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Gioiello artistico di rara bellezza, rappresenta un
luogo in cui si fonde arte e sentimento religioso:
l'icona della Salus Populi Romani, che la pia
tradizione vuole dipinta dall'evangelista Luca,
accoglie con il suo sguardo materno coloro che si
rivolgono a lei.
Nel 1605 saliva sul trono pontificio Paolo V
(1605-1621) a cui si deve la Cappella della Madonna,
detta anche Borghese o Paolina, contrapposta alla
Sistina e ad essa simmetrica nella pianta e nello
schema architettonico.
Anche essa, infatti, è a croce greca, con comparti
corinzi ed ha quattro grandi arconi, retti da
arditissimi pilastri, su cui poggia la cupola.
Fu
edificata per custodire l'Immagine della Madonna "Salus
Populi Romani", per ordine di Paolo V, su disegno
dell'architetto Flaminio Ponzio (1560-1618), tra gli
anni 1606 e 1612; la consacrazione ebbe luogo il 27
gennaio 1613, ma le decorazioni continuarono anche
negli anni seguenti. È costata alla Camera Apostolica
la somma di 299.261 scudi e 61 baiocchi. Di soli 25
anni più giovane della Sistina, ha decorazione
pittorica libera ed impetuosa. Con i suoi marmi
pregiati e intonati alle cornici dorate; con gli
angeli di bronzo (di una bellezza splendente) e di
stucco (che si slanciano con ali vibranti e
sorridono), con il suo altare maestoso, il cui blu
intenso incanta coloro che ne gustano i particolari,
con i suoi monumenti grandiosi e raffinati, la
Borghese offre segni più marcati del primo
manifestarsi del Barocco che le imprime una singolare
vibrazione di gioia e di vita. Gli artisti o
manieristi più celebri dell'epoca hanno gareggiato
nell'adornarla.
Il
primo modello dell'altare veniva realizzato in legno
di pero nel 1607 ed un anno dopo il fonditore Pompeo
Targoni cominciava a lavorarvi per concluderlo nel
settembre del 1612. L'opera si presenta sfavillante di
metallo dorato, forgiato nelle forme ariose e
movimentate degli angeli, che sorreggono la cornice
entro la quale è racchiusa la Salus Populi Romani,
modellati da Camillo Mariani: la ricchezza dei
dettagli e la preziosità dei contrasti luministici che
animano gli angeli del Mariani devono molto al
manierismo fiorentino del Sansovino, ma riescono a
tradursi anche in un potente acuto lirico in grado di
alleggerire la forte massa della struttura
architettonica. Mariani ha scolpito, inoltre, la
statua di S. Giovanni Evangelista. Senza dubbio il
pezzo scultoreo e decorativo più interessante
all'interno delle membranature dell'altare maggiore
della Cappella Paolina è il bassorilievo sul
frontespizio, opera di Stefano Maderno e raffigurante
Papa Liberio, che traccia il perimetro della basilica
sulla neve. Al Maderno devono essere attribuiti anche
gli angeli reggicartiglio posti ai lati delle tombe.
La mensa dell'altare fu offerta nel 1749 dalla
principessa Agnese Colonna Borghese, i cui stemmi vi
sono impressi.
Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino, ha
eseguito nel lunettone sopra l'altare: a sinistra,
l'affresco che rappresenta l'apparizione della Madonna
e di San Giovanni Evangelista a S. Gregorio
Taumaturgo, e a destra alcune persone morse dal
serpente dell'eresia e il Tempio di Dio con una folla
di veri credenti. Lo stesso artista ha dipinto nei
pennacchi della cupola i grandi Profeti: Isaia,
dall'aspetto scarno, bianchi i capelli e la barba, in
veste azzurra, mantello rosso e piedi nudi; Geremia
dalla fronte calva, la barba canuta, in veste azzurra
e mantello giallo che lo avvolge e scende fino ai
piedi; Ezechiele dall'aspetto giovanile, capelli
biondi, vermiglie le gote imberbi, in veste paonazza
ornata di liste azzurre, priva di maniche (risultando
così nude le braccia) e mantello giallo che circonda
la persona; Daniele giovane seduto, capelli biondi
lunghi ondeggianti, carnagione bianca, in veste
celeste ricamata d'oro, maniche rovesciate,
mantelletto purpureo. Lo stesso Cavalier d'Arpino ha
dipinto, nell'arco della tribuna dell'altare, i Santi
Vescovi Ignazio e Teofilo, Ireneo e Cipriano.
L'Assunta, all'interno della cupola, è di Ludovico
Cardi, detto il Cigoli. Sopra le nubi, Maria
Santissima rapita in cielo. La luna sotto i piedi
della Madre di Dio è stata dipinta dall'autore
esattamente come l'aveva rivelata il telescopio di
Galileo che era amico del Cardi. Gli Apostoli, alcuni
seduti altri ritti, seguono con lo sguardo il trionfo
della Madonna che tiene nelle mani lo scettro di
regina. Davanti alla Vergine, che ha schiacciato il
serpente, si apre l'Empireo mentre una moltitudine di
Angeli rotea, a schiere, a festeggiarla. Da quella
moltitudine si stacca un gruppo di Cherubini che si
restringono, a guisa di nube, pronti a far trono con
le loro ali dorate; altri gruppi danno fiato alle
trombe; altri sciolgono i canti; altri spargono i
fiori. Più in alto si vedono miriadi di spiriti
angelici dei quali si scorgono soltanto le mezze
persone, o i busti o le teste.
Un
cupolino con sei finestrelle fa da maestosa lanterna
alla cupola. In profondità è dipinto un Padre Eterno,
cui fanno corona schiere di serafini. Giovanni
Baglione nella volta della navatella, davanti a questa
Cappella, ha dipinto Dottori ed Evangelisti;
all'interno sull'arco sopra l'ingresso, le figure di
Giuliano l'Apostata, di Leone IV armeno e di
Costantino Copronimo; nell'ovale sovrastante l'altare,
l'immagine di S. Luca.
Sull'arcone di destra Guido Reni ha affrescato i Santi
Cirillo d'Alessandria, Idelfonso, Giovanni Crisostomo
e le Sante Pulcheria, Gertrude e Cunegonda; e sull'arcone
di sinistra, S. Eraclio, S. Narsete e le potenti
figure di S. Domenico e S. Francesco. Sempre sull'arcone
di sinistra, sopra il monumento di Paolo V, Guido Reni
ha raffigurato anche l'Eterno Padre sdegnato per la
malvagità degli uomini. Ancora di Stefano Maderno sono
alcuni putti del fregio che gira all'intorno,
all'altezza dei capitelli.
Nicola Cordier ha, invece, scolpito le statue di
Davide che schiaccia il gigante Golia e con l'indice
addita il suo discendente: il Messia, e quelle di
Aronne, di San Bernardo e San Atanasio. La statua di
S. Giuseppe è stata realizzata da Ambrogio Buonvicino.
Entrando nella
Cappella, a destra, vi è il monumento a Clemente VIII
(1592-1605) di Silla di Viggiù, mentre le cariatidi,
dal forte senso pittorico, sono opera di Pietro
Bernini. A sinistra è il monumento a Paolo V
(anch'esso di Silla di Viggiù) ritratto in
atteggiamento di grande devozione. |