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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
ALLE PARTECIPANTI AL CONVEGNO INTERNAZIONALE
DELLE INFERMIERE PROFESSIONALI*

Giovedì, 1° ottobre 1953

 

Col sentimento di predilezione che riscuotono dal Nostro cuore gli apostoli della carità, vi diamo il benvenuto, dilette Figlie, Infermiere professionali ed Assistenti Sanitarie Visitatrici, desiderose di coronare il vostro Convegno Nazionale con la Benedizione del Vicario di quel medesimo Gesù Cristo, che la illuminata vostra fede vi fa ravvisare in ciascun infermo, insegnandovi a prodigargli qualche cosa di più e di meglio che non la semplice assistenza professionale : il calore cioè della carità soprannaturale, che è senza dubbio la prima e miglior medicina.

La Nostra profonda pietà per il vasto mondo dei malati, insieme col desiderio che l'attività professionale sia per voi quotidiano mezzo di santificazione, Ci suggeriscono di esortarvi a penetrare sempre più e a far proprio lo spirito della vostra benemerita Associazione, la quale si propone l'altissimo scopo di elevare la vostra professione ad esercizio di vero e sacro ministero, ed inoltre opportunamente v'impegna ad adoperarvi, per quanto è da voi, affinchè nella pratica e nella legislazione siano tutelati i principi di diritto naturale e cristiano, che garantiscono la libertà ed il rispetto della persona assistita.

Ambedue questi scopi, o, se si vuole, questi ideali ispiranti la vostra professione — quando siano coadiuvati e sostenuti dalla perizia tecnica in continuo progresso — varranno a fare di ciascuna di voi il modello della infermiera. Affinchè possiate agevolmente pervenire a così elevata meta, proponetevi come esempio il Divino Sanatore di tutti coloro che a Lui ricorrevano nei travagli delle infermità, il Maestro Gesù. Meditate frequentemente sulle pagine del Vangelo, là dove sono narrati gli amorevoli incontri del Figlio di Dio con la umanità dolorante. Con pio sguardo d'osservazione scrutate con quanta pietà Egli si chinava sui miseri, con quale senso di paternità li accoglieva e con quanta dedizione si poneva al loro servizio, percorrendo talora un lungo cammino per recarsi fino a loro. Nè lasciate di notare il sommo rispetto alla loro persona e libertà, nell'impiegare il suo taumaturgico potere in loro vantaggio. L'ordinaria attesa di una qualche richiesta di guarigione da parte del sofferente, mostrava non soltanto il valore intrinseco della preghiera, ma altresì il rispetto  di Lui per la persona e la volontà umana. Gesù, in una parola, non guariva quasi forzatamente, ma aspettava il libero consenso alla sua azione; allo stesso modo che come Redentore del genere umano non salva se non chi in qualche modo lo voglia.

Ravvisare Gesù nell'infermo e comportarvi come Gesù con lui: ecco l'ideale di ogni infermiere cristiano! Avverrà così che presso ogni letto di dolore si ravviserà due volte l'immagine del Cristo : nel malato, il Cristo del Calvario espiante e rassegnato; ed in chi lo assiste, il Cristo compassionevole, divino medico delle anime e dei corpi.

Ma poichè il vostro Convegno ha scelto quale tema di studio la neuropsichiatria in rapporto alla vostra professione, dispiegando sotto i vostri occhi soprattutto le pietose condizioni della categoria forse più compassionevole dei malati — quelli di mente —, invitandovi a convenientemente prepararvi per dedicare ad essi, quando occorra, la vostra cristiana e professionale assistenza, pare anche a Noi opportuno di incoraggiarvi a questa alta ed urgente carità.

È innanzi tutto un onore per voi il fatto che la società attenda dalla vostra classe l'attuazione pratica dei vasti programmi di prevenzione e di risanamento, che gli scienziati ed i tecnici della psicoterapia vanno proponendo da qualche decennio, in parte ansiosi per il crescente numero di tali infermi, ed in parte fiduciosi nei nuovi sistemi di profilassi e di cura, che dovrebbero sostituire quasi a integralmente i provvedimenti mobilitazione adottati e creduti ora inadatti. Di fronte a questa ampia mobilitazione della scienza e dei pubblici poteri per vincere la piaga sociale della infermità di mente, Noi, mossi non solo dalla profonda commiserazione umana che siffatti malati ispirano, ma altresì da considerazioni religiose, desideriamo di esprimere particolare compiacimento per quanto viene fatto e si ha il proposito di intraprendere da enti, organizzazioni, leghe — talune di estensione anche mondiale qual è il « Comitato di Esperti della Sanità Mentale» - per promuovere efficacemente uno dei beni fondamentali dell'uomo: l'equilibrio, cioè, e l'armonia delle sue facoltà psichiche.

