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PONTIFICIO COMITATO
PER I CONGRESSI EUCARISTICI INTERNAZIONALI
 

SUGGERIMENTI E PROPOSTE

PER LA PREPARAZIONE
E LA CELEBRAZIONE
DEI CONGRESSI EUCARISTICI

 

Marzo 2010

 

INDICE

Nota introduttiva

1. La fisionomia storica dei Congressi Eucaristici

1.1. Lo sviluppo della pietà eucaristica
1.2. Il “regno sociale” di Cristo       

2. I Congressi Eucaristici nella Chiesa di oggi

2.1. La dimensione cultuale
2.2. La dimensione sociale
2.3. La dimensione pastorale

3. Celebrare un Congresso oggi

3.1. Alcune linee base per la preparazione
3.1.1. La prospettiva celebrativa
3.1.2. La prospettiva missionaria-evangelizzatrice
3.1.3. La prospettiva ecumenica ed inter-religiosa

4. L’agenda per la preparazione

4.1. La scelta
4.2. Il Comitato locale
4.3. Il tema
4.4. La data
4.5. La preparazione
4.6. Il programma
4.7. La durata 
4.8. Collaborazione

5. Documenti

Scheda bibliografica

 

NOTA INTRODUTTIVA

1. «Suggerimenti e proposte per la preparazione e la celebrazione dei Congressi Eucaristici» è uno strumento di lavoro al servizio di quelle Chiese particolari che si impegnano nella celebrazione di un Congresso Eucaristico. Un Vademecum che delinea il senso e le modalità celebrative di un avvenimento che – dopo 130 anni di storia – continua ad annunciare il posto centrale dell’Eucaristia nell’esperienza ecclesiale di ogni tempo e di ogni continente.

2. La promozione dei Congressi Eucaristici da parte del Pontificio Comitato risponde alla necessità che la Statio orbis celebrata nella Chiesa ogni quattro anni manifesti l’universalità del dono pasquale di Cristo e diventi occasione per testimoniare al mondo la forza di comunione e di carità che sgorga dall’Eucaristia. Il tutto nasce dalla convinzione che:

A. L’opera di animazione e di coordinamento dei Congressi Eucaristici sia Internazionali che Nazionali è uno strumento importante per promuovere una celebrazione fruttuosa e un culto sempre più autentico del Mistero della fede che è fonte e culmine della vita ecclesiale.

B. La promozione dei Congressi Eucaristici a livello internazionale e nazionale, può coinvolgere ed integrare nel movimento del rinnovamento liturgico contemporaneo e nel cammino della nuova evangelizzazione

- tutte le manifestazioni del culto eucaristico fuori della Messa che affondano le loro radici nella devozione popolare

- tutte le associazioni che, a vario titolo, dall’Eucaristia traggono ispirazione come i movimenti per l’Adorazione perpetua, quelli per l’adorazione notturna, le Confraternite del Ss.mo Sacramento, etc…

3. Il vademecum «Suggerimenti e proposte» è ora offerto ai Delegati Nazionali che collaborano con il Pontificio Comitato e ai Comitati Nazionali impegnati a sostenere la celebrazione periodica dei Congressi Eucaristici nei rispettivi Paesi.

Città del Vaticano, marzo 2010

 

 

1. LA FISIONOMIA STORICA DEI CONGRESSI EUCARISTICI

L’Opera dei Congressi Eucaristici Internazionali nasce nell’ultimo quarto dell’Ottocento, raccogliendo i frutti dell’apostolato eucaristico di san Pierre-Julien Eymard, «apostolo dell’Eucaristia» (1811-1868) e di altre eminenti figure come il Beato Antoine Chevrier (1826-1879), Léon Dupont (1797-1876) e il vescovo Gaston Adrian de Ségur (1820-1880). Il tutto attraverso l’intuizione e l’impegno della signorina Émilie-Marie Tamisier (1834-1910) il cui progetto di «pellegrinaggi eucaristici» si trasformò progressivamente nei Congressi delle Opere Eucaristiche chiamati d’allora in poi «Congressi Eucaristici».

Posti al servizio della Santa Sede fin dal loro inizio nel 1881, i Congressi Eucaristici si caratterizzarono come manifestazioni pubbliche destinate a stimolare la fede dei cattolici nella «presenza reale», ad accrescere il loro zelo per la devozione all’Eucaristia fuori della Messa e a proclamare la regalità sociale di Cristo contro le ricorrenti espressioni di una modernità che vedeva nella religione uno dei grandi antagonisti da combattere senza quartiere.

Lo scopo dei Congressi era così definito dal Regolamento generale del 1887: «Far sempre più conoscere, amare e servire Nostro Signor Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell’altare… e lavorare in tal modo ad estendere il suo regno sociale nel mondo» (art. 1). La radice storica dei Congressi sta, dunque, in questa duplice polarità rappresentata dalla “pietà eucaristica” e dalla “dimensione sociale dell’Eucaristia”.

1.1. Lo sviluppo della pietà eucaristica

Sarà proprio la devozione all’Eucaristia fuori della Messa e l’attenzione alle Opere Eucaristiche a segnare quasi esclusivamente il movimento congressuale legato all’Eucaristia dal suo sorgere fino agli inizi del Novecento quando – sotto il pontificato di Pio X – esso si impegnerà con forza a favore della Comunione frequente e della Prima Comunione ai fanciulli.

Con Pio XI i Congressi Eucaristici Internazionali cominciano ad essere celebrati, a rotazione, in tutti i continenti legando la dimensione eucaristica a quella della evangelizzazione missionaria

A partire dal secondo dopoguerra, l’interazione crescente tra Congressi Eucaristici e movimento del rinnovamento liturgico, orienta definitivamente il senso della “pietà eucaristica” verso la Celebrazione.

Il primo Congresso a beneficiare in modo significativo della simbiosi con il movimento liturgico è quello di Monaco del 1960. A partire da lì, grazie all’intuizione di Andreas Jungmann, i Congressi Eucaristici assumono ormai la fisionomia di una Statio, statio orbis o nationis, etc.

