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   Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti

V° Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari

Budapest, Ungheria, 30 giugno - 7 luglio 2003

 

Il ruolo dei mass-media nella formazione 

della cultura della solidarietà e tolleranza

 – o potremmo dire del linguaggio dell’amore?

 

Dott.ssa Judit Juhász

Direttore, Ufficio Stampa

Conferenza Episcopale d'Ungheria

“Il mondo è una scala; alcuni vi salgono ed altri vi scendono”. La saggezza di questo proverbio zingaro la dice lunga sull’atteggiamento mentale delle persone che fanno parte di una minoranza. Anche se quest’affermazione potrebbe sembrare, a prima vista, distaccata e indifferente, in essa sono presenti, allo stesso tempo, speranza e disperazione. E’ un cammino verso un’unica direzione: avanti o indietro. Forse il proverbio si riferisce alla libertà della scelta umana e alle possibili opzioni che vengono offerte a tutti gli esseri umani? Perché dovrebbe essere così? In realtà, anche se il mondo è terreno di conquista, solo il vincitore va avanti. L’unica strada, per il perdente, è quella che va indietro, lontano dalla sommità dell’esistenza umana.

Se concentriamo la nostra attenzione sui mass media, che rivestono un ruolo importante nella formazione, nel consolidamento o nella deformazione della cultura della solidarietà e della tolleranza, ci sorprenderà constatare che è piuttosto difficile trovare un lavoro di ricerca sull’immagine degli zingari nei mezzi di comunicazione, non solo in Ungheria, ma anche in altri paesi dell’Europa dell’est e dell’Europa centrale. Purtroppo, ad eccezione di alcuni studi di minore importanza, non esiste praticamente nessun’altra pubblicazione. Ciò significa che mancano ricerche di base ed analisi, che considerino questioni come quella di cui parliamo, il che ci impedisce di farcene un’immagine veritiera. 

Per salvaguardare i propri interessi, le organizzazioni giornalistiche ed altre associazioni ungheresi non si preoccupano neanche di analizzare il ruolo delle minoranze in Ungheria. Per questo, non analizzano il ruolo degli zingari nei mass media, né discutono sugli obblighi professionali o etici dei giornalisti. Ne risulta che manca un dibattito obiettivo sull’argomento, sia da parte della società zingara sia da parte dei mass media.

Non possiamo dire che i mass media siano gli unici responsabili di trovare soluzioni per i diversi problemi sociali, anche se alcuni giornalisti hanno la tendenza a considerarsi come dei fattori di influenza della politica. Come consumatori dei media, avvertiamo la tensione che deriva da questo scambio continuo di ruoli, così come lo percepiscono gli stessi giornalisti, che sanno di godere di meno fiducia rispetto agli anni che hanno preceduto il cambiamento di regime.

Tuttavia, è un dato di fatto che, nonostante tutto, i mass media rivestono un ruolo importante nella formulazione del discorso sociale, intenzionalmente o meno, e che sono in grado di rafforzare gli stereotipi nei confronti delle minoranze. 

Dobbiamo prendere atto che soltanto pochi di noi possiedono un’informazione precisa sulla popolazione composta dalle diverse centinaia di migliaia di zingari che vivono in Ungheria; pur tuttavia, nei nostri giudizi c’è una forte tendenza alla generalizzazione e ai clichés. E’ indiscutibile che nella mentalità dell’Europa centrale questo gruppo sia il meno conosciuto ma anche il più colpito dal pregiudizio. Anche se pregiudizio non equivale a discriminazione, la strada più facile e quasi contagiosa è quella che conduce alla DIFFIDENZA.

Márta Józsa, che lavora per la Televisione Ungherese e per la Radio Zingara, ha detto nello studio intitolato “Gli Zingari nella trappola della società maggioritaria”: “Tra la maggior parte degli stereotipi dei giorni nostri gioca un ruolo importante l’opinione sui considerevoli aiuti, passati e presenti, fatti agli zingari (che li hanno fatti rinunziare all’abitudine al lavoro), mentre era praticamente sconosciuto il fatto che nel 1989 la percentuale di impiegati tra la popolazione maschile degli zingari in grado di lavorare era solo dell’1 o del 2% inferiore a quella dei lavoratori non zingari. Questa differenza di pochi decimi percentuali riflette la differenza esistente nelle statistiche mediche dei due gruppi di popolazione. L’aspettativa di vita degli zingari è molto più bassa rispetto a quella degli ungheresi, come risultato delle loro peggiori condizioni di vita.

