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IL PROGETTO DI
DONATO BRAMANTE
Dopo la basilica costantiniana, per la
riedificazione della nuova basilica papa Giulio II
scelse Donato Bramante il quale coltivava l'idea di
sovrapporre il Pantheon al Tempio della Pace, come
allora era chiamata la basilica di Massenzio; cioè
fondere due tipi di tempio che già Leon Battista
Alberti aveva indicati come esemplari: quello
"etrusco", rappresentato dalla basilica di Massenzio
per una sua errata interpretazione di Vitruvio, e
quello rotondo, quale era il Pantheon. La nuova
basilica era stata inizialmente concepita come un
grande quadrato sormontato da una cupola che,
sostenuta da grandiosi pilastri, si doveva librare
in alto, quasi sospesa nello spazio. Dalla stessa
cupola si dipartivano quattro bracci di croce greca
che terminavano, all'interno ad abside rotonda, e
all'esterno in linea retta. Tuttavia, il progetto
rimaneva poco definito e ipotizzava una dilatazione
fino a dimensioni fuori misura che avrebbero
presentato non poche difficoltà di realizzazione. I
lavori furono interrotti dalla morte prematura di
Bramante, avvenuta l'11 aprile 1514. Fino ad allora
si era compiuta solo una drastica opera di
demolizione innalzando, contemporaneamente, i
giganteschi piloni e i quattro archi che avrebbero
dovuto sostenere la cupola, e avviando la parte
iniziale del braccio di croce meridionale. Prima di
morire, Bramante stava lavorando ad una seconda
ipotesi con sviluppo a croce latina, poi ripresa da
Raffaello Sanzio quando, per volere di Leone X
Medici, ricevette l’incarico di proseguire la
costruzione insieme a Fra’ Giocondo da Verona,
nominato il 1 novembre 1513 e il quasi settantenne
Giuliano da Sangallo, nominato il 1 gennaio 1514. Ma
anche questo progetto rimase sulla carta, poiché
tutti e tre gli architetti morirono nel breve giro
di sei anni. Nei fatti, fu costruita solo la base
dell’immenso coro occidentale progettato a suo tempo
da Bramante - in seguito abbattuto e modificato da
Michelangelo con una soluzione più compatta e di
dimensioni realizzabili - e l’inizio del
deambulatorio sud.
LA FABRICA DI
ANTONIO DA SANGALLO IL GIOVANE
Leone X nominò allora architetto della fabrica
Antonio da Sangallo il Giovane, assistente sin dal
1505 di Bramante, affiancandogli nel 1520 il senese
Baldassarre Peruzzi. Per il veloce succedersi degli
eventi che segnarono gli ultimi quindici anni della
vita del papa, dopo l’austero pontificato di Adriano
VI Florensz durato appena un anno e le incertezze
politiche di Clemente VII Medici, è con Paolo III
Farnese, eletto nel 1534, che si riaccende
l’attenzione per il cantiere di San Pietro, ormai
sospeso da anni. La nuova soluzione, ispirata
all'arte gotica, rifletteva l’allontanamento dalla
grandiosa pianta centrale di Bramante, di cui
rispettava solo l'impianto a croce greca. L'edificio
era prolungato in avanti con un grande portico,
fiancheggiato da due campanili, ed in fondo si
apriva una facciata che racchiudeva la loggia delle
Benedizioni. Anche di questo ambizioso ma
irrealizzabile progetto si realizzarono solo poche
parti, limitatamente ad un ulteriore consolidamento
dei piloni bramanteschi e all'innalzamento del
pavimento della nuova basilica di m 3.20, così da
conferire maggiore illuminazione e più armonico
equilibrio ad un complesso altrimenti troppo alto e
stretto. Si vennero quindi a creare le premesse per
quegli spazi intermedi tra il vecchio pavimento
della basilica costantiniana ed il nuovo che,
durante il pontificato di Clemente VIII prima e
Paolo V dopo, diventeranno il nucleo delle grotte
Vaticane. Nel 1546 il Sangallo moriva e il 25
gennaio dell'anno successivo Paolo III, dopo un
tentativo fallito di richiamare a Roma da Mantova
Giulio Romano, morto in quello stesso anno, designò
come successore Michelangelo.
LA CUPOLA DI
MICHELANGELO
Trascorsi quarant'anni dall'inizio dei lavori,
Michelangelo, libero di intervenire a suo
piacimento, ricevette la nomina ufficiale.
