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EPISTOLA
CUM DE POLONIAE
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL CARDINALE DI SANTA ROMANA CHIESA
ALESSANDRO KAKOWSKI,
ARCIVESCOVO DI VARSAVIA;
AL CARDINALE DI SANTA ROMANA CHIESA
EDMONDO DALBOR,
ARCIVESCOVO DI GNIEZNO E DI POZNAN,
E AGLI ALTRI VESCOVI DELLA POLONIA,
SULLA CESSAZIONE DELLE OSTILITÀ NEL PAESE
Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli,
salute e Apostolica Benedizione.
Quando eravamo ancora preoccupati e in
apprensione per la situazione della Polonia, abbiamo appreso con grande gioia la
notizia delle brillanti azioni svoltesi costà, in forza delle quali è
felicemente mutata all’improvviso la condizione della vostra patria, e tanto più
Ce ne rallegriamo in quanto — ammirando in ciò tangibilmente manifesto
l’intervento di Dio — riteniamo che tale aiuto sia da attribuire anche alle
preghiere che avevamo comandato fossero levate a Lui da tutto il mondo cattolico
a favore della Polonia. Infatti non abbiamo mai dubitato un istante che Dio non
avrebbe guardato con benevolenza alla vostra nazione, la quale nel corso dei
secoli ha così ben meritato della religione; per questa ragione Noi indicemmo
pubbliche suppliche quando pressoché ovunque si disperava della salvezza della
Polonia, e gli stessi nemici, esaltati dal loro numero e dalla vittoria,
parevano stoltamente chiedersi l’un l’altro: «Dov’é il Dio di costoro? ». Ora,
dunque, gli eventi hanno apertamente dimostrato che « Dio è in Israele », e fu
per suo volere che quel pericolo così minaccioso cominciò ad allontanarsi circa
nello stesso periodo in cui Noi, insieme con i fedeli cristiani, mentre tutta la
Polonia combatteva strenuamente in difesa dei suoi altari e dei suoi focolari,
come una volta Mosè, tendevamo al cielo le mani supplichevoli. Se ne deve
concludere che non fu intempestiva la Nostra esortazione alle pubbliche
preghiere. Tale beneficio del soccorrevole Iddio giovò mirabilmente non solo
alla vostra gente, ma anche agli altri popoli; chi ignora infatti che a nessun
altro scopo ultimo mirava il cieco furore bellico dei nemici se non alla
distruzione della nazione polacca, baluardo dell’Europa, e insieme del nome e
della civiltà cristiana attraverso la martellante propaganda di scellerate
dottrine?
Occorre dunque che il popolo polacco, nel rendere incessanti grazie a
Dio per tale evento, faccia solenne promessa di difendere anche in futuro, sotto
la guida dei Vescovi, la fede cattolica, con quella grande concordia di animi
che gli ha consentito or ora di recuperare la libertà della patria. Né il popolo
cristiano avrà alcunché da temere, poiché « se Dio è con noi, chi potrà essere
contro di noi? ». Per questo il compito più glorioso della vostra nazione,
diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, sarà quello d’impegnarvi con ogni
mezzo perché una vera pace, tanto desiderata, si attesti stabilmente ovunque.
Nulla contribuirà meglio a tale obiettivo quanto l’attenersi, da parte dei
vostri connazionali, a quei princìpi di carità, di prudenza, di cristiana
moderazione che già più volte Noi stessi abbiamo raccomandato e che soli
potranno far cessare l’odio fra i popoli. E nella fiducia che la nobilissima
nazione polacca saprà offrire tale esempio di magnanimità, impartiamo con
affetto a voi, diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, e a tutto il gregge a
ciascuno di voi affidato, la Benedizione Apostolica, come auspicio dei doni
celesti e insieme come pegno della Nostra particolare benevolenza.
Dato a Roma, presso San Pietro, l’8 settembre, festa della Natività della
Beata Vergine Maria, del 1920, anno settimo del Nostro Pontificato.
BENEDICTUS PP. XV
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Editrice Vaticana
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