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RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AI DIRIGENTI DELL'ENTE NAZIONALE ASSISTENZA
 ORFANI DEI LAVORATORI ITALIANI (ENAOLI),
IN OCCASIONE DEL X ANNIVERSARIO DI ATTIVITÀ*

Aula della Benedizione - Martedì, 29 aprile 1958

 

Di gran cuore vi diamo il benvenuto, Signori Dirigenti, e diletti giovani dell'« Ente Nazionale per l'Assistenza agli Orfani dei Lavoratori Italiani », convenuti presso di Noi per renderCi partecipi della vostra letizia nella fausta ricorrenza del decimo anniversario di fondazione del vostro provvido Istituto. Tra le nobili espressioni con cui l'esimio Presidente manifestava l'unanime devoto vostro desiderio di renderCi visita, abbiamo notata con particolare gradimento quella con cui egli Ci assicura che voi tutti, Dirigenti, educatori e giovani, vi considerate « una grande famiglia ». Ci è apparso allora tanto più opportuno il Nostro intervento in mezzo a voi, poiché Ci sembra che la prerogativa di Padre, derivanteCi dall'ufficio di Vicario di Cristo, debba estendersi in modo particolare ai fanciulli immaturamente privati del padre terreno. Sì, diletti fanciulli e fanciulle, sul cui capo non si poserà più la mano carezzevole del padre o della madre, voi sarete sempre i beniamini del Papa. Egli, che nella sua potestà spirituale e nella universalità del suo affetto, rappresenta sulla terra, per quanto indegnamente, il « Padre che sta nei cieli », si considera in modo speciale Padre vostro, conforme alla tradizione della Chiesa, che ha sempre dedicato agli orfani le sue materne premure. Potete dunque comprendere quanto gradita Ci riesca la vostra visita, e con quanta intima soddisfazione, dopo aver compiuto la Nostra parte anche in questo campo, seguiamo tutto ciò che si attua da Enti pubblici e privati a vantaggio degli « Orfani dei Lavoratori », specialmente di quelli che con la perdita dei genitori sono rimasti del tutto privi di ogni soccorso. Desideriamo, pertanto, prima di benedirvi sulla soglia del secondo decennio del vostro Ente, di esporvi qualche breve Nostro pensiero, con l'intento di contribuire, in quel che possiamo, al pieno conseguimento degli elevati scopi, che la Nazione si propone per mezzo del vostro Istituto.

L'assistenza agli orfani dei lavoratori, così com'è oggi organizzata in Italia, con apposito Ente di diritto pubblico, è uno dei segni più eloquenti del progresso civile della vostra Patria. La solidità dei fondamenti giuridici dell'ENAOLI, la sua struttura, la disponibilità dei mezzi finanziari, la preparazione e dedizione delle persone preposte a dirigere e ad educare, la molteplicità delle opere ed il rilevante numero delle sedi, in una parola, la benefica attività svolta nel trascorso decennio dalla rinnovata compagine dell'Istituto, tornano ad onore della comunità nazionale, che può vantare in esso una delle più provvide conquiste in favore della classe lavoratrice. L'Ente, infatti, — come abbiamo notato nelle relazioni cortesemente inviateCi — è in grado di estendere la sua assistenza a molte decine di migliaia di fanciulli bisognosi, prestando loro quei benefici servizi, che le famiglie disagiate non potrebbero altrimenti fornire, come, per esempio, sussidi in danaro, indumenti, borse di studio, soggiorni in colonie climatiche, cure mediche, scuole di qualificazione professionale, e soprattutto, ove il bisogno sia accertato, la compiuta educazione in appositi Collegi e semiconvitti. Nei Collegi interni, che rappresentano il massimo impegno dell'Ente, e raggiungono la cifra di circa 400, vengono educati oltre 20.000 tra fanciulli e fanciulle, in gran parte per opera di Religiosi.

Il vostro Ente vuole conseguire pienamente le finalità di un'assistenza degna di una nazione altamente civile, come la vostra, e rispondente ai nobili sentimenti che animano le persone le quali ad essa si dedicano. Ora l'assistenza ai figli dei lavoratori dev'essere annoverata tra le più moderne ed avanzate attuazioni del progresso sociale in Italia. Al quale riguardo viene spesso proposta la questione, non inutile se discussa senza animosità di parte, a quale delle due ideologie, la cristiana o la materialistica, debba attribuirsi il merito di una così benefica istituzione. Si potrà avere una risposta improntata a verità, a condizione che si sappiano distinguere i fatti occasionali da quelli essenziali e determinanti, e si tenga conto della insofferenza di gran parte della società del secolo XIX riguardo al cristianesimo, divenuta aperta ostilità proprio al momento cruciale della trasformazione del mondo del lavoro. Orbene il fatto che ha maturato e determinato nel fondo degli animi la sete di giustizia sociale, particolarmente in favore dei lavoratori oppressi dalla nuova economia, fu l'intimo senso cristiano, di cui era nutrita lungamente la stessa società e i singoli uomini, nonostante che non se ne volesse riconoscere la fonte. Donde avrebbero attinto quegli uomini i concetti di giustizia, di rispetto alla persona, di pietà verso gli umili, senza la luce del Vangelo, perennata nel mondo dagli insegnanti della Chiesa? Certamente questi e simili concetti non derivano dalla pseudoscienza materialistica, né dai postulati dell'individualismo, che costituivano allora l'insegnamento ufficiale e la pratica corrente di quella società. Come non di rado era accaduto nel passato, ogniqualvolta che i valori umani hanno attraversato gravi crisi, così allora gli avversari della Chiesa o gli agnostici « riscoprirono », come suol dirsi, ciò che fu sempre una verità lampante ed una pratica tradizionale del cristianesimo: la fraternità degli uomini ed il dovere di giustizia e di amore tra loro. Con questo, tuttavia, non si negano i contributi secondari arrecati da altre correnti non cristiane, in gran parte di natura tecnica e con effetti stimolatori. Al cristianesimo, come idea, sentimento ed altresì prontezza all'azione, si può, a buon diritto, ascrivere il merito di causa determinante del progresso sociale, ma soprattutto quello di aver contenuto la sete di giustizia sociale nell'alveo dei diritti naturali, preservandola dagli eccessi e da rovesciamenti di fronte egualmente ingiusti. Quanto alle forme concrete di attuazione dei principi cristiani, sia sociali che di altro genere, nessuno può ragionevolmente stupirsi, nè muovere rimproveri, se le precedenti istituzioni siano state meno perfette delle seguenti, poichè l'intiero organismo sociale è in perenne sviluppo, come sembra, verso migliori realtà. Nei recenti decenni, del resto, sia in Italia che altrove, l'attuazione della giustizia sociale, promossa sotto l'egida della ispirazione cristiana e da uomini nutriti di cristianesimo, non solo ha avanzato costantemente senza provocare dannose scosse a tutto l'edificio; ma ha dimostrato in opere molteplici quanto siano fecondi quei principi. Una di queste opere è senza dubbio il vostro Ente.