Dall’altro lato, non tutti sanno che l’eliminazione delle colonie zingare negli anni ’60 è stata accompagnata – nella maggior parte dei casi – dalla VIOLENZA.Gli zingari furono costretti a lasciare il loro ambiente naturale. Vennero trasferiti in anonimi appartamenti ai margini degli insediamenti urbani, senza bagno, con un così basso livello di comfort da sentirsi in uno stato di chiara umiliazione. Dovettero occupare gli appartamenti che gli ungheresi avevano abbandonato e ciò che avevano creato per le loro famiglie fino a quel momento non aveva più alcun valore per nessuno. “ Credo che se la gente ti disprezza, a tua volta cercherai qualcuno da disprezzare”, disse uno zingaro qualche anno fa in un documentario, tentando di spiegare il suo atteggiamento arrogante, ma avvilito allo stesso tempo. La sua forte identità zingara è un misto di caratteristiche positive e negative. Ne sarà sempre orgoglioso, ma al tempo stesso se ne vergognerà. Gli zingari desiderano mantenerle, ma si rendono conto dei pesanti handicaps che comportano, e per questo vogliono liberarsene.

Sul posto di lavoro – fino a quando ne hanno uno – l’autostima è andata indebolendosi a causa di questo conflitto interiore: benché venisse data loro la possibilità di un lavoro regolare, essi non si vedevano riconosciuta la stessa dignità nel mondo del lavoro. A loro venivano riservati i lavori peggiori e meno pagati e, in quanto senza qualifiche, avevano (ed hanno) difficilmente la possibilità di essere scelti. “E’ il risultato della concezione, o più precisamente della mancanza di concezione, che coloro che si trovano al potere e che hanno sempre considerato la società zingara come un problema sociale, culturale, etnico e spesso criminale da risolvere, invece di fare degli sforzi per trovare dei modi per convivere” . (Márta Józsa)

Tra i pregiudizi che sono in noi o che troviamo nei mass media, possiamo menzionare il fatto che nelle situazioni di vita delittuose, il pubblico ha l’opinione che la popolazione carceraria annoveri un numero maggiore di zingari, quando, in realtà, questa proporzione non esiste. Un’altra esperienza dolorosa è che nella mentalità della gente non viene affatto enfatizzato che sono stati gli zingari ad aver perso di più con il cambiamento di regime. In pochi mesi, da lavoratori sono stati trasformati in disoccupati, e la maggior parte di essi è ancora oggi senza lavoro. Inoltre, molti di noi li vede fuori dal mondo del lavoro, con un autostima distrutta, pensando con orgoglio al tempo passato, quando potevano mantenere i loro figli. Károly Bari, poeta zingaro, esprime la mentalità dell’uomo zingaro con il linguaggio essenziale delle canzoni popolari ungheresi:

Cosa farò, tesoro mio?

Le mie mani sono in catene. 

Prenditi cura di mio figlio,

Ed anche del mio cavallo.

Se ti mancherà il pane,

Non soffrire, vendi il cavallo.

Compra del pane per mio figlio,

Che non sappia mai della mia prigionia.

Nell’analizzare l’immagine offerta dai media e i dati sulla situazione delle minoranze, mi è stato di grande aiuto lo studio commissionato dal National and Ethnic Minority Office nel 1998 (Gábor Bernáth – Vera Messing: Voiceless Cutaway – the Gypsies in the Hungarian Mass Media), che ha esaminato l’argomento basandosi sull’analisi del contenuto e sulle interviste.

Credo sia molto importante che i mass media definiscano le soluzioni che la nostra società deve prendere in esame.La stampa del cambiamento di regime, negli anni ’90 del secolo scorso, ha mostrato diverse opinioni positive. I media nazionali hanno svolto un ruolo importante nel processo che ha visto la questione degli zingari fare la sua comparsa nel dialogo sociale dopo lunghi anni di silenzio; inoltre, la stampa - sottolineando la grande importanza del fatto - ha seguito le notizie relative agli zingari con la massima attenzione. Coloro che vi lavorano hanno compiuto sforzi considerevoli per aiutare la gente a fare conoscenza con le comunità zingare, e con i loro movimenti politici e culturali organizzati dalla base (e non controllati dal fronte popolare). Tuttavia, il fatto che le immagini tipiche offerte dai media coincidano con gli stereotipi della maggioranza in relazione alla popolazione zingara ungherese, non è facile da accettare. Nel descrivere l’etnia zingara, è tipico mettere un’etichetta a questa popolazione, e i mass media, in molti casi, non si rivolgono ai diretti interessati” (Bernáth – Messing).