Michelangelo ritornava alla prima ispirazione di
Bramante, ma con una concezione più vigorosa e
semplificata. Egli plasmò quasi come una scultura la
decorazione esterna dei tre bracci, dinamici
nell'articolazione dei pilastri binati corinzi tra
cui si aprono eleganti nicchie e finestre. La
costruzione appare così vibrante, ma raccordata
dallo sporgente cornicione che corre tutto intorno e
su cui poggia un attico, sul quale le lesene si
alternano a finestre di forme protobarocche. Su
questo piedistallo s'innalza la cupola che più che
appoggiata sembra adagiata sul tamburo. Nello stesso
tempo il tamburo, con le colonne binate, e la
cupola, con i costoloni e la lanterna, riprendono le
linee di forza del corpo della basilica e le
incardinano nello spazio. Michelangelo moriva nel
1564 e la costruzione della cupola era arrivata solo
al tamburo. Il papa Pio IV Medici affidò la
prosecuzione dei lavori a Jacopo Barozzi detto il
Vignola, che ebbe tempo di iniziare solo la parte
interna delle due cupole minori, finite da Giacomo
Della Porta, e utili per sperimentare le possibilità
costruttive ed accompagnare all'esterno la maggiore.
LA CUPOLA DI
GIACOMO DELLA PORTA
Trascorsi poco più di venti anni dalla morte di
Michelangelo, il 19 gennaio 1587 Giacomo della
Porta, assistito da Domenico Fontana, ricette da
papa Sisto V l'incarico di completare la cupola,
riuscendo nell’impresa in meno di due anni. Dal 22
dicembre 1588 al 14 maggio 1590 l'anello superiore
destinato a sostenere la lanterna era stato
ultimato, ed anche se nei primi mesi del 1590 si
avanzava con molta lentezza il 19 maggio, tra la
gioia e i fuochi di artificio, Sisto V poteva
inaugurare con la celebrazione di una messa solenne,
la chiusura dell'occhio della lanterna. Nei mesi a
venire i lavori ripresero a ritmo serrato, e grazie
all'opera incessante di 800 operai che lavorarono
anche di notte alla luce delle fiaccole, il 14
maggio 1590 il cantiere si poteva considerare
chiuso; contrariamente al pronostico di dieci anni,
erano trascorsi appena ventidue mesi. L'8 agosto,
pochi giorni prima della morte del papa, erano state
realizzate anche 36 colonne decorative. La
conclusione della lanterna e la copertura del guscio
esterno con lastre di piombo avvennero nel 1593,
sotto Clemente VIII, e il 18 novembre dello stesso
anno si appoggiò in cima alla cuspide del lanternino
la grande sfera in bronzo dorato sormontata dalla
croce, di Sebastiano Torrigiani.
IL
COMPLETAMENTO DI CARLO MADERNO
Paolo V Borghese, eletto nel 1605, decise di
affrontare la definitiva demolizione di quanto
restava dell'antico tempio e accelerare il
completamento del nuovo. Si rinunciò alla pianta a
croce greca, sia perché il gusto dell'epoca
suggeriva una diversa concezione degli spazi, sia
per le non soddisfatte esigenze liturgiche
dell'impianto michelangiolesco.
Il 7 marzo 1607 fu benedetta la prima pietra di
ricostruzione, nel settembre dello stesso anno il
papa approvò il modello di Carlo Maderno e a partire
dall'ottobre successivo, in una complicata e
controversa sequenza progettuale e costruttiva, in
parte dovuta ai cambiamenti di opinione della
committenza, ebbero inizio i lavori di demolizione.
Scomparvero cappelle, altari, oratori, tra cui
quello famoso di Giovanni VII con i preziosi mosaici
dell'VIII secolo, il portico con gli antichi
affreschi, l'atrio con le tombe papali e imperiali,
la loggia delle Benedizioni e il campanile. I
frammenti che non si conservarono in Vaticano furono
donati a chiese esterne o ad importanti esponenti
della curia, favorendone così la dispersione. Nel
1614 si compie l'immensa volta che copre l'interno
della Navata, dello spessore di tre metri, nella
quale vengono aperte le grandi finestre e nell'anno
successivo si avvia la decorazione a stucco. Nel
1615, su progetto di Maderno, iniziano i lavori
nell'area della Confessione e nello stesso anno
viene demolito il muro divisorio fatto erigere da
Paolo III. La domenica delle Palme, la basilica si
presentò per la prima volta nella sua veste
completamente rinnovata, in attesa dei futuri
abbellimenti progettati in massima parte da Bernini.
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