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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE ALLA SESSIONE DI FONDO
DEL CONSIGLIO ECONOMICO E SOCIALE DELLE NAZIONI UNITE (ECOSOC)

DISCORSO DI S.E. MONS. CELESTINO MIGLIORE

New York
Mercoledì, 13 luglio 2005

 

Signor Presidente,

Mentre riflettiamo sulle lezioni che si possono trarre dalla risposta allo tsunami del 26 dicembre 2004, vorrei iniziare congratulandomi con le agenzie delle Nazioni Unite per la loro pronta risposta all'emergenza. È bene inoltre ricordare che questa crisi senza precedenti ha ricevuto anche una risposta umanitaria senza precedenti, che ha visto le persone comuni rispondere e perfino superare l'impegno dei loro Governi dinanzi a un atto della natura terribile e vasto.

Quando lo tsunami ha colpito, la Santa Sede ha potuto offrire subito oltre 4 milioni di dollari come aiuto per l'emergenza. Decine di agenzie cattoliche hanno subito completato questo impegno con progetti per la ricostruzione di case e scuole in India, in Indonesia, in Myanmar, nelle Filippine, in Somalia, nello Sri Lanka, in Thailandia e in Viêt Nam. Si stima che, in totale, le agenzie collegate alla Santa Sede abbiano messo a disposizione delle popolazioni colpite dallo tsunami circa 650 milioni di dollari, per non parlare del lavoro che molte istituzioni religiose locali, presenti e attive nei progetti umanitari e di sviluppo nell'intera regione, stanno ancora svolgendo.

I fondi appena menzionati sono stati utilizzati in primo luogo per i bisogni più urgenti nella situazione d'emergenza:  acqua potabile, cibo, alloggi, abiti, assistenza traumatologica e sanitaria, cure mediche successive, igiene e misure sanitarie, attrezzature per cucinare e controllo delle malattie. I primi ad essere aiutati sono stati i profughi, gli sfollati e le donne e i bambini, particolarmente vulnerabili al traffico di esseri umani e allo sfruttamento.

Dopo la fase dell'emergenza, sono stati avviati progetti di ricostruzione e di riabilitazione, che hanno incluso la riedificazione di case, scuole e ospedali, per non parlare della fornitura di attrezzature agricole e per la pesca, al fine di rendere le persone nuovamente autonome nel provvedere a se stesse, e l'aiuto nei programmi per i trasporti e l'istruzione. La riunificazione delle famiglie e il sostegno alle stesse continuano ad essere molto importanti.

In questo contesto, la Santa Sede è convinta che il sostegno religioso e spirituale sia fondamentale per l'autentica guarigione degli uomini, sebbene questa dimensione sia troppo spesso ignorata. Siamo impegnati, in ogni circostanza, a rispettare le differenze religiose e culturali, e ad operare amichevolmente al fine di promuovere una maggiore fiducia tra i credenti di tutte le religioni e i non credenti. La cooperazione interreligiosa e le iniziative di pacificazione continuano a essere un elemento importante del lavoro della Chiesa in quei luoghi.

A giudicare dalle sorprendenti reazioni alla crisi osservate in tutto il mondo, dunque, sembrerebbe che la prima e più importante lezione da trarre sia che tra la gente comune vi è tantissima buona volontà, che però spesso giace inutilizzata. La solidarietà naturale e sentita dei popoli del mondo è apparsa evidente agli occhi di tutti e, in un tempo in cui i mezzi di comunicazione internazionali contribuiscono a rendere il mondo sempre più simile a un villaggio globale, è incoraggiante sapere che un profondo senso della nostra comune umanità si è manifestato in modo rapido e positivo in favore dei sopravvissuti di questa tragedia. Mentre la comunità internazionale ha aiutato persone reali in situazioni di bisogno reali, è emersa chiaramente una comprensione spontanea della centralità della persona umana, unita a una grande sensibilità e al rispetto per le circostanze religiose e culturali delle persone.

Un'altra lezione che si può trarre riguarda l'ambito dei fondi per le emergenze e lo sviluppo. Con somme di denaro così consistenti a disposizione e il bisogno urgente di dare aiuto, vi è sempre l'inevitabile tentazione di utilizzare risorse preziose senza una pianificazione adeguata. In tal senso, le nostre agenzie e istituzioni nelle aree colpite dallo tsunami hanno specificatamente esaminato modi per evitare di creare una burocrazia esagerata per far fronte all'emergenza, così da assicurare che i fondi vengano utilizzati il più possibile per il fine al quale sono destinati. La semplificazione e il coordinamento sono fondamentali per evitare un'attribuzione di risorse avventata.

È inoltre opportuno menzionare la necessità di aumentare la cooperazione internazionale, al fine di creare e rafforzare i meccanismi nazionali, sub-regionali, regionali e internazionali per prevenire i disastri naturali, di essere preparati ad affrontarli e mitigarne gli effetti. È inoltre auspicabile un rinnovato impegno per la messa in atto di iniziative volte a migliorare le capacità di mettere in guardia tempestivamente.

Infine, osserviamo che la tragedia, avendo suscitato tanta attenzione, buona volontà e sostegno finanziario, ha in effetti offerto ai Governi e alle popolazioni colpiti un'opportunità unica di ricostruzione e sviluppo. La cooperazione interna, bilaterale, nord-sud e sud-sud osservata all'epoca dei fatti, è una piattaforma che non va sprecata, ma utilizzata per costruirvi sopra, per il bene sia dei sopravvissuti sia di tutte le popolazioni della regione.

Grazie, Signor Presidente.

 

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