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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI PARTECIPANTI AL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE
 DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAESTRI CATTOLICI*

Sala degli Svizzeri, Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 8 settembre 1946

 

Con un particolare senso di compiacimento e di letizia vi rivolgiamo oggi il Nostro paterno saluto, diletti figli e figlie. Non è ancora trascorso un anno, dacché vi vedemmo adunati intorno a Noi. Ma, da allora, in questi mesi passati, quanto tenace e fecondo lavoro avete compiuto! Lavoro per lo sviluppo della vostra organizzazione, alla cui efficienza in profondità ha corrisposto l'accrescimento in estensione. Lavoro sui vostri associati, per renderli sotto ogni aspetto sempre più idonei all'adempimento della loro missione, per farne uomini e donne di fermo carattere e perfetti cristiani. Finalmente lavoro nel Sindacato : e qui voi avete esemplarmente, con coraggio e con ottimo successo, affermato e difeso le vostre convinzioni, i vostri ideali, i vostri diritti, in una parola, la causa della educazione cristiana.

Voi avete scelto come insegna del Congresso Nazionale dei Maestri Cattolici italiani, che oggi si chiude, il motto « Salviamo il fanciullo ». Senza dubbio gli anni di guerra hanno crudelmente nociuto alla fanciullezza, e saranno necessarie una straordinaria fatica e una costante pazienza per riparare in qualche modo danni così ingenti. Ma quel motto ha nell'ora presente un senso ancor più profondo. Per quanto grandi infatti siano quelle rovine specialmente spirituali e morali, esse nondimeno possono paragonarsi piuttosto alle devastazioni di un uragano, che tutto sconvolge, ma che passa e fa posto alla quiete e al riapparire dei raggi sfolgoranti del sole.

Ciò che oggi principalmente importa è il fondamento stabile di tutta la educazione della gioventù e del popolo; fondamento che dovrà essere incorporato e statuito nella futura Costituzione. Non vi è dubbio che questa materia rappresenta una delle più gravi deliberazioni, che saranno prese dall'Assemblea Costituente, nella quale due opposte correnti si trovano di fronte: quella che sostiene la scuola cristiana, cattolica, e quella che propugna la scuola comunemente detta laica, ossia senza religione.

Ora i risultati anche degli ultimi decenni si sono dimostrati sfavorevoli alla scuola senza religione, la quale, di fatto, è o viene ad essere antireligiosa. Questa, negli esperimenti del secolo passato e del presente, ha portato amari frutti, e quindi ha fallito al suo vero scopo; mentre la educazione cristiana in quasi due millenni ha superato felicemente ogni prova. Non è forse significativo che proprio ora, dopo la guerra, i genitori, là dove hanno potuto esprimere liberamente il loro volere, hanno richiesto per i loro figli, con grande maggioranza, anche tra coloro che non professano la nostra fede, una scuola e una educazione cristiana?

Il vostro motto prende dunque questo senso: Lasciate crescere il fanciullo nella pura aura della famiglia cristiana, e dategli una scuola, che, di concerto con la casa paterna e con la Chiesa, lavori alla sana formazione della gioventù. I genitori hanno un diritto primario di ordine naturale alla educazione della prole, diritto — come dichiarava il Nostro glorioso Predecessore Pio XI — inviolabile e anteriore a quello della società civile e dello Stato (cfr. Encicl. Divini illius Magistri, 31 Dicembre 1929). Ma un immediato e sopraeminente diritto nel campo educativo, con tutti i mezzi necessari ed utili a tal fine, spetta alla Chiesa Maestra e Madre soprannaturale delle anime, a cui è affidata la cura religiosa degli uomini, e che perciò è anche responsabile della formazione spirituale e morale del fanciullo. Non saremo certo Noi a negare o a sminuire il diritto proprio anche dello Stato in materia di educazione; diritto che trova il suo fondamento, e ad un tempo la sua misura e il suo limite, nel bene comune. Ora il bene comune richiede che lo Stato tuteli e rispetti il diritto alla educazione appartenente alla famiglia e alla Chiesa.