Le radici delle più nobili tradizioni del giornalismo ungherese affondano in un terreno ricco: gli studi di letteratura e sociologia sono ispirati ad un profondo impegno nei confronti della società ungherese, ad un desiderio esigente e sincero di mostrare la realtà, e ad una simpatia e senso di responsabilità per coloro che vivono in una situazione di povertà e di persecuzione. La letteratura nazionale ungherese non è stata solamente un’arte, ma un tentativo di salvare la madre patria e l’uomo. I nostri più grandi artisti - come dice László Németh – condividono una visione comune e hanno abbracciato la nazione ungherese, considerando il destino delle minoranze come una questione vitale per tutta la nazione. Ci sono così antecedenti ed esempi – tra i quali troviamo anche artisti contemporanei – a cui possono guardare i giornalisti dei nostri giorni per trovare dei modelli. La letteratura ed il giornalismo ungheresi, così come il cinema e la fotografia, abbondano di punti di riferimento per coloro che sono disposti a servire la comunità al più alto livello. Nella vita della nazione ungherese, decimata nel corso della storia, la pazienza, la solidarietà e l’accettazione degli altri non sono sentimenti forzati, ma emozioni scaturite dall’interno. Tale comportamento comunitario nasce dal sentimento di interdipendenza di coloro che hanno tanto sofferto.

Oggi gli zingari, in una società maggioritaria, si sentono ingannati perché le loro condizioni di vita non offrono alcuna prospettiva per il futuro. È perciò di grande importanza l’autenticità dell’immagine che i media danno di loro. La nostra visione degli zingari è formata da situazioni ideologicamente determinate, ma facilmente manipolabili. La nostra vera opinione si dibatte tra un’attrattiva e una repulsione costanti nei confronti di questo gruppo di popolazione che patisce la povertà e la divisione, e la cui immagine di sé è incerta, a volte esagerata ed anche piena di contraddizioni. “Nella misura in cui cresce la distanza tra la scala di valori della società zingara in disintegrazione e la società civile, un fossato sempre più profondo si apre tra di loro. E’ di cruciale importanza il modo con cui noi presentiamo il passato degli zingari”, dice Péter Szuhay, etnografo, nel suo studio. “Dobbiamo farlo in modo da rendere possibile agli zingari di trovare l’unità che ritengono di aver perso da molto tempo, e di spiegare, se possibile, alla maggioranza le ragioni storiche per le quali gli zingari dovrebbero essere considerati estremamente svantaggiati da un punto di vista sociale. Solo così possiamo aiutarli a mettere fine a questa situazione, e far sì che coloro che sono chiamati o considerati zingari entrino a far parte della nostra società”.

Non possiamo non evidenziare il fatto che la distanza, inaccettabilmente grande ancora oggi, tra gli zingari e la maggioranza della popolazione, possa crescere ulteriormente se i mass media, di proposito o meno, continuano a dare forza ai pregiudizi della maggioranza sugli zingari e se le istituzioni maggioritarie – compresi i mass media – non riescono a mettere fine alla diffidenza da parte delle comunità zingare.

L’immagine offerta dai media sulla società zingara ungherese è considerevolmente influenzata da questi fattori:

  • la maggior parte dei bambini ungheresi non incontra i propri coetanei zingari a scuola;

  • la maggior parte della società ungherese non incontra gli zingari nei luoghi di lavoro;

  • raramente si incontrano zingari nel loro luogo di residenza.

 La mancanza di esperienza personale e la distanza possono influenzare, nella direzione sbagliata, l’immagine pregiudizievole esistente nella maggior parte dei cittadini. Tuttavia, considerando l’approccio dei mass media nei confronti degli zingari e l’immagine che ce ne dà la stampa, possiamo affermare che l’Ungheria si trova in una situazione migliore rispetto ad altri Paesi dell’Est europeo. Parole di odio non sono comuni nel nostro Paese e, a parte alcune pubblicazioni che annoverano pochi lettori, non compare materiale esplicitamente razzista nei nostri mass media (in altri Paesi dell’Europa dell’Est le leggi correnti non permettono di trasmettere programmi in una madre lingua minoritaria e gli articoli che incitano contro gli zingari sono numerosi. Gli ungheresi che vivono in questi Paesi sono colpiti da questa grave discriminazione).

La nostra speranza è che i mass media possano moderare gli stereotipi basati su atteggiamenti a priori e su una mancanza di informazione, presentando un’immagine esatta della società, se non a breve, perlomeno a lungo termine.

E’ per noi una buona notizia il fatto che LA PRESENZA DEGLI ZINGARI sulla stampa ungherese sia considerevolmente AUMENTATA – considerando le dimensioni e la collocazione degli articoli. Tutto ciò si è verificato in una società che sta andando incontro ad un cambiamento rapido e radicale su un argomento che è stato tabù per tanto tempo. Oggi è pressoché incredibile che la questione zingara non sia esistita prima e che le minoranze siano state totalmente ignorate dal mondo dell’informazione.

