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DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AGLI AMMINISTRATORI CIVICI CRISTIANI D'ITALIA*

Basilica Vaticana - Domenica, 22 luglio 1956

 

Nel vedervi riuniti intorno a Noi, diletti figli, Sindaci e Presidenti delle Amministrazioni Provinciali recentemente eletti, Noi proviamo uno speciale sentimento di paterna soddisfazione. Solleciti come siamo di un nuovo ordine costruito sulle rovine materiali e morali che hanno travolto l'umanità, non Ci stanchiamo di ammonire che non sono cessati i pericoli per il mondo, mentre non nascondiamo la Nostra speranza di un avvenire migliore, additando l'unica via della salvezza: Cristo Gesù.

Questo incontro del Padre comune con una schiera così eletta di uomini responsabili delle pubbliche amministrazioni, questo Nostro colloquio con voi, potrà contribuire anch'esso al desiderato rinnovamento, se vi confermerà nel proposito di essere quali vi desidera il popolo, quali vi vuole la Chiesa. Ed invero se convengono qui — da ogni parte — soldati cristiani, imprenditori cristiani, operai cristiani, artisti, professionisti, insegnanti cristiani; come potevate mancare voi, pubblici amministratori eletti, appunto perchè cristiani, dal popolo cristiano?

Certo, se tutti ispirassero la loro azione civica e politica alla fede e alla morale cristiana, ponendo a fondamento di ogni loro costruzione Cristo e la sua dottrina; se tutti si adoperassero affinchè il Vangelo fosse, anche di fatto, come è di diritto, fermento altissimo di ogni attività teorica e pratica; se le divergenze e le conseguenti battaglie lasciassero indiscussi i diritti che Dio ha sugli uomini e sul mondo, restringendosi piuttosto alle diverse maniere di edificare, nelle sue umane strutture, una società fondamentalmente cristiana; allora la Chiesa potrebbe rimanere estranea ad ogni lotta, evitando di schierarsi per l'una O per l'altra delle parti in competizione. Ma oggi vi sono uomini che vogliono costruire il mondo sulla negazione di Dio; altri, i quali pretendono che Cristo rimanga fuori della scuola, delle officine, dei parlamenti. E in questa lotta, più o meno aperta, più o meno dichiarata, più o meno aspra, i nemici della Chiesa sono talvolta sostenuti e aiutati dal voto e dalla propaganda anche di chi continua a proclamarsi cristiano. Nè mancano coloro che cercano impossibili accostamenti, illudendosi circa la varietà dei mutevoli accorgimenti tattici, e dimenticando invece la inaccettabilità degli immutati scopi finali.

Chi potrà dunque meravigliarsi che la Chiesa accolga con particolare compiacimento coloro che vengono ad offrirsi senza riserve per un'azione civica e politica fedele al Vangelo, osservante dei diritti di Dio e della Chiesa? Voi vi proclamate francamente cristiani; avete assunto solenne l'impegno di agire da cristiani nelle amministrazioni comunali e provinciali; e oggi, celebrando il vostro primo Convegno nazionale, avete voluto incontrarvi con Noi, per rinnovare le vostre promesse alla Nostra stessa presenza: volete essere apertamente cristiani; volete operare da cristiani; volete dare un volto umano e cristiano ai vostri Comuni e alle vostre Provincie.

1° - Anzitutto voi volete essere cristiani.

Essere cristiani significa conoscere profondamente e organicamente le verità della fede; significa crederle fermamente, perchè rivelate da Cristo e insegnate dalla Chiesa; significa altresì seguire gli esempi di Cristo, rendendogli testimonianza con le opere, senza le quali la fede sarebbe come morta (cfr. Iac. 2, 20). Forse che entreranno nel regno dei cieli coloro che dicono « Signore Signore », e poi non fanno la volontà del Padre celeste? (cfr. Matth. 7, 21). Così non sarete degni membri del Corpo mistico di Cristo, se avrete bensì la fede, ma non farete di essa l'anima della vostra vita privata e pubblica.

Affinché Gesù sia conosciuto e glorificato in voi, vi esortiamo, diletti figli, alla coerenza cristiana. Amici e avversari vi guardano: gli uni con trepidante attesa; gli altri, forse, con la speranza che le vostre imprese abbiano esito infelice. Voi saprete corrispondere all'aspettazione degli amici, soprattutto saprete deludere i nemici; procurerete che tutti vedano riflessa in voi come in un fedelissimo specchio, la dolce immagine del Redentore divino, con le sue virtù e le sue attrattive: con la sua fortezza e la sua mansuetudine; con la sua giustizia e il suo amore: con le sue esigenze e la sua comprensione; coi suoi castighi e i suoi perdoni; con le sue minacce e le sue promesse: soprattutto con la sua vita intemerata. Siate perfetti — per quanto è possibile —, come è Egli perfetto; avvicinatevi all'ideale lasciato da Lui, così da poter chiedere anche voi, in atto pacato ma fermo, « Quis arguet me de peccato »? Chi di voi mi può accusare di peccato? (Io. 8, 46).