1.2. Il “regno sociale di Cristo”

Fin dai primi Congressi Eucaristici l’aspetto cultuale si è sempre coniugato con la ricerca del “regno sociale di Cristo”, formula con la quale si tentava di aprire degli spazi pubblici per l’affermazione della fede attraverso l’organizzazione di un forte laicato cattolico.

Lo stesso Leone XIII benedisse l’Opera dei Congressi eucaristici internazionali ed appoggiò la celebrazione di quelli nazionali per dare un impulso efficace al risveglio religioso di fine secolo, ricuperare le tematiche cristiane essenziali e gettare le fondamenta di una nuova presenza di ispirazione cristiana nella società riaprendo la strada all’impegno sociale dei cattolici spesso emarginati dall’imperante cultura laicista.

 

2. I CONGRESSI EUCARISTICI NELLA CHIESA DI OGGI

In seguito al rinnovamento voluto dal Vaticano II, il Rituale De sacra communione et cultu mysterii eucharistici extra Missam presenta una nuova fisionomia dei Congressi Eucaristici: «I congressi eucaristici, introdotti in tempi recenti nella vita della Chiesa come manifestazione tutta particolare del culto eucaristico, si devono considerare come una statio cioè una sosta d’impegno e di preghiera… per approfondire insieme un qualche aspetto del mistero eucaristico e prestare a esso un omaggio di pubblica venerazione, nel vincolo della carità e dell’unità» (n. 109).

2.1. La dimensione cultuale

La “pietà eucaristica” viene oggi intesa come l’atteggiamento dei fedeli che fanno della celebrazione dell’Eucaristia - sacramento Pasquale del Cristo offerto perché il mondo abbia la vita - il centro della loro esistenza. Insieme con «una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei fedeli al santo Sacrificio dell'altare» (Ecclesia de Eucharistia, 10) non si possono tuttavia trascurare le altre dimensioni del Sacramento che sgorgano dalla celebrazione: l’adorazione, la contemplazione, la catechesi mistagogica, il culto spirituale dei battezzati, perché «l'Eucaristia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni» (Ecclesia de Eucharistia, 10. Cfr anche Mane nobiscum Domine, 14). In questo senso, il Rituale De Sacra communione… si premura di sottolineare che il Congresso Eucaristico, già nella sua fase preparatoria, deve dare importanza

- «ad una più attiva partecipazione alla sacra liturgia, che promuova il religioso ascolto della parola di Dio e il senso fraterno della comunità

- ad una più intensa catechesi sull’Eucaristia, specialmente in quanto mistero di Cristo vivente e operante nella Chiesa; tale catechesi sia adatta alla capacità recettiva dei vari ambienti» (ivi, 111)

Per quanto riguarda le modalità celebrative del Congresso il Rituale precisa che:

- «la celebrazione eucaristica sia avvero il centro e il culmine di tutte le varie manifestazioni e forme di pietà;

- le celebrazioni della parola di Dio, le sessioni di catechesi e le riunioni plenarie siano tutte ordinate a un approfondimento del tema proposto e a una più chiara esplicitazione degli aspetti pratici del tema stesso, per una loro realizzazione concreta;

- si predisponga un opportuno programma di riunioni di preghiera e di adorazione prolungata dinanzi al Santissimo esposto, in chiese determinate, particolarmente adatte a questo esercizio di pietà» (ivi, 112)

Al centro del cammino di preparazione e della celebrazione del Congresso è posta, dunque, la celebrazione Eucaristica e tutti i gesti di culto che tradizionalmente caratterizzano questo avvenimento (adorazione fuori della messa, processione...) devono fare riferimento ad essa.

2.2. La dimensione sociale

La copertura semantica della dizione “Regno sociale di Cristo” è oggi affidata alla cosiddetta “dimensione sociale” dell’Eucaristia e all’etica sociale che nasce dalla celebrazione fruttuosa di questo sacramento. Il Corpo di Cristo dato per la vita del mondo è percepito come un invito ad operare all’avvento di un mondo nuovo.

Questo appello è stato mirabilmente espresso nei Congressi del post-Concilio, da Bombay, a Bogota, a Filadelfia. Restano famose le parole di Paolo VI rivolte ai campesinos colombiani durante il 39° Congresso Eucaristico:

«Il sacramento dell’Eucaristia ci offre la sua nascosta presenza viva e reale; mai voi pure siete un sacramento, cioè un’immagine sacra del Signore fra noi, come un riflesso rappresentativo, ma non nascosto, della sua faccia umana e divina… E tutta la tradizione della Chiesa riconosce nei poveri il sacramento di Cristo, non certo identico alla realtà dell’Eucaristia, ma in perfetta corrispondenza analogica e mistica con essa» (Omelia alla Messa del 23 agosto 1968).

Nella stessa occasione affermava anche:

«Egli [il Cristo] amò e si sacrificò: dilexit et tradidit semetipsum (cfr. Eph. 5, 2): Noi dovremo imitarlo: ecco la croce! Dovremo amare fino al sacrificio di noi stessi, se vogliamo edificare una società nuova, che meriti di essere in esempio veramente umana e cristiana» (Discorso per la giornata dello Sviluppo, 23 agosto 1968).

Giovanni Paolo II, scrivendo al Cardinal Knox in vista del Congresso di Lourdes del 1981, situa quest’etica a livello planetario:

«Un “uomo nuovo”, un mondo nuovo contrassegnato da rapporti filiali verso Dio e fraterni tra gli uomini, diciamo un’umanità nuova: tali sono i frutti che ci si attende dal Pane di Vita che la Chiesa spezza e distribuisce nel nome di Cristo» (Lettera 1° gennaio 1979)

Nella Chiesa d’oggi la dimensione sociale del Sacramento è coniugata soprattutto come:

- Persuasione che la Chiesa ha ricevuto nell’Eucaristia il codice genetico della sua identità, il dono pieno che la pone di fronte al mondo come “Corpo di Cristo”, “sacramento di salvezza”. Da qui nasce la chiamata a trasformazioni non solo morali ed interiori, ma anche sociali e culturali. Per questo è giusto parlare di un vero e proprio ethos eucaristico.

