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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CONFERENZA DI VESCOVI LATINI NELLE REGIONI ARABE

Giovedì, 28 ottobre 1993

 

Beatitudine,
Cari fratelli nell’Episcopato,
Cari amici,

1. Dopo il vostro incontro dell’anno scorso al Cairo, vi siete augurati di ritrovarvi a Roma per la quarantatreesima Assemblea generale della Conferenza di Vescovi latini nelle Regioni arabe. Sono lieto di accogliervi durante i vostri lavori in cui affrontate numerosi temi collegati fra loro per dare nuovo slancio alle vostre comunità, tenendo conto delle situazioni specifiche dei vostri diversi Paesi. Queste giornate vi offrono l’occasione di pregare insieme, di invocare il sostegno dello Spirito Santo per le vostre comunità e di condividere le vostre preoccupazioni e le vostre gioie pastorali. Vi curate di unire i vostri sforzi per armonizzare le vostre azioni e per servire sempre meglio il popolo di Dio. In tal modo si esprimono e si rafforzano i vostri vincoli fraterni. Possano gli Apostoli Pietro e Paolo, pilastri della Chiesa, guidarvi in tutte le vostre opere!

2. Dopo aver riflettuto su un aspetto particolare dell’annuncio del Vangelo, la catechesi, vi predisponete ora a preparare nuove vie per sostenere e per ravvivare la vita di fede dei Cattolici nel Medio Oriente, all’alba del ventunesimo secolo. Le questioni che dovete affrontare sono importanti. Infatti, molti Paesi di questa regione sono sconvolti da molto tempo da guerre fratricide, che impoveriscono e riducono alla fame popolazioni intere. Il messaggio di Cristo che siete incaricati di trasmettere, costituisce un invito alla pace profonda che solamente il Signore può donare, e un appello alla condivisione in seno alle comunità cristiane per superare le situazioni di miseria che sfigurano l’essere umano e offuscano la sua dignità. Vi incoraggio e incoraggio i Cristiani delle vostre diocesi a porre in atto dei gesti profetici affinché mai più la guerra sia utilizzata come metodo di pressione sugli uomini a scapito del dialogo che permette a ognuno e a ciascun popolo di essere riconosciuto.

3. Anche se i fedeli delle vostre diocesi sono poco numerosi, la loro vocazione battesimale li chiama a essere instancabilmente, presso i loro popoli, gli iniziatori di un mondo nuovo in cui regni l’amore fra i fratelli, primizie del Regno a venire. Ciò presuppone di amare con tenerezza la propria terra, di impegnarsi come cittadini nella vita pubblica per partecipare alle attività della città e alla vita sociale, nel rispetto delle sensibilità e delle convinzioni religiose, poiché “il posto che Dio ha assegnato loro è talmente bello che non è permesso loro di disertarlo” (Epistola a Diogneto). È per i fedeli un nobile modo di annunciare il Vangelo sia il portare il proprio contributo al bene comune, con la sollecitudine primaria di essere artefici di pace, dono che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli nella sera della sua vita (cf. Gv 14, 27), sia il servire i loro fratelli dell’umanità nella carità.

4. Vi esorto a intensificare le collaborazioni sul piano sociale e sul piano ecclesiale, con i Pastori e i fedeli di diversi riti cattolici presenti nelle regioni arabe, riti che sono una ricchezza per la vostra terra. Inoltre, nello spirito del Concilio Vaticano II, invito anche le vostre comunità a impegnarsi con umiltà e con pazienza nel “movimento ecumenico” (Unitatis redintegratio, 4), affinché si intensifichino le opere e le iniziative a favore dell’unità dei Cristiani. In tutte le iniziative prese, ciascuno risponda all’esortazione degli Apostoli: “camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato” (Ef 5, 2)! Così saremo riconosciuti come suoi discepoli e ciò sarà per tutti gli uomini una testimonianza.

5. Il vostro ministero è a volte reso difficile soprattutto nei Paesi in cui, di fatto, la libertà di religione e di culto non è ancora totale. Prego affinché i Cristiani offrano costantemente l’esempio della tolleranza, del dialogo con le altre religioni anche se non si verificano ancora i risultati tangibili sperati, e della cooperazione attiva con i loro membri. Nel segreto dei cuori, lo Spirito Santo lavora per far portare frutti alle opere umane, attraverso le vie che Dio vuole, perché è Lui che fa crescere la semenza portata sulla terra dai testimoni del Vangelo (cf. 1 Cor 3, 6). Mi auguro ardentemente che le comunità cristiane abbiano sempre anche la possibilità di riunirsi per la celebrazione dei sacramenti, necessaria al consolidamento della fede dei loro membri, e che esse possano liberamente rendere testimonianza a Cristo redentore dell’uomo.

Al termine del nostro incontro vi esorto a proseguire con zelo il vostro ministero. Nessuna difficoltà vi scoraggi! Vi chiedo di portare gli incoraggiamenti affettuosi del Papa ai sacerdoti delle vostre diocesi, che sono per voi, secondo la formula di sant’Ignazio di Antiochia “una preziosa corona spirituale” (Ai Magnesiani, 13,1), ai religiosi e alle religiose così come a tutti i vostri fedeli. Di tutto cuore imparto a voi così come a tutti i membri delle vostre comunità la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana

 



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