Secondo le osservazioni del periodo preso in esame dallo studio, nei quotidiani nazionali un articolo sugli zingari appariva in media ogni due o tre giorni. Due terzi degli articoli sui gruppi nazionali ed etnici in Ungheria si occupavano degli zingari. Di solito questi articoli erano lunghi il doppio rispetto a quelli che trattavano delle altre minoranze, e apparivano abitualmente sulle prime cinque pagine – il che significa che generalmente i giornali discutono le questioni relative agli zingari sulle pagine più lette. I risultati degli argomenti presi in esame sono stati che i giornali hanno mostrato grande interesse riguardo agli argomenti di politica sugli zingari (come la politica governativa sulle minoranze, la legislazione, i sussidi), alla cultura e all’educazione zingare, e ai conflitti tra gruppi etnici. Questa percentuale è, grosso modo, conforme alle immagini abituali attribuite agli zingari dalla società maggioritaria.

Secondo i dati statistici, abitualmente un quarto degli scritti fa riferimento alla società zingara come gruppo assalito dai conflitti, arrivando a diverse serie conclusioni. Gli scritti sulla “cultura zingara” sono frequenti, e coloro che presentano gli zingari “come un problema politico” sono persino più abituali, mentre in pratica non c’è alcuna notizia sul processo di auto-organizzazione delle minoranze.

Un aspetto molto importante dello studio sociologico è stato il ruolo dato dai media agli zingari e quanto questi fossero attivi.

Ecco alcuni dati desunti dallo studio: una persona o organizzazione zingara è comparsa 815 volte in 508 rapporti analitici. Il 60% degli articoli presentavano gli zingari senza indicarne il nome o la situazione nella comunità loro zingara. Solo il 25% del campione ha avuto l’opportunità di parlare, perciò il lettore ha potuto farsi solo indirettamente un’opinione della loro maggioranza, attraverso l’interpretazione di altri. Negli scritti non si ode la voce di alcun personaggio.

Tra le minoranze, i giornali riportano la maggior parte delle volte dei conflitti a proposito degli zingari: il 62% degli articoli riferisce di alcuni tipi di contrasti, una decina di essi cita diversi conflitti. Da una parte, è naturale in quanto i problemi degli zingari appartengono ai problemi più seri della società ungherese moderna. Dall’altra, ciò si riferisce al fatto che l’immagine mediatica degli zingari è piuttosto sbilanciata e considerevolmente dominata da conflitti. Parlando di conflitti, è ancora più importante sapere se il lettore riceve il rapporto direttamente dalla persona interessata o se il punto di vista di questa gli viene trasmesso solo indirettamente. Solo il 24% degli intervistati appartenenti alla minoranza ha avuto la possibilità di esprimere personalmente il proprio punto di vista negli articoli sui conflitti. Tuttavia, i mass media potrebbero essere in grado di ridurre il pericolo di rafforzare i pregiudizi “umanizzando” i personaggi, il che significa dando loro la possibilità di parlare direttamente al lettore. Restano in ombra anche avvenimenti di Chiesa e manifestazioni religiose che comunicano messaggi positivi. Il pubblico riceve così poche informazioni sulla vita, sui valori e sugli scopi delle comunità cristiane. 

Perché le buone notizie sono così rare? Perché è così raro che la vita di uno zingaro sia coronata dal successo e quindi che la si possa presentare agli altri come un buon esempio? La pratica di un giornalista che è basata su relazioni ed avvenimenti formali rende persino più difficile presentare, nei mass media, i membri delle minoranze che hanno avuto successo. Gli eventi favorevoli, di solito, sono riportati solo se riguardano un programma o una cerimonia ufficiali.

La predominanza degli eventi e delle dichiarazioni mediatiche formali e la mancanza generalizzata di informazione sui fatti, rappresentano la situazione generale – o più francamente – la crisi profonda del giornalismo nella maggior parte dei media maggioritari.Se vogliamo definire l’attuale stato di fatto del giornalismo, possiamo affermare che non ci sono – nella maggior parte dei casi – le condizioni che potrebbero permettere ai giornalisti di costruire rapporti veritieri al di sopra delle istituzioni, e non dedicarsi a scrivere ‘reportages’ sovradimensionati delle conferenze stampa o di altri eventi simili per mancanza di tempo. Parlando degli zingari, queste condizioni hanno un effetto più forte ancora sulla loro immagine mediatica: la mancanza di elementi rivelatori, i rapporti, il tempo e il loro processo di auto-organizzazione, allo stato iniziale, determinano quali eventi sono presentati e in quale modo.

Un esame coscienzioso dei rapporti mediatici dei governi locali zingari, ha portato al sorprendente risultato che la maggior parte di loro menziona soltanto i media locali, e il giornale ufficiale più importante della regione, ma solo pochi di loro considerano importante i rapporti con la stampa nazionale. Come tutti sanno, la maggior parte degli zingari riceve le informazioni dalla televisione e dai rapporti informali, in quanto essi vivono ancora in una cultura orale; questo modo di comunicare, pertanto, riveste un ruolo tradizionalmente importante. I sacerdoti che svolgono il proprio ministero tra gli zingari e i volontari di diverse organizzazioni, cercano di trarre beneficio da queste caratteristiche, ma purtroppo i politici, che si preoccupano esclusivamente della politica di partito che persegue scopi a breve termine, spesso abusa di queste condizioni. Dovremmo vergognarci al pensiero di come i politici senza scrupoli abusino dell’arretratezza e della vulnerabilità mentale degli zingari durante il periodo della loro campagna elettorale.

