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DISCORSO DI PAOLO VI
AI MEMBRI DELL'OPERA «MADONNA DELLA FIDUCIA» DI BOLOGNA

Lunedì, 4 novembre 1968

 

UN CARO RICORDO E UNA VISITA

Questo incontro richiama alla Nostra memoria un altro incontro, avvenuto in anni lontani, quando il tempo residuo dal servizio presso la Segreteria di Stato era da Noi occupato in un modesto, ma intenso ministero, il più ricco di spirituali esperienze della Nostra vita, in mezzo agli Studenti Universitari. Ricordiamo la visita d’un giovane studente, proveniente da Genova, all’inizio degli studi universitari, timido e solo, rimasto orfano di padre da poco tempo; egli si presentò dicendosi indirizzato a Noi dal suo Insegnante di Religione, per avere qualche appoggio, qualche buona amicizia. «Come si chiama quel tuo Insegnante di Religione?» fu la Nostra domanda alla matricola forestiera. «Si chiama Don Lercaro», mormorò la risposta. E fu questa la prima occasione che Ci diede la fortuna di conoscere, col nome, il cuore di colui che Noi avemmo poi la sorte di meglio conoscere e di seguire nel suo ascendente cammino a servizio della cultura (prendemmo conoscenza dei suoi libri, su S. Giacomo, su l’orazione mentale, su la liturgia . . .), a servizio della Gioventù studentesca, e poi, con carattere episcopale e funzioni pastorali, a servizio della santa Chiesa di Dio.

Rievochiamo questo minimo episodio per dire a voi, cari alunni, ospiti, discepoli e figli del veneratissimo Cardinale Lercaro, come la sua figura di amico, di maestro e di padre della Gioventù universitaria sia inserita nel Nostro animo con vincoli antichi e sempre vivi di cordialità e di ammirazione, che questa Udienza da lui tanto desiderata ed a Noi tanto gradita, mette in felice evidenza. Desideriamo infatti che voi tutti abbiate conferma degli inalterati sentimenti di devozione, di stima, di affezione, che nutriamo per il Cardinale Lercaro; e vogliamo che sappiate quanto Noi apprezziamo l’attività, alla quale egli ha dedicato così grande parte del suo tempo, del suo animo, della sua sapienza, e dalla quale è sortita l’Opera diocesana «Madonna della Fiducia».

Qualcuno di voi ricorderà la visita che Noi avemmo la buona sorte di fare all’Opera, ai primi di settembre del 1962 (quando ancora essa non era stabilita nella sua ora nuova, splendida e sontuosa dimora a Villa S. Giacomo), come Noi pure ricordiamo l’atmosfera familiare e spirituale che abbiamo respirato in quella vostra singolare comunità, dove la presenza, anzi la convivenza del Cardinale Lercaro con un gruppo così numeroso e così vario di giovani universitari, è riuscita a creare un ambiente mirabile di giovialità libera e giovanile, di confidenza domestica ed armoniosa, di animazione seria e religiosa.

ELOQUENTE APOLOGIA DEL VANGELO

Ecco che ora Ci è dato accogliere la vostra visita, la quale Ci offre, con la presenza dell’intera Famiglia dell’Opera «Madonna della Fiducia», il quadro completo della sua consistenza numerica, insieme con l’aspetto caratteristico della sua espressione sociale e religiosa. Ci compiacciamo vivamente col suo incomparabile fondatore, lieti di intravedere nelle cifre delle statistiche, ora citate, un intreccio di vicende drammatiche della vita giovanile, concluse tutte in un epilogo meraviglioso di carità risolutiva, e di ravvisare nella breve, ma già feconda e significativa storia dell’istituzione un’eloquente apologia della perenne virtù del Vangelo, quando ne seguiamo lo spirito, a interpretare, ad aprire, a formare l’anima della gioventù. Vi accogliamo con tutto il cuore; vi ringraziamo del conforto che voi Ci portate; vi siamo obbligati dell’omaggio da voi presentato del lavoro del Prof. Giampaolo Ropa su la «develatio Crucis»; vi benediciamo con effusione d’ogni voto migliore, voi anziani con le vostre famiglie, voi giovani, italiani ed esteri, ospiti dell’Opera provvida e fiorente.

Quante cose affiorano alla Nostra mente in questo momento! Alla riflessione continua, alla quale Ci obbliga il Nostro ministero, sulle circostanze in cui la Provvidenza Ci ha dato di vivere, voi apportate ora due considerazioni, che molto semplicemente vi confidiamo; e sono queste: che cosa la Chiesa può essere per la Gioventù universitaria; e che cosa la Gioventù universitaria può essere per la Chiesa. Non intendiamo affatto inoltrarci nell’esplorazione di due temi di tanta vastità. Ci basta fermare un istante l’attenzione sull’esempio concreto che abbiamo davanti, e che voi, protagonisti, potete meglio di tutti illustrare a voi stessi.

