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EPISTOLA
LE NOTIZIE
DEL PAPA BENEDETTO XV
AL SIGNOR CARDINALE
PIETRO GASPARRI
SEGRETARIO DI STATO
SULLA CONDIZIONE DI MISERIA
IN CUI VERSA IL POPOLO RUSSO
Signor Cardinale,
Le notizie che in
questi giorni Ci pervengono intorno alle condizioni del popolo russo sono, come
Ella, Signor Cardinale, ben sa, particolarmente gravi. A quanto si può giudicare
dalla laconica sobrietà di queste prime informazioni, noi ci troviamo di fronte
ad una delle più spaventose catastrofi della storia. Masse sterminate di
creature umane, colpite dalla fame, falciate dal tifo e dal colera, ondeggiano
disperatamente sopra una terra inaridita e si riversano su i centri più
popolosi, dove sperano di trovare il pane e donde vengono ricacciate con la
forza delle armi. Dal bacino del Volga, molti milioni di uomini invocano,
dinanzi alla morte più terribile, il soccorso dell’umanità.
Questo grido di
dolore, Signor Cardinale, Ci ha ferito profondamente. Si tratta di un popolo già
sommamente provato dal flagello della guerra; di un popolo, su cui brilla il
carattere di Cristo e che ha sempre fortemente voluto appartenere alla grande
famiglia cristiana. Per quanto separato da Noi da barriere che lunghi secoli
hanno innalzato, esso è tanto più vicino al Nostro cuore di Padre, quanto è più
grande la sua sventura.
Signor Cardinale, Noi sentiamo il dovere di fare tutto
il possibile nella Nostra povertà per soccorrere i figli lontani. Ma la vastità
della rovina è tale che tutti i popoli debbono unirsi per provvedere; e nessuno
sforzo, per quanto grande, riuscirà di troppo dinanzi all’immensità del
disastro. Perciò La invitiamo, Signor Cardinale, a metter in opera i mezzi che
sono a sua disposizione per far presente ai Governi delle varie Nazioni la
necessità di una pronta ed efficace azione comune.
Il Nostro appello innanzi
tutto va ai popoli cristiani, i quali conoscono l’infinita carità del Divin
Redentore, che ha dato il sangue per renderci tutti fratelli; e poi va a tutti
gli altri popoli civili, perché ogni uomo, degno di questo nome, deve sentire il
dovere di accorrere dove muore un altro uomo.
Più di una volta, in questi anni
calamitosi che traversiamo, la Sede Apostolica ha levato la voce in mezzo alle
Nazioni, memore dell’alta e dolce missione che Iddio le ha affidato. Se la
Nostra parola oggi torna ad implorare la carità, quando ancora non è spenta
l’ultima eco delle Nostre passate esortazioni e delle Nostre suppliche, ciò è
solamente perché i nuovi dolori uguagliano e forse superano le passate sciagure.
Intanto tutti i figli della Chiesa di Cristo, sparsi per il mondo, ricchi e
poveri, mentre depongono il loro obolo a favore dei fratelli che muoiono di
fame, innalzino a Dio con fiducia le loro preghiere, perché si degni di
soccorrerci con la sua infinita Provvidenza e di affrettare la fine di un così
tremendo flagello.
Con questo voto, Signor Cardinale, Ci è grato impartirle
l’Apostolica Benedizione.
Dal Vaticano, il 5 di agosto 1921.
BENEDICTUS PP. XV
Copyright © Libreria
Editrice Vaticana
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