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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AI FEDELI PROVENIENTI DALLA PARROCCHIA DI
S. MICHELE ARCANGELO DI PIETRALATA A ROMA*

 Giovedì, 4 giugno 1953

 

Nessuno si meraviglia, diletti figli e figlie, che il Vicario di Cristo accolga con particolare affetto i fedeli di Roma, sua Città natale, sua diocesi e centro della cristianità.

Così a nessuno può dispiacere che il Nostro cuore paterno, ad imitazione del Cuore sacratissimo di Gesù, abbia tratti di speciale benevolenza verso i più umili e i più bisognosi dei Nostri figli, verso i poveri e i sofferenti di ogni sorta.

Voi potete dunque immaginare con quanto ardore vi diamo il benvenuto, amatissimi figli di Pietralata, una fra le più umili parrocchie romane, una di quelle che Ci sono più care.

Il vostro ottimo e zelante parroco sa con quanta premura abbiamo cercato di essere sempre presenti in mezzo a voi con l'opera Nostra, per l'aiuto spirituale e materiale di ciascuno di voi e delle vostre famiglie.

Certamente il Papa è padre delle anime, e perciò la Nostra prima sollecitudine doveva e deve essere di non farvi mancare quanto serve alle vostre menti e ai vostri cuori; abbiamo quindi voluto che vi fosse, accanto alle vostre modeste abitazioni, la Casa di Dio. Oggi il Casale Rocchi, il Casale Quintiliani e il Casale Feliciani hanno la loro chiesetta, e siamo lieti di aver contribuito a far sorgere anche il Laboratorio scuola parrocchiale, ove i ragazzi sono curati moralmente e vengono avviati ad un mestiere, che domani permetterà loro di guadagnarsi onestamente il pane.

Questo però non Ci ha fatto dimenticare le vostre presenti necessità materiali; e quindi, mentre abbiamo approfittato di ogni occasione propizia per ricordare a chi spetta l'obbligo di provvedere, per quanto è possibile, in modo organico e completo al vostro assestamento, Ci siamo adoperati a non essere assenti dovunque può giungere il Nostro soccorso e il Nostro conforto. Pur troppo anche qui la possibilità non è pari all'ardente brama che Noi avremmo di asciugare ogni lacrima, di consolare ogni malato, di alleviare ogni sofferenza. Perciò supplichiamo il Padre nostro, che è nei cieli, affinchè si degni di riversare su tutti l'abbondanza dei suoi aiuti, e scongiuriamo tutti i figli di Dio sulla terra, acciocchè non tralascino nulla di quanto è possibile per venire incontro ai bisogni dei loro fratelli.

Ma voi, diletti figli e figlie, non vorreste tornare alle vostre case senza un Nostro pensiero di esortazione; esso Ci viene suggerito dal Graduale che nella Messa di oggi, festa del Corpus Domini, abbiamo recitato: Gli occhi di tutti guardano a te, o Signore, pieni di speranza, e tu dai loro il nutrimento a suo tempo.

Vi pare, diletti figli e figlie, che questa preghiera esprima una realtà, o dobbiamo considerarla soltanto come un augurio o una mèta da raggiungere? Vi pare, cioè, che tutti si volgano oggi pieni di speranza al Signore, affinchè Egli dia loro il cibo? O non è piuttosto vero che tanti occhi sono, di fatto, rivolti altrove; che tante orecchie sono intente ad ascoltare altri discorsi; che tanti passi si muovono in direzioni opposte a quella che conduce a Gesù? Quanti uomini, quanti cristiani un tempo vicini alla chiesa, si dimenticano ora d'implorare la Provvidenza divina e di confidare in Lei!

Eppure narra il Vangelo (Io. 6) che quando gli occhi delle turbe si volgevano a Gesù, quando lo seguivano in gran numero, dimenticando ogni materiale bisogno, Egli adoperò il miracolo e diede il conveniente nutrimento a quasi cinquemila persone. Affinchè dunque a nessuno di voi manchi il necessario, usate bensì tutti i mezzi umani, ma tornate a guardare pieni di fiducia a Gesù. Ditegli: Tu, o Signore, che vesti i gigli dei campi e nutrisci gli uccelli dell'aria (cfr. Matth. 6, 26 ss.), non abbandonerai certamente noi umane creature, fatte ad immagine tua, partecipi della tua stessa vita.

Con l'augurio che questa vita divina abbondi nelle anime vostre, v'impartiamo di cuore l'Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV,
 Quindicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1953 - 1° marzo 1954, pp. 183 - 184
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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