2° - Affinchè la vostra opera amministrativa sia degna della fede che professate, è necessario che la conveniente capacità tecnica sia guidata da una mentalità chiaramente cristiana; sarete così fedeli agli impegni assunti di dare o di conservare un volto umano e cristiano al vostro Comune e alla vostra Provincia.

a) Senza la capacità tecnica nessuna onesta volontà sarebbe sufficiente a reggere rettamente una qualsiasi amministrazione. Abbiamo ragione di credere che tutti voi, avendo accettato la candidatura, siate in possesso di quelle doti che devono distinguere ogni buon Capo di amministrazione comunale e provinciale. Esso deve possedere ogni notizia riguardante i vari campi della vita e dell'attività locale: i commerci, i trasporti, la pulizia urbana, l'assistenza, la scuola, l'igiene, oltre che essere in grado di dare forme concrete alle norme generali della Costituzione e delle leggi. Si chiede inoltre da voi la capacità di penetrazione, la visione ampia e ordinata delle cose, oltre che una conveniente attenzione agli aspetti particolari dei problemi. Nè dev'essere trascurato il giusto calcolo dei valori e la loro collocazione in ragionevole grado. Siccome voi dovrete presiedere i Consigli e dirigere l'attività delle Giunte, vi occorre la conoscenza chiara delle norme costituzionali e delle leggi; dovete essere forniti di sufficiente fermezza, oltre che di una notevole dose di adattabilità e comprensione verso i vari pareri e suggerimenti. Altra dote indispensabile è la prontezza ad accogliere ogni propizia occasione per promuovere con ogni giusto mezzo il benessere e la prosperità delle popolazioni.

b) Affinchè sia possibile di provvedere a tutti i lati del problema amministrativo, fate ogni sforzo per tener fede agli impegni che avete assunti pubblicamente dinanzi agli elettori.

Nessuno può ragionevolmente pretendere che facciate tutto subito; nessuno spera che tutti rimangano soddisfatti, essendo tanto vari i desideri del popolo e, soprattutto, mancando a taluni la volontà di giudicare serenamente il vostro operato. Ma voi dovete essere ogni giorno, ogni ora, santamente solleciti: mai contenti fino a che non potrete avere la coscienza di aver fatto quanto era possibile in quel settore, in quel giorno, in quell'ora. Ciò che vi attende non è facile, e talvolta potrebbe sembrare pressochè impossibile. Voi volete consolidare e sviluppare le autonomie locali, tra l'altro, mediante l'acceleramento delle procedure, la migliore distribuzione delle competenze e l'applicazione delle norme sul decentramento. Volete dare alle autonomie locali il sostegno di una sana finanza mediante l'alleggerimento di alcuni oneri o il trasferimento di quelli pertinenti allo Stato; volete accelerare la soluzione del problema della casa e adoperarvi validamente per consentire a tutte le popolazioni di godere i benefici dell'istruzione pubblica; volete ottenere a tutti i cittadini, specialmente se dimoranti in zone disagiate, di usufruire dei servizi pubblici in proporzionata misura; volete rafforzare le attrezzature e le attività culturali. ricreative, sportive e turistiche in tutti i Comuni.

All'opera, diletti figli, con intelligente e costante coraggio: questa vostra fedeltà agli impegni assunti sarà uno dei segni più chiari della vostra serietà cristiana, e proprio essa vi permetterà di conseguire che, reso a Cesare quel ch'è di Cesare (cfr. Marc. 12, 17), si dia da tutti a Dio quel ch'è di Dio.

3° - A Dio appartengono gli uomini e le cose, le strutture e le istituzioni, i continenti e le nazioni: di Dio sono, quindi, le provincie e i comuni, e anch'essi, come tali, devono dargli gloria, devono rendergli il dovuto onore.

Non è certamente ufficio vostro accostare direttamente le anime per illuminarle e convincerle, per indurle al bene superando gli ostacoli: l'apostolato propriamente detto spetta piuttosto ai sacerdoti e a coloro che con essi collaborano, militando nell'Azione Cattolica o in altre simili organizzazioni. Ma chi vorrebbe negare che l'autorità civile legittima, pur rimanendo organo immediato di benessere materiale, può divenire mezzo ausiliare di salvezza spirituale, facilitando e sostenendo l'opera della Chiesa nel condurre le anime al loro eterno destino?

In tal guisa il mondo, illuminato da Cristo, che è Verità, guidato da Cristo, che è Via, vivificato da Cristo, che è Vita, riprenderà fiducioso il suo cammino. Il quale non sarà bensì sempre cosparso di fiori, ma aprirà agli uomini sicuramente l'adito verso più alte e imperiture conquiste.


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XVIII,
 Diciottesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1956 - 1° marzo 1957, pp. 353 - 357
 Tipografia Poliglotta Vaticana

 



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