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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 104 (Suppl.), August 2007

 

 

Presentazione della pastorale

per gli utenti della strada 

 

Cardinale Renato Raffaele MARTINO

Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale

per i Migranti e gli Itineranti

 

Introduzione

Nella mia qualità di Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ho il piacere di presentare il documento Orientamenti per la Pastorale della Strada.

Papa Paolo VI aveva affidato alla Pontificia Commissione per la Pastorale delle Migrazioni e del Turismo[1] il coordinamento di particolari iniziative attinenti alla mobilità umana. Più tardi, con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus, tale Commissione fu elevata dal Servo di Dio Giovanni Paolo II al rango di Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, con le stesse competenze.

 La necessità di redigere un documento sulla Pastorale della Strada emerse nel corso del I Incontro Europeo dei Direttori Nazionali di questa pastorale, realizzato nei giorni 3 e 4 febbraio 2003, nella nostra sede. Suo obiettivo è orientare e creare un coordinamento, tra tutte le realtà ecclesiali nel mondo della strada, ed incoraggiare e stimolare le Conferenze Episcopali dei Paesi in cui questa pastorale non esiste affinché la organizzino.

A partire dal 2003 si iniziò, quindi, una elaborazione schematica del documento, che, prima di arrivare alla redazione attuale, è stato sottoposto alla revisione di Vescovi, Membri e Consultori del nostro Pontificio Consiglio ed esperti. Fu chiesto anche il parere di vari Dicasteri della Curia romana, in modo da situare questa pastorale nell’ambito più vasto della missione universale della Chiesa.

Gli Orientamenti si strutturano in quattro parti ben distinte, in considerazione della specificità e dell’ampiezza delle problematiche legate alla strada come ambito pastorale: la prima è dedicata agli utenti della strada (automobilisti, camionisti, ecc.) e della ferrovia – la strada ferrata – e a quanti lavorano nei vari servizi ad esse collegati; la seconda e terza parte, rispettivamente, alle donne e ai ragazzi di strada; la quarta, infine, ai senza fissa dimora (clochard).

Mi soffermerò unicamente sulla prima parte, che tratta degli utenti della strada e della ferrovia. Essa considera sette punti, correlati tra di loro: 1) Il fenomeno della mobilità umana; 2) La Parola di Dio illumina la strada; 3) Aspetti antropologici; 4) Aspetti morali della guida; 5) Virtù cristiane del conducente e suo “decalogo”; 6) Missione della Chiesa; 7) Pastorale della strada.

 

1. Il fenomeno della mobilità umana

La mobilità e il peregrinare sono fenomeni che caratterizzano in modo particolare l’uomo contemporaneo e sono espressioni dell’evolversi della cultura e della civiltà. Tuttavia, per muoversi, l’uomo ha bisogno di mezzi adeguati, ad esempio dell’automobile. Pertanto la strada e la ferrovia devono essere al servizio della persona umana come strumenti per facilitare la vita e lo sviluppo integrale della società. Gli uomini sono consapevoli del fatto che, “attraverso le strade circola gran parte della vita di un Paese”[2] e che lo spostamento unisce le persone, ne facilita il dialogo, dando luogo a processi di socializzazione e arricchimento personale, attraverso scoperte e nuove conoscenze.

La strada, oltre ad essere via di comunicazione, diventa un luogo di vita con i suoi aspetti positivi, quali, ad esempio, la possibilità di migliorare la dimensione umana di ciascuno, grazie alla conoscenza di altre culture e persone, di religione, etnia e costume differenti. Può costituire, infine, un’occasione per avvicinarsi a Dio per facilitare la scoperta delle bellezze del creato, segno dell’amore senza limiti di Dio per gli uomini. Esistono però anche aspetti negativi quali, ad esempio, rumore, inquinamento atmosferico, incidenti stradali, ecc.

 

2. La Parola di Dio illumina la strada

Nella pastorale stradale e ferroviaria la Chiesa promuove anche un’adeguata e corrispondente espressione di “spiritualità”, radicata nella Parola di Dio che dà senso alla vita. Così, per il cristiano, anche la strada diventa cammino di santità.

