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  ARCIBASILICA PAPALE SAN GIOVANNI IN LATERANO

 CENNI STORICI
 

L’Arcibasilica del SS.mo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, comunemente detta San Giovanni in Laterano, sorge nelle vicinanze del monte Celio.

E’ la mater et caput di tutte le chiese di Roma e del mondo.

In questa zona, sorgeva anticamente una dimora di proprietà della nobile famiglia dei Laterani. La loro casa sorgeva nei pressi della Basilica, probabilmente verso l’attuale Via Amba Aradam, e i terreni coprivano tutta la zona che comprende anche l’attuale area basilicale.

Secondo gli “Annali” di Tacito nel 65 queste case e terreni furono confiscati dall’Imperatore Nerone, poiché Plauzio Laterano, console designato per l’anno 65, cospirò contro l’imperatore stesso nella congiura detta dei “Pisoni”. Fallita la congiura, Plauzio fu condannato a morte ed espropriato dei suoi beni, che passarono all’Erario Imperiale.

 Successivamente (201 ca.) parte di questi terreni furono utilizzati da Settimio Severo, che per consolidare l’organico della propria guardia del corpo formata dagli equites singulares (cavalieri scelti) che avevano una caserma nei pressi dell’attuale Via Tasso, si trovò nella necessità di costruire una seconda caserma che accogliesse le nuove leve. Scelse a tal fine l’area lateranense, dove l’erario imperiale aveva svariate proprietà, prima di tutte quella dei Laterani, acquisite con la confisca neroniana.

In una parte di questi terreni dei Laterani l’imperatore edificò un grande complesso militare chiamato Castra nova equitum singularium (Nuova Caserma delle guardie scelte).

Gli scavi, condotti a più riprese sotto il pavimento della basilica e sotto il chiostro, hanno rimesso in luce vari tratti delle fondazioni severiane, e parte dell’alzato del piano terreno della Caserma.

Nello stesso periodo Settimio Severo donò un’altra parte dei terreni confiscati a Tito Sextio Laterano, amico di Settimio Severo e suo valoroso comandante nella spedizione mesopotamica. Non si sa se l’imperatore donò la stessa casa che fu di Plauzio Laterano o Tito Sextio o ne costruì una nuova, ma si sarebbe trattato, comunque, di un’abitazione così lussuosa e così importante da costituire un punto di riferimento topografico e, anche dopo la loro scomparsa, nel Medioevo si continuò ad indicare gli edifici che sorgevano nell’area con la locuzione iuxta Lateranis (presso il Laterano), fino ad arrivare all’odierna denominazione del Laterano.

C’è da dire che si è pensato ad un rapporto di parentela tra il Plauzio Laterano morto sotto l’imperatore Nerone e il Tito Sextio Laterano amico di Settimio Severo. Una lontana parentela dei due personaggi non si può del tutto escludere è anche vero che non è dimostrabile un rapporto preciso tra queste due persone e le loro abitazioni.

Successivamente questi terreni divennero di proprietà, non si sa se per acquisto o per eredità, ad una certa Fausta, in quanto si menziona successivamente una domus Faustae nel territorio lateranense. Si è voluto identificare la Fausta in questione con la seconda moglie dell’imperatore Flavio Valerio Costantino (280-337), al cui nome è legato il ricordo della fondazione della Basilica.

Cresciuto alla corte di Diocleziano, Costantino fu chiamato in Britannia dal padre, l’imperatore Costanzo Cloro e alla morte di questi fu acclamato augusto dall’esercito (306), fatto che rompendo le regole del sistema tetrarchico, scatenò una violenta lotta in cui sei pretendenti (Massimiano, Massenzio, Licinio, Galerio, Massimino e Costantino) si contesero il titolo imperiale. Eliminato Massimiano (310), morto Galerio (311), Costantino il 28 Ottobre 312 sconfisse Massenzio ad Saxa Rubra sulla Via Flaminia (la Battaglia di Ponte Milvio), aiutato da quel simbolo divino che gli era apparso la notte prima della vittoria in sogno: un angelo con una croce ed una scritta IN HOC SIGNO VINCES, che prontamente Costantino fa dipingere sugli scudi dei propri soldati.

