò
è forse ragionevole? Non è ridicolo pensare queste cose?...
Se volessimo esporre esaurientemente, in tutto e per tutto, fin nei dettagli,
tutte quelle cose della provvidenza, non ci basterebbero tutti i secoli.
Domanderò, infatti, a chi abbia chiesto ciò: queste cose avvengono grazie alla
provvidenza o senza la provvidenza? Se rispondesse: «Non sono della provvidenza»,
gli domanderei ancora: Come dunque sono state fatte? Ma non potrebbe rispondere
in alcun modo. A maggior ragione, perciò, non devi investigare con curiosità
intorno alle cose umane. Perché? Poiché l’uomo è l’essere più illustre e
onorevole di tutti, e tutte le cose sono state create per lui, non lui per esse.
Se dunque non conosci la sapienza e il governo della provvidenza riguardo
all’uomo, in che modo potresti mai scoprire quali siano le sue ragioni? Dimmi
un po’, perché mai essa ha creato l’uomo così piccolo e così distante
dall’altezza del cielo al punto che dubiti di quelle cose che si mostrano
dall’alto? Perché le regioni australi e boreali sono inabitabili? Dimmi,
perché la notte è stata fatta più lunga d’inverno e più corta in estate?
Perché tanto freddo? Perché il caldo? Perché la mortalità del corpo? E altre
innumerevoli cose voglio sapere da te; se tu vorrai, non smetterò
d’interrogarti perché tu possa replicarmi in tutto.
Pertanto, la caratteristica più confacente alla provvidenza è questa: che le
sue ragioni rimangano per noi ineffabili. Qualcuno, infatti, non avendo compreso
il nostro pensiero, avrebbe potuto ritenere che l’uomo sia la causa di tutte
le cose. «Tuttavia, direbbe qualcuno, quell’uomo è povero: e la povertà è
un male». Ma che cos’è il male? Che cos’è la cecità, o uomo? Vi è un
solo male: peccare; e solo di questo dobbiamo preoccuparci. Invece, tralasciando
di scrutare le cause dei veri mali, ricerchiamo con curiosità altre cose. Perché
nessuno di noi cerca mai di scoprire il motivo profondo per il quale ha peccato?
È in mio potere di peccare, oppure no? Ma che bisogno c’è di usare un grande
giro di parole? Cercherò tutto in me stesso: forse che sono riuscito qualche
volta a vincere la passione? Ho vinto qualche volta l’ira per pudore o per
timore umano? In tal modo, accertato questo, scoprirò che è in mio potere
peccare. Nessuno si preoccupa di comprendere e di approfondire queste cose; al
contrario, sconsideratamente, come si legge in Giobbe, l’uomo nuota
disordinatamente nelle parole (Gb 11,12)."
Giovanni Crisostomo, Omelie sulla lettera agli Efesini, 19,3-4
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