|
Le più lontane
origini della Fabbrica di
San Pietro in Vaticano risalgono al pontificato di
Niccolò V Parentucelli (1447 – 1455), quando vennero
avviati i lavori di rifacimento del coro della
Basilica di San Pietro. Apparve subito evidente
infatti la necessità di una gestione adeguata
dell’imponente cantiere basilicale e di un
ordinamento interno appositamente determinato per
far fronte alle innumerevoli difficoltà che esso
comportava.
Sotto il pontificato di Paolo II Barbo (1464-1471)
la struttura però stentava ancora a trovare la
propria configurazione ideale, fin quando al
principio del XVI secolo Papa Giulio II Della Rovere
(1503 – 1513) pose mano, in modo risoluto, ai lavori
di riedificazione della plurisecolare basilica
costantiniana che ormai stava rovinando.
A partire infatti dagli ultimi mesi del 1505 il
pontefice diede il via ad una precisa e ben
delineata configurazione della Fabbrica di San
Pietro come l’istituzione preposta in modo specifico
al cantiere cinquecentesco della Basilica Vaticana.
In particolare con la Costituzione Liquet omnibus
dell’13 gennaio 1509 egli affidò ad un certo numero
di persone l’incarico di “presiedere al gran lavoro
e raccogliere le oblazioni de’ fedeli per una sì
pia, e lodevole opera”.
Le disposizioni emanate in favore della Fabbrica da
Giulio II furono poco dopo confermate da Leone X De
Medici (1513-1521) con le due costituzioni Postquam
ad Apostolatus del 3 maggio 1514 e del 14 settembre
1517.
Per la prima volta l’ufficio di Commissario della
Fabbrica veniva concesso ad un cardinale che era
anche Nunzio del Pontefice e della Santa Sede.
L’introduzione della figura di un curatore con
delega per l’amministrazione del cantiere e quindi
l’istituzione di un organismo direttivo del
medesimo, snellì le procedure per il finanziamento
dell’opera.
Nel 1524 Clemente VII De Medici (1523-1534), al fine
di ottenere un più severo controllo tecnico ed
amministrativo e di eleminare taluni abusi purtoppo
verificatisi, provvide a nominare con la
Costituzione Admonet Nos suscepti del 12 dicembre
1523 una stabile commissione di sessanta membri (Collegium
LX virorum) scelti tra i funzionari stessi della
Curia romana, appartenenti ad ogni nazionalità e
forniti di particolare perizia tanto nella parte
architettonica, quanto in quella economica, come in
quella legale.
Il Collegio godeva di piena autonomia decisionale ed
era posto alle immediate dipendenze della Santa
Sede, restando investito delle più ampie facoltà,
sia di ordine amministrativo che giudiziario.
Infatti disponeva di un proprio Tribunale e di
rappresentanti nelle ventiquattro “commissarie”
dello Stato Pontificio.
Clemente VII, revocando la nomina del Commissario
delle Indulgenze, rendeva irrevocabili i diritti del
Collegio, al quale volle accordare altre vaste
facoltà con la Costituzione Dudum admonente del 1
giugno 1525.
Fu il vigoroso pontefice Sisto V Peretti (1585-1590) che alla fine del Cinquecento riuscì a
portare a compimento opere strategicamente
determinanti per la definitiva sistemazione della
basilica, modificando al tempo stesso l’istituzione petriana. Per arginare il potere del Collegio
sottopose infatti la Fabbrica alla guida di un
Cardinale Prefetto, anche arciprete della basilica,
con la costituzione Cum ex debito del 4 marzo 1589.
Il numero dei cardinali salì a settanta, cifra mai
raggiunta prima; il pontefice inoltre esautorò dai
loro incarichi le commissioni di cardinali fondando
in loro vece una serie di congregazioni cardinalizie
che dovevano occuparsi delle questioni riguardanti
l’amministrazione pontificia.
Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605) diede inizio
invece al lungo e decisivo processo che arriverà a
privare il Collegio di tutte le autorità acquisite
nel tempo. Paolo V Borghese (1605-1621) al suo
posto istituì definitivamente la Sacra Congregazione
della Fabbrica di San Pietro e la eresse a
Congregazione Pontificia. Essa era composta da dieci
cardinali e diversi prelati; tra questi permaneva
l’arciprete di San Pietro, con carica di Prefetto,
al quale si affiancavano l’uditore generale delle
cause e il tesoriere della Camera Apostolica, il
prefetto e l’uditore decano delle cause del Palazzo
Apostolico, un chierico di camera, il giudice
ordinario, l’economo generale e l’avvocato della
Reverenda Fabbrica. Alla Congregazione vennero
assegnati ampi poteri che a partire dal 1634,
vennero periodicamente rinnovati in riunioni
bimestrali nella casa del Prefetto, ove si discuteva
anche l’amministrazione delle finanze e la
fattibilità di nuove iniziative. Al fine di snellire
le procedure amministrative a carico della Fabbrica,
alcuni membri della Congregazione erano chiamati a
riunirsi mensilmente nella cosiddetta Congregazione
particolare (o Congregazione Piccola), alla quale
erano chiamati l’economo, il segretario, il
computista, l’architetto, il soprastante e il
fattore.
Iniziò ad emergere dunque un gruppo dirigenziale,
chiamato a sciogliere nodi legali, amministrativi,
organizzativi e tecnici aggravati dall’avvicendarsi
dei progettisti.
Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) con la
costituzione Quanta curarum del 15 novembre 1751
riordinò ed eresse come ente proprio e distinto
dalla Congregazione Generale, la Congregazione
particolare economica dove si trattavano tutte le
questioni relative all’andamento economico della
Fabbrica. Era composta dal Cardinale Prefetto della
Sacra Congregazione, da altri tre Cardinali, dal
Prelato Economo e Segretario e dal Giudice ordinario
della Fabbrica.
Il pontefice Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878), con
la legge edittale del 28 novembre 1863, soppresse il
Tribunale della Fabbrica eretto nel 1547. A causa
delle mutate condizioni dei tempi unificò
l’esercizio della giurisdizione civile e penale.
All’abolizione del Tribunale della Congregazione
della Fabbrica seguì la soppressione anche delle 24
Commissarie e dei Commissari della Sacra
Congregazione di Roma, nelle città e Diocesi dello
Stato Ecclesiastico.
Al tempo di Leone XIII Pecci (1878-1903) la
Congregazione della Fabbrica riprese la forma
organizzativa della Costituzione Quanta curarum di
Benedetto XIV.
Con la riforma curiale operata da Pio X Melchiorre
Sarto (1903-1914) nel 1908 le attribuzioni della
Sacra Congregazione della Reverenda Fabbrica di San
Pietro vennero compresse entro limiti ancora più
ristretti, relegando il suo ruolo alla sola
amministrazione dei beni ed alla conservazione e
manutenzione della Basilica di San Pietro, come
disposto nella costituzione Sapienti consilio del 29
giugno 1908.
Con la riforma generale della Curia romana, attuata
da Paolo VI Montini (1963-1978) in forza della
costituzione Regimini Ecclesiae Universae del 15
agosto 1967 ed entrata in vigore il 1° marzo 1968,
venne soppressa la Sacra Congregazione della
Reverenda Fabbrica di San Pietro che venne ridotta a
semplice Amministrazione Palatina.
Con la costituzione apostolica del 4 dicembre 1988
Pastor Bonus Giovanni Paolo II Wojtyla (1978-2005)
nell’art. 192 delineò ancora una volta le competenze
e le prerogative della Fabbrica di San Pietro
tuttora vigenti: “la Fabbrica di San Pietro
continuerà ad occuparsi di tutto quanto riguarda la
Basilica del Principe degli Apostoli, sia per la
conservazione e il decoro dell’edificio, sia per la
disciplina interna dei custodi e dei pellegrini che
vi entrano per visitarla, con le proprie leggi”.
|