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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A MONSIGNOR MICHELE MACCARONE
PRESIDENTE DEL PONTIFICIO COMITATO DI SCIENZE STORICHE

 

A Monsignor Michele Maccarrone
Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche.
 

Ho appreso con piacere che nei prossimi giorni si svolgerà presso la Pontificia Università Lateranense un Colloquio Internazionale di Storia Ecclesiastica su di un tema di studio il cui interesse va oltre l’ambito strettamente scientifico. L’evento che ne ha offerto l’occasione è infatti l’VIII centenario dell’ordinazione del vescovo Meinardo, avvenuta nel 1186, una data che segna l’inizio della Chiesa in Livonia-lettonia e insieme della nazione, la quale è così entrata nella storia col proprio nome affiancato a quello di lui: Meinardo è infatti chiamato dal Papa Celestino III episcopus gentis Livoniae.

Quella di Meinardo non fu in assoluto la prima evangelizzazione, perché missionari venuti dall’oriente e dal nord-Europa avevano già portato in quelle terre il nome di Cristo, come risulta da testimonianze archeologiche. A Meinardo tuttavia si deve l’avvio della evangelizzazione sistematica della regione. Egli intraprese l’opera divina con audacia, valendosi delle opportunità offerte dalle condizioni commerciali e politiche dell’ambiente, ma con un fine unicamente religioso ed usando sempre mezzi pacifici.

Sono certo che le relazioni e le discussioni che il Colloquio prevede serviranno ad approfondire con severità scientifica i diversi aspetti della cristianizzazione della Livonia, esaminandone i precedenti e il diverso apporto di coloro che la promossero: i vescovi che seguirono Meinardo; i religiosi (canonici e monaci) che sin dagli inizi ne furono i cooperatori; la crociata e poi i cavalieri della “Milicia Christi de Livonia”, costituiti inizialmente a difesa dei nuovi cristiani. Fu un cammino duro e sofferto, con le sue luce e le sue ombre, che tuttavia apparve ai contemporanei, e fu in realtà come una fioritura evangelica, al punto di essere paragonata a quella della Chiesa primitiva e dei tempi apostolici: i moderna tempora si conformarono ai priora tempora, scrisse il grande Papa Innocenzo III. Fu anche l’occasione per un rinnovamento della Chiesa, la quale si accorse, grazie ai problemi posti dalla cristianizzazione della Livonia, come la sua azione pastorale dovesse adeguarsi alla sensibilità ed ai modi di vivere dei nuovi cristiani. Fu perciò con saggezza che i Papi liberarono i religiosi da alcune persecuzioni delle rispettive Regole e raccomandarono una istruzione progressiva dei nuovi credenti per ricevere i sacramenti della fede cristiana.

L’esperienza della Livonia giovò alla Chiesa Universale ed alcuni suoi problemi furono affrontati dal IV Concilio Lateranense (1215). Vi prese parte, quale nuovo membro del collegio episcopale convocato in assemblea generale, il vescovo di Riga, Alberto, che portò al Concilio la voce e la fede della nuova nazione cristiana, chiamata con il titolo che aveva acquistato: la terra di Maria!

Sotto il nome di Maria continuò la cristianizzazione della Livonia nel secolo XIII, anche se in mezzo ad opposizioni e contrastanti interessi, con frutti che perdurano tuttora. Nelle sue fatiche apostoliche la Chiesa sorta in quella regione del baltico fu sempre assistita dalle cure della Chiesa romana, che garantì a quei lontani fedeli, generati in Cristo per il Vangelo, “la libertà dei figli di Dio” e “la protezione di San Pietro”.

Nell’esprimere l’auspicio che il Colloquio serva ad approfondire la memoria storica di vicende ecclesiali tanto ricche di riflessioni e di ammaestramento, invoco la divina assistenza sui partecipanti, ai quali invio di cuore la mia benedizione, con uno speciale pensiero a Lei ed ai promotori.

Dal Vaticano, 21 giugno 1986. 

IOANNES PAULUS PP. II

 

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