Che la sanità mentale sia uno dei beni fondamentali dal lato della natura, è cosa ovvia. Ma è parimente evidente che la medesima sanità è tale anche nel campo religioso e soprannaturale. Non è infatti concepibile in un'anima il pieno sviluppo dei valori religiosi e della santità cristiana, se non si parte da una mente sana ed equilibrata nei suoi moti; mentre, al contrario, è pur certo che nessuna tara o menomazione fisica può impedire il conseguimento della più eccelsa santità. È forse necessario di ricordare in quale alta stima sia la sanità mentale nel pensiero e nella pratica cristiana? Tutto ciò che la Sacra Scrittura dice in lode della Sapienza e della semplice umana saggezza, le quali debbono preferirsi alle forze fisiche, ai regni, alle ricchezze (cfr. Sap. 6, a et passim), è un implicita messa in valore dei presupposti psichici, ossia della mente sana. Nella prassi poi, è noto che la Chiesa, mentre permette, nella penitenza e nella moderata mortificazione, la inibizione di talune facoltà e movimenti dell'animo, e stima giustificate da più alti motivi le lievi menomazioni fisiche, e perfino la previsione di una più breve durata della vita stessa per effetto delle asprezze della penitenza, ha invece sempre respinte e condannate le forme pseudo-religiose e pseudo-mistiche, che potrebbero turbare l'equilibrio psichico del soggetto. Parimente essa è sollecita di promuovere nella sua tradizione pedagogica e pastorale i migliori metodi, che, per provata esperienza, consentono l'armonico sviluppo delle facoltà spirituali. Anzi, nonostante ciò che il settarismo di altri tempi pretendeva falsamente di affermare, è oggi ammesso che la condotta di vita in conformità ai precetti cristiani, la cui osservanza richiede spesso gravi lotte e sacrifici, superabili sempre mediante l'aiuto della grazia, è la migliore garanzia per salvaguardare in soggetti normali l'armonia dello spirito, mentre il riconquistarla costituisce un corroborante delle energie psichiche esaurite o crollate. Se tanta è dunque la stima che la sanità mentale riscuote nel pensiero e nella prassi cattolica, è giusto che la Chiesa guardi con soddisfazione al nuovo cammino intrapreso dalla psichiatria in questo recente dopoguerra. Ella sa che il sottrarre, prevenendo o curando, uno spirito alla demenza, è come guadagnarlo inizialmente a Cristo, poiché lo si pone nella possibilità di divenire o ritornare, da atrofizzato ed inerte, ad essere membro cosciente ed attivo del suo Corpo Mistico.

Sia dunque presente al vostro spirito questo nesso umano e religioso della vostra professione, quando vi sarà dato di occuparvi di malati di mente o di lavorare in qualsiasi modo in questo campo, affinchè siate confortate a prodigare generosamente il vostro personale e spirituale contributo, in modo speciale assistendoli direttamente, poichè non sono tanto i farmaci esterni che li guariscono, quanto e soprattutto l'accostamento di spiriti sani ed armoniosi, che valgano a restituire ad essi una visione serena ed amichevole del mondo e della vita.

La vostra qualità d'infermiere, benchè essenziale nell'esercizio della cura e della profilassi, sottopone tuttavia la vostra azione alle norme ed ai suggerimenti degli psichiatri, dei quali dovete  ordinariamente seguire con fedeltà le indicazioni. Ma, trattandosi di una materia che ha rapporti tanto stretti coi diritti della persona, ed essendo normalmente facile a ciascuno di formarsi, in base alle proprie interne esperienze ed osservazioni, un giudizio sulla bontà o no di un determinato metodo di cura, può darsi che voi troviate, per giusto discernimento, qualche contrasto tra quello ed i principi naturali e cristiani da voi professati, tanto più che la moderna psichiatria muove arditi Come comportarvi in simili eventuali conflitti? Trattandosi di veri e sacri diritti naturali, non occorre dirlo. Bisogna piuttosto che conosciate quali essi esattamente siano. Fu pertanto Nostra cura di esporne i più importanti e fondamentali in occasione di un recente Congresso internazionale di Psicoterapia e Psicologia clinica, agli illustri partecipanti che convennero alla Nostra presenza. Ad essi infatti dicemmo, ed a voi ora ricordiamo, che l'atteggiamento fondamentale dello psicologo e dello psichiatra cristiano di fronte all'uomo deve essere tale da considerarlo 1) come unità e totalità psichica, 2) come unità strutturata in sè stessa, 3) come unità sociale, e, infine, 4) come unità trascendentale, ossia in tendenza verso Dio. È chiaro che questa ultima considerazione, non infrequentemente soggetta ad esser trascurata per la sopravvivenza di correnti naturalistiche, deve essere invece tenuta in alto rispetto da voi, che vi proponete di elevare la professione al rango di vero e sacro ministero. Non dimenticate dunque che la perfezione, l'equilibrio e l'armonia dello spirito umano si compiono nella tendenza quaggiù verso Dio e lassù nel suo conseguimento. È questo un principio che in sede teorica vi dà la compiuta spiegazione della natura umana, e nella pratica vi distoglie da quei metodi di cura che, se pur apparentemente giovevoli, nuocciono però alla parte migliore dell'uomo. Ne accennammo anche allora qualcuno, come il caso di turbamenti psichici dovuti a chiara coscienza di colpabilità, che nessuna cura può sedare, se non il pentimento religioso, ed il falso metodo di indurre a stimare peccato materiale l'esercizio illecito d'una facoltà, quando coesiste la chiara coscienza di questa illiceità.

