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SOLENNITÀ DI SAN GIUSEPPE LAVORATORE

INCONTRO CON LE ASSOCIAZIONI CRISTIANE
LAVORATORI ITALIANI (ACLI)*

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII

Basilica Vaticana - Giovedì, 1° maggio 1958

 

Di gran cuore vi diamo il benvenuto, diletti lavoratori e lavoratrici cattolici, convenuti ancora una volta, sotto i vessilli delle ACLI, alla Nostra presenza, nella fausta data del primo Maggio cristiano, guidati dal vostro celeste Patrono e modello S. Giuseppe, per rendere partecipe della vostra letizia e dei buoni propositi Colui che avete appreso a riconoscere vostra guida, difensore e Padre: il Vicario di Cristo (cfr. Discorsi e Radiomessaggi, vol. XVII, pag. 75). Mirando le vostre folte schiere, e le altre anche più numerose che rappresentate, a voi unite dal medesimo spirito, ed ascoltando, nel fervore delle vostre voci, l'unanime palpito di affetto e di fiducia delle molte migliaia di lavoratori cristiani, non possiamo fare a meno di pensare, con commossa riconoscenza verso Dio, autore ed ispiratore di ogni benefico progresso, ai felici mutamenti operatisi negli ultimi cento anni in seno al mondo del lavoro, con evidente vantaggio degli stessi operai e della intiera società. Chi mai, un secolo fa, avrebbe osato immaginare il sorgere di nazioni, quante ve ne sono al presente, nelle quali al ceto operaio sarebbe stata riconosciuta e sancita dalle Costituzioni e dalle leggi la giusta parità di diritti e di dignità rispetto alle altre classi? Chi sarebbe stato tanto ardito da pensare, or sono circa settant'anni, -- quando fu istituita nel primo Maggio la giornata dei lavoratori, affinchè fosse per essi squillo d'incitamento all'azione intrapresa —, che presto avrebbe assunto un significato di festa e di vittoria, al cui giubilo si sarebbero associate le nazioni; e che la Chiesa, per aver contribuito a preparare quella vittoria con opera costante e illuminata, l'avrebbe dichiarata propria dei lavoratori cristiani? Coloro che si stimavano allora gli arbitri esclusivi dell'avvenire del mondo operaio, e che, nello stesso tempo, solidali coi loro stessi avversari, tentavano ogni mezzo per sottrarlo alla luce di Cristo e della Chiesa, ritardando in tal guisa il suo avanzamento verso la giustizia e la pace sociale, avrebbero forse creduto vero simile l'avvento di un giorno — di questo giorno —, in Vicario di Cristo avrebbe adunate le schiere lavoratrici, per celebrare cristianamente la festa del lavoro? Quale immenso coni allieterebbe il cuore magnanimo e lungimirante del Nostro Predecessore Leone XIII, se questo immortale pioniere dell'ordine sociale, — dopo avere auspicata e promossa nella sua Enciclica Rerum novarum, la formazione di società proprie tra operai cristiani, atte ad unire le loro forze per sottrarre l'intiero ceto non di rado ingiuste e inumane condizioni di quell'epoca (cfr. ib. n. 34) —, potesse oggi ammirare in voi l'imponente attuazione del suo desiderio, come è a Noi concesso dalla divina grazia ascoltare, come abbiamo udito testè, mentre accorrevate a questa sacrosanta Basilica, le espressioni semplici, ma vere, del vostro inno! S'innalzi pertanto dai vostri validi petti l'inno del ringraziamento all'Onnipotente, per i cui voleri e favori sono stati possibili mutamenti così sostanziali nel vostro stato di vita e lavoro. E si ammetta onestamente da tutti, anche da coloro continuano a nutrire pensieri e sentimenti appartenenti ad un tempo ormai tramontato, il felice progresso compiuto sulle vie della giustizia dalle moderne società. Soprattutto si riconosca — come anche voi avete poc'anzi cantato — che « sicura guida al fulgido ideal di pace e di lavor — è Cristo Redentor! (Inno dei Lavoratori cristiani).