Il fine da conseguire è sempre che, — secondo il diritto di natura e la volontà di Cristo, e in ordine al bene comune, — famiglia, Chiesa e Stato cooperino di mutuo accordo alla istruzione e alla educazione della gioventù. Principio questo che costituisce il presupposto essenziale dell'articolo 36 del vigente Concordato con l'Italia, nel quale « l'insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica » è proclamato « fondamento e coronamento della istruzione pubblica ». Fate dunque ogni sforzo, affinché queste basi, convalidate e confermate dalla più larga esperienza, siano esattamente mantenute e osservate, e che, in ogni caso, ai genitori, i quali richiedono per i loro figli la scuola cattolica, questa venga loro pienamente assicurata.

Noi viviamo in un tempo di formidabili rivolgimenti; potrebbe quindi l'uno o l'altro dei maestri cattolici, specialmente fra i più giovani, essere tentato di pensare o di domandare a sé stesso, quale significato e quale valore abbia, in mezzo a così giganteschi avvenimenti, il suo piccolo lavoro in una scuola forse modesta, con fanciulli del semplice ed umile popolo. Niuno, diletti figli, si lasci turbare da simili ingannevoli sentimenti e pensieri. Non si nega certamente la grandezza degli eventi, di cui siamo testimoni. Ma non si può nemmeno omettere di considerare quanto spesso, anche soltanto negli ultimi tre secoli, si sono avverate le parole del Salmista: « Dominus dissipat consilium nationum; irritas facit cogitationes populorum » (Ps. 32, 10): Il Signore dissipa il disegno delle nazioni; rende vani i pensieri dei popoli.

L'avvenire sta dinanzi a noi come in una nebbia impenetrabile. Ma voi l'avete in vostro potere, perché in mano vostra sono le nuove generazioni, le quali dovranno dominarlo e plasmarlo. Ed esse, vale a dire i fanciulli di oggi, sapranno signoreggiarlo e foggiarlo per il maggior bene della umana famiglia, se si metteranno all'opera sani di mente e di corpo, cittadini onesti e buoni cristiani. Ora ciò dipende essenzialmente dalla vostra azione, perché nulla, dopo la casa paterna, agisce tanto durevolmente sull'animo dei giovani, quanto la scuola. Qui sta l'importanza del vostro lavoro, anche quando per avventura dovesse svolgersi in una povera scuola sperduta in un villaggio di montagna. Lavoro anzi tanto più rilevante e delicato ai giorni nostri, perché non è forse vero che voi dovete non di rado supplire alle deficienze di non pochi genitori, cui la miseria, le difficoltà della vita, le circostanze esteriori rendono meno atti a compiere la loro santa ed ardua missione educativa?

Riguardate dunque sempre la vostra scuola, grande e bella o squallida ed angusta, al pari di un tempio, dove entrano il decoro e la purezza, dove primeggiano la verità e la rettitudine. dove rifulge la religione, che innalza e sublima lo spirito in Dio, presente in ogni luogo, non altrimenti che nei moti della vostra mente e del vostro cuore, Dio scrutatore infallibile dei vostri pensieri e dei vostri affetti, che vogliono essere volti tutti al bene e alla virtù morale, per poter voi medesimi esserne maestri alle anime giovanili. Con tali sentimenti e voti paterni, Noi mettiamo la vostra Associazione e la sua attività, come voi tutti, qui presenti, i vostri compagni di azione e i vostri colleghi d'insegnamento, le vostre ansietà e le vostre: speranze, sotto la protezione della Ssma Vergine Maria, di cui oggi celebriamo la festa, affinché Ella volga il suo sguardo misericordioso su di voi e sulla gioventù a voi affidata, e a questa e a voi stessi impetri la pienezza della forza, dell'amore e della grazia del suo divin Figlio e Signor nostro Gesù Cristo; in auspicio della quale v'impartiamo di gran cuore la Nostra Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, VIII,
 Ottavo anno di Pontificato, 2 marzo 1946 - 1° marzo 1947, pp. 217-220
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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