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EPISTOLA
INTELLEXIMUS EX IIS
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL CARDINALE DI SANTA ROMANA CHIESA
PIETRO LA FONTAINE,
PATRIARCA DI VENEZIA;
AL CARDINALE DI SANTA ROMANA CHIESA
BARTOLOMEO BACILIERI,
VESCOVO DI VERONA;
AD ANTONIO,
ARCIVESCOVO DI UDINE,
ED AGLI ALTRI VESCOVI DELLA REGIONE VENETA
PREOCCUPATI PER I CONFLITTI SOCIALI CHE TURBANO LA POPOLAZIONE
Diletti
Figli Nostri e Venerabili Fratelli,
salute e Apostolica Benedizione.
Abbiamo
appreso dalla lettera che recentemente Ci avete inviato collettivamente che vi
trovate in grande ansietà a causa delle agitazioni popolari che attualmente
turbano la tranquillità di codesta Regione, e ciò non soltanto perché si tratta
di conflitti assai difficili e incresciosi, ma anche perché si mette in pericolo
la stessa Fede. Partecipiamo di cuore a codesta vostra preoccupazione e per i
vostri stessi motivi; tanto più che è Nostro sacro dovere richiamare gli animi
alla riconciliazione cristiana e procurare la salvezza eterna dei popoli.
Innanzi tutto, voi avete fatto bene a istituire gli Uffici del Lavoro che, alla
luce dei princìpi cristiani, possono dirimere le controversie fra capitale e
mano d’opera. E certamente, come abbiamo scritto recentemente al Vescovo di
Bergamo, questi Uffici possono essere di grande utilità, sempre che si ispirino
ai princìpi cattolici e che, per la parte spettante alla religione, ai costumi
ed alla dottrina, professino ossequio all’Autorità Ecclesiastica.
Infatti, per
ovviare ai mali relativi a tali problemi, soltanto la Chiesa ha sicurezza e
stabilità di rimedii, conformemente alle leggi eterne della giustizia, la quale
ai giorni nostri sentiamo invocare ovunque a gran voce dagli uomini. Queste
leggi vanno assolutamente applicate, ovviamente nei limiti loro proprî, affinché
rimangano giuste e durature. Perciò, mentre esortiamo i ricchi ad essere larghi
nel dare e ad ispirarsi più all’equità che alla legge, del pari raccomandiamo ai
proletari di vigilare per la propria Fede, la quale corre pericolo se si eccede
nelle richieste. Qui, appunto, sta l’insidia degli avversari, che invitano a far
chiedere troppo, anche dalla Chiesa; e quando non si ottenga ciò che si
desidera, si incita il popolo alla ribellione. Pertanto è necessario astenersi
dalle intemperanze: intemperanze che si determinano sempre quando si usa la
forza o si insinua l’odio di classe, o si disconoscono le varie disuguaglianze
sociali volute da natura pur nella stessa uguaglianza e fraternità umana, e
quando infine si fa consistere tutto lo scopo della vita nella conquista dei
beni terreni.
I proletari conoscono senza dubbio quale speciale affetto Noi
nutriamo per loro, perché più somiglianti alla immagine del Signore Gesù.
Tuttavia Noi temiamo che qualche volta, quando rivendicano i propri diritti,
essi si lascino andare al punto da dimenticare i propri doveri e da invadere i
diritti altrui, i quali — come prescrive la Religione — devono essere
considerati sacri e inviolabili, non diversamente dai loro. È vero che gli
avversari insegnano a ledere i diritti altrui, in questo trovando apertamente
concordi coloro che pongono tutta la felicità dell’uomo in questa vita mortale;
ma su ciò la giustizia violata protesterà sempre. I proletari restino dunque
fedeli alla Chiesa, quantunque sembri che essa dia meno degli avversari;
infatti, essa non promette cose smodate e ingannevoli, ma soltanto giuste e
durevoli. I proletari si ricordino che la Chiesa, sebbene sia madre di tutti, ha
una predilezione per loro, come abbiamo già detto; e se talora difende i ricchi,
non li difende in quanto ricchi ma in quanto ingiustamente aggrediti. Parimenti,
i ricchi devono obbedire alla Chiesa, confidando nel suo materno affetto e nella
sua imparzialità.
E voi, diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, impegnatevi
intensamente affinché il popolo lotti per i proprî obiettivi pacificamente; e
poiché le associazioni cattoliche sono di valido aiuto per il raggiungimento di
tale fine, sarà vostra speciale cura affinché esse si diffondano sempre più
ovunque, e fioriscano. In esse lavorino principalmente i migliori uomini del
laicato; i giovani contribuendo con la loro operosità; gli anziani con la
prudenza, con i consigli e con il frutto della loro esperienza. Il clero, poi,
non partecipi né alle agitazioni né, tanto meno, alle sedizioni, ma piuttosto,
esortando con le parole e con l’esempio, procuri opportunamente di
tranquillizzare gli animi eccitati.
Raccomandiamo pertanto vivamente queste
associazioni alla benevolenza sia degli operai, sia dei padroni, e confidiamo
che con l’aiuto di Dio esse gioveranno assai al bene comune, soprattutto se non
si allontaneranno mai dalle direttive dell’Autorità Ecclesiastica e dal precetto
della carità cristiana.
Quale auspicio dei doni celesti e quale testimonianza
della Nostra paterna benevolenza, a voi, diletti Figli Nostri e Venerabili
Fratelli, a tutto il clero e al popolo affidato alle vostre cure, impartiamo con
tanto affetto l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 14
giugno 1920, anno sesto del Nostro Pontificato.
BENEDICTUS PP. XV
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Editrice Vaticana
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