The Holy See
back up
Search
riga

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
NELLA CHIESA DEL PONTIFICIO COLLEGIO COREANO

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO*

Giovedì, 11 dicembre 2003

 

Venerati e cari Concelebranti,
Signori Ambasciatori e distinte Autorità,
Cari amici Coreani!

Nel Salmo responsoriale abbiamo espresso la nostra gioia, inneggiando al Signore con le parole del Re Davide: "Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore!"

Pensando poi alla diffusione del messaggio evangelico nella lontana terra coreana, abbiamo esclamato:

"Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.
Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia"
(Sal 97).

La liturgia della Chiesa pone sulle nostre labbra tale cantico in occasione della S. Messa che noi oggi celebriamo in onore dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima. Ma esso ben si addice anche al nostro incontro, per celebrare ciò che l'onnipotenza di Dio ha operato in seno al popolo coreano nel corso della sua storia.

1. La nostra gratitudine

In quest'azione di grazie ci accompagna la Vergine Maria, invocata dai cristiani di Corea come loro Regina e loro Madre.

Oggi la sentiamo presente in mezzo a noi, e facendo nostro il canto del Magnificat, vogliamo ringraziare il Signore per tutti i doni concessi a quella nobile Nazione nel corso della sua storia, e particolarmente per i benefici effetti prodotti in questi ultimi 40 anni di collaborazione fra Chiesa e Stato, rivelatisi veramente fecondi per il progresso spirituale di tutto il popolo nella "terra del quieto mattino", "the Land of the morning calm".

Per questo ci siamo riuniti in questa splendida cappella del Pontificio Collegio Coreano, dedicata al primo sacerdote coreano, S. Andrea Kim Tae-gon, per cantare insieme con le parole di Maria Santissima:

"L'anima mia magnifica il Signore
ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore!"

2. La Chiesa in Corea

Certo, le relazioni diplomatiche con la Repubblica di Corea non sono nate all'improvviso. I primi contatti del Cristianesimo con la cultura coreana rimontano a più di quattro secoli fa.

Già nel 1660, la Santa Sede dette disposizioni per assicurare, fra quelle popolazioni, una presenza ecclesiale, affidando i primi fedeli coreani alle cure pastorali del Vicario Apostolico di Pechino.

Nel 1831, poi, con l'erezione del Vicariato Apostolico di Corea, quella comunità cattolica iniziò il suo lungo percorso di organizzazione ecclesiale che, dal 1884 in poi, con la concessione della libertà di culto, acquisterà un carattere di accelerato dinamismo, nonostante le diverse vicissitudini della vita politica della Nazione.

Ad onor del vero, fin dalla proclamazione della Repubblica di Corea, la Chiesa cattolica ha goduto nel sud del Paese ampia libertà per lo svolgimento della sua missione. Parimenti i rapporti tra la Santa Sede ed il Governo della Repubblica di Corea furono sempre improntati a cortesia e cordialità.

Con Breve del 7 aprile 1949, il Papa Pio XII eresse poi la Delegazione Apostolica in Corea, affidata all'Ecc.mo Mons. Patrick Byrne.

Il 25 marzo 1962, Festa dell'Annunciazione del Signore, il Beato Papa Giovanni XXIII, istituiva poi la Gerarchia Episcopale nelle circoscrizioni dell'intera Corea, erigendovi tre Provincie Ecclesiastiche: Seoul, Taegu e Kwangju.

La decisione del Santo Padre significò anche il giusto riconoscimento della fioritura missionaria esperimentata nel Paese (dal 1952 al 1962 i cattolici erano aumentati da 166.000 a 530.000, in notevole parte, grazie alle conversioni di adulti) e fu accolta con profonda soddisfazione dall'Episcopato, dal Clero e dai fedeli, nonché dall'opinione pubblica coreana.

La Chiesa godeva di alto prestigio in tutto il Paese per la sua sviluppata organizzazione scolastica, ospedaliera ed assistenziale e, a Seoul, l'Università Cattolica compiva i primi passi, che rafforzavano la speranza per l'evangelizzazione dei ceti intellettuali della società.

3. Le relazioni con la Santa Sede

Finalmente, nel 1963, il Governo coreano decise di stabilire relazioni ufficiali con la Santa Sede, e, il 9 settembre del 1963, il Ministero degli Affari Esteri comunicava formalmente all'allora Delegato Apostolico, S.E. Mons. Antonio del Giudice, il desiderio del Governo di stabilire rapporti diplomatici con la Santa Sede, accreditando un Ministro Plenipotenziario presso il Vaticano e ricevendo in Seoul un Internunzio Apostolico. Il 7 dicembre 1963 ebbe luogo il tradizionale scambio di Note Verbali e furono così stabilite le relazioni diplomatiche tra la Repubblica della Corea e la Santa Sede, a livello di Inter-nunziatura e di Legazione, ed in un giorno come oggi, l' 11 dicembre 1963, proprio 40 anni or sono, si rendeva noto tale provvedimento.