Non dite indebita l’identificazione, che questo ragionamento Ci porta a fare, del Card. Lercaro con la Chiesa: non è egli un uomo di Chiesa, un eminente membro della Chiesa gerarchica ed ufficiale? e non è per noi propizio, per lui onorifico ravvisare in lui un rappresentante tipico della Chiesa, della madre Chiesa, della Chiesa pastorale e maestra, della Chiesa che, quanto più in uno dei suoi membri è costituita in dignità e in autorità, tanto maggiormente si dimostra sollecita e responsabile dell’altrui servizio? Noi vorremmo, cari figli dell’Opera «Madonna della Fiducia», che, quasi a sintesi, quasi a compenso di quanto dall’Opera stessa voi avete ricevuto, in ciascuno di voi rimanesse un pensiero, un ricordo conclusivo: sono stato amato.

SORGENTE PURISSIMA: LA SACRA SCRITTURA

Ognuno di voi, Ci si dice, mancava del grande e vitale dono dell’amore della propria casa e della propria famiglia. Avete trovato chi per amore, con amore vi ha accolto. Ognuno di voi aveva un dolore nell’animo, un’incertezza, forse uno scoraggiamento, forse una cattiveria; un bisogno insomma di conforto, di consiglio, di sostegno. Avete incontrato chi vi poteva e vi voleva comprendere, chi vi voleva interiormente e esteriormente liberare e restituire alla speranza e al vigore dei vostri giovani anni. Ognuno di voi aveva istintiva nel cuore l’attesa d’un ambiente omogeneo, d’un cerchio d’amicizie, d’una palestra di conversazione e di emulazione, d’un appoggio e d’uno stimolo allo sforzo caratteristico degli studi superiori. Avete trovato una casa adatta al silenzio, allo studio, alla letizia, all’iniziazione culturale, sociale, professionale; la vostra casa, aperta a ricevervi, ad ospitarvi, a farvi uomini forti e coscienti, piena di bontà, di saggezza e di amore. E chi di voi aveva una idea precisa e sicura della vita? un orientamento, che di tutto fosse consapevole ma che conducesse all’unità, alla somma armoniosa di tutti i valori? chi di voi possedeva una soluzione dei problemi umani, immanenti e crescenti a mano a mano che l’esperienza e la cultura procedono? chi già godeva della facoltà di esprimere in poesia, in canto, in preghiera la nascosta ricchezza dell’anima; d’una verità straripante di certezza e di gioia, d’una fede religiosa insomma, d’una grazia di Spirito Santo nel cuore? Ancora questo, e specialmente questo voi avete trovato. Scorrendo le brevi e dense pagine, in cui sono enunciati i principi informatori dell’Opera, ch’è vostra, abbiamo notato che ogni norma di essa, ogni suo criterio educativo, affonda le sue radici nella sacra Scrittura, la quale viene a rifrangere la sua luce su tutti i momenti della vita dell’Opera stessa, su tutti gli angoli della sua casa, su tutte le vicende che vi si svolgono. Ci è parso di ammirare in quelle pagine, ancor più che la regola e lo spirito dell’istituzione, l’anima del Fondatore, l’anima perciò della Chiesa in lui parlante ed operante; e così, nella sapienza della parola, nella generosità dell’azione, voi avete incontrato nella Chiesa l’amore, l’agape, ch’è il messaggio vitale di Cristo nel mondo. È gran cosa sapersi amati, amati dalla Chiesa di Cristo: ditelo a voi stessi, ditelo agli altri, voi che ne avete fatto la felice esperienza.

E al di là del fatto che vi concerne, quello cioè d’avere sperimentato nell’ospitalità presso l’Opera «Madonna della Fiducia» l’amore della Chiesa, domandate a voi stessi, come stiamo facendo in questo tempo dentro di Noi, se e come la Chiesa possa offrire alla presente generazione giovanile una interpretazione migliore ed autentica delle sue inquiete aspirazioni. Vi è, sì, un senso di insoddisfazione nella gioventù d’oggi, e possiamo in certa misura comprendere perché.

LE MOLTE CAUSE DI GRAVE DISAGIO

Non è stato parlato alla gioventù per anni ed anni di rivoluzione, come della forma tipica dello spirito moderno? Non le è stato infuso un senso di scetticismo verso ogni fede, verso ogni riflessione razionale, verso ogni dovere trascendente? Non le si è parlato di libertà come d’indifferenza e d’indipendenza a riguardo d’ogni forma d’ordine costituito, e di disobbedienza come principio d’emancipazione e di maturità? Non le si è lasciato credere che la tecnologia scientifica avrebbe impresso nella società il benessere sufficiente all’umana felicità? Non le si è addossata un’eredità d’esempio di virtù mediocri ed ipocrite e una rete di vincoli sociali privilegiati per alcuni, mortificanti per altri? Non le si è lasciato credere che nella licenza delle passioni stava la sola possibile felicità e nella contestazione globale l’avvento magico d’un’era nuova di storia finalmente umana? Ecco: Noi Ci domandiamo se questa è gioventù, e se chi ha qualche nozione del nome cristiano possa rassegnarsi e che le stupende risorse umane e spirituali, di cui essa dispone, non trovino qualche altra migliore e positiva espressione, alla quale la Chiesa non possa offrire una formola d’interiore pienezza e d’esteriore rigenerazione. Forse tale formola troverebbe negli statuti della vostra Opera preziosi germi di più ampio sviluppo.

