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GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 14 luglio 1982

 

1. Durante le nostre precedenti considerazioni, analizzando il settimo capitolo della prima lettera ai Corinzi, abbiamo cercato di cogliere e di comprendere gli insegnamenti e i consigli, che san Paolo dà ai destinatari della sua Lettera sulle questioni riguardanti il matrimonio e la continenza volontaria (ossia l’astensione dal matrimonio). Affermando che chi sceglie il matrimonio “fa bene” e chi sceglie la verginità “fa meglio”, l’Apostolo fa riferimento alla caducità del mondo - ossia a tutto ciò che è temporale.

È facile intuire che il motivo della caducità e della labilità di ciò che è temporale, parla, in questo caso, con molta maggior forza che non il riferimento alla realtà dell’“altro mondo”. Benché l’Apostolo qui si esprima non senza difficoltà, possiamo, tuttavia, essere d’accordo che alla base dell’interpretazione paolina del tema “matrimonio-verginità” si trova non tanto la stessa metafisica dell’essere accidentale (quindi passeggero), quanto piuttosto la teologia di una grande attesa, di cui Paolo fu fervido propugnatore. Non il “mondo” è l’eterno destino dell’uomo, ma il Regno di Dio. L’uomo non può attaccarsi troppo ai beni che sono a misura del mondo perituro.

2. Pure il matrimonio è legato con la “scena di questo mondo”, che passa; e qui siamo, in un certo senso, molto vicini alla prospettiva aperta da Cristo nel suo enunziato circa la futura risurrezione (cf. Mt 22, 23-32; Mc 12, 18-27; Lc 20, 27-40). Perciò il cristiano, secondo l’insegnamento di Paolo, deve vivere il matrimonio dal punto di vista della sua vocazione definitiva. E mentre il matrimonio è legato con la scena di questo mondo che passa e perciò impone, in un certo senso, la necessità di “chiudersi” in questa caducità, l’astensione dal matrimonio, invece, si potrebbe dire libera da una tale necessità. Proprio per questo l’Apostolo dichiara che “fa meglio” colui che sceglie la continenza. Benché la sua argomentazione prosegua su tale strada, tuttavia si mette decisamente in primo piano (come già abbiamo costatato) soprattutto il problema di “piacere al Signore” e di “preoccuparsi delle cose del Signore”.

3. Si può ammettere che le stesse ragioni parlano in favore di ciò che l’Apostolo consiglia alle donne rimaste vedove: “La moglie è vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore. Ma se rimane così, a mio parere, è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio” (1 Cor 7, 39-40). Quindi: rimanga nella vedovanza piuttosto che contrarre un nuovo matrimonio.

4. Mediante ciò che scopriamo con una lettura perspicace della prima lettera ai Corinzi (specie del capitolo 7), si svela tutto il realismo della teologia paolina del corpo. Se l’Apostolo nella lettera proclama che “il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi” (1 Cor 6, 19), al tempo stesso egli è pienamente consapevole della debolezza e della peccaminosità alle quali l’uomo soggiace, proprio a motivo della concupiscenza della carne.

Tuttavia, una tale coscienza non gli offusca in alcun modo la realtà del dono di Dio, che viene partecipato sia da coloro che si astengono dal matrimonio, sia da coloro che prendono moglie o marito. Nel capitolo 7 della prima lettera ai Corinzi troviamo un chiaro incoraggiamento all’astensione dal matrimonio, la convinzione che “fa meglio” colui che si decide per essa; ma non troviamo, tuttavia, alcun fondamento per considerare coloro che vivono nel matrimonio come “carnali”, e coloro invece che, per motivi religiosi, scelgono la continenza come “spirituali”. Infatti, nell’uno e nell’altro modo di vivere - diremmo oggi: nell’una e nell’altra vocazione - opera quel “dono” che ciascuno riceve da Dio, cioè la grazia, la quale fa sì che il corpo è “tempio dello Spirito Santo” e tale rimane, così nella verginità (nella continenza) come anche nel matrimonio, se l’uomo si mantiene fedele al proprio dono e, conformemente al suo stato, ossia alla sua vocazione, non “disonora” questo “tempio dello Spirito Santo”, che è il suo corpo.

