DICASTERO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
MESSAGGIO PER LA FESTA DI VESAK 2026
Buddisti e cristiani per una pace “disarmata e disarmante”
Cari amici buddisti,
come negli anni scorsi, siamo lieti di porgervi i nostri più cordiali saluti e auguri in occasione della gioiosa celebrazione del Vesak. Questa festa solenne - che commemora la nascita, l'illuminazione e il transito del Buddha - è un invito a rinnovare il cammino della saggezza, della compassione e della pace.
La pace non è semplicemente l'assenza della guerra, ma un dono che cerca di dimorare nel cuore umano: una presenza silenziosa eppure potente, che illumina e trasforma. Come ha osservato Papa Leone XIV: "La pace esiste; vuole abitare in noi. Ha il potere gentile di illuminare e ampliare la nostra comprensione; resiste e supera la violenza. La pace è un respiro dell'eterno: mentre al male gridiamo 'Basta!', alla pace sussurriamo 'Per sempre'" (Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2026). Anche quando appare fragile - come una fiammella minacciata dalle tempeste dell'odio e della paura - la pace deve essere protetta e coltivata. È questa la pace a cui siamo chiamati: una pace non armata e disarmante, che non si affida alla forza, ma sgorga dalla verità, dalla compassione e dalla fiducia reciproca.
Nel nostro tempo, tuttavia, non possiamo ignorare le ombre che gravano sul mondo. Le guerre, la violenza, il crescente nazionalismo etnoreligioso e la strumentalizzazione della religione continuano a ferire la nostra comune umanità. In un mondo che appare sempre più fragile e talvolta segnato da un preoccupante senso di regressione, il richiamo alla pace diventa sempre più urgente. È qui che le nostre tradizioni spirituali possono offrire un contributo vitale. La bontà è davvero disarmante: spezza il ciclo del sospetto e apre sentieri dove sembrava non ce ne fossero. Nelle loro espressioni più autentiche, le nostre tradizioni ci invitano a purificare i nostri cuori dall'ostilità, a trascendere i confini e a riconoscerci come membri di un'unica famiglia umana.
In questa luce, gli insegnamenti del Buddha offrono un percorso illuminante. Il Buddha insegna: "L'odio non è mai placato dall'odio; solo con il non-odio l'odio viene placato. Questa è una legge eterna" (Dhammapada 5). E ancora: "Nessuno inganni un altro ne disprezzi alcun essere… Nessuno per ira o per malevolenza desideri il male a un altro" (Sutta Nipata 1,8 - Metta Sutta). Per i cristiani, Gesù chiama i suoi discepoli ad "amare i propri nemici e pregare per coloro che li perseguitano" (Matteo 5,44) e proclama: "Beati gli operatori di pace" (Matteo 5,9). Entrambe le tradizioni convergono nell'indicare una pace vissuta - una pace che disarma i cuori prima di disarmare le mani.
Un tale cammino richiede più che semplici parole; esige una conversione degli atteggiamenti e un impegno in azioni concrete. I responsabili religiosi sono chiamati a essere autentici partner nel dialogo e veri artefici di riconciliazione. Insieme a tutti i credenti, siamo invitati a diventare artigiani di pace - non osservatori passivi, ma testimoni coraggiosi capaci di favorire l'incontro, sanare le ferite e ricostruire la fiducia.
Come cittadini e credenti, condividiamo la responsabilità di promuovere la pace, sfidare l'ingiustizia, e sollecitare coloro che detengono il potere a non alimentare le divisioni, ma a perseguire il dialogo anziché lo scontro. Dobbiamo anche guardarci dal diventare complici attraverso il silenzio o la paura. Ogni comunità è dunque chiamata a crescere come luogo in cui l'ostilità viene superata attraverso l'incontro, ove la giustizia viene praticata e il perdono custodito come un tesoro.
Coltivare una pace non armata e disarmante significa anche alimentarne le sorgenti più profonde: la preghiera, la contemplazione e la trasformazione interiore. È una pace vissuta quotidianamente - nei gesti di gentilezza, nella pazienza, nel rifiuto dell'odio e della vendetta, e nel coraggio di sperare. Perché la pace non è un'illusione o un ideale lontano; è una possibilità reale, già posta a nostra portata, che attende di essere accolta e condivisa.
In questo spirito, rinnoviamo la nostra speranza che, attraverso il nostro impegno comune, buddhisti e cristiani possano diventare sempre più testimoni di questa pace disarmante - una pace che sana le ferite, risana le relazioni e apre nuovi orizzonti per l'umanità.
Possa la vostra celebrazione del Vesak essere colma di serenità e gioia, e possa ispirare tutti noi a camminare insieme su questo sentiero.
Vi auguriamo una celebrazione del Vesak ricca di benedizioni e fruttuosa!
Dal Vaticano, 1 maggio 2026
George Jacob Card. Koovakad
Prefetto
Monsignor Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage
Segretario
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