GENEROSO ED ATTUALE RICONOSCIMENTO

Non Ci dilunghiamo circa la seconda considerazione, su quella cioè del valore e dell’influsso che la Gioventù universitaria può essere per la Chiesa. Di solito la considerazione si risolve in una valutazione, per quanto nobile e legittima, di pratica utilità: la Gioventù, si dice, è la speranza del domani; perciò la Chiesa ha dovere ed interesse d’avvicinarla e di formarla prodigandole cure particolari. Questo sta bene; e Dio volesse che da tutti se ne avesse operante memoria. Ma la considerazione si riferisce al futuro e non tocca direttamente chi la concepisce, il quale pensa piuttosto a quella parola del Vangelo: «Uno semina, l’altro raccoglie» (Io. 4, 37). Si può anche riferire al presente e al ministro stesso che si consacra alla formazione della Gioventù, e specialmente di quella universitaria. Ce lo dice un cenno autobiografico dello stesso Cardinale Lercaro; cenno che abbiamo trovato a pagina 20 del vostro opuscolo «rosso», e che suona tosi: «Questi studenti, apprendisti e operai, che voi vedete alla mia tavola, sono anche miei benefattori. Mi garantiscono un contatto con la giovinezza e con la vita. Essi portano nella mia casa i bisogni del tempo presente. Mi impediscono di vivere nel passato, di fossilizzarmi». I Giovani mantengono giovane la Chiesa!

Non sappiamo se voi, Giovani, avete coscienza di questo merito, e se in realtà vi è dovuto questo generoso riconoscimento. Pensiamo che sì; e ve ne diamo lode. Ma ora il Nostro pensiero prescinde dalle vostre persone, e, sotto un aspetto generale, considera piuttosto la persona dell’educatore, che si pone in mezzo ad una Gioventù come la vostra. Consideriamo quella del Sacerdote, che si fa assistente, compagno, amico, maestro dei Giovani, e che esercita in mezzo a loro e per loro il suo ministero. Grande impegno, grande studio, grande dispendio di tempo, di mezzi, di fatiche esige certamente tale ministero.

LUMINOSI ESEMPI PER PASTORI ED EDUCATORI

Ma il primo ad averne beneficio non è tanto chi ne riceve le cure e le premure, quanto chi lo esercita. Esso risveglia in lui il senso profondo della sua funzione, della sua dignità e del suo servizio; esso lo stimola all’esplicazione autentica dei suoi peculiari carismi di dottrina e di grazia; esso lo sensibilizza circa la responsabilità della sua parola e della sua condotta; e lo fa avvertito della complementarità della sua attiva presenza in una porzione del Popolo di Dio estremamente sensibile, esigente, reattiva, ma alla fine quanto mai recettiva, tanto che potremo far merito o colpa degli atteggiamenti lodevoli o deplorevoli dei Giovani, appartenenti ad un dato gruppo, all’atteggiamento del Sacerdote che li assiste. E avviene poi che egli, quasi conquiso da tale sintonia, ad un dato momento, diventa l’alunno dei suoi alunni. I Giovani sono degli strumenti segnalatori delle correnti del pensiero, della letteratura, del costume, del linguaggio, della politica, che la moda, questa dea sempre nuova e subito vecchia, tremenda imperatrice della gioventù, immette nel circuito della vita pubblica. E la segnalazione di tale fenomenologia spirituale e sociale, identificata nell’anima giovanile, è utilissima al pastore di anime, all’educatore, che vi ravvisa l’elemento condizionante del suo ministero. La Gioventù offre così alla Chiesa il campo sperimentale della efficacia, vale a dire dell’attualità, della modernità della sua azione salvatrice in un dato ambiente sociale e in un dato momento storico. Basterebbe questo semplice rilievo per concludere circa il dovere che la Chiesa ministeriale ha d’occuparsi della Gioventù, circa il rapporto di fiducia, di pazienza, di entusiasmo e di amore che per la Gioventù essa deve avere.

Ed ha. Voi, Giovani presenti, ne potete dare testimonianza valendovi dell’esempio singolare che avete avuto la fortuna d’incontrare. E come non faremo Noi l’augurio che l’Opera «Madonna della Fiducia» prosperi e fiorisca e serva di esempio, di stimolo, affinché altre simili istituzioni possano sorgere a reciproco vantaggio della Chiesa e della Gioventù, anzi a gloria di Cristo, che in essa rivive e segna per il nostro tempo non un’ora di confusione e di minaccia, ma un’era di rinnovamento e di speranza?

È con questo augurio nel cuore, che Noi, invocando sopra di voi e della vostra Opera, sopra il Nostro e vostro Cardinale Lercaro, il patrocinio dei santi Apostoli di questa Roma universale, e la materna tutela della Madonna della Fiducia, in nome di Cristo Signore, tutti vi benediciamo.



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