- Orientamento di tutte le dimensioni della vita cristiana, ivi comprese quelle sociali, a partire dall’Eucaristia, nel contesto dell’ecclesiologia conciliare e del corretto rapporto Chiesa-mondo secondo lo stile della “forma eucaristica” (Sacramentum caritatis, 70-83)

- Promozione della centralità e della dignità della persona. Dinanzi al Signore della storia e del futuro del mondo, le sofferenze dei poveri, le vittime sempre più numerose dell’ingiustizia e tutti i dimenticati della terra non possono restare estranei alla celebrazione del mistero eucaristico che impegna i battezzati a operare per la giustizia e la trasformazione del mondo in maniera attiva e consapevole (cf Messaggio del Sinodo dei Vescovi al popolo di Dio, 22 ottobre 2005).

2.3. La dimensione pastorale

A questa duplice dimensione dei Congressi (pietà eucaristica e impegno sociale) che la storia ci ha consegnato, bisogna oggi aggiungere la valenza pastorale di ogni Statio congressuale chiamata a rilanciare il legame profondo tra Eucaristia e Chiesa e ribadire il ruolo fondamentale dell’Eucaristia nell’azione ecclesiale. Infatti, «la forma eucaristica dell'esistenza cristiana è indubbiamente una forma ecclesiale e comunitaria» (Sacramentum Caritatis, 76).

Se la teologia pastorale è la riflessione sulla Chiesa nel suo edificarsi quotidiano come sacramento universale di salvezza, se la Chiesa ha il suo principio e la sua forma nell’Eucaristia, l’Eucaristia deve ritenersi il principio e la forma ispiratrice dell’azione pastorale ecclesiale, di quella “nuova evangelizzazione” che è il marchio distintivo dell’agire della Chiesa. «L'Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita della Chiesa; lo è anche della sua missione… Non possiamo accostarci alla Mensa eucaristica senza lasciarci trascinare nel movimento della missione che, prendendo avvio dal Cuore stesso di Dio, mira a raggiungere tutti gli uomini. Pertanto, è parte costitutiva della forma eucaristica dell'esistenza cristiana la tensione missionaria»(Sacramentum Caritatis, 84).

 

In sintesi

- I Congressi Eucaristici sono «una sosta di impegno e di preghiera» in cui si intrecciano le dimensioni della “pietà eucaristica”, dell’impegno sociale e dell’azione pastorale.

- La “pietà eucaristica” fa della celebrazione eucaristica il centro e il culmine di tutte le varie manifestazioni e forme di pietà

- L’impegno sociale sviluppa in forme storiche «il dono di Dio per la vita del mondo».

- L’azione pastorale approfondisce il legame tra Eucaristia e Chiesa.

 

3. CELEBRARE UN CONGRESSO OGGI

Ogni Statio congressuale è un momento specifico del cammino della Chiesa, luogo del “convenire” di tutti i popoli al banchetto del Regno, momento di rinnovamento permanente della vita eucaristica del popolo di Dio. Preparare un Congresso significa, dunque, ricordare che:

- Il CE, prima ancora che una grandiosa manifestazione di fede, un grande omaggio reso all’Eucaristia, è una grazia di rinnovamento permanente della vita eucaristica di tutto il popolo di Dio.

In questo senso ci soccorre il recente Sinodo sull’Eucaristia e la conseguente esortazione apostolica di Benedetto XVI Sacramentum caritatis in cui la celebrazione eucaristica con tutte le sue conseguenze (“spiritualità eucaristica”, “forma eucaristica” della vita, “culto spirituale”…) viene affidata al popolo di Dio perché diventi realtà vitale.

- Il CE non è un privilegio oneroso affidato ad una Chiesa particolare, ma è un servizio per la crescita dinamica del Popolo di Dio.

Molte forze attive nella Chiesa (gruppi parrocchiali, movimenti apostolici, giovani, forme di vita consacrata, associazioni, volontariato…) attendono solo degli obiettivi da realizzare. Queste bisogna raggiungere per convincere che la vita Eucaristica non è un “di più”, qualche cosa che resta a lato delle diverse attività che ogni gruppo svolge, ma ciò che è fondamentale, fonte e culmine della vita e dell’attività missionaria di ogni battezzato.

- Il CE coinvolge tutti i cristiani attraverso le strutture della Chiesa locale. Si motiveranno soprattutto i sacerdoti in cura d’anime e gli operatori pastorali affinché lavorino alla formazione dei fedeli con il contatto personale e la preparazione di appositi sussidi pastorali.

Tutto ciò si potrà ottenere anche con la scelta di delegati (nazionali, diocesani, parrocchiali) chiamati ad animare le Chiese locali in stretto contatto con la segreteria del Congresso.

 

3.1. Alcune linee base per la preparazione

Il Congresso Eucaristico è un momento eminente della comunione ecclesiale in una triplice prospettiva.

3.1.1. La prospettiva celebrativa

Ogni congresso assume la funzione di una periodica riscoperta della straordinarietà e della inesauribile potenzialità del “corpo donato e del sangue sparso” come principio, forma e fine dell’esistenza cristiana e dell’azione dei battezzati. Sotto questo profilo il celebrare, l’adorare, il ringraziare sono il modo in cui i cristiani si rapportano con il grande dono dell’Eucaristia. Perciò si comprende bene, che quanto si farà durante la settimana conclusiva del CEN diventerà un modo “esemplare” di celebrare e vivere l’Eucaristia. Questo richiede:

- che la celebrazione dell’Eucaristia sia il fine, lo scopo, il centro della sosta congressuale della Chiesa locale. La straordinaria ed inesauribile potenzialità della celebrazione Eucaristica diventa la forma e la sorgente di ogni altro appuntamento congressuale.