5. Nell’insegnamento di Paolo, contenuto soprattutto nel capitolo 7 della prima lettera ai Corinzi, non troviamo nessuna premessa a ciò che più tardi sarà chiamato “manicheismo”. L’Apostolo è pienamente consapevole che - per quanto la continenza per il Regno di Dio rimanga sempre degna di raccomandazione - contemporaneamente la grazia, cioè “il proprio dono di Dio”, aiuta anche gli sposi in quella convivenza, nella quale (secondo le parole della “Genesi” 2, 24) essi sono così strettamente uniti da diventare “una sola carne”. Questa convivenza carnale è quindi sottoposta alla potenza del loro “proprio dono da Dio”. L’Apostolo ne scrive con lo stesso realismo, che caratterizza tutto il suo ragionamento nel capitolo 7 di questa lettera: “Il marito compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie” (1 Cor 3-4).

6. Si può dire che queste formulazioni sono un chiaro commento, da parte del Nuovo Testamento, alle parole appena ricordate del libro della Genesi (Gen 2, 24). Tuttavia, le parole qui usate, in particolare le espressioni “dovere” e “non è arbitra (arbitro)”, non possono essere spiegate astraendo dalla giusta dimensione dell’alleanza matrimoniale, così come abbiamo cercato di chiarirlo facendo l’analisi dei testi del libro della Genesi; cercheremo di farlo ancor più pienamente, quando parleremo della sacramentalità del matrimonio in base alla lettera agli Efesini (cf. Ef 5, 22-33). A suo tempo, occorrerà tornare ancora su queste espressioni significative, che dal vocabolario di san Paolo sono passate in tutta la teologia del matrimonio.

7. Per ora, continuiamo a rivolgere l’attenzione alle altre frasi dello stesso brano del capitolo 7 della prima lettera ai Corinzi, in cui l’Apostolo rivolge agli sposi le seguenti parole: “Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione. Questo però vi dico per concessione, non per comando” (1 Cor 7, 5-6). È un testo molto significativo, a cui forse occorrerà fare ancora riferimento nel contesto delle meditazioni sugli altri temi.

È molto significativo il fatto che l’Apostolo, il quale, in tutta la sua argomentazione circa il matrimonio e la continenza, fa, come Cristo, una chiara distinzione tra il comandamento e il consiglio evangelico, senta il bisogno di riferirsi anche alla “concessione”, come ad una regola supplementare e ciò proprio soprattutto in riferimento ai coniugi e alla loro reciproca convivenza. San Paolo dice chiaramente che sia la convivenza coniugale, sia la volontaria e periodica astensione dei coniugi deve essere frutto di questo “dono di Dio” che è loro “proprio”, e che, cooperando consapevolmente con esso, gli stessi coniugi possono mantenere e rafforzare quel reciproco legame personale e insieme quella dignità che il fatto di essere “tempio dello Spirito Santo che è in loro” (cf.1 Cor 6, 19) conferisce al loro corpo.

8. Sembra che la regola paolina di “concessione” indichi il bisogno di prendere in considerazione tutto ciò che, in qualche modo, corrisponde alla soggettività tanto differenziata dell’uomo e della donna. Tutto ciò che, in questa soggettività, è di natura non soltanto spirituale ma anche psico-somatica, tutta la ricchezza soggettiva dell’uomo, la quale, tra il suo essere spirituale e quello corporale, si esprime nella sensibilità specifica sia per l’uomo che per la donna - tutto ciò deve rimanere sotto l’influsso del dono che ciascuno riceve da Dio, dono che è suo proprio.

Come si vede, san Paolo nel capitolo 7 della prima lettera ai Corinzi interpreta l’insegnamento di Cristo circa la continenza per il Regno dei cieli in quel modo, molto pastorale, che gli è proprio, non risparmiando in quest’occasione accenti del tutto personali. Egli interpreta l’insegnamento sulla continenza, sulla verginità, parallelamente alla dottrina sul matrimonio, conservando il realismo proprio di un pastore e, al tempo stesso, le proporzioni che troviamo nel Vangelo, nelle parole di Cristo stesso.

9. Nell’enunziato di Paolo si può ritrovare quella fondamentale struttura portante della dottrina rivelata sull’uomo, che anche con il suo corpo è destinato alla “vita futura”. Questa struttura portante sta alla base di tutto l’insegnamento evangelico sulla continenza per il Regno di Dio (cf. Mt 19, 12) - ma contemporaneamente poggia su di essa anche il definitivo (escatologico) compimento della dottrina evangelica circa il matrimonio (cf. Mt 22, 30; Mc 12, 25; Lc 20, 36). Queste due dimensioni della vocazione umana non si oppongono tra di loro, ma sono complementari. Tutte e due forniscono una piena risposta a una delle fondamentali domande dell’uomo: alla domanda circa il significato di “essere corpo”, cioè circa il significato della mascolinità e della femminilità, di essere “nel corpo” un uomo o una donna.