Sconfitto Massenzio, Costantino, va a Milano e rinsalda l’alleanza con Licinio, il quale, morto Massimino, rimane padrone delle province orientali (successivamente Costantino si sbarazza anche di Licinio rimanendo così unico Imperatore). A Milano Costantino proclama anche un editto (313) in cui riconosce al Cristianesimo libertà di culto.

Tornato a Roma Costantino si preoccupa di offrire alla chiesa nascente un luogo adatto per svolgere pienamente il proprio ministero spirituale.

Allora (IV sec) nella zona dei laterani vi erano la domus Faustae, la casa di Fausta, che, come già detto, forse era quella Fausta moglie di Costantino e sorella di Massenzio, che la stessa Fausta aveva portato in dote a Costantino, e la Castra Nova Equites singularium.

Costantino scioglie il corpo degli equites singulares, che avevano appoggiato Massenzio e dona a Papa Melchiade i terreni per costruirvi una domus ecclesia.

La Basilica venne consacrata nel 324 ( o 318 ) da Papa Silvestro I, e dedicata al SS.mo Salvatore. Nel IX sec., Sergio III la dedicò anche a San Giovanni Battista, mentre nel XII sec. Lucio II aggiunse anche San Giovanni Evangelista.

Dal IV secolo fino al termine del periodo avignonese (XIV sec.), in cui il papato si spostò ad Avignone, il Laterano, fu l’unica sede del papato. Il Patriarchio, o dimora lateranense (l’antica sede Papale), annesso alla Basilica fu la residenza dei Papi per tutto il medioevo. Il Laterano, quindi, fu da questo periodo fino al XIV sec. la sede e il simbolo del papato e quindi, il cuore della vita della Chiesa. Vi furono ospitati anche cinque concili ecumenici.

La Primitiva Basilica Costantiniana, era molto simile, in pianta, all’attuale, anch’essa di cinque navate, e i muri perimetrali coincidono più o meno con gli attuali.

Un’ aula rettangolare divisa internamente in cinque navate mediante colonnati marmorei con capitello corinzio; 15 colonne con alta trabeazione su ciascun lato della navata maggiore e 21 colonne sostenenti arcate tra le navate laterali. In fondo alla navata centrale, ad ovest, si apriva una grande abside, Nell’alto Medioevo la Cattedrale era un prezioso scrigno di opere d’arte. Già l’imperatore Costantino, dopo aver voluto la grande Basilica, la arricchì con un meraviglioso ciborio per l’altare maggiore.

Ma dopo i primi splendori del IV sec., seguirono vicende che segnarono nel bene e nel male per oltre un millennio, fino ai nostri giorni, la complessa storia dell’Arcibasilica lateranense.

Agli inizi del V sec. durante il sacco visigoto di Alarico del 410, la cattedrale venne spogliata del prezioso baldacchino Costantiniano, subito sostituito da Sisto III.

Nel 455 i vandali di Genserico depredarono la Chiesa di tutti i suoi tesori.

Papa Ilario (461-468) fece costruire tre oratori intorno al Battistero, quelli di: San Giovanni Battista, di San Giovanni Evangelista e quello della Santa Croce, quest’ultimo demolito dai rifacimenti barocchi di Sisto V. L’oratorio di san Venanzio fu invece costruito nel VI sec. sotto il papato di Giovanni IV.

All’inizio del IX sec. Leone III ricostruì i soffitti della basilica e decorò le finestre dell’abside con vetrate policrome.

Nel X sec. venne costruito, su un lato del portico, un oratorio dedicato a San Tommaso, che anticamente veniva usato dai Papi per indossare i paramente liturgici prima di entrare in chiesa.

Nel XII sec. venne restaurato il tetto della Basilica e adattato a due Cappelle (dedicate A S.ta Rufina e Seconda e a San Cipriano e Giustina) il portico del Battistero; nello stesso secolo avvenne il rifacimento dell’antica facciata della Basilica con la decorazione a mosaico e del portico d’ingresso, nonché la dotazione di porte di bronzo nel battistero e nelle Scala Santa, ora nelle cappelle dei due San Giovanni, interne al battistero.

Alla fine del XIII sec. furono intrapresi grandi lavori sotto Bonifacio VIII per il Giubileo del 1300, con la nuova loggia delle benedizioni e con gli affreschi di Giotto (o giotteschi) e di Cimabue, oggi andati perduti. Il Giubileo del 1300 fu il primo grande Giubileo della storia, indetto proprio a San Giovanni in Laterano.