- la riconciliazione della “pietà eucaristica” con la teologia conciliare (quella dei grandi documenti Misterium fidei, Eucharisticum misterium, del rituale De sacra communione, e i più recenti documenti dei Romani Pontefici come l’enciclica Ecclesia de Eucaristia, la lettera Dominicae Cenae, l’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis…) e, insieme, la scelta di una ecclesiologia di comunione. Da qui viene il nuovo modello di Congresso tratteggiato nel Rituale De sacra communione.

- che il culto eucaristico fuori della messa trovi il suo vero posto nella celebrazione congressuale senza forzature. Il culto reso al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito durante la celebrazione eucaristica, è prolungato nel culto eucaristico fuori della Messa. «La celebrazione dell’Eucaristia nel sacrificio della Messa è veramente l’origine e il fine del culto che ad essa vien reso fuori della Messa» (De sacra communione, 2).

Il culto eucaristico fuori della Messa è una forma di pietà sorretta da motivazioni valide e salde e alcune sue espressioni pubbliche sono state istituite dalla Chiesa stessa. Tale culto, poiché ha lo scopo di «estendere la grazia del sacrificio» deve riferirsi continuamente ai gesti della celebrazione (ascolto della Parola, silenzio, lode, rendimento di grazie, offerta della vita, adorazione, comunione) e ai luoghi entro i quali la celebrazione si realizza (altare, ambone, sede).

Mentre si raccomanda vivamente ai Pastori della Chiesa e al Popolo di Dio la pratica dell’adorazione eucaristica si ricorda che «di grande giovamento sarà un’adeguata catechesi in cui si spieghi ai fedeli l’importanza di questo atto di culto che permette di vivere più profondamente e con maggiore frutto la stessa Celebrazione liturgica» (Sacramentum Caritatis, 67).

3.1.2. La prospettiva missionario-evangelizzatrice

A partire dagli anni Venti del Novecento, sotto il pontificato di Pio XI, i Congressi Eucaristici assunsero un orientamento nuovo coinvolgendo le Chiese locali dei cinque continenti e introducendo in essi lo spirito missionario. Da allora in poi, questo aspetto è entrato a far parte stabilmente delle linee guida proposte dalla Santa Sede attraverso il Pontificio Comitato.

Per questo, il momento visibile di comunione congressuale esprime l’esigenza che l’Eucaristia sia periodicamente elevata come «vessillo per i popoli che cercano con ansia» (cfr Is 11,10), risposta adeguata alla sete di verità, di novità e di vita che ogni individuo porta nel cuore.

Questa prospettiva richiede un forte rilancio dell’idea originaria dei Congressi che si compendia nell’introdurre la dimensione salvifica dell’Eucaristia nel contesto sociale.

«I fedeli sono invitati a prendere coscienza che una Chiesa autenticamente eucaristica è una Chiesa missionaria. Di fatto, l’Eucaristia è fonte di missione. L’incontro eucaristico… risveglia nel discepolo la volontà decisa di annunciare agli altri, con audacia, quanto si ha ascoltato e vissuto, per condurre anche loro allo stesso incontro con Cristo. In questo modo, il discepolo, inviato dalla Chiesa, si apre ad una missione senza frontiere» (XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, Elenco finale delle proposizioni, n.42).

Nella dinamica congressuale dovrà apparire chiaramente che l’Eucaristia viene posta al centro affinché informi e modelli la vita cristiana e l’impegno per la nuova evangelizzazione. Infatti, «dal Mistero eucaristico, creduto e celebrato, sorge l'esigenza di educare costantemente tutti al lavoro missionario il cui centro è l'annuncio di Gesù, unico Salvatore» (Sacramentum Caritatis, 88)

3.1.3. La prospettiva ecumenica ed interreligiosa

A partire dal Congresso di Monaco del 1960 e con l’impulso del Concilio Vaticano II, il movimento ecumenico entra a pieno titolo nella preparazione e nella celebrazione dei Congressi Eucaristici.Grazie alla consapevolezza crescente che l'Eucaristia, “sacramentum pietatis, signum unitatis, vinculum caritatis”, è il centro focale e costitutivo dell'unità della Chiesa stessa (Cfr Dominicae Cenae, 13). «Il tesoro eucaristico, che il Signore ha messo a nostra disposizione, ci stimola verso il traguardo della sua piena condivisione con tutti i fratelli, ai quali ci unisce il comune Battesimo» (Ecclesia de Eucharistia, 61).

I Congressi Eucaristici internazionali si sono mostrati particolarmente sensibili anche al dialogo interreligioso e all’accoglienza dei grandi valori spirituali dell’umanità. Temi portanti di alcuni degli ultimi Congressi Eucaristici Internazionali (Seoul, Wroclaw, Guadalajara) sono stati, infatti, la lode che sgorga dalla fede nel Dio creatore, il richiamo alla pace, alla giustizia, alla libertà.

L’Eucaristia aiuta il cristiano a non evadere dalla storia e dai suoi problemi ma ad affrontare la realtà con la forza che viene dalla Pasqua di Cristo perché «Le nostre comunità, quando celebrano l'Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi « pane spezzato » per gli altri, e dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e fraterno» (Sacramentum Caritatis, 88). La «cultura dell'Eucaristia» promuove una cultura del dialogo (Cfr. Mane Nobiscum Domine, 26)

 

In sintesi

- Al centro di ogni Congresso Eucaristico è posta la celebrazione dell’Eucaristia.

- Essa, radunando in unità e concordia il popolo di Dio, modella la vita cristiana ed annuncia che la Chiesa è inviata al mondo come segno e strumento di salvezza per tutti i popoli.

- La celebrazione eucaristica rappresenta non solo il fine, ma anche la via e il mezzo per giungere alla comunione visibile tra le Chiese cristiane.

