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DISCORSO DI PAOLO VI AL COMITATO GENERALE
DELL’ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE «UNITAS»

Mercoledì, 15 maggio 1968

 

Con vivo piacere riceviamo stamane il Comitato Centrale dell’Associazione Internazionale per l’Unità Cristiana, «Unitas», con i Gruppi e i Soci di Roma, guidati dal venerando e caro Padre Carlo Boyer, che dalle origini ne cura le sorti con la sua competenza e con la sua dedizione. Lo salutiamo affettuosamente, e con lui tutti i suoi collaboratori qui presenti.

Diletti Figli. La vostra presenza Ci procura grande consolazione. La bontà del Signore Ci ha infatti concesso di seguire assai da vicino i primi passi della vostra Associazione, fin da quando Pio XII di ven. mem. volle che fossimo interpreti dei suoi voti di incoraggiamento e di benedizione, nell’ormai lontano 18 giugno 1945, con cui quel grande Pontefice le segnò il cammino nel delicato e difficile campo dell’apostolato e dell’azione ecumenica. Vedemmo poi sorgere con vero compiacimento la Rivista «Unitas»; e Ci procurammo di dare all’Associazione una degna sede, allietandoci tanto quando si poté inaugurare, nel 1950, il foyer Unitas di Palazzo Salviati, che, affidato alle Dame di Bethanie - anche esse qui rappresentate -, ebbe un magnifico sviluppo, incrementato specialmente durante il Concilio Vaticano II, e sempre tuttora vivo e operante in questa Nostra Roma. La benedizione di Pio XII, vorremmo quasi dire, fu allora un gesto profetico, che poneva le basi di un’Associazione veramente benemerita nel campo ecumenico, specie sul piano dei contatti umani, che essa ha saputo intrattenere e sviluppare. Il problema dei rapporti con i Fratelli separati, che ha permeato oggi l’intera Chiesa e i vasti strati della opinione pubblica, anche profana, mediante le indicazioni e gli stimoli del Concilio, cominciava allora a essere sentito con maggiore urgenza, con assillo di azione diretta e di doveroso apostolato. Erano i «segni dei tempi», era il promettente aleggiare del vento dello Spirito sulla Chiesa e fuori della Chiesa, a richiedere l’interessamento fraterno, a suggerire la reciproca stima, a ispirare l’aiuto della solidarietà e della preghiera per la causa dell’unità. Era soltanto un inizio, ma voi vi avete portato il vostro volonteroso contributo. Oggi si è compiuto un progresso, che ancora vent’anni fa, all’inizio dell’attività di «Unitas», era semplicemente impensabile; e se questa splendida primavera, foriera di nuovi sviluppi, specie nel futuro che sta nelle mani di Dio, è stata preparata da vari, spesso imponderabili elementi, da correnti profonde confluite da tutte le direzioni verso il Concilio, che le interpretò e incoraggiò, e tracciò loro un preciso programma nello storico Decreto sull’Ecumenismo, anche voi dell’Associazione, della Rivista, del Foyer «Unitas» siete stati chiamati a collaborarvi attivamente. È stata una presenza discreta e nascosta, ma efficace e generosa, che si è svolta con numerose iniziative, tra cui Ci piace ricordare le conferenze, già iniziate nel 1950 con un notevole significato di anticipazione nel campo dell’azione ecumenica.

Se ricordiamo con voi queste tappe consolanti del vostro più che ventennale cammino, è anzitutto per ringraziare il Signore, che lo ha guidato con la sua mano dolce e potente, facendo dilatare in proporzioni mirabili quello ch’era timido approccio e trepida speranza; ed è quindi per incoraggiare voi a continuare con fede, senza tentennamenti, in un’azione tanto sentita e tanto necessaria oggi. Non abbiamo bisogno di tracciarvi norme particolari, perché il Decreto Unitatis redintegratio è là a segnare per quanti lavorano nel settore dell’ecumenismo le norme della loro azione, le direzioni da seguire, la condotta da tenere: è là a ricordare il bisogno dell’interiore rinnovamento, della conversione del cuore, della preghiera e dello studio, per giungere a sempre più sincera e profonda conoscenza, fondata sull’amore di Cristo: Ubi caritas et amor, Deus ibi est.

E formuliamo alle vostre molteplici attività l’augurio stesso che il Concilio rivolge alle varie iniziative ecumeniche: esse, «quando con prudenza e costanza sono compiute dai fedeli della Chiesa Cattolica sotto la vigilanza dei Pastori, contribuiscono a promuovere l’equità e la verità, la concordia e la collaborazione, la carità fraterna e l’unione; affinché per questa via, a poco a poco, superati gli ostacoli frapposti alla perfetta comunione ecclesiastica, tutti i Cristiani si riuniscano in una sola fede, e quindi in una sola celebrazione dell’Eucaristia, in quella unità di una sola e unica Chiesa, che Cristo fin dall’inizio donò alla sua Chiesa, e che crediamo sussistere, senza possibilità di essere perduta, nella Chiesa Cattolica, e speriamo che crescerà ogni giorno di più, fino alla fine dei secoli» (Decr. sull’Ecumenismo, n. 4).

La Nostra Benedizione Apostolica vi conforta in questo lavoro, e vi propizia dal Signore tutte le grazie necessarie, che vi invochiamo ampie e copiose, con pensiero di paterno e costante affetto.

      



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