Nel XIV sec. l’avvenimento principale, e determinante per la storia della Basilica lateranense, è lo spostamento del potere papale da Roma ad Avignone, e quindi il completo abbandono del Laterano.

Nel 1378 con l’elezione di Gregorio XI, si ha la fine del periodo avignonese. Gregorio XI riporta il papato a Roma, ma con il Laterano in pessime condizioni, i papi preferiranno da adesso in poi il Vaticano.

Da questo periodo in poi, tutti i restauri saranno rivolti esclusivamente alla cura della Basilica e del Battistero, mentre il Patriarchio viene lentamente lasciato andare in rovina. Nel XV sec., Papa Martino V, dal 1426 al 1431, provvide ad un rifacimento del pavimento e delle pitture delle pareti per opera di Gentile da Fabriano e del Pisanello. Dal 1431 al 1447, sotto Eugenio IV, furono rivestite di mattoni le colonne pericolanti della navata e voltati gli archi in luogo delle trabeazioni diritte. Fu questa una svolta importante, sotto il profilo architettonico, che fissò l’assetto strutturale affrontato dal Borromini due secoli dopo per la sua totale riedificazione.

Nel XVI sec., dopo il sacco di Roma, Paolo III propose di demolire il Patriarchio per ricavarne tegole e travi per il restauro della chiesa, soppresse il portico anulare del Battistero e ne modificò la cupola con l’odierno tamburo ottagonale, ricoperto con un tetto di piombo. Pio IV abbellì il Battistero e fece costruire il soffitto della Basilica, che Pio V continuò. Alla fine di questo secolo Sisto V fece demolire del tutto il Patriarchio per costruire il Palazzo apostolico lateranense (oggi sede del Vicariato di Roma), ad opera dell’architetto Domenico Fontana, e con esso il prospetto del transetto nord.

Per il Giubileo del 1600 Clemente VIII rinnovò il transetto e l’altare del SS.mo Sacramento su progetto di Giacomo della Porta.

E’ del 1650 il totale riassetto della Basilica ad opera di Francesco Borromini che ricostruisce la navata centrale e quelle laterali. Tale intervento fu voluto da Papa Innocenzo X e terminato nel 1660 sotto il papato di Alessandro VII, che fece restaurare anche il mosaico dell’abside e trasferire, dalla Chiesa di Sant’Adriano al Foro Romano, i battenti di bronzo dell’antica Curia romana che oggi costituiscono il grande portone centrale della Basilica.

Nel XVIII sec, proseguendo l’opera che privilegiava la compiutezza dell’immagine esterna, venne finalmente completata la facciata della Basilica con il nuovo prospetto di Alessandro Galilei (autore anche della Cappella Corsini all’interno della Basilica), ultimato qualche anno prima del Giubileo del 1750. nell’interno della Basilica vengono messe nei nicchioni Borrominiani le statue dei 12 Apostoli.

L’ultimo grande restauro si ebbe nel XIX sec., prima sotto Pio IX, che restaurò il tabernacolo e la confessione; poi, quello più vistoso, sotto Leone XIII che dal 1876 al 1886 incarica l’architetto Francesco Vespignani di abbattere l’abside e ricostruirlo più dietro.

Nel XX sec. si ha sotto Pio XI il restauro del pavimento cosmatesco, dove furono rinvenuti i resti dell’antica caserma degli equites singulares.

In occasione del grande Giubileo del 2000 viene inaugurata la nuova Porta Santa, opera dello scultore Floriano Bodini (1933-2005)


BIBLIOGRAFIA

PAOLO LIVERANI. Le radici della fede e gli scavi lateranensi, in Lateranensia n. 2, anno 1994.

G.B. PROJA. L’Arcibasilica Lateranense, in Lateranensia n. 10-11, anno 1999

A. ILARI. Costantiniana Arcibasilica in Laterano, guida storico-bibliografica, Roma 2000

S. PORFIRI (a cura di). Arcibasilica di San Giovanni in Laterano il Battistero e la Scala Santa, Lozzi Roma - 2002

R. LUCIANI. San Giovanni in Laterano, Prospettive edizioni - 2004

A. MILIONI. L'Arcibasilica papale del Laterano nei secoli, Edizioni Quasar - 2007

 

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