10. Ciò che qui di solito definiamo come teologia del corpo si dimostra come qualcosa di veramente fondamentale e costitutivo per tutta l’ermeneutica antropologica - e al tempo stesso ugualmente fondamentale per l’etica e per la teologia dell’ethos umano. In ciascuno di questi campi bisogna ascoltare attentamente non soltanto le parole di Cristo, in cui egli si richiama al “principio” (Mt 19, 4) o al “cuore” come luogo interiore e contemporaneamente “storico” (cf. Mt 5, 28) dell’incontro con la concupiscenza della carne - ma dobbiamo ascoltare attentamente anche le parole, mediante le quali Cristo si è richiamato alla risurrezione per innestare nello stesso irrequieto cuore dell’uomo i primi semi della risposta alla domanda circa il significato di essere “carne” nella prospettiva dell’“altro mondo”.


Ai pellegrini di lingua francese

Chers Frères et Sœurs.

Poursuivant notre méditation hebdomadaire, je viens de rappeler en italien que saint Paul, tout tendu vers Dieu et la vie future en Lui, conseillait de s’abstenir du mariage pour se préoccuper uniquement du Seigneur, sans être partagé en raison des devoirs familiaux. Il ajoutait toutefois que, s’il est “mieux” d’agir ainsi, celui qui choisit le mariage fait “bien”, mais il ne doit pas s’attacher aux réalités de ce monde qui passera: ce qui compte avant tout, c’est de plaire au Seigneur, c’est de laisser agir le don, la grâce que chacun de nous reçoit et qui fait de notre corps le temple de l’Esprit Saint. Cette grâce aide les époux à vivre pleinement leur union tout en restant fidèles à Dieu.

Saint Paul est cependant réaliste car il connaît les faiblesses de la personne humaine, et les conseils qu’il donne tiennent compte de cette faiblesse. Mais il affirme qu’en coopérant avec la grâce qui est en eux, les époux peuvent maintenir et renforcer leurs liens personnels réciproques tout en respectant la dignité que confère à leurs corps le fait d’être des temples de l’Esprit Saint. Toute la richesse, aussi bien spirituelle que psycho-somatique, de la personne humaine doit rester sous l’influence du don que chacun reçoit de Dieu.

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Chers jeunes de la paroisse de Nieuwkerken au diocèse de Gand, je tiens à vous adresser un merci chaleureux pour votre visite, d’autant plus que vous avez le mérite d’accomplir votre pèlerinage à bicyclette. Je vous souhaite de conserver toujours l’esprit sportif et de transposer sans cesse votre goûte de l’effort et de l’endurance au niveau de la conquête de valeurs morales et spirituelles indispensables à l’authentique construction de vos personnalités. C’est pour vous aider sur ce chemin, que je vous bénis spécialement, ainsi que vos familles et votre paroisse.

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J’exprime également ma cordiale gratitude pour leur aimable visite aux quatre cents participants des championnats du monde d’Escrime, venus à Rome de quarante nations. Appréciant la valeur éducative d’un sport qui développe l’agilité et l’adresse, le réflexe et la maîtrise de soi, je forme à ce plan des vœux pour tous et chacun d’entre vous. Je souhaite aussi que votre rencontre internationale se déroule dans une atmosphère de profonde sympathie humaine, certainement bénéfique pour l’entente fraternelle des peuples. Puisse enfin votre séjour en cette ville, spécialement marquée par l’histoire bi-millénaire du christianisme, éveiller ou réveiller au plus profond de vous-mêmes la dimension spirituelle de toute vie humaine, nécessairement accompagnée de la volonté et du bonheur de servir le monde d’aujourd’hui.

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A tous les groupes venus de France ou de pays d’expression française, déjà nommés tout à l’heure, à ceux qui sont venus en famille, je dis un merci du cœur pour leur réconfortante visite. Jeunes et adultes, soyez tous de fervents disciples du Christ et des membres actifs de son Eglise! Je suis heureux de vous bénir.