 

4. L’AGENDA PER LA PREPARAZIONE

Ogni Congresso Eucaristico è una “sosta di impegno e di preghiera”, di approfondimento dottrinale e di riflessione pastorale perché la celebrazione dell’Eucaristia porti alla conversione dei cuori, aiuti lo sviluppo della comunione e della missione della Chiesa.

4.1. La scelta

La scelta di celebrare un Congresso Eucaristico è presa dall’autorità competente e le motivazioni di tale scelta possono riguardare un anniversario peculiare, particolarmente sentito in una Chiesa locale, o semplicemente fare riferimento alla necessità di rifondare la Chiesa locale intorno all’Eucaristia ecc.

La modalità celebrativa dei Congressi Eucaristici Internazionali è chiaramente stabilita nel suo Statuto: «possibilmente ogni quattro anni in una città designata dal Santo Padre e secondo le sue indicazioni» (art. 15). Una volta stabilita la sede del Congresso, è il vescovo diocesano che ne assume la presidenza e si assume, in solido con il Pontificio comitato, la responsabilità della sua preparazione e del suo svolgimento (ivi, 9).

I Congressi Eucaristici Nazionali sono, invece, convocati dalla Conferenza episcopale di un particolare Paese (o dalla rispettiva segreteria generale della Conferenza episcopale) nel rispetto del ruolo della diocesi ospitante che, nella persona del suo vescovo, ha la responsabilità di progettare ed animare il Congresso.

I Congressi Eucaristici Diocesani, interdiocesani, parrocchiali, sono convocati dalla rispettiva autorità ecclesiastica locale.

Il Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali ha, tra gli altri suoi obiettivi, quello di incoraggiare la celebrazione di Congressi Eucaristici Nazionali, interdiocesani, diocesani e parrocchiali come mezzo concreto per «incrementare la pietà verso il mistero Eucaristico in tutti i suoi aspetti» (Statuto, 3/b)

 Alla scelta di celebrare un Congresso si lega immediatamente anche la scelta della sede

4.2. Il Comitato locale

In vista di un Congresso Eucaristico l’autorità competente provvede a creare un Comitato locale per la preparazione, l’organizzazione, il programma e la celebrazione del Congresso. Presidente di diritto di questo Comitato locale è il vescovo diocesano. A titolo indicativo, il comitato locale può essere composto, oltre che dal Presidente,

- da un segretario generale delegato dal Vescovo per dirigere l’insieme delle operazioni che riguardano il Congresso nella sua preparazione e nel suo svolgimento.

- da un assistente che assume, normalmente, la responsabilità immediata della messa in opera di tutte le attività. Potrà fungere da “coordinatore delle operazioni” e se necessario si farà aiutare da un professionista dotato di esperienza in pianificazione di avvenimenti simili.

- dai responsabili delle strutture di servizio: la logistica, la programmazione delle attività, la liturgia, la comunicazione, il catering…

- bisogna prevedere, dall’inizio, le forme di finanziamento del Congresso.

4.3. Il tema

Quanto al tema del congresso, si facciano «opportuni sondaggi che tengano presenti necessità concrete e favoriscano l’approfondimento teologico e il bene della Chiesa locale» (De sacra communione, 106).

Una volta che tale tema è approvato dalla competente autorità (dal vescovo diocesano per i Congressi diocesani, dalla conferenza episcopale per i Congressi nazionali, dal Papa per i Congressi Internazionali), l’ordinario costituirà una Commissione di studio composta da esperti in materia biblica, liturgica, teologica, antropologica, pastorale ed ecumenica al fine di elaborare un testo-base valido per «un rinnovamento spirituale adeguato» (Statuto 18).

Il testo sarà pronto almeno un anno prima del Congresso (due anni per il CE internazionale).

A partire dal documento-base del Congresso, la Commissione di Studio istituita dal presidente del Comitato aiuterà a sviluppare delle linee di catechesi che mettano in risalto «la centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa e della sua missione».

Non si dimentichi che il tema congressuale deve, in qualche modo, segnare un avanzamento nella comprensione del Mistero Eucaristico. La stessa commissione di studio potrà lavorare per preparare dei sussidi pastorali che traducano il tema in un possibile itinerario di catechesi e di scelte pastorali. Oltre al tema si provvederà opportunamente a preparare un logo identificativo, una preghiera ufficiale, dei sussidi per lanciare la notizia ai mass-media…

Abbondante documentazione da analizzare per la preparazione e lo svolgimento di un Congresso Eucaristico soprattutto nella sua dimensione catechetica e pastorale può essere trovato nei seguenti documenti magisteriali (cf. n. 5).

4.4. La data

La data del Congresso sarà stabilita a partire a partire da considerazioni di diverso genere (stagioni meteorologiche, usi e costumi locali) affinché i giorni conclusivi del Congresso possano diventare la celebrazione di un evento comunitario capace di offrire testimonianza viva della fede della Chiesa locale.

4.5. La preparazione

Nella prospettiva della dell’affermata centralità della celebrazione, della nuova evangelizzazione, dei rapporti ecumenici ed interreligiosi, un congresso eucaristico non si limita ai giorni della celebrazione conclusiva ma si allarga ad una preparazione spiritualmente fruttuosa che coinvolge diocesi o parrocchie in un cammino di catechesi, di celebrazione e di preghiera per l’approfondimento del mistero eucaristico.

La celebrazione della Statio finale è il culmine di un lungo cammino di approfondimento e preparazione che dura almeno un paio d’anni e che coinvolge tutte le diocesi o le parrocchie del territorio trasformando l’avvenimento in una grazia di rinnovamento permanente della vita eucaristica di tutto il popolo di Dio.

Solo così il Congresso – invece di rimanere una limitata seppur grandiosa manifestazione di fede o un devoto “omaggio” all’Eucaristia – insegnerà alla Chiesa locale a trasformare la celebrazione dell’Eucaristia in una realtà vitale di fede e di comunione fraterna.