Quanto al passato, non vi è dubbio che i principi cristiani dimostrarono di essere una tale « sicura guida ». Non dimenticatelo, diletti lavoratori, né prestate ascolto a chi, non rispettoso di alcuna verità, della storia come del presente, si sforza di attenuare li valore risolutivo dell'intervento cristiano nella questione sociale, Se il vostro ceto può oggi vantare legittime ed eque conquiste: se molti equivoci nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro, che allora sembravano insuperabili, sono invece stati chiariti con sodisfazione di ambedue le parti; se al presente nelle leggi, o enti almeno nelle intenzioni dei legislatori, impera la giustizia imparziale verso tutte le classi; se il cammino verso la pace sociale non è stato cercato nella vostra patria, — come pur troppo è accaduto altrove, e senza raggiungere il fine — attraverso un mare di sangue fratricida; se la speranza di nuovi perfezionamenti nelle strutture sociali vi arride: tutto ciò è dovuto anche all'intervento tempestivo, illuminato, equanime e sincero di valorosi  cattolici del secolo trascorso, maestri ed apostoli, i quali, lasciandosi docilmente guidare e sorreggere dai luminosi insegnamenti della Chiesa, combatterono, per i vostri padri e per voi, la diuturna battaglia. Ove, invece, si è voluta costruire la concordia sociale senza Cristo o contro Cristo, è venuta a mancare ogni garanzia ai genuini diritti, e, con essa, la vera libertà al lavoratore e la sicurezza del futuro. Ad ogni modo, nelle soluzioni derivate da principi materialistici, più o meno apertamente atei, non si dà completezza, poiché nel lavoratore si trascura la parte migliore e più preziosa, vale a dire, la dignità e le esigenze dell'anima e del suo eterno destino. Voi, senza dubbio, fermamente aderite alla soluzione cristiana, come quella che accorda in armonia di verità, di bene comune, di genuina libertà, diritti e doveri, individuo e società, esigenze materiali e destino soprannaturale. Confermate dunque la vostra piena fiducia in Cristo e nella Chiesa, per quel che ancora resta da conquistare e da perfezionare.

Ma in che cosa dovrà consistere praticamente la conferma di tale fiducia al presente, se non nell'unirvi sempre più strettamente ed attivamente alle vostre fiorenti Associazioni di lavoratori cristiani, le ACLI? Voi sapete quanto esse sono care al Nostro cuore e quanta luce di speranza Noi attingiamo da esse. Ma poiché delle ACLI abbiamo avuto più volte occasione di illustrare la natura e gli scopi, senza peraltro trascurare di mettere in guardia i loro dirigenti ed associati da possibili pericoli ed errori, non vi ripeteremo quei Nostri pensieri, tanto più che Ci è nota la fedeltà con cui li avete fatti vostri, fino a renderli oggetto di particolare promessa a Dio, da voi rinnovata pubblicamente questa mattina dinanzi al sacro altare. Vi raccomandiamo però, in questa circostanza, di raddoppiare la stima e l'amore verso la vostra compagine, che vuole essere per voi scuola, scudo e forza del vostro ceto, in tal guisa che il lavoratore cristiano, il quale ne entra a far parte, vi trovi tutta la possibilità di perfezionare sé stesso come uomo, come lavoratore e come cristiano.

Le ACLI siano innanzi tutto scuola di formazione cristiana e di apostolato. Ciò esigono le presenti condizioni spirituali dei luoghi di lavoro, alcuni dei quali ancora soggiacciono, pur troppo, ai vieti pregiudizi, spesso alimentati ad arte, della cosiddetta inconciliabilità tra religione e progresso, o del cristianesimo come « ideologia » superata dal marxismo, nonché all'altro anche più deleterio, che vorrebbe indicare nella Chiesa l'avversaria dei lavoratori. Illuminate, se potete, con fraterna soavità coloro che ancora pensano secondo questi vecchi e logori schemi, i quali non onorano un popolo, come il vostro, di elevata civiltà e di acuta intelligenza. La vostra opera di persuasione sia condotta più coi fatti che con le parole, vale a dire, con la testimonianza della vostra condotta, dimostrando serietà e serenità, così nell'adempiere i doveri, come nel difendere i diritti dei lavoratori con l'accurata conoscenza dei comuni problemi e col costante interesse alla loro soluzione, con l'arrecare il contributo di giudizi intorno agli eventi ed alle persone, ma soprattutto vivere onestamente secondo i precetti e gl'insegnamenti di Colui che vi precedè nella dura vita del lavoro: il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù Cristo Signore nostro.

