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CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

RIFLESSIONE DEL CARD. JOSÉ SARAIVA MARTINS

Il sacerdote e la santità

 

...Questa lieta circostanza ci invita a riflettere con gratitudine sulla sublime grandezza del sacerdozio ministeriale, istituito da Cristo, e da Lui lasciato come il più prezioso testamento alla sua Chiesa.
Giovanni Paolo II nel libro "Dono e Mistero" dice che "il sacerdote, con tutta la Chiesa, cammina con il proprio tempo, e si fa ascoltatore attento e benevolo, ma insieme critico e vigile, di quanto matura nella storia" (p. 95)...

Per ben cogliere tutta la stupenda realtà del sacerdozio ministeriale, esso va visto, innanzitutto, nella sua dimensione essenzialmente cristologica, ossia in rapporto a Cristo, l'unico ed eterno sacerdote della Nuova Alleanza. Nell'ordinazione sacerdotale Cristo imprime in coloro che ha scelto per il ministero una impronta nuova, interiore, indelebile, che conforma, rende simili a Lui. Ogni sacerdote diviene così un "alter Christus", o, come ama dire qualcuno, "ipse Christus". Cristo, diceva Paolo VI, "ha stampato in ciascuno di loro il suo volto umano e divino, conferendo ad essi una sua ineffabile somiglianza" (Congresso Eucaristico Internazionale di Bogotà, VI, 1968, 364-365).

Il sacerdote rimane, in tal modo, abilitato ad agire "in persona Christi", a fare le veci della persona di Cristo sommo Sacerdote, che, per mezzo di lui, continua a rendere gloria al Padre e a salvare il mondo, comunicandogli la sua vita divina.

Questo emerge in modo quanto mai chiaro da alcuni fatti biblici riguardanti il ministero apostolico. Gesù sceglie degli uomini, come segno di predilezione verso di loro, li distingue dagli altri e li prepara al futuro ministero, che consisterà nel fare ciò che hanno visto fare a Lui; li costituisce suoi inviati, comunicando ad essi i suoi stessi poteri, in modo che ascoltare loro è ascoltare Lui stesso:  "Chi ascolta voi ascolta me" (Lc 10, 16)...

Il sacerdote è, insomma, nel tempo e nella storia, l'icona della presenza viva ed operante di Cristo, il segno-persona del Signore risorto Capo della Chiesa, il suo sacramento radicale, la sua trasparenza. Ecco, dunque, il compito fondamentale del sacerdote in rapporto a Cristo:  renderlo presente, in modo visibile, nella sua vita e nel suo ministero, dopo il suo ritorno al Padre. Rispecchiare sul suo volto, il volto di Cristo risorto.

Oggi nella festa di S. Caterina da Siena, Dottore della Chiesa e patrona d'Italia, mi piace ricordare che questa santa diceva che i sacerdoti sono "i ministri del Sole", in quanto luminosi dispensatori dei misteri di Cristo, in particolare dell'Eucaristia che lei definiva il "Sole" della Chiesa...

Ma oltre a questa dimensione verticale, cristologica, il sacerdozio ministeriale ha una dimensione orizzontale, ecclesiologica. L'ordinazione, oltre ad essere una consacrazione definitiva a Cristo, è altresì, per ciò stesso, una consacrazione al "Cristo totale", per usare la felice espressione di Sant'Agostino, Vescovo di Ippona. Nell'ordinazione il sacerdote diventa servo, ministro di Cristo, per diventare, a partire da Lui, per Lui e con Lui, anche servo, ministro della Chiesa...

Il suo amore alla Chiesa, il sacerdote lo esprime, in maniera concreta ed efficace, nel servizio della Parola:  accogliendola, interiorizzandola, proclamandola al popolo nell'assemblea liturgica; nella celebrazione dei sacramenti, specie dell'Eucaristia; e prendendola come criterio e norma d'interpretazione dei fatti, degli avvenimenti, della storia.

Va sottolineato, per quanto concerne la proclamazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti, lo stretto legame tra la parola annunciata e la parola celebrata, si tratta di "due momenti successivi di un unico cammino di salvezza, di cui il primo costituisce l'inizio, e il secondo il compimento. Ci vuole la parola che suscita la fede, senza la quale i sacramenti non sono efficaci. E ci vuole poi il sacramento che porta a compimento quello che la parola ha annunciato" (cfr Magrassi M. in Canonaro S., in "Essere preti in un mondo che cambia", Edizioni La Scala, Noci [Bari], 2003, 119).