4.6. Il programma

Il programma del Congresso si sviluppa sulla base di alcuni criteri specifici: quello cultuale, quello pastorale e quello sociale (cf. De sacra communione, 111-112).

4.6.1. Criterio cultuale

a) La celebrazione eucaristica è fonte e culmine dell’intera vita cristiana (SC, 10). Per questo, «la celebrazione eucaristica sia davvero il centro e il culmine di tutte le varie manifestazioni e forme di pietà» (De Sacra communione, 112/a)

b) «Le celebrazioni della parola di Dio, le sessioni di catechesi e le riunioni plenarie siano tutte ordinate a un approfondimento del tema proposto e a una più chiara esplicitazione degli aspetti pratici del tema stesso, per una loro realizzazione concreta» (ivi, 112/b) Per questo il tema del Congresso sarà approfondito attraverso celebrazioni della Parola di Dio, conferenze, testimonianze, seminari di studio, atelier, simposi teologici. La celebrazione della Parola di Dio, le conferenze e le testimonianze possono contribuire ad analizzare i vari aspetti del Mistero Eucaristico suggeriti dal tema del Congresso.

c) «Si predisponga un programma di riunioni di preghiera e di adorazione prolungata dinanzi al Santissimo esposto, in chiese determinate, particolarmente adatte a questo esercizio di pietà» (ivi, 112/c). La possibilità di pregare in comune e di adorare il Santissimo Sacramento in chiese determinate contribuisce ad interiorizzare il sacramento celebrato e i temi di catechesi e di pastorale offerti alla riflessione dei fedeli, oltre che ad indirizzare ogni forma di pietà eucaristica verso la celebrazione di questo grande Mistero.

d) «Quanto alla processione con il santissimo Sacramento per le vie della città, con accompagnamento di inni e di preghiere, si osservino le norme sulle processioni eucaristiche» (ivi, 112/d). Tenuta presente la situazione sociale e religiosa del luogo, la processione eucaristica può aiutare a dare una dimensione pubblica e rituale alla fede eucaristica celebrata, studiata e riaffermata nel corso del Congresso. Ma si vegli affinché la processione non sia una semplice sfilata senza animazione e non appaia come una mera manifestazione dell’appartenenza cattolica dei pellegrini.

4.6.2. Criterio pastorale

Nella celebrazione di ogni Statio congressuale assume particolare importanza, oggi, il criterio pastorale: ogni Congresso è chiamato a rilanciare il legame profondo tra Eucaristia e Chiesa e ribadire “il ruolo principale” dell’Eucaristia nell’azione ecclesiale. Se la Chiesa ha il suo principio e la sua forma nella Eucaristia, l’Eucaristia deve ritenersi il principio e la forma ispiratrice dell’azione pastorale: culmine del cammino di formazione alla fede e fonte di ogni trasformazione non solo morale ed interiore, ma anche sociale e culturale.

4.6.3. Criterio sociale

Infine, il Congresso non può dimenticare la dimensione sociale dell’Eucaristia che il De sacra communione al n. 111/c presenta come «un’attenta ricerca di iniziative e una solerte realizzazione di opere sociali che favoriscano la promozione umana e la dovuta comunanza di beni anche temporali, sull’esempio della primitiva comunità cristiana (Atti 4,32), in modo che la mensa eucaristica rappresenti il centro diffusore del fermento del Vangelo, come forza propulsiva per la costruzione della società umana in questo mondo e insieme pegno di quella futura (SC 47; UR 15)».

«Il sacrificio di Cristo è mistero di liberazione che ci interpella. È nell’impegno a trasformare le strutture ingiuste per ristabilire la dignità dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, che l’Eucaristia diventa nella vita ciò che essa significa nella celebrazione. Questo movimento dinamico si apre alle dimensioni del mondo: mette in questione il processo di globalizzazione che non di rado fa crescere lo scarto tra paesi ricchi e paesi poveri; denuncia quelle potenze politiche ed economiche che dilapidano le ricchezze della terra; richiama le gravi esigenze della giustizia distributiva davanti alle disuguaglianze che gridano verso il cielo; incoraggia i cristiani a impegnarsi e a operare nella vita politica e nell’azione sociale» (XI Assemblea Gen. Sinodo dei Vescovi, Elenco finale delle proposizioni, n. 46).

Normalmente questa dimensione dell’Eucaristia si concretizza in un’opera sociale-caritativa realizzata con il concorso dei partecipanti e sostenuta dalla chiesa locale che può consistere in una casa di accoglienza, in una fondazione, in un’opera di aiuto missionario, etc…

4.7. La durata

Nel corso della storia sono stai utilizzati diversi modelli di celebrazione del Congresso Eucaristico. Qui ci limitiamo a prendere in considerazione alcuni dei modelli emersi nei decenni che fanno seguito al rinnovamento conciliare.

4.7.1. Modello ebdomadario

Distribuisce gli eventi congressuali nel corso di una settimana. La giornata inizia, normalmente, con la celebrazione della Liturgia delle Ore seguita da una conferenza generale sul tema del Congresso e da una testimonianza presentata da un personaggio conosciuto del mondo cristiano. A conclusione della mattinata si celebra l’Eucaristia. Il pomeriggio è dedicato ai seminari di approfondimento, ateliers, gruppi di studio, visite all’Expo realizzata per l’occasione, momenti di preghiera personale nelle cappelle allestite nella zona del Congresso o nelle Chiese della città opportunamente predisposte.

Nei Congressi Eucaristici Internazionali ogni giornata è dedicata ad un tema e ad un continente particolare e questa distribuzione geografica è tenuta presente nella scelta dei conferenzieri, del testimone, dei presidenti delle celebrazioni.