Ai fedeli di lingua inglese

Dear brothers and sisters,

During the past weeks we have been reflecting on Saint Paul’s teaching on marriage and voluntary continence. We have been striving to understand his reasons for stating that the person who chooses marriage does “well”, and the person who chooses virginity or celibacy does “better”. At the basis of the Apostle’s whole treatment of marriage and voluntary continence there is the theology of a great expectation. Saint Paul stresses the fleeting character of the world, and the fact that the Kingdom of God is the eternal destiny of man, not the world. Man cannot became too attached to goods linked to a perishable world. For Saint Paul, the person who realizes the fleeting character of the world and freely chooses celibacy has a special opportunity to please the Lord and to be concerned for the things of the Lord. At the same time, the Apostle makes it clear that both vocations involve a gift from God, a grace whereby the body is, and remains, a temple of the Holy Spirit, both in celibacy and in marriage, provided the individual is faithful to the gift he has received from God.

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I extend a special welcome to the visitors from South Africa. It is my hope and prayer that your pilgrimage to the tombs of the Apostles will be the occasion for you to find renewed joy and strength for your Christian lives.

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A warm greeting goes also to the pilgrims from Korea returning from a visit to Lourdes. And to all of you assembled here from various parts of the world I offer a word of friendship, together with my blessing and my prayers.

Ai fedeli di lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Ich grüße euch alle herzlich: die genannten Gruppen und auch die nichtgenannten, die Familien und Einzelpilger aus Deutschland, Österreich, der Schweiz, aus Belgien und den Niederlanden.

In unseren heutigen Überlegungen bemühen wir uns weiter um das Verständnis der Lehre des hl. Paulus über die Ehe und die Ehelosigkeit ”um des Himmelreiches willen“. Wegen der Vergänglichkeit der Welt hält es der Apostel für ratsamer und ”besser“, aus Liebe zum Herrn auf die Ehe zu verzichten. Die ewige Berufung des Menschen ist nicht diese Welt, sondern das Reich Gottes. Deshalb ist es vorzuziehen, sich ohne eheliche Bindung vor allem darum zu sorgen, ”wie man dem Herrn gefalle“.

Die paulinische Theologie des Leibes ist jedoch von großen Realismus geprägt. Er nennt den menschlichen Leib ”Tempel des Heiligen Geistes“, weiß aber zugleich auch um dessen Schwäche und Sündhaftigkeit wegen der sinnlichen Begierde. Paulus kennt nicht nur eine Berufung zur Ehelosigkeit ”um des Himmelreiches willen“, sondern auch eine Berufung zur Ehe. Denn jeder hat von Gott, so ist er überzeugt, sein ganz persönliches Gnadengeschenk. Deshalb ermahnt der Apostel auch die Eheleute, entsprechend ihrer besonderen Berufung zu leben, indem er ihnen sagt: ”Der Mann soll seine Pflicht gegenüber der Frau erfüllen wie die Frau gegenüber dem Mann . . . Entzieht euch einander nicht, außer im gegenseitigen Einverständnis und nur eine Zeit lang, um für das Gebet frei zu sein“ (1 Cor. 7, 3 ss.). Die Eheleute sollen wieder zusammenkommen, wenn sie nicht enthaltsam leben können. Das versteht der hl. Paulus jedoch nicht als ein Gebot, sondern als ein ”Zugeständnis“.

Mit besten Wünschen für einen schönen Aufenthalt in der Ewigen Stadt erteile ich allen hier anwesenden Pilgern von Herzen meinen besonderen Apostolischen Segen.

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Besonders herzlich grüße ich die Schülergruppe aus Sursee in der Schweiz. Ich freue mich mit euch und allen Schülern hier über die wohlverdienten Ferien. In den Ferien ist das Leben eure Schule: lernt euch selber kennen, begegnet euren Mitmenschen bewußter und laßt euch ein auf die Begegnung mit DEM, der euch näher ist als jeder Kamerad und als ihr selbst!

Ai fedeli di espressione spagnola

Amadísimos hermanos y hermanas,

En mis anteriores reflexiones he comentado el contenido de las enseñanzas y consejos que da San Pablo a los fieles de Corinto respecto al matrimonio y a la continencia voluntaria por el reino de los cielos. El Apóstol afirma que quien elige el matrimonio “hace bien”, pero el que escoge la virginidad “hace mejor”. Al expresar esto, Pablo tiene presente la temporalidad del ser humano y la caducidad del mundo. Se ve con toda claridad el fundamento de la teología de la gran esperanza, pues el destino del hombre es el Reino de Dios.

