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EPISTOLA
OPTIME PROFECTO
DEL PAPA BENEDETTO XV
AI RR. PP. GIACOMO AGOSTINO,
ARCIVESCOVO DI SANT’ANDREA E DI EDINBURGO,
E AGLI ALTRI VESCOVI DELLA SCOZIA,
SULL'IMPORTANZA DEL COLLEGIO ROMANO
DEGLI SCOZZESI
Venerabili Fratelli,
salute e
Apostolica Benedizione.
Il Nostro Predecessore Clemente VIII deve essere
certamente ricordato per aver acquisito grandi e perenni meriti presso la vostra
Nazione, avendo fondato in questa alma Roma il Collegio degli Scozzesi affinché
adolescenti qualificati e di buona speranza, dopo esservi stati educati alla
vita religiosa, ritornando in patria quali sacerdoti possano provvedere alla
sempiterna salute dei loro concittadini. Inoltre a coloro che fino ad ora
uscirono da quella scuola come sacerdoti, la Scozia deve attribuire i grandi
vantaggi ottenuti; lo deve anzitutto perché in quella sventurata epoca di altri
tempi in cui la fede cattolica era duramente e pubblicamente perseguitata non
perse del tutto e nell’intimo la fede. Ma in verità le angustie domestiche
impedirono che quel Collegio recasse in gran copia i frutti che si potevano
sperare, e perciò si trovò presto in difficoltà. Il fondatore Clemente lo fornì
di adeguati proventi: ma questi, in seguito a varie vicende, diminuirono al
punto che alla fine vennero meno in massima parte. Né d’altronde ci si poteva
aspettare un conveniente sussidio da codesta Chiesa, che allora era travagliata
da enormi difficoltà. Che se poi, all’inizio del secolo precedente, crescendo
presso di voi il numero dei fedeli, fu consentito al cattolicesimo di respirare
dopo quella lunga persecuzione, e di compiere ogni giorno qualche progresso
verso il meglio, tuttavia il meglio non capitò a questo Collegio dell’Urbe, sui
progetti del quale piombò esiziale e fatale la calamità della guerra europea.
Pertanto Noi, preoccupati per questa grave questione, non molto tempo fa vi
abbiamo ardentemente esortati, Venerabili Fratelli, per tramite di due vostri
colleghi che erano venuti a visitare le « tombe » degli Apostoli, di chiedere ai
cattolici Scozzesi un comune aiuto per questo Collegio della vostra Nazione. Il
successo della iniziativa, col favore di Dio, superò la Nostra attesa dato che,
chiedendo l’obolo, fu da voi raccolta quella somma che consentì al Collegio di
liberarsi dalle sovvenzioni esterne e fece sì che esso in seguito fosse
autonomo. Perciò sono da lodare sia il vostro zelo e la vostra assiduità,
Venerabili Fratelli, sia la generosità dei fedeli, soprattutto delle classi più
modeste; è noto infatti che quella somma è stata accumulata in gran parte con le
offerte degli operai.
Ora resta che vi preoccupiate non solo di proteggere ma
anche di ampliare questo Istituto di tanta importanza. È opportuno infatti che
esso corrisponda e conduca alla crescita di codesta Chiesa; perciò è necessario
aggiungere alle sue risorse quel tanto che consenta di mantenere quel numero di
alunni che sembri sufficiente. Con la vostra solerzia e la vostra diligenza
pastorale voi vi impegnerete per raggiungere questo risultato, ovviamente
stimolando la ben disposta volontà dei vostri fedeli, e non vi è motivo di
dubitare che dedicherete a tale scopo un’attività molto fruttuosa. Ma perché
l’impresa riesca ancora più feconda di quanto sia stata disposta, desideriamo e
auguriamo che ciascuno di voi inviti il vostro clero, ogni anno, ad aiutare
questo Collegio; preoccupatevi inoltre di richiamare ogni anno a tale dovere,
per mezzo dei vostri sacerdoti, anche il popolo delle singole missioni della
Scozia. Coloro che rivolgeranno al popolo tali discorsi, certamente spiegheranno
con maggior diligenza quale sia questa Casa Romana degli Scozzesi, quale il suo
fine, quale vantaggio ne ricevano già gli Scozzesi e quanto interessi loro che
essa sia sempre più florida.
Pertanto, conoscendo la pietà e lo zelo dei fedeli
Scozzesi verso questa Sede Apostolica, abbiamo per certo che essi adempiranno a
tutti i Nostri desideri, onorando in tutti i modi il Collegio Urbano dei
chierici appartenenti al loro popolo; Collegio in cui si colloca il particolare
vincolo di essi con il Capo della Chiesa cattolica.
Dunque, quale auspicio dei
doni divini che invochiamo, e a testimonianza della Nostra somma benevolenza, a
voi, Venerabili Fratelli, al clero e al popolo vostro impartiamo con grande
affetto l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno 25
del mese di luglio, 1920, festività di San Giacomo Apostolo, nel sesto anno del
Nostro Pontificato.
BENEDICTUS PP. XV
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Editrice Vaticana
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