Se non che, come dicevamo poc'anzi, l'assistenza ai figli dei lavoratori non conseguirebbe gli scopi che la Patria si propone e Dio stesso, Padre degli orfani, vuole, se coloro che ne sono incaricati non siano mossi ed animati da intenso senso di carità, da quel calore umano e cristiano di benevolenza, di dedizione e di sacrificio, derivato da Dio ed indirizzato ai prediletti da Lui. Solo in virtù di questa carità ispiratrice di ogni vostra risoluzione e di tutti i vostri atti, l'organismo giuridico ed amministrativo dell'Ente si tramuta, come voi desiderate, in una « grande famiglia ». Più che del nutrimento e del vestito, l'orfano sente il bisogno del calore di una intima bontà, ed insieme della certezza che sorgerà per lui un domani più sereno che non il presente offuscato dalla sventura. Tra le molteplici forme di assistenza esercitate dall'Ente, quella che maggiormente deve essere pervasa dall'ardore della carità è l'opera educativa nei Collegi e nei semiconvitti. Ai loro piccoli ospiti, per dura necessità separati dai nuclei familiari, l'Ente deve poter dire con verità, almeno temporaneamente: io sarò tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli; puoi contare su di me. Con viva soddisfazione abbiamo letto negli scritti inviatiCi quanto sia largamente diffuso questo spirito di bontà non solo nei numerosi Istituti diretti da Religiosi e Religiose, ma anche in quelli immediatamente gestiti dall'Ente; abbiamo appreso che è vostro proposito di trattare i fanciulli a voi affidati come « allievi » e « figliuoli », abbandonando nomi, e molto più concetti esprimenti quasi freddezza ed affronto; e come si è da lungo tempo pervenuti a creare in molti Collegi e scuole l'auspicata aura di famiglia, i cui benefici effetti perdurano anche dopo il periodo di Collegio, alimentati dalla frequente corrispondenza epistolare tra educatori e giovani. Sempre questa carità mette in atto gl'illuminati scopi assegnati dalle leggi interne dell'Ente ai suoi Istituti: l'educazione morale, civile e professionale degli allievi ed il loro avviamento e collocamento tra le forze attive della Nazione. Non occorre spendere molte parole verso di voi, che ne siete intimamente persuasi, per indicare su quali basi si può ottenere quella perfetta educazione, cui gli Statuti dell'Ente mirano; principi e metodi cristiani, non mai tramontati, non mai superati, non mai insufficienti a qualsiasi circostanza della vita. Amate, dunque, voi, Dirigenti ed educatori, i fanciulli che Dio, le famiglie e la patria vi hanno affidati. Amateli, per riconoscenza del sacrificio dei loro genitori offerto alla Nazione, col desiderio di tramutare la loro sventura in sorgente di felicità, col proposito di restituirli alle famiglie come validi sostegni, e alla patria come utili cittadini. Amateli con quel senso religioso insegnato fin dai primordi della Chiesa dall'Apostolo S. Giacomo, che indicava nell'assistenza agli orfani una parte rilevante della sostanza del Cristianesimo: « La religione pura ed immacolata, agli occhi di Dio e del Padre, è questa: visitare gli orfani e le vedove nella loro tribolazione, e conservarsi puro da questo mondo » (Iac. 1, 27). Amateli, infine, perchè molto li ama la Chiesa, che di questo amore vi sarà riconoscente.

È l'augurio che Noi rivolgiamo al vostro provvido ed attivo Ente, sulla soglia del secondo decennio. Elevando le Nostre suppliche a Dio Onnipotente, affinchè si degni di fecondare coi celesti favori la vostra attività, v'impartiamo di cuore la Nostra paterna Apostolica Benedizione.

 


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XX,
Ventesimo anno di Pontificato, 2 marzo - 9 ottobre 1958, pp. 129-133
Tipografia Poliglotta Vaticana;
A.A.S., vol. L (1958), n. 8, pp. 361-364.

   



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