Le ACLI saranno altresì, come vogliono i loro Statuti, s di protezione e di aiuto al lavoratore, ogni volta che circostanze anormali, come la malattia, la disoccupazione ed altre necessità contingenti, lo pongono in disagi e strettezze. L'attività assistenziale assegnata alle ACLI in favore dei lavoratori, propri od estranei, non esaurisce tutta la sua finalità, che, come sapete, è più ampia; ma, vi è da domandarsi: sarebbe forse possibile d'immaginare una società tra cristiani, ove non fiorisca e fruttifichi la pianta più bella e più tipica del cristianesimo, la Carità? lasciate pure che altre associazioni di operai dicano: « a noi la giustizia! », quasi che le due virtù fossero nemiche l'una dell'altra. È proprio vero il contrario. Non vi è infatti genuina giustizia, che non sia preceduta e preparata dal soffio della carità. Avete mai visto uomini dal cuore indurito rendere giustizia buon animo, con sincerità e sino in fondo? No, di certo, poiché l'egoismo è come il ghiaccio, che impedisce a qualsiasi buon seme: di germogliare e fiorire. Avete, del resto, davanti agli occhi l'esempio di Cristo, nostro Dio e Redentore. Egli rese per noi giustizia al Padre, perchè amava con un solo palpito infinito il Padre e gli uomini. Amate allo stesso modo anche voi i vostri fra di lavoro e tutti gli altri che l'unica Patria abbraccia come sola famiglia. Inducete gli altri ad amare, e specialmente sforzatevi di rieducare all'amore quei vostri fratelli, che, assediati da quotidiana propaganda di odio e di violenza, rischiano di perdere il senso dell'umana pietà ed il concetto stesso di umana famiglia. Anche costoro occorre che tornino al tepore dell'ovile di Cristo.

Le ACLI saranno, infine, la forza pacifica e propulsiva del vostro ceto e del suo avanzamento verso migliori condizioni di vita. Lo saranno, se voi lo vorrete; se la vostra unità di animo e d'intenti non si lascerà scindere né da lusinghe esterne e nemiche, né da dissensi interiori. Esistono fuori della vostra compagine altre forze buone ed oneste? Studiatevi di trarle alla vostra, quando occorra ed in ogni buona causa, ed il risultato sarà una somma di maggior vigore. Vegliate, tuttavia, affinché la vostra si distingua dalle altre, in quanto è una forza cristiana, cioè pacifica, moderata dalla prudenza, schiva di arroganza, lungimirante e generosa, aliena dall'adottare mezzi illeciti e risoluzioni precipitose.

Sta ora dinanzi a voi l'avvenire vostro e dei vostri figli, il futuro della vostra Patria. Il lavoratore cristiano non può esimersi dal tenerne conto e dall'impegnarsi, affinché questo futuro sia migliore del presente, più fattivo, più sicuro. A differenza dei vostri avi, voi avete al presente nelle vostre mani i mezzi efficaci per preparare questo più felice avvenire. Impiegateli con quella maturità professionale e civica, cui siete pervenuti, ed in quella visione compiuta della vita e del mondo, che Cristo e la Chiesa hanno dischiusa dinanzi ai vostri sguardi.

Affinché tale desiderio Nostro e vostro si compia, innalziamo fervide suppliche all'Onnipotente, mentre paternamente impartiamo a voi e alle vostre opere, alle vostre famiglie e a tutto ciò che vi è caro, la Nostra Apostolica Benedizione.

 


*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XX,
Ventesimo anno di Pontificato, 2 marzo - 9 ottobre 1958, pp. 141-145
Tipografia Poliglotta Vaticana;
A.A.S., vol. L (1958), n. 8, pp. 365-369.

   



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