Il fatto, poi, che i mass media non ci informano soltanto attraverso la loro struttura completa di programmi, ma anche attraverso notizie individuali, influenza anche l’immagine che la nostra società si fa e suggerisce diverse conseguenze. Su questa immagine, il silenzio è eloquente quanto una dichiarazione. I mass media trasmettono anche valori ed identità nazionale, dando la possibilità di ribadire l’orgoglio e l’unione nazionali. Per quanto riguarda la maggior parte dei media ungheresi, non possiamo evitare di porci le seguenti domande: quale immagine danno del cittadino ungherese del ventesimo secolo e quale identità ci trasmettono? Offrono esempi e possibilità che permettono alla società di guardare agli zingari con le loro differenze radicate nelle tradizioni culturali e con tutti i loro problemi sociali, come parte integrante dell’Ungheria oppure rendono, involontariamente, sempre più grande la distanza? Danno la possibilità agli zingari di essere – allo stesso tempo – fieri del proprio gruppo e identità oppure, viceversa, li guidano verso l’assimilazione che fa sì che nascondano e reprimano il loro status di minoranza?

I programmi di INTRATTENIMENTO attraggono un vastissimo numero di spettatori in tutto il mondo, e possono influenzare l’immagine degli zingari in larghissima misura. Tuttavia, gli zingari, così come altre minoranze, sono assenti da questi programmi. Forme leggere di spettacoli, come le soap opera, i talk show ed altri, non trovano zingari che meritino di essere presentati, ma questi non compaiono neanche nelle colonne dei quotidiani riservate alla cosiddetta “opinione dell’uomo della strada”. Questa pratica ha portato ad un crescente distanziamento culturale ed è stata poi interrotta non molto tempo fa, purtroppo però con una iniziativa sfortunata. Uno dei canali commerciali a diffusione nazionale ha infatti trasmesso, in prima serata, un programma di intrattenimento che ha avuto un’eco scandalosa. Il programma, che aveva l’intenzione di divertire il pubblico, ha mostrato un’immagine disastrosa degli zingari, facendo di loro una caricatura ingiusta in modo rozzo e volgare. Una pubblicità sensazionale aveva preparato la strada al successo che, però, non è arrivato. Gli spettatori e i critici di buon gusto hanno, all’unisono, accolto il programma con legittima indignazione. Per riparare, i responsabili del canale televisivo hanno permesso ai capi della comunità zingara locale di partecipare ad una tavola rotonda, sempre in prima serata. Questo risultato penoso e contestabile non avrebbe avuto alcuna importanza se non avesse rappresentato un pericolo grande e generale: l’industria del divertimento uccide la cultura e gli aspetti commerciali fanno vacillare il senso morale dei responsabili dei mass-media.

Potremmo fare qui diversi esempi allarmanti di comunicazione superficiale, tuttavia essi dovrebbero essere oggetto di conferenze e tavole rotonde dei giornalisti professionisti ungheresi. E’ per loro un obbligo pressante affrontare il fatto che la pratica che va dai ‘tabloids’ fino ai media nazionali, è notevolmente offensiva e disonora la loro professione.

Le descrizioni che cercano la sensazione, l’indifferenza nei confronti della miseria apertamente svelata al pubblico, che pubblicizzano uno stile di vita consumistico, l’incitamento intenzionale ai conflitti e alla mancanza di scrupoli verso gli indifesi, getta un’ombra sulle tavole rotonde della stampa ungherese che lavora in maniera etica e coscienziosa. La Lega dei Giornalisti Cristiani Ungheresi conta un numero minore di membri dell’organizzazione di settore che opera da decenni; tuttavia con la reputazione guadagnata dopo il cambiamento di regime e la sua forza morale, così come con i valori fondamentali dei suoi membri, essa può svolgere un ruolo importante nella riabilitazione del giornalismo.

Purtroppo, il numero di programmi di qualità che mostrano la realtà oltre le apparenze è sempre minore. Mancano anche documentari e interviste che richiedono molto duro lavoro come pure mancano autori che vogliano farci vedere oltre gli strati della realtà, laddove si celano il comportamento umano, le decisioni o le credenze.

Ci auguriamo che il fenomeno di queste produzioni che richiedono fondi finanziari ingenti e molto duro lavoro, sia soltanto transitorio. Tuttavia, con grande rispetto e gioia accogliamo lavori come interviste, films, articoli o studi nei giornali, che mostrano come gli zingari che soffrono sperino ancora, nelle circostanze sociali ereditate dai secoli precedenti, di riacquisire la propria identità e organizzare la propria vita e le proprie comunità; come una famiglia zingara si liberi finalmente dalla pressione della povertà permanente; come essi possano profittare delle occasioni e diventare sempre più forti nella schiettezza delle relazioni personali se vengono aiutati, incoraggiati e rispettati dall’ambiente circostante.