Il 5 settembre 1966, veniva poi pubblicata la notizia dell'elevazione della Rappresentanza Pontificia in Corea a Nunziatura Apostolica, e della Legazione coreana presso la Santa Sede ad Ambasciata.

Da allora, la Santa Sede ha ripetutamente evidenziato l'importanza che assegna al ruolo della comunità cattolica coreana. Si svilupparono i contatti e nacquero varie iniziative in comune. Esse furono possibili grazie anche all'opera dei benemeriti Ambasciatori presso la Santa Sede che qui si sono succeduti, come pure per merito dei Rappresentanti Pontifici che in tempi diversi hanno lavorato a Seoul. Uno di loro è qui presente, e cioè l'Arcivescovo Francesco Monterisi. A lui giunga il nostro cordiale saluto.

Memorabili furono poi le due visite del Santo Padre in Corea, quella svoltasi dal 3 al 7 maggio 1984, per il Bicentenario della presenza cattolica nel Paese, e quella compiuta dal 7 al 9 ottobre 1989, in occasione del 44° Congresso Eucaristico Internazionale a Seoul.

Ho riletto, in questi giorni, tutti i magnifici discorsi tenuti dal Papa in terra coreana. Nei 5 giorni del primo viaggio, il Successore di Pietro ha portato il suo messaggio ai Pastori ed ai fedeli riuniti a Seoul, Kwangju, Taegu e Pusan. Commovente è stato, poi, l'incontro con i lebbrosi dell'isola di Sorok e la S. Messa di Canonizzazione dei 103 Martiri Coreani, di fronte ad una moltitudine di fedeli.

Nella seconda visita a Seoul, il Papa giungeva così a dire: "La Chiesa che è in Corea suscita un gran interesse nella Chiesa, soprattutto nella Chiesa missionaria, per il grande aumento di conversioni e vocazioni. Si tratta di un caso particolare in tutta la Chiesa, soprattutto in questa regione asiatica" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XII/2, 1990, pag. 809).

4. Le speranze per il futuro

Oggi, la Repubblica di Corea costituisce il terzo Paese cristiano dell'Asia, dopo le Filippine e l'India. I Cattolici sono ormai circa 4 milioni (8,3% della popolazione). La Chiesa cattolica locale è articolata in 15 giurisdizioni ecclesiastiche (compreso l'Ordinariato Militare) e i sacerdoti coreani sono oltre 3 mila.

Attraverso l'impegno nella vita sociale, politica ed economica della Nazione, il laicato cattolico ha poi assunto il suo ruolo specifico nella promozione della dignità umana, della solidarietà e del servizio del bene comune.

5. Un contributo alla riconciliazione

Da parte sua, la Santa Sede non ha mancato di accompagnare con materna sollecitudine il profondo desiderio del popolo coreano di trovare il cammino della riconciliazione e dell'unità, appoggiando anche le iniziative della Chiesa locale in favore di una concreta solidarietà con i fratelli e le sorelle del Nord e contribuendo così ad una graduale riduzione delle tensioni esistenti nella Penisola.

Nel gennaio 1996, in seguito alle tragiche inondazioni dell'estate del 1995, S.E. Mons. Claudio Maria Celli, allora Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, ha compiuto una visita a Pyongyang, per portare un aiuto a quelle popolazioni.

D'allora, ben 6 Delegazioni della Santa Sede hanno visitato la Repubblica Popolare Democratica di Corea per consegnare sussidi umanitari donati dal Santo Padre e dimostrare così tutta la partecipazione della Chiesa Cattolica alle dolorose prove di quelle popolazioni.

6. Conclusione

Ciò detto, non mi resta che invitarvi a rendere gloria al Signore per il bene operato in Corea nel corso di questi ultimi anni. Da parte mia, ringrazio tutte le Autorità della Repubblica di Corea, per il sostegno che hanno offerto e offrono al Rappresentante Pontificio a Seoul, affinché questi possa svolgere adeguatamente la sua alta missione.

Che Dio Onnipotente ci aiuti a far sì che la società coreana e la comunità cattolica possano continuare a collaborare sempre più, favorendo così un sempre maggior progresso materiale e spirituale di tutta la Nazione.

A Maria Santissima vogliamo affidare ancora una volta tutta la Corea, così come fece il Papa, il 6 maggio 1984, nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione a Seoul, ripetendo quella preghiera tanto cara a quei primi cristiani: "O Mother of God, we entrust ourselves to your protection", "O Madre di Dio, noi ci affidiamo alla vostra protezione!" (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/l, 1984, pag. 1270).

Vorrei anzi terminare queste parole, facendo mia la preghiera del Papa a Seoul: "O Mother of Christ, bless us! Pray for us, together with Saint Joseph, and unite us all in love. Give peace to our divided land, and the light of hope to all. Amen".


*L'Osservatore Romano 13.12.2003 p.8.

 

top