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LETTERA DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XV
AI CAPI DEI POPOLI BELLIGERANTI*
Fino dagli inizi del Nostro Pontificato, fra gli orrori della terribile
bufera che si era abbattuta sull' Europa, tre cose sopra le altre Noi ci
proponemmo: una perfetta imparzialità verso tutti i belligeranti, quale si
conviene a chi è Padre comune e tutti ama con pari affetto i suoi figli; uno
sforzo continuo di fare a tutti il maggior bene che da Noi si potesse, e ciò
senza accettazione di persone, senza distinzione di nazionalità o di religione,
come Ci detta e la legge universale della carità e il supremo ufficio spirituale
a Noi affidato da Cristo; infine la cura assidua, richiesta del pari dalla
Nostra missione pacificatrice, di nulla omettere, per quanto era in poter
Nostro, che giovasse ad affrettare la fine di questa calamità, inducendo i
popoli e i loro Capi a più miti consigli, alle serene deliberazioni della pace,
di una « pace giusta e duratura ».
Chi ha seguito l'opera Nostra per tutto il doloroso triennio che ora si
chiude, ha potuto riconoscere che come Noi fummo sempre fedeli al proposito di
assoluta imparzialità e di beneficenza, così non cessammo dall'esortare e popoli
e Governi belligeranti a tornare fratelli, quantunque non sempre sia stato reso
pubblico ciò che Noi facemmo a questo nobilissimo intento.
Sul tramontare del primo anno di guerra Noi, rivolgendo ad Essi le più vive
esortazioni, indicammo anche la via da seguire per giungere ad una pace stabile
e dignitosa per tutti. Purtroppo, l'appello Nostro non fu ascoltato: la guerra
proseguì accanita per altri due anni con tutti i suoi orrori: si inasprì e si
estese anzi per terra, per mare, e perfino nell'aria; donde sulle città inermi,
sui quieti villaggi, sui loro abitatori innocenti scesero la desolazione e la
morte. Ed ora nessuno può immaginare quanto si moltiplicherebbero e quanto si
aggraverebbero i comuni mali, se altri mesi ancora, o peggio se altri anni si
aggiungessero al triennio sanguinoso. Il mondo civile dovrà dunque ridursi a un
campo di morte? E l'Europa, così gloriosa e fiorente, correrà, quasi travolta da
una follia universale, all'abisso, incontro ad un vero e proprio suicidio?
In sì angoscioso stato di cose, dinanzi a così grave minaccia, Noi, non per
mire politiche particolari, nè per suggerimento od interesse di alcuna delle
parti belligeranti, ma mossi unicamente dalla coscienza del supremo dovere di
Padre comune dei fedeli, dal sospiro dei figli che invocano l'opera Nostra e la
Nostra parola pacificatrice, dalla voce stessa dell'umanità e della ragione,
alziamo nuovamente il grido di pace, e rinnoviamo un caldo appello a chi tiene
in mano le sorti delle Nazioni. Ma per non contenerci sulle generali, come le
circostanze ci suggerirono in passato, vogliamo ora discendere a proposte più
concrete e pratiche ed invitare i Governi dei popoli belligeranti ad accordarsi
sopra i seguenti punti, che sembrano dover essere i capisaldi di una pace giusta
e duratura, lasciando ai medesimi Governanti di precisarli e completarli.
E primieramente, il punto fondamentale deve essere che sottentri alla forza
materiale delle armi la forza morale del diritto. Quindi un giusto accordo di
tutti nella diminuzione simultanea e reciproca degli armamenti secondo norme e
garanzie da stabilire, nella misura necessaria e sufficiente al mantenimento
dell'ordine pubblico nei singoli Stati; e, in sostituzione delle armi, l'istituto dell'arbitrato con la sua alta funzione pacificatrice, secondo e norme
da concertare e la sanzione da convenire contro lo Stato che ricusasse o di
sottoporre le questioni internazionali all'arbitro o di accettarne la decisione.
Stabilito così l'impero del diritto, si tolga ogni ostacolo alle vie di
comunicazione dei popoli con la vera libertà e comunanza dei mari: il che,
mentre eliminerebbe molteplici cause di conflitto, aprirebbe a tutti nuove fonti
di prosperità e di progresso.
Quanto ai danni e spese di guerra, non scorgiamo altro scampo che nella norma
generale di una intera e reciproca condonazione, giustificata del resto dai
beneficai immensi del disarmo; tanto più che non si comprenderebbe la
continuazione di tanta carneficina unicamente per ragioni di ordine economico.
Che se in qualche caso vi si oppongano ragioni particolari, queste si ponderino
con giustizia ed equità.
Ma questi accordi pacifici, con gli immensi vantaggi che ne derivano, non
sono possibili senza la reciproca restituzione dei territori attualmente
occupati. Quindi da parte della Germania evacuazione totale sia del Belgio, con
la garanzia della sua piena indipendenza politica, militare ed economica di
fronte a qualsiasi Potenza, sia del territorio francese : dalla parte avversaria
pari restituzione delle colonie tedesche. Per ciò che riguarda le questioni
territoriali, come quelle ad esempio che si agitano fra l'Italia e l'Austria,
fra la Germania e la Francia, giova sperare che, di fronte ai vantaggi immensi
di una pace duratura con disarmo, le Parti contendenti vorranno esaminarle con
spirito conciliante, tenendo conto, nella misura del giusto e del possibile,
come abbiamo detto altre volte, delle aspirazioni dei popoli, e coordinando, ove
occorra, i propri interessi a quelli comuni del grande consorzio umano.
Lo stesso spirito di equità e di giustizia dovrà dirigere l'esame di tutte le
altre questioni territoriali e politiche, nominatamente quelle relative
all'assetto dell'Armenia, degli Stati Balcanici e dei paesi formanti parte
dell'antico Regno di Polonia, al quale in particolare le sue nobili tradizioni
storiche e le sofferenze sopportate, specialmente durante l'attuale guerra,
debbono giustamente conciliare le simpatie delle nazioni.
Sono queste le precipue basi sulle quali crediamo debba posare il futuro
assetto dei popoli. Esse sono tali da rendere impossibile il ripetersi di simili
conflitti e preparano la soluzione della questione economica, così importante
per l'avvenire e pel benessere materiale di tutti gli stati belligeranti. Nel
presentarle pertanto a Voi, che reggete in questa tragica ora le sorti dei
popoli belligeranti, siamo animati dalla cara e soave speranza di vederle
accettate e di giungere così quanto prima alla cessazione di questa lotta
tremenda, la quale, ogni giorno più, apparisce inutile strage. Tutti
riconoscono, d'altra parte, che è salvo, nell'uno e nell'altro campo, l'onore
delle armi; ascoltate dunque là Nostra preghiera, accogliete l'invito paterno
che vi rivolgiamo in nome del Redentore divino, Principe della pace. Riflettete
alla vostra gravissima responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini; dalle
vostre risoluzioni dipendono la quiete e la gioia di innumerevoli famiglie, la
vita di migliaia di giovani, la felicità stessa dei popoli, che Voi avete
l'assoluto dovere di procurare. Vi inspiri il Signore decisioni conformi alla
Sua santissima volontà, e faccia che Voi, meritandovi il plauso dell'età
presente, vi assicuriate altresì presso le venture generazioni il nome di
pacificatori.
Noi intanto, fervidamente unendoci nella preghiera e nella penitenza con
tutte le anime fedeli che sospirano la pace, vi imploriamo dal Divino Spirito
lume e consiglio.
Dal Vaticano, 1° Agosto 1917.
BENEDICTUS PP. XV
*AAS IX (1917) p.421-423.
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