E’ anche la ragione per la quale consideriamo il ruolo dei media della minoranza di grande importanza. Siamo lieti di affermare che in Ungheria ci sono otto quotidiani zingari, pubblicati più o meno su base regolare. Se paragonata con la stampa zingara dei Paesi vicini e con la storia internazionale della stampa zingara, la nostra potrebbe essere considerata diversificata e significativa. Ciò ci dà motivi di speranza, anche se sappiamo che la maggior parte dei quindici giornali sovvenzionati dalla Fondazione per le Nazionalità e le Minoranze Ungheresi nel 1996 sta affrontando problemi di distribuzione e tutti soffrono per lo stesso problema di non avere un mercato pubblicitario stabile. Tuttavia, il numero dei lettori è scioccante: soltanto l’1,15% delle minoranze e delle loro istituzioni acquistano questi giornali. Ciò significa, secondo gli studi del 1996, che in media soltanto UN DECIMO della popolazione minoritaria legge le pubblicazioni vendute, se contiamo quello che probabilmente è il numero sovrastimato di nove lettori per pubblicazione. Quando abbiamo chiesto il perché di questa bassa percentuale, la gente intervistata ha risposto che ciò è dovuto alla forte tendenza politica dei giornali, al loro prezzo elevato e ai problemi di distribuzione.

I programmi delle minoranze alla Televisione e alla Radio Nazionale Ungherese hanno un ruolo estremamente importante nella comunicazione di massa.I programmatori che sono zingari di nascita, hanno ormai acquisito una competenza e trasmettono trenta mezz’ore di programmi la settimana. Essi si sono posti un compito pressoché impossibile: considerano le minoranze e le maggioranze come loro ‘audience’, il che significa che cercano di mostrare la propria identità zingara e di cancellare i pregiudizi che vengono dalla maggioranza; essi vogliono parlare ad entrambi i gruppi. La loro attività paziente e tenace non manca di apprezzamento: un pubblico fedele li segue regolarmente e diversi premi professionali ne sono il risultato. Un fatto che la dice lunga è che gli indici dell’autidel non sono peggiori di quelli di altri programmi trasmessi sugli stessi canali. Il programma della radio nazionale dal titolo “La mezz’ora degli zingari”, che viene trasmesso allo stesso orario da molti anni, secondo una recente ricerca risulta seguito da un gruppo di popolazione la cui qualificazione è generalmente inferiore alla scuola primaria. Questa percentuale, però, è doppia o tripla se paragonata con lo stesso gruppo della popolazione totale, il che significa che questo programma è seguito principalmente dagli zingari. Si tratta quindi di un grande successo.

Non dobbiamo però tacere il fatto che questi programmi sono solo casi isolati nel palinsesto dei programmi, solo un adempimento forzato degli obblighi previsti dal servizio pubblico. E’ il concetto del mondo, il senso della realtà e la mentalità dei direttori dei programmi e degli editori a decidere se in questi programmi possono comparire personaggi di etnia zingara. E’ la presenza o la mancanza di decisioni da parte della redazione dei giornali, i dilemmi e le strategie dietro le notizie, le interviste e i programmi che raggiungono l’audience ad influenzare ciò che, alla fine, vediamo ed ascoltiamo nei mass media. In questo sistema –dobbiamo sottolinearlo ancora una volta – sono di grande importanza la formazione e l’impiego di giornalisti zingari.

Raramente i mass media presentano dei personaggi che appartengono alle minoranze, come membri integrati e attivi della società e che non hanno un ruolo minoritario. Siamo convinti che l’impiego di membri della minoranza nei media maggioritari, possa fornire dei vantaggi nel contesto delle informazioni, aiutare ad acquisire una nuova ‘audience’ ed incoraggiare la formazione di una politica editoriale più sofisticata.

Parlando della regolamentazione legale dei mass media e delle minoranze, possiamo affermare che le leggi ungheresi sono conformi ai regolamenti europei. I problemi che emergono quando esaminiamo l’immagine degli zingari dataci dai mass media, non rientrano nelle categorie previste dalla regolamentazione legale e, a parte diverse proibizioni, ogni regolamentazione legale positiva sul contenuto dei programmi potrebbe violare l’indipendenza dei media. L’esclusività tematica dell’immagine mediatica degli zingari, le descrizioni secondo i clichés e il fatto che coloro che sono direttamente coinvolti devono la maggior parte delle volte tacere, non possono essere cambiati dalla legge. Tuttavia, per propagare un’immagine mediatica più sofisticata della minoranza, i giornalisti dovrebbero mostrare una maggiore coscienza professionale nella loro sensibilità nei confronti degli argomenti relativi alle minoranze. Un codice etico volontario potrebbe contribuire a questa coscienza a proposito delle immagini minoritarie. È quanto sottolineato anche dal Consiglio d’Europa nel documento dal titolo “Comunità e Rapporti Etnici in Europa”, che fa appello alla società dei giornalisti affinché elabori un codice etico volontario su come trattare, in maniera dignitosa, i problemi delle minoranze in una società composta da diversi gruppi etnici. Oggi in Ungheria nessun codice etico viene utilizzato a proposito della presentazione delle minoranze, sebbene, considerando i problemi attuali della professione, ci sia grande bisogno di un documento del genere. 

