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BENEDETTO XV
ESORTAZIONE APOSTOLICA
ALLORCHÉ FUMMO CHIAMATI*
Ai popoli belligeranti e ai loro reggitori.
Allorché fummo chiamati, quantunque immeritevoli, a succedere
sul Trono
Apostolico al mitissimo Pontefice Pio X, a Cui il dolore per la
lotta fratricida,
poco prima accesasi in Europa, aveva abbreviato la santa e
benefica vita, sentimmo
Noi pure, nel volgere il trepido sguardo verso gli insanguinati
campi di battaglia,
lo strazio di un padre, che vede la sua casa devastata e resa
deserta da furioso
uragano. E pensando con inesprimibile cordoglio ai giovani figli
Nostri, i quali
venivano, a migliaia, falciati dalla morte, accogliemmo nel
cuore, dilatato dalla
carità di Cristo, tutto lo schianto delle madri e delle spose
vedovate innanzi tempo,
e tutto il pianto inconsolabile dei fanciulli troppo presto
orbati della guida
paterna. Nell’animo Nostro, partecipe dell’affannosa
trepidazione d’innumerevoli
famiglie e ben compreso degli imperiosi doveri impostiCi dalla
sublime missione
di pace e di amore, che in giorni sì tristi Ci era affidata, Noi
concepimmo tosto
il fermo proposito di consacrare ogni Nostra attività ed ogni
Nostro potere a
riconciliare i popoli combattenti; ne facemmo, anzi, solenne
promessa al Divin
Salvatore, che volle a prezzo del Suo Sangue rendere tutti gli
uomini fratelli.
E di pace e di amore furono le prime parole, che alle Nazioni ed
ai loro Reggitori
dirigemmo come Supremo Pastore delle anime. Ma il Nostro
consiglio, affettuoso
ed insistente qual di padre e di amico, rimase inascoltato! Si
accrebbe in
Noi il dolore, non si affievolì il proposito; proseguimmo perciò
a volgerCi fiduciosi
all’Onnipotente, che ha in mano le menti ed i cuori così dei
sudditi, come
dei Re, invocando da Lui la cessazione dell’immane flagello.
Alla fervida ed umile
Nostra preghiera volemmo associati tutti i fedeli, e, a renderla
più efficace,
procurammo altresì che fosse accompagnata da opere di cristiana
penitenza. Ma
oggi, nel triste anniversario dello scoppio del tremendo
conflitto, più caldo esce
dal Nostro cuore il voto che cessi presto la guerra, più alto il
paterno grido di
pace. Possa questo grido, vincendo il pauroso fragore delle
armi, giungere sino ai
popoli ora in guerra ed ai loro Capi, inclinando gli uni e gli
altri a più miti e sereni
consigli!
Nel nome santo di Dio, nel nome del celeste nostro Padre e
Signore, per il
Sangue benedetto di Gesù, prezzo dell’umano riscatto,
scongiuriamo Voi, che la
Divina Provvidenza ha posto al governo delle Nazioni
belligeranti, a porre termine
finalmente a questa orrenda carneficina, che ormai da un anno
disonora
l’Europa. È sangue fraterno quello che si versa sulla terra e
sui mari! Le più belle
regioni dell’Europa, di questo giardino del mondo, sono seminate
di cadaveri e
di ruine: dove poc’anzi fervevano l’industre opera delle
officine ed il fecondo lavoro
dei campi, ora tuona spaventoso il cannone e nella sua furia
demolitrice
non risparmia villaggi, né città, ma semina dovunque e strage e
morte. Voi portate
innanzi a Dio ed innanzi agli uomini la tremenda responsabilità
della pace e
della guerra; ascoltate la Nostra preghiera, la paterna voce del
Vicario dell’Eterno
e Supremo Giudice, al Quale dovrete render conto così delle
pubbliche imprese,
come dei privati atti vostri.
Le copiose ricchezze, delle quali Iddio Creatore ha fornito le
terre a Voi soggette,
Vi consentono la continuazione della lotta; ma a quel prezzo?
Rispondano
le migliaia di giovani vite, che si spengono ogni giorno sui
campi di battaglia; rispondano
le rovine di tante città e villaggi e di tanti monumenti dovuti
alla
pietà ed al genio degli avi. E quelle lagrime amare, versate nel
segreto delle domestiche
pareti o ai piedi dei supplicati altari, non ripetono anch’esse
che è grande,
troppo grande il prezzo della diuturna lotta?
Né si dica che l’immane conflitto non può comporsi senza la
violenza delle
armi. Depongasi il mutuo proposito di distruzione; riflettasi
che le Nazioni non
muoiono: umiliate ed oppresse, portano frementi il giogo loro
imposto, preparando
la riscossa e trasmettendo di generazione in generazione un
triste retaggio
di odio e di vendetta.
Perché fin da ora non ponderare con serena coscienza i diritti e
le giuste
aspirazioni dei popoli? Perché non iniziare con animo
volonteroso uno scambio,
diretto o indiretto, di vedute, allo scopo di tener conto, nella
misura del possibile,
di quei diritti e di quelle aspirazioni, e giunger così a por
termine all’immane
lotta, come è avvenuto in altre simili circostanze? Benedetto
colui, che primo alzerà
il ramo di olivo e stenderà al nemico la destra offrendo
ragionevoli condizioni
di pace. L’equilibrio del mondo e la prospera e sicura
tranquillità delle Nazioni
riposano su la mutua benevolenza e sul rispetto degli altrui
diritti e dell’altrui
dignità, assai più che su moltitudine di armati e su formidabile
cinta di fortezze.
È questo il grido di pace, che più alto erompe in questo triste
giorno
dall’animo Nostro; e Noi invitiamo quanti sono gli amici della
pace nel mondo
a darCi la mano per affrettare il termine della guerra, che
ormai da un anno ha
cambiato l’Europa in un vasto campo di battaglia. Faccia Gesù
misericordioso,
per l’intercessione dell’Addolorata Sua Madre, che spunti
alfine, dopo sì orribile
procella, la placida e radiosa alba di pace, immagine del Suo
volto divino! Risuonino
presto gli inni di riconoscenza all’Altissimo, Datore di ogni
bene, per l’avvenuta
riconciliazione degli Stati; tornino i popoli, affratellati
dall’amore, alle
pacifiche gare degli studi, delle arti e delle industrie, e,
ristabilito l’impero del diritto,
risolvano di affidare d’ora in poi la soluzione delle proprie
divergenze non
più al filo della spada, sebbene alle ragioni dell’equità e della giustizia,
studiate con la dovuta calma e ponderazione. Sarà questa la loro più bella e
gloriosa conquista!
Nella cara fiducia che di così desiderabili frutti l’albero
della pace torni presto a rallegrare il mondo, impartiamo l’Apostolica
Benedizione a quanti formano il mistico gregge a Noi affidato; ed anche per
coloro, che non appartengono ancora alla Chiesa Romana, preghiamo il Signore di
stringerli a Noi con vincoli di perfetta carità.
Roma, dal Vaticano, il 28 luglio 1915.
BENEDICTUS PP. XV
*AAS 7 (1915) p.365-368.
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