Tuttavia, eccettuati questi e simili contrasti che possono insorgere tra i moderni sistemi di cura ed i principi cristiani, la vostra azione dovrà normalmente conformarsi ai dettami e alle prescrizioni della scienza, di cui saprete pregiare e seguire gli avanzamenti. Questa vi chiede innanzi tutto di creare intorno al malato un'aura serena e di amichevole fiducia. Ma chi può ottenere ciò, se non chi vive già per sè in serenità e nella armonia delle proprie facoltà? Orbene, solo l'esercizio esimio delle virtù cristiane produce l'interiore serenità e quel temperato ottimismo, che spontaneamente si riverberano negli altri e sono il miglior aiuto che possa esser offerto ad un malato di mente. Essi gli fanno dimenticare facilmente le infauste circostanze di vita, che hanno concorso a determinare l'infermità, più facilmente che non la clinica o la segregazione.

Se poi, nel campo della profilassi, voi sarete poste accanto alle culle che non hanno più madri, per collaborare alla vasta azione d'igiene mentale prevista nei moderni programmi, è evidente la importanza che ha la parte affettiva a voi richiesta, oltre a quella tecnica di osservazione e di riscontro. Ma nessuna donna può sentirsi pienamente madre delle altrui creature, e comunicare loro quell'affetto, che, a detta di uno psicologo contemporaneo, è tanto importante per la sanità mentale, quanto le vitamine e le proteine per la sanità fisica, se ella non trova in sè un saldo titolo di maternità spirituale. La fede e la pietà cristiana offrono largo fondamento a questo titolo di madre verso ciascun figlio di Dio e redento da Gesù Cristo. La medesima cosa vale se sarete poste a collaborare coi maestri nelle scuole, con le assistenti sociali nelle officine, coi medici negli asili dei vecchi e nei consultori, dove la psicoterapia intende di estendere la sua azione profilattica. In ogni luogo deve accompagnarvi lo spirito di fede, non solo quale usbergo della vostra virtù, ma anche quale valido coefficiente della vostra perizia professionale.

Dilette figlie Infermiere, che per divina vocazione o per libera scelta avete abbracciato una vita irta di sacrifici a vantaggio della umanità sofferente, non vogliate stimare la vostra opera al di sotto di quanto la pregia Iddio e la umana società. Essa è nobile e necessaria, è diretta a procurare il bene del corpo e quello dell'anima, serve al tempo e all'eternità: vero e sacro ministero! Questa stima, non che ledere il cristiano sentimento della vostra umiltà, deve esservi di stimolo e di incoraggiamento nel duro lavoro, nella inalterabile pazienza, nella scrupolosa esattezza; e, quando si tratti dell'assistenza a malati di mente, è motivo di generosità nel donare qualche cosa del vostro spirito all'infelice fratello, affinchè rinasca alla vita. Il candore, che irradia dai vostri vestiti ed evoca agli occhi stanchi degli infermi visioni angeliche, sia simbolo e divisa della vostra vita interiore soprannaturale, tale che vi renda davvero angeli posti a servizio degli uomini.

Affinchè questi ideali, che sono anche i Nostri voti, si attuino in voi ed in chiunque si offre a sollievo dei carissimi malati, sempre presenti al Nostro spirito e alle Nostre preghiere, leviamo ardenti suppliche a Dio, mentre vi impartiamo di gran cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XV,
 Quindicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1953 - 1° marzo 1954, pp. 329 - 334
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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