Nella Bibbia incontriamo continue migrazioni e peregrinazioni. Nell’esperienza della mobilità, piena di rischi e drammi, il Popolo di Dio è sempre assistito dalla protezione di Yahvè (cf. Es 13,21). Dopo lunghi anni di esilio, la fedeltà di Dio si manifesta nell’editto di Ciro, che rende possibile il gioioso viaggio di ritorno nella terra promessa (cfr. 2 Cr 36,22-23; Sal 126 [125]). Da un lato, il Salmista (cfr. Sl 106, 7) ci indica un “cammino” comportamentale conforme alla legge di Yahvè, mentre Isaia lancia l’invito a preparare le strade al Signore (cfr. Is 40, 3). Anche nel Nuovo Testamento i riferimenti agli spostamenti, alla strada, ai viaggi, sono assai numerosi. Pensiamo a quelli di Maria e Giuseppe, prima e dopo la nascita di Gesù, ai Suoi spostamenti continui durante la sua vita pubblica, e a quelli degli Apostoli. Cammino e viaggio sono presenti anche nelle parabole evangeliche, ad esempio in quella del Buon Samaritano, che è applicabile alla Pastorale della Strada (cfr. Lc 10, 29-37). Infine, nel suo insieme, la Sacra Scrittura presenta la realtà della mobilità umana. Possiamo affermare che il viaggio non è soltanto uno spostamento fisico, ma possiede anche una dimensione spirituale, cioè, relazionata alle persone, contribuendo all’attuazione del disegno d’amore di Dio. Cristo è la Via, e la Strada.

 

3. Aspetti antropologici

«Il veicolo è un mezzo di cui ci si può servire in modo prudente ed etico, per la “convivenza”, la solidarietà e il servizio degli altri, oppure se ne può anche abusare» (Orientamenti n. 21). Se, da un lato, il piacere di guidare diventa un modo di godere della libertà e dell’autonomia, di cui abitualmente non si dispone, dall’altro può succedere che le proibizioni imposte dal Codice della strada siano sentite come limitazioni della libertà, e, per questo, si ha la tentazione di trasgredire tali norme. Occorre, pertanto, sottolineare il fatto che è di fondamentale importanza che il conducente abbia un comportamento responsabile e di autocontrollo quando guida.

 

4. Aspetti morali della guida

Guidare un veicolo è una maniera di relazionarsi, di avvicinarsi, di integrarsi in una comunità di persone. La capacità di convivere ed entrare in relazione con gli altri, presuppone nel conducente alcune qualità concrete e specifiche, cioè la padronanza di sé, la prudenza, la cortesia, un adeguato spirito di servizio e la conoscenza delle norme del Codice della strada. Pertanto, quando esce in automobile, il conducente deve essere consapevole che, in qualsiasi momento, potrebbe succedere un incidente. Sappiamo che, come conseguenza della trasgressione e della negligenza della disciplina stradale, ogni anno, sulle strade del mondo, muoiono 1.200.000 persone, mentre i feriti sono 50 milioni. Si tratta di una triste realtà e, allo stesso tempo, di una grande sfida per la società, come pure per la Chiesa. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II così raccomandava: «occorre che ciascuno si impegni a creare, mediante il rigoroso rispetto della strada, una ‘cultura della strada’, basata sulla diffusa comprensione dei diritti e dei doveri di ciascuno e sul comportamento coerente che ne consegue»[3]. La persona umana è sacra: essa è stata creata a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1,26), è stata redenta dal prezzo inestimabile del sangue di Cristo (cfr. 1 Cor 6,20; 1 Pd 1, 18-19), pertanto la sua vita deve essere rispettata.            

 

5. Virtù cristiane del conducente

La Carità, naturalmente, è al primo posto. A questo proposito gli Orientamenti ricordano le parole di Pio XII: “Voi non dimenticate di rispettare gli utenti della strada, di osservare la cortesia e la lealtà verso gli altri piloti e pedoni, e dimostrare loro il vostro carattere servizievole”.

Anche la Prudenza è una virtù necessaria e importante in relazione alla circolazione stradale. Essa esige la precauzione con cui affrontare gli imprevisti che si possono presentare in qualsiasi circostanza. Esige altresì un’armonia di atteggiamenti e disposizioni, di maturità di giudizio e un’abitudine all’autocontrollo.