La diaconia sacerdotale così intesa, attesta e garantisce non soltanto che l'amore del Padre verso gli uomini è immutabile, ma anche che il Signore risorto è presente ed operante in mezzo al Popolo, che ha conquistato con il suo sangue. E questa presenza non può non essere sorgente di speranza per l'uomo pellegrino nel tempo:  di quella speranza che non delude, perché fondata sul mistero pasquale del Signore (cfr Saraiva Martins J., Il sacerdozio ministeriale. Storia e teologia, Urbaniana University, 1991, p. 124).

Il sacerdozio ministeriale ha, infine, una dimensione pneumatologica. "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato e mandato ad annunciare il lieto messaggio" (Lc 4, 18). Queste parole pronunciate da Gesù nella sinagoga di Nazareth, si adempiono in ogni ordinazione sacerdotale. In essa, infatti, il Vescovo ordinante chiede al Padre di rinnovare nell'ordinando l'effusione del suo Spirito di santità (Rituale). La consacrazione a Cristo e alla Chiesa e la loro missione di annunciare la lieta notizia, avvenuta nella ordinazione sacerdotale, sono opera dello Spirito.

Ma lo Spirito di Cristo non è soltanto all'origine del ministero del sacerdote. Egli è altresì il vero protagonista della santità a cui egli, proprio in virtù del ministero a cui è stato chiamato, è, in modo speciale, chiamato. "La vocazione sacerdotale, rileva il Santo Padre, è essenzialmente una chiamata alla santità, nella forma che scaturisce dal sacramento dell'Ordine. La santità è intimità con Dio, è imitazione di Cristo, povero, casto ed umile; è amore senza riserve alle anime e donazione al loro bene; è amore alla Chiesa che è santa e ci vuole santi, perché tale è la missione che Cristo le ha affidato" (Insegnamenti, VIII/2, 1984, 839).

La santità sacerdotale, da raggiungere non accanto, ma attraverso il ministero, richiede, innanzitutto, un'intima unione con Cristo, che è la stessa santità di Dio incarnata. Il sacerdote deve poter dire come San Paolo:  "mihi vivere Christus est! - per me vivere è Cristo" (Fil 1, 21). Il "rimanete in me ed io in voi" di Gesù (Gv 15, 1.4-5) deve costituire la sua principale preoccupazione, il cuore, il criterio e la norma di tutta la sua vita. I cristiani vogliono trovare nel sacerdote non solo l'uomo che li accoglie, che li ascolta volentieri e testimonia loro una sincera simpatia, ma anche, e soprattutto, un uomo innamorato di Dio, che appartiene al Signore, che li aiuta a guardare a Lui, a pensare a Lui, a salire verso di Lui (cfr PDV, 47).

Una autentica santità sacerdotale esige, inoltre, una intensa vita di preghiera, intesa, questa, come un incontro vivo e personale con il Signore, come un dialogo che si fa partecipazione al colloquio filiale di Gesù con il Padre.

Orbene, il vero protagonista di suddetta santità sacerdotale è lo Spirito Santo. Lo sottolinea con forza il Papa. Rivolgendosi a 5.000 sacerdoti provenienti da tutto il mondo, egli parlò del "ruolo essenziale che lo Spirito Santo svolge nella specifica chiamata alla santità, che è propria del ministero sacerdotale ... L'intima comunione con lo Spirito di Cristo, mentre garantisce l'efficacia dell'azione sacramentale che ponete "in persona Christi'", chiede anche di esprimersi nel fervore della preghiera, nella coerenza della vita, nella carità pastorale di un ministero instancabilmente proteso alla salvezza dei fratelli. Chiede, in una parola, la vostra personale santificazione" (Insegnamenti, VII/2, 1984, 839).

Ciò significa che il sacerdote, nell'esercizio del suo ministero, deve basare la sua vita spirituale e i suoi programmi pastorali, non sulla "sapienza" umana, bensì sull'impulso, sul dono dello Spirito. Ciò significa, inoltre, che il sacerdote deve essere sempre docile alla voce dolce e all'azione possente dello Spirito. Come Cristo, anche lui deve lasciarsi trascinare dallo Spirito. E nella misura in cui lo farà, la sua vita diventerà irradiazione di santità, di luce e di calore per i fratelli.

 

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