Nel corso della settimana possono trovare collocazioni altri eventi particolarmente significativi: la processione eucaristica (giovedì pomeriggio); la celebrazione del sacramento della Riconciliazione (venerdì); ordinazioni presbiterali; incontri o veglie di preghiera per i giovani; celebrazioni o incontri ecumenici; un’agape fraterna come segno di benvenuto e di condivisione con i pellegrini da realizzarsi nelle parrocchie o nelle famiglie ospitanti. Non un incontro con i delegati diocesani o nazionali. Il culmine del congresso, nella domenica conclusiva, è segnato dalla celebrazione della grande Statio.

4.7.2. Modello triduo pasquale

Distribuisce gli eventi congressuali nel corso di tre giorni,sulla falsa riga del triduo pasquale, a partire dalla cerimonia di apertura che si tiene il giovedì sera.

In questo caso, i giorni del congresso sono scanditi da temi particolari. Per esempio: la pace, la conversione, la festa, l’unità, la riconciliazione… con una attenzione celebrativa alla scansione del Triduo Santo.

Il giovedì sera, dopo la cerimonia di apertura, si tiene normalmente una agape fraterna nelle diverse parrocchie o nelle famiglie che ospitano i pellegrini provenienti da ogni parte del mondo. Oltre alle consuete conferenze generali e alle testimonianze, anche qui non manca la celebrazione della riconciliazione, l’incontro con i giovani, momenti di preghiera comuni, un incontro ecumenico, la riunione con i delegati nazionali o diocesani.

L’ultima volta che questo modello è stato utilizzato non si è tenuta la processione eucaristica (Seul, 1989).

4.7.3. Modello fine settimana

Particolarmente adatto per alcuni congressi diocesani o interdiocesani o parrocchiali in cui si privilegia la partecipazione decentrata sul territorio e l’animazione delle comunità parrocchiali.

Da svolgersi normalmente in un week-end. Nel primo giorno, nelle diverse parrocchie e nella sede diocesana si tiene un momento di preghiera iniziale, possibilmente la celebrazione della Liturgia delle Ore, cui seguono riunioni in ogni parrocchia o conferenze generali in diversi luoghi della diocesi sul tema del Congresso. Nel pomeriggio conferenze, incontri, atelier di approfondimento… si tengono in diversi luoghi per gruppi di genitori, giovani, ragazzi, operatori pastorali, catechisti. A sera, una celebrazione eucaristica che raccoglie, nella sede diocesana e in diversi altri luoghi della diocesi, una vasta assemblea di fedeli. A questo riguardo si dovrebbero impiegare tutte le risorse necessarie per fare un’esperienza esemplare di celebrazione eucaristica. Alla Messa potrebbe far seguito, nelle chiese in cui si è celebrato, un momento prolungato di adorazione ben organizzato nella scansione temporale e con l’offerta di schemi di preghiera che rispecchino il senso di questa devozione (cf. De sacra communione, 87)

Il secondo giorno, soprattutto se è festivo, sarà lo spazio della convocazione per una grande assemblea che, nella varietà dei suoi ministeri, celebra l’Eucaristia intorno al proprio vescovo.

4.8. Collaborazione.

Il Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici si occupa anzitutto dei Congressi Eucaristici Internazionali secondo le competenze e le scansioni temporali derivanti dai suoi obblighi statutari. Ma, in ottemperanza con il suo Statuto, si rende pienamente disponibile a collaborare con i differenti Comitati che preparano i Congressi Nazionali.

Il Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici mette a disposizioni delle Conferenze episcopali (per i Congressi Nazionali) e delle Diocesi (per i Congressi Diocesani) la propria struttura e la propria esperienza specialmente per la scelta del tema, l’indicazione del metodo di lavoro nella preparazione, nella redazione del programma del Congresso, nella sua attuazione.

I Comitati locali, inoltre, devono cercare ogni forma di collaborazione possibile con la base ecclesiale attraverso la creazione di delegati diocesani o parrocchiali, con i mezzi di comunicazione di massa, con le realtà sociale e politiche presenti sul territorio.

Il tutto perché i Congressi Eucaristici non restino un fine a se stessi ma un mezzo per coinvolgere tutta la Chiesa nella celebrazione della Pasqua del Signore.

 

In sintesi

- Il fine di ogni Congresso Eucaristico (diocesano, nazionale o internazionale) è quello di aiutare il popolo cristiano a credere, celebrare e vivere sempre meglio il mistero eucaristico. A questo scopo vengono scelti il tema e il modello celebrativo, ed un apposito comitato lavora per la preparazione e lo svolgimento.

 

5. DOCUMENTI

A. Documenti recenti sull’Eucaristia

Istruzione Eucharisticum mysterium (1967)
Institutio generalis Missalis Romani
(1970)
Rituale De sacra communione et cultu mysterii eucharistici extra Missam (1973)
Lettera apostolica Dominicae Cenae (1980)
Lettera apostolica Dies Domini (1998)
Enciclica Ecclesia de Eucharistia (2003)
Lettera apostolica Mane nobiscum Domine (2004)
Istruzione Redemptionis sacramentum (2004)
Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis (2007)
Compendium Eucharisticum
(2009)

 

B. Documenti del Magistero in cui si citano I Congressi Eucaristici

1. Istruzione Eucharisticum mysterium (25 maggio 1967)

67. Nei congressi eucaristici i fedeli si applichino ad approfondire la conoscenza di questo santo mistero, considerandolo nei suoi vari aspetti (cf. n. 3 della presente istruzione). Lo celebrino poi secondo le norme del concilio Vaticano II e lo venerino prolungando privatamente la preghiera, e con pii esercizi, soprattutto nella processione solenne, badando, tuttavia, che tutte le forme di pietà tocchino il loro culmine nella solenne celebrazione della messa.

Durante il congresso eucaristico, almeno di tutta una regione, è conveniente che alcune chiese sia riservate all’adorazione continuata.