De todo lo dicho, no se puede sostener que el mismo Pablo considere a los casados personas “carnales” y a los que, por motivos religiosos, han elegido la virginidad “espirituales”, pues en ambas vocaciones actúa el “don” que cada uno recibe de Dios, la gracia, y que hace que el cuerpo se convierta en “templo del Espíritu Santo”. Si el hombre es fiel a la propia vocación no deshonra en absoluto este templo del Espíritu Santo que es su cuerpo. En la enunciación paulina se encuentra claramente expuesta la estructura de la doctrina revelada sobre el hombre, que está destinado en cuerpo y alma a la vida futura.

Me es grato saludar ahora a todos los peregrinos de lengua española presentes en esta Audiencia; a todos, junto con vuestros seres queridos, os bendigo de corazón.

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Deseo saludar asimismo al grupo de jóvenes mexicanas, de 15 años. A la vez que os imparto mi Bendición, os invito a ser signo de amor y esperanza cristianas entre la juventud de vuestra querida Nación.

Ai pellegrini di lingua portoghese

Saúdo com afecto em Cristo os ouvintes de língua portuguesa,

Continuamos a meditar, com São Paulo, sobre a dignidade do corpo humano, sujeito à pecaminosidade, por força da concupiscência. Mas em vista do Reino dos céus, tanto para os que se unem em matrimónio - que fazem “bem” - como para os que abraçam a continência perfeita - que fazem “melhor” - há o dom de Deus, a graça, que faz com que o corpo se torne “templo do Espírito Santo”, a ser sempre honrado.

Divisando além duma metafísica do transitório - da imagem deste “mundo que passa” - o Apóstolo apresenta a teologia de uma “grande expectativa”, que existe para todos, no “outro mundo que não passa”: o destino final de toda a pessoa humana. Também o matrimónio, e não apenas a virgindade ou o celibato “por amor do Reino dos céus”, deve ser vivido à luz desta vocação definitiva do homem.

São Paulo, sem maniqueísmo, fala do corpo do homem e da mulher, conforme foi plasmado por Deus “ao princípio”, em fidelidade à palavra de Cristo no Evangelho. Com tacto de pastor e com realismo, explica as diversas situações pessoais, sem contrapor, mas distinguindo o estado matrimonial do estado de continência, à luz da vida futura, incutindo a esperança, fundada na realidade da ressurreição com Cristo, para “a vida que não passa”.

* * *

Saúdo agora, de um modo especial, um grupo de Senhoras presentes, vindas do Brasil, antigas alunas das Irmãs Doroteias da Frassinetti.

Quisestes vir a Roma e encontrar-vos hoje com o Papa: sede bem-vindas! Desejo-vos que a peregrinação à Cidade Eterna deixe como fruto, em vossos corações, um estímulo a viver a fé que professais, aqui testemunhada, até ao derramamento do sangue, pelos Apóstolos e Mártires, em fidelidade a Cristo. A semente lançada em vossas almas, durante o tempo de formação, é graça, destinada a germinar e desabrochar em vida e testemunho cristão. “Dai gratuitamente o que gratuitamente recebestes”, em resposta ao amor de Deus.

A todos que me ouvis, e a quantos vos são queridos, desejo as maiores felicidades e as graças divinas, com a Bênção Apostólica.

Agli sloveni

Saluto cordialmente i pellegrini sloveni presenti tra noi, giunti a Roma in tre gruppi: uno dalla Jugoslavia, e cioè i fedeli della parrocchia di Braslovce (diocesi di Maribor) col loro parroco; gli altri due dalla diocesi di Gurk in Carinzia, e precisamente gli studenti del ginnasio sloveno di Klagenfurt e la gioventù cattolica di Zelezna Kapla (Eisenkappel).

Desidererei che tutti, col loro comportamento e con zelo apostolico testimoniassero il Cristo “via, verità e vita” e lo irradiassero ciascuno nel proprio ambiente.

Agli studenti raccomando particolarmente di utilizzare con cura il tempo, destinato alla formazione culturale e alla maturazione spirituale, perché l’assunzione delle responsabilità nella Chiesa e nella società - quando verrà il tempo - non li trovi impreparati.

Alla gioventù cattolica vorrei ripetere, che il Santo Padre vi vuole particolarmente bene e ha fiducia in voi, come vi vuole bene e ripone la sua fiducia in voi la santa Chiesa, conscia di quali ideali e di quali sacrifici è capace questa gioventù.

A tutti dal profondo del cuore imparto la benedizione apostolica, della quale siano partecipi anche i vostri cari a casa, specialmente i bambini e i malati.

Preghiera alla Madonna di Jasna Góra

Pani Jasnogórska!

Od sześciu stuleci weszłaś w naszą historię i pomagasz nam ją tworzyć.

