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L’uomo nell’armonia del cosmo
"Vedi quanto è potente il nuovo canto. Ha fatto uomini dalle pietre e uomini
dalle fiere. Quelli che erano altrimenti morti, non essendo partecipi della
vita, di quella che è, appena ascoltarono il canto, ripresero a vivere.
Esso ordinò con cura l’universo e dispose la diversità degli elementi
secondo una concordanza, perché tutto il cosmo fosse in armonia. Volle che il
mare fosse libero, ma gli vietò di invadere la terra, e al contrario privò la
terra del moto che aveva e la fissò come argine del mare. Invero mitigò con
l’aria l’impeto del fuoco, in certo modo componendo l’armonia dorica con
quella lidia, calmò il freddo rigido dell’aria con la mescolanza del fuoco,
mischiando armoniosamente le più profonde note del tutto. È questo canto
incontaminato, fondamento dell’universo e armonia di tutte le cose, che si
estese dal mezzo alle pareti estreme e dal vertice al centro, armonizzò il
tutto, non secondo la musica tracia, che si avvicina a quella di Iubal, ma
secondo la paterna volontà di Dio, che Davide emulò. Il verbo di Dio nato da
Davide (ma che era) prima di lui, disprezzando la lira e la cetra, strumenti
inanimati, avendo posto in armonia con lo spirito santo questo mondo e il
piccolo cosmo, l’uomo, l’anima e il corpo di lui, canta a Dio con lo
strumento a più voci e canta con lo stesso strumento all’uomo: «Tu infatti
sei per me cetra e flauto e tempio»; cetra per l’armonia, flauto per lo
spirito, tempio per il Verbo, perché l’una risuoni, l’altro spiri e
l’altro accolga il Signore. In verità il re Davide, citarista, che poco prima
abbiamo ricordato, esortava alla verità, distoglieva dagli idoli, molto dovette
suonare ai demoni, che da lui erano cacciati, la vera musica, con la quale solo
guarì Saul da essi posseduto. Il Signore fece l’uomo bello, strumento
spirante, secondo la sua immagine. Anch’egli, senza saperlo, in perfetto
accordo con Dio, ritmico e sacro, sapienza ipermondana, verbo celeste."
Clemente Alessandrino, Protrettico, 1, 4,4; 1, 5,1-4
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