I mass media del servizio pubblico hanno degli obblighi speciali a proposito della rappresentazione delle minoranze.Il supporto da parte dello Stato rende possibile, ed allo stesso tempo richiede, che i programmi non siano dominati da aspetti di mercato, ma che vengano divulgati tutti gli avvenimenti e le relative opinioni. Quest’obbligo pubblico, che si riferisce anche alle minoranze, non significa soltanto che i media di proprietà dello Stato devono accordare del tempo per diffondere i programmi delle minoranze, ma che essi hanno altresì la responsabilità di mostrare un’immagine veritiera delle minoranze alla società maggioritaria. Dobbiamo ripetutamente sottolineare il fatto che un cittadino su dieci in Ungheria appartiene ad un gruppo di minoranza nazionale o etnico, e che dunque nessuna vera immagine del Paese può essere mostrata dai mass media senza una rappresentazione costante delle minoranze. Di conseguenza, è significativo il fatto che la prima Radio Cattolica Ungherese abbia trasmesso nella regione settentrionale del Paese un programma nel palinsesto regionale per tre anni. Siamo riconoscenti a S.E.Mons. István Seregély per aver dato vita a questa radio, e per gli sforzi fatti per mantenerla. Consideriamo un grande onore il fatto che, nel febbraio del 2001, il Santo Padre si sia congratulato per questa iniziativa con la Conferenza Episcopale Cattolica Ungherese durante la visita ad limina.

Un esempio del programma messo in onda ad Eger: ogni giorno vengono lette parti della Bibbia per gli ascoltatori in lingua zingara; vengono lette anche parti della Bibbia tradotte in slovacco, ovviamente per gli ascoltatori di lingua slovacca. (Da quanto ne sappiamo, la Bibbia non è stata tradotta in lingua zingara in nessuno dei Paesi dell’Europa centrale o dell’est). 

Sulla base dei risultati positivi ottenuti dalla radio di Eger, la Conferenza Episcopale Cattolica Ungherese ha potuto ottenere l’autorizzazione di server del programma da parte della Radiotelevisione Ungherese.La Radio Cattolica Ungherese che ha come fondamento il rispetto dei valori cristiani e gli insegnamenti evangelici, includendo anche alcuni obiettivi di pre-evangelizzazione, prevedere di iniziare la diffusione su onde medie a partire dal 24 dicembre 2003. Con i suoi programmi, che avranno in totale una durata di 24 ore, la radio intende presentare le minoranze in modo autentico. In tono affettuoso, parlando il linguaggio dell’Amore, essa desidera mostrare la vita degli zingari in modo tale che questi programmi possano essere parte integrante della struttura. In questa radiodiffusione nazionale, verrà data grande importanza ai soggetti culturali, poiché è risaputo che la cultura ha un ruolo decisivo nel favorire l’integrazione sociale.

La nuova informazione ha una dimensione fondamentale nell’integrazione sociale degli zingari ungheresi, in quanto offre conoscenza e informazione alle minoranze e alla maggioranza attraverso quasi tutti i canali: è questa una delle maggiori sfide ed opportunità del terzo millennio.L’importanza di Internet è provata dal messaggio del Santo Padre del 2002, in occasione della 36a Giornata Mondiale delle Comunicazioni: “Il fatto che mediante Internet le persone moltiplichino i loro contatti in modi finora impensabili offre meravigliose possibilità alla diffusione del Vangelo. Ma è anche vero che rapporti mediati elettronicamente non potranno mai prendere il posto del contatto umano diretto, richiesto da un’evangelizzazione autentica. Infatti l’evangelizzazione dipende sempre dalla testimonianza personale di colui che è stato mandato a evangelizzare (cfr. Rom. 14-15.)"

Siamo lieti di vedere che le associazioni ed organizzazioni di zingari hanno creato diversi ‘siti’ negli anni scorsi. La prima pagina web degli zingari (www.romapage.hu) esiste dal settembre 1997, ed ha reso un buon servizio fornendo numerose informazioni. Il numero di persone che si collegano al sito crescerà, ovviamente, in proporzione al miglioramento dei livelli di apprendimento di questo sistema informativo.