Nel documento si fa menzione anche della Giustizia. Fin dal momento in cui si è interessata del problema del traffico, la Chiesa ha fatto riferimento a tale virtù. Ricordiamo a questo proposito che “la giustizia esige da chi guida una conoscenza completa ed esatta del Codice della strada. Chi usa la strada, infatti, deve conoscerne i regolamenti e prenderli in considerazione”.

Per ultimo ricordiamo che chi intraprende un viaggio, parte sempre con una Speranza, quella di arrivare a destinazione. Per i credenti, la ragione di tale speranza sta nella certezza che, nel viaggio verso la meta, Dio cammina con l’uomo e lo preserva dai pericoli.

con l’esortazione all’esercizio delle virtù da parte dell’automobilista, il Documento presenta anche un suo “decalogo” in analogia con i Comandamenti del Signore, che possiamo così riassumere:

Non uccidere.

La strada sia per te strumento di comunione e non di danno mortale.

Cortesia, correttezza e prudenza ti aiutino.

Sii caritatevole e aiuta il prossimo nel bisogno.

L’automobile non sia per te espressione di potere.

Convinci con carità i giovani a non mettersi alla guida quando non sono in condizioni di farlo.

Sostieni le famiglie delle vittime di incidenti.

Fa incontrare la vittima e l’automobilista aggressore affinché possano vivere   l’esperienza liberatrice del perdono.

Sulla strada tutela la parte più debole.

Sentiti responsabile verso gli altri.

 

6. Missione della Chiesa

I problemi che suscita e le opportunità apostoliche che il mondo della strada, denso e articolato, offre, non potevano rimanere estranei alla sollecitudine della Chiesa.

Essa, pertanto, ha la missione di denunciare situazioni pericolose e ingiuste causate spesso dal traffico. Di fronte a un problema tanto grave, la Chiesa e lo Stato – ciascuno nell’ambito delle proprie competenze – devono operare al fine di creare una coscienza generale e pubblica per quel che riguarda la sicurezza stradale e promuovere, con tutti i mezzi, una corrispondente e adeguata educazione dei conducenti, dei viaggiatori e dei pedoni.

 

7. Pastorale della Strada

Il Concilio Ecumenico Vaticano II chiede ai Vescovi di avere “un particolare interessamento per i fedeli che per le loro condizioni di vita non possono usufruire a sufficienza dell’ordinario ministero comune dei parroci o ne sono del tutto privi” (Christus Dominus, 18).

Di fronte a tale urgente impegno evangelizzatore nella società industrializzata e tecnicamente avanzata, senza dimenticare i Paesi in via di sviluppo, la Chiesa vuole suscitare una rinnovata presa di coscienza degli obblighi inerenti alla strada e della responsabilità morale circa la trasgressione delle  norme stradali, allo scopo di prevenire il più possibile le fatali conseguenze che ne derivano. Essa propone anche la formazione religiosa degli automobilisti, dei trasportatori professionali, dei passeggeri e di coloro che sono, in qualche modo, legati alla strada e alla ferrovia.

Segnaliamo anche che in molti Paesi già esistono iniziative riguardo a tale pastorale specifica, alcune delle quali creative e concrete, come ad esempio le cappelle (fisse o mobili) lungo le autostrade, le visite di operatori pastorali alle strutture di servizio situate lungo le autostrade, le liturgie celebrate periodicamente negli autogrill e nei parcheggi per autocarri.

La mobilità, caratteristica delle società contemporanee di tutto il mondo, costituisce oggi, con i suoi problemi, una sfida urgente per le Istituzioni e per gli individui, come pure per la Chiesa. Di conseguenza, i credenti nel Figlio di Dio fatto uomo per salvare l’umanità non possono restare inerti di fronte a questo nuovo orizzonte che si apre per l’evangelizzazione, per promuovere, nel nome di Gesù Cristo, tutto l’uomo e ogni uomo.


 

[1] Paolo VI, motu proprio apostolicae caritatis: AAS LXII (1970) 193-197.

[2] Pio xii, discorso alla “Federazione Stradale Internazionale”: discorsi e Radiomessaggi di S. S. Pio XII, vol. XVII (1955) 275.

[3] Giovanni Paolo II, “Una cultura della strada”, contro i troppi incidenti: insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. X, 3 (1987) 22.

 

 

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