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Prima di parlare di un'opera così importante come la
Cappella Sistina è necessario fare un piccolo accenno
al pontefice che la volle edificare.
Sisto V era stato il papa che più dei suoi
predecessori aveva saputo ridare vigore alla città
depauperata dal "sacco" di Roma del 1527 e la sua
prima preoccupazione era stata quella di ridare alla
città eterna la possibilità di espandersi risanando
zone malsane e creando infrastrutture utili allo
sfruttamento delle aree già occupate dai nuovi
insediamenti. Al suo architetto di fiducia, Domenico
Fontana, il pontefice commissionò dunque di costruire
una cappella del Santissimo Sacramento degna anche di
custodire quella del Presepe.
Il
programma iconografico della decorazione pittorica,
nella quale sono raffigurati antenati di Cristo,
storie della Vergine e della vita di Gesù, ha il suo
centro nella Cappella del Presepe posta sotto l'altare
che conserva l'antico Oratorio del Presepe, realizzato
nel XIII secolo da Arnolfo di Cambio, che Domenico
Fontana trasportò in blocco dall'abside della
Basilica. Le pitture della Cappella Sistina celebrano
il trionfo conseguito dalla Vergine, la cui maternità
divina era negata dall'eresia protestante, nel
Concilio di Trento. L'impresa fu diretta da Cesare
Guerra e Giovanni Nebbia, che fra il 1587 ed il 1589
ricevettero il pagamento dovuto. Il loro interesse
principale era far sì che le figurazioni della Sistina
fossero la naturale continuazione del messaggio già
espresso nei mosaici dell'arco absidale.
Stilisticamente le pitture sistine cedono ad un
linguaggio di sicura presa sull'osservatore. Eliminato
ogni intellettualismo e ogni eccessiva
personalizzazione artistica, le immagini procedono
chiare e riconoscibili, senza necessitare di ulteriori
commenti. Numerosi sono gli artisti che lavorarono
nella Sistina.
Sisto V andò a vederla personalmente nello studio
dell’artista, presenziando poi all’erezione di essa
nel giugno del 1587. Di Giovanni Antonio Paracca,
detto il Valsoldo, invece è la statua raffigurante
Sisto V che ritrae il Pontefice in ginocchio, con lo
sguardo bonario sul Tabernacolo e sul Presepio della
Cripta. Bellissimo è l’altare al centro della
cappella: quattro angeli in bronzo dorato a grandezza
naturale, opera di Sebastiano Torregiani, sorreggono
il ciborio che è il modello della cappella stessa,
riccamente decorato con angeli e profeti a tutto tondo
e bassorilievi sugli sportelli. Ai piedi dell’altare,
al termine della doppia scala della Confessione che
conduce all’Oratorio del Presepe, la natività di
Cecchino da Pietrasanta del XVI secolo, collocata
sopra un altare in stile cosmatesco. |