 Il 2001 ha segnato un momento decisivo nella storia della stampa zingara. Dopo molti tentativi durati anni, una radio zingara ha iniziato a trasmettere dei programmi. La “Radio C”, dove lavorano in maggioranza giovani giornalisti zingari, raggiunge l’intera comunità zingara di Budapest, e poiché le sue trasmissioni sono principalmente in ungherese, essa può fungere da mediatore tra il punto di vista degli zingari e quello della società maggioritaria. Purtroppo, dopo due anni, nella primavera di quest’anno è sopraggiunta una forte crisi finanziaria. Nel secondo semestre del 2003, essa sarà in grado di coprire le spese grazie ad un aiuto governativo e ad un accordo di collaborazione concluso con la Radio Nazionale Ungherese. I debiti accumulati dimostrano chiaramente che gli ascoltatori zingari di questa radio non sono un gruppo appetibile per le compagnie che operano nel campo della pubblicità.

Oltre ai mezzi tradizionali, molto importante in Ungheria è il programma televisivo della ‘Black Box Foundation’. L’Ufficio Stampa Zingaro vi lavora dal 1995. Il suo compito è di fornire informazioni e notizie continue alla società mediatica maggioritaria. L’Ufficio Stampa Zingaro e il Centro Mediatico Indipendente hanno preso l’iniziativa di iniziare programmi formativi per i rappresentanti delle organizzazioni civili zingare e dei governi locali. Si tratta del primo tentativo, nell’Europa centrale, di integrare giornalisti della minoranza nel personale di redazione maggioritario e vincolato alla sua condizione. Con un certo ottimismo, pensiamo che ci sarà un miglioramento nella formazione di professionisti con un’identità zingara grazie a questa attività. Tuttavia, sappiamo che dobbiamo qui affrontare un problema difficile e complesso.

Il Movimento ungherese ‘Pax Romana’ ha avuto un ruolo nella formazione di una cultura di solidarietà e tolleranza. La sezione ungherese del Movimento Internazionale dei Giornalisti Cattolici che rappresentano valori cattolici, si occupa della questione degli zingari dal 1999. L’interrogativo di base è il seguente: qual è la responsabilità della società maggioritaria nell’attuale situazione degli zingari e quali sono i motivi che hanno portato a questa situazione? Nel 2000 ha preso il via un programma di formazione per gli studenti liceali. L’esperienza è presentata in un libro, pubblicato quest’anno.

L’Ufficio Stampa della Conferenza Episcopale Cattolica Ungherese trasmette i suoi messaggi alla società attraverso un programma di comunicazione completo. Lo scorso anno, abbiamo ribadito la centralità della nozione d’Amore, usando anche i moderni mezzi di marketing. Posters giganti, radio e annunci pubblicitari televisivi hanno diffuso lo slogan : E’ bene fare del bene. La carità cristiana è stata il punto principale della serie di programmi di un anno. Uno degli avvenimenti degni di nota di questa campagna è stato un symposium internazionale che ha avuto luogo nel giugno 2002. I rappresentanti delle organizzazioni caritatevoli che si occupano degli zingari, così come quelle ecclesiastiche e laiche che svolgono questo stesso servizio, hanno avuto un ruolo speciale tra gli altri conferenzieri. Il fatto che la nostra conferenza abbia trovato una risposta relativamente grande è dovuto al miglioramento della cooperazione tra l’Ufficio Stampa ed i mass media. Un’esperienza comune di coloro che hanno preso la parola alla conferenza su ‘E’ bene fare del bene- dando Amore ai bambini’, è stata anzitutto il fatto che dobbiamo rivolgerci al cuore umano, altrimenti non possiamo condividere l’Amore di Dio con i deboli. Solo quando parleremo un linguaggio d’amore, l’uomo che soffre capirà di non essere un perdente.

Ci auguriamo di poter amare, dare cura e dedizione, ma saremo in grado di rispettare i limiti dell’altro solo se avremo imparato a riconoscere i nostri. Dobbiamo trovare dentro di noi la capacità di fare un sacrificio, e guarire le ferite altrui; in questo modo potremo rivolgerci al nostro prossimo con un reale sentimento di carità.

Un giornalista non è un tecnocrate. Un esperto mediatico senza sentimento non è in grado di fare una descrizione vera. Tuttavia, solo coloro che vivono nelle minoranze possono sentire in queste descrizioni che l’uomo è una creatura dal libero arbitrio e fatta ad immagine di Dio, e non parte di un ingranaggio. Il processo per cui si perde l’ordine morale universale tradizionale è estremamente pericoloso per la società zingara. Di conseguenza, tutti coloro che lavorano nel mondo delle comunicazioni hanno l’obbligo morale di predicare: Dio è una realtà spirituale individuale e la vita degli zingari dovrebbe essere presentata agli altri attraverso questa realtà spirituale e la verità di Dio.
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