2. Rituale De sacra communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam (21 giugno 1973)

109. I congressi eucaristici, introdotti in tempi recenti nella vita della Chiesa come manifestazione tutta particolare del culto eucaristico, si devono considerare come una “statio” cioè una sosta d’impegno e di preghiera, a cui una comunità invita la Chiesa universale, o una Chiesa locale le altre Chiese della medesima regione o della stessa nazione o del mondo intero, per approfondire insieme un qualche aspetto del mistero eucaristico e prestare a esso un omaggio di pubblica venerazione, nel vincolo della carità e dell’unità. Tali congressi devono essere quindi un segno autentico di fede e di carità, per la piena partecipazione della Chiesa locale e la presenza rappresentativa delle altre Chiese.

110. Quanto al luogo, al tema e al programma del congresso, si facciano, sia nella Chiesa locale che nelle altre Chiese, opportuni sondaggi che tengano presenti necessità concrete e favoriscano l’approfondimento teologico e il bene della Chiesa locale. In questo lavoro d’inchiesta si ricorra alla collaborazione di esperti nelle cosiddette scienze “umane”.

111. Nella preparazione del congresso, si dia soprattutto importanza a questi elementi:

a) una più intensa catechesi sull’Eucaristia, specialmente in quanto mistero di Cristo vivente e operante nella Chiesa; tale catechesi sia adatta alla capacità recettiva dei vari ambienti;

b) una più attiva partecipazione alla sacra liturgia, che promuova il religioso ascolto della parola di Dio e il senso fraterno della comunità (SC 41-52);

c) un’attenta ricerca di iniziative e una solerte realizzazione di opere sociali che favoriscano la promozione umana e la dovuta comunanza di beni anche temporali, sull’esempio della primitiva comunità cristiana (Atti 4,32), in modo che la mensa eucaristica rappresenti il centro diffusore del fermento del Vangelo, come forza propulsiva per la costruzione della società umana in questo mondo e insieme pegno di quella futura (SC 47; UR 15).

112. La celebrazione del congresso, s’imposti sulla base dei criteri seguenti (EM 67):

a) la celebrazione eucaristica sia davvero il centro e il culmine di tutte le varie manifestazioni e forme di pietà;

b) le celebrazioni della parola di Dio, le sessioni di catechesi e le riunioni plenarie sian tutte ordinate a un approfondimento del tema proposto e a una più chiara esplicitazione degli aspetti pratici del tema stesso, per una loro realizzazione concreta;

c) si predisponga un opportuno programma di riunioni di preghiera e di adorazione prolungata dinanzi al Santissimo esposto, in chiese determinate, particolarmente adatte a questo esercizio di pietà;

d) quanto alla processione con il santissimo Sacramento per le vie della città, con accompagnamento di inni e di preghiere, si osservino le norme sulle processioni eucaristiche (nn. 101-104), tenuta presente la situazione sociale e religiosa del luogo.

3. Lettera Apostolica Dominicae Cenae (24 febbraio 1980)

3. L'adorazione di Cristo in questo sacramento d'amore deve poi trovare la sua espressione in diverse forme di devozione eucaristica: preghiere personali davanti al Santissimo, ore di adorazione, esposizioni brevi, prolungate, annuali (quarantore), benedizioni eucaristiche, processioni eucaristiche, congressi eucaristici.

4. Esortazione apostolica Sacramentum Caritatis (22 febbraio 2007)

68. Forme di devozione eucaristica

Il rapporto personale che il singolo fedele instaura con Gesù, presente nell’Eucaristia, lo rimanda sempre all’insieme della comunione ecclesiale, alimentando in lui la consapevolezza della sua appartenenza al Corpo di Cristo. Per questo, oltre ad invitare i singoli fedeli a trovare personalmente del tempo da trascorrere in preghiera davanti al Sacramento dell’altare, ritengo doveroso sollecitare le stesse parrocchie e gli altri gruppi ecclesiali a promuovere momenti di adorazione comunitaria. Ovviamente, conservano tutto il loro valore le già esistenti forme di devozione eucaristica. Penso, ad esempio, alle processioni eucaristiche, soprattutto alla tradizionale processione nella solennità del Corpus Domini, alla pia pratica delle Quarant’ore, ai Congressi eucaristici locali, nazionali e internazionali, e alle altre iniziative analoghe. Opportunamente aggiornate e adattate alle circostanze diverse, tali forme di devozione meritano di essere anche oggi coltivate.

Scheda bibliografica sui Congressi Eucaristici

Josef Andreas Jungmann S. J., Corpus mysticum. Gedanken zum kommenden Eucharistischen Weltkongress, in Stimmen der Zeit, 1959 n. 26, pag. 401-409.

Id., Statio orbis Catholici - heute und morgen, in Statio Orbis. Eucharistischer Weltkongreß 1960 in München, München 1961.

Nicolas Afanassief, «Statio orbis» in Irénikon, 1962 n.1, pag. 65-75

Roger Aubert, Les Congrès eucharistiques de Léon XIII à Paul VI, in Concilium, 1965 n.1, pag.117-124

Dom Guy-Marie Oury et Dom Bernard Andry, Les Congrès Eucharistiques. Lille 1881 – Lourdes 1981, Solesmes 1980

Pont. Comitato dei Congressi Eucaristici Intern. (a cura di), I Congressi Eucaristici Internazionali per una nuova evangelizzazione, Città del Vaticano, 1991

Daniele Menozzi, Congressi eucaristici: identità irrisolta, in Il Regno attualità, 1997 n. 18, pag. 523-526.

Alessandro Albertazzi (a cura di), I Congressi Eucaristici Nazionali. La lettura della «Civiltà Cattolica», Ponteranica 2001

Ernesto Vecchi, La dimensione sociale dell’Eucaristia. Storia, radici e tradizione dei Congressi Eucaristici Nazionali in Italia, Ponteranica 2004

Antonio Bello, I Congressi Eucaristici e il loro significato teologico e pastorale, Cinesello Balsamo 2005

Juan María Canals Casas, Experiencias e impactos de los Congresos Eucarísticos Internacionales en la vida eclesial, in Pastoral Litúrgica, Mayo-Junio 2008 n. 304.

 

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