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DISCORSO DI PAOLO VI
AI SACERDOTI DI BRESCIA

Mercoledì, 23 maggio 1973

 

Siamo lieti di dedicare anche a voi questa mattina un poco del nostro tempo, pur così scarso, sacerdoti della nostra carissima diocesi di Brescia, a cui siamo legati da tanti dolci ricordi e da tanti vincoli di affetto.

Accompagnati dal vostro amato Pastore, avete voluto ricordare con questo pellegrinaggio romano i venticinque anni del vostro sacerdozio.

È naturale che una ricorrenza così bella e significativa inviti ad un esame di coscienza, ad un ripensamento dei sacri doveri assunti, a riflessioni che sono facilmente intuibili in chi sente la propria responsabilità di ministro di Cristo e dispensatore dei Misteri di Dio (Cfr. 1 Cor. 4, 1). Ci pare di leggere nei vostri cuori il desiderio di sapere che cosa la Chiesa oggi attende da voi, giunti a questo traguardo importante della vostra vita sacerdotale, per poter vivere in maniera sempre più degna e generosa la grazia della vostra vocazione.

Carissimi sacerdoti, crediamo dovervi rispondere con questa raccomandazione: siate anzitutto uomini di fede, tutti protesi ed orientati verso il Salvatore Divino, «aspicientes in auctorem fidei et consummatorem, Iesum» (Hebr. 12, 2). Fede, diciamo, nella nostra Santa Madre Chiesa, fede nella sublimità della vostra vocazione, fede nei poteri di cui siete stati insigniti, fede nell’amore di Cristo, che ha chiesto le vostre vite, i vostri talenti, la vostra intera disponibilità, per servirsi di voi come suoi vivi strumenti e come suo prolungamento nel mondo.

Purtroppo i sacerdoti non sono al riparo dalle ripercussioni della crisi di trasformazione che scuote oggi il mondo. Molti esperimentano ore di oscurità nel loro cammino verso Dio. Talvolta la febbre dell’attivismo e il desiderio, anche sincero, di dedicarsi agli altri e inserirsi nella realtà sociale fanno dimenticare i veri valori del sacerdozio e abbandonare tradizioni rispettabilissime del costume ecclesiastico. No, non è così che deve essere concepito il significato della parola di Gesù, che ci vuole nel mondo, ma non del mondo. È la logica del soprannaturale, che fa riconoscere la preminenza della vita interiore, del sacrificio, della preghiera, come le vere sorgenti della fecondità apostolica.

Noi pregheremo per voi affinché la grazia del Signore vi accompagni in questo compito, pieno di ardue fatiche ma anche di sante consolazioni. E in pegno del nostro vivissimo affetto, di cuore impartiamo a voi tutti qui presenti e alle anime a voi affidate la nostra Apostolica Benedizione.



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