Tworzyć historię to znaczy pracować z pokolenia na pokolenie na rzecz tożsamości własnego narodu. W historii wyraża się ciągłość i tożsamość.

Na sześćetlecie chcemy Ci podziękować za to, że przez tyle pokoleń byłaś obecna w naszych dziejach, pomagając nam zachować ciągłość i tożsamość.

Dziękujemy Ci zwłaszcza za okresy trudne, których nie brakowało w przeszłości.

Współczesność zaś - to, co mieści się w granicach życia ostatnich pokoleń Polaków - jest naznaczona szczególnym trudem.

Wystarczy przypomnieć jeszcze raz sześć milionów ofiar ostatniej wojny: fronty, obozy koncentracyjne, więzienia. To wszystko, aby obronić podstawowe prawa narodu - i prawa każdego człowieka.

Nikt nie może o tym zapominać. Nie mogą też o tym zapominać drudzy: z daleka czy z bliska.

Ty, Pani Jasnogórska, przypominaj wszystkim, że trzeba, mówiąc o Polsce, zachować szacunek dla narodu, który ma prawo żyć swym własnym życiem.

Ty, Pani Jasnogórska, przemawiaj do sumienia wszystkich, świadcz o prawach ludzi i narodu, bo Ty - jak Matka - tworzysz z nami naszą historię od stuleci.

Questa la traduzione italiana delle parole del santo Padre.

Signora di Jasna Góra!

Da sei secoli sei entrata nella nostra storia e ci aiuti a farla.

Fare la storia vuol dire lavorare di generazione in generazione in favore dell’identità della propria Nazione. Nella storia si manifestano la continuità e l’identità.

Nel seicentesimo anniversario vogliamo ringraziarti per il fatto che nel corso di tante generazioni sei stata presente nella nostra storia, aiutandoci a conservare la continuità e l’identità.

Ti ringraziamo in particolare per i periodi difficili che non sono mancati nel passato.

E la contemporaneità - ciò che si racchiude nei limiti della vita delle recenti generazioni dei polacchi - è marcata da una particolare fatica. Basta ricordare ancora una volta i sei milioni di vittime dell’ultima guerra: fronti, campi di concentramento, carceri. Tutto ciò per difendere i fondamentali diritti della Nazione - i diritti di ogni uomo.

Non lo può dimenticare nessuno. Non lo possono dimenticare gli altri: i lontani e i vicini.

Tu, Signora di Jasna Góra, ricordi a tutti che bisogna parlare della Polonia, mantenere il rispetto per la Nazione, che ha diritto a vivere la sua propria vita.

Tu, Signora di Jasna Góra, parli alla coscienza di tutti, rendi testimonianza dei diritti degli uomini e della Nazione, perché tu - come Madre - fai con noi la nostra storia da secoli.

Ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli

Rivolgo un saluto particolare ai giovani; e desidero in modo speciale menzionare gli Allievi Ufficiali della Scuola di Applicazione di Torino. Vi sono poi gli Alunni dei Seminari Minori di alcune Nazioni di Europa, ospiti in questi giorni del centro Mariapoli del Movimento dei Focolari. Vi ringrazio tutti per la vostra presenza, che è indice di fede e di cordiale affetto e, mentre vi auguro la pace e la letizia nel Signore, vi esorto ad amare e seguire sempre sinceramente la Verità.

* * *

La mia parola di conforto e di partecipazione va ora ai cari ammalati qui presenti, nel ricordo di san Camillo de Lellis, di cui oggi celebriamo la festa liturgica. Mentre vi esprimo il mio costante e profondo affetto nel Signore, vi esorto anche a rivolgere spesso e con fervore le vostre preghiere al santo degli infermi, che meditando su Gesù sofferente e Buon Samaritano, ha saputo dare una visione così luminosa e consolante del dolore nei disegni della Provvidenza.

Egli vi ottenga la pazienza ed il coraggio di vivere con amore e fiducia la vostra prova!

* * *

E vi accompagni sempre la mia benedizione! Infine, saluto ancora con gioia e con simpatia gli Sposi novelli, che sono venuti in pellegrinaggio qui a Roma, alla Sede di Pietro! Avete ricevuto il “grande sacramento” del Matrimonio, che realizza in modo concreto l’amore creatore di Dio! Siatene sempre degni per mezzo di una intensa vita spirituale e siate fieri di portare nella società moderna il vostro amore fedele, puro, fiducioso e sereno.

Il mondo ha bisogno soprattutto della vostra testimonianza!

 

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