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MOTU PROPRIO
QUARTUS IAM ANNUS
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XV
Già volge al suo termine il quarto anno da quando, appena
scoppiata la
guerra in Europa, Ci fu affidato il peso del Sommo Pontificato;
e poiché in tutto
questo lasso di tempo, anziché scemare, il furore della guerra
infieriva sempre
più, l’animo Nostro non ebbe neppure un istante di tregua a
causa dei tanti mali
che venivano aumentando. Seguendo infatti tutta questa
interminabile serie di
tristissimi avvenimenti che si susseguono, Noi soffrimmo non
solo del dolore di
tutti, tanto da poter dire con l’Apostolo Paolo: « Chi è infermo, ed io non lo sono?
Chi si scandalizza, ed io non brucio? »;
ma complessivamente, per quanto Ci fu
possibile, Noi non tralasciammo nulla di ciò che la coscienza
del dovere apostolico
Ci dettava o la carità di Gesù Cristo Ci suggeriva.
Ora, poi, la condizione dei tempi in cui Ci troviamo, ricorda di
per sé quella
del re Giosafat, quando fra le strette più angosciose
supplicava: « Signore, Dio dei
padri nostri, tu sei il Dio del cielo e sei il padrone di tutti
i regni delle nazioni; nelle
tue mani sono la forza e la potenza, e nessuno può resistere a
te… nelle nostre tribolazioni
alzeremo le grida a te, e tu ci esaudirai e Ci salverai… Dio
nostro… non sapendo
quel che abbiamo da fare, questo solo ci rimane: di rivolgere a
te gli occhi nostri
». (II Par.,
XX, 6-12).
Pertanto, Noi, rimettendo ogni Nostra preoccupazione in Colui
che domina
la volontà degli uomini e il corso degli eventi, da Lui
attendiamo « il castigo
risanatore
e il perdono salutare »,
in modo che, misericordioso, Egli ponga fine a tanti
flagelli e, ricomposte le vicende umane nella pace, restituisca
agli uomini il regno
della giustizia e della carità.
Ma innanzi tutto va placato Iddio, offeso per il dilagare di
tanto peccato. A
ciò molto contribuirà la preghiera umile e supplichevole, se
fatta con fiducia e
perseveranza. In verità, per propiziare la divina maestà nulla
vale più del sacrosanto
sacrificio dell’Eucaristia, nel quale si offre al Padre Colui
che « diede se stesso
per la redenzione di tutti » e « sempre vive per intercedere a nostro
favore ». Giustamente
la Chiesa prescrive ai pastori di anime di celebrare in
determinati giorni
per i bisogni del popolo; in tali giorni la pietosissima Madre
intende particolarmente invocare la misericordia divina per le necessità dei
suoi figli. Ma poiché
questi tempi indicano che la necessità di tutte le cose è
altissima, affinché l’umana
società possa godere nuovamente di concordia e di tranquillità,
Ci è parso assai
opportuno invitare i sacri pastori a celebrare il divino
sacrificio per tale scopo,
in una particolare solennità della Chiesa.
Pertanto, con il presente Motu proprio ordiniamo che il prossimo
29 giugno
— festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, che sono presidio e
aiuto del popolo
cristiano — tutti i sacerdoti che sono obbligati a celebrare la
Messa per il popolo,
la celebrino secondo le intenzioni che abbiamo detto in
precedenza. Inoltre,
tutti i sacerdoti dell’uno e dell’altro clero faranno una cosa a
Noi graditissima se
celebrando nello stesso giorno vorranno unire la loro intenzione
alla Nostra. Così
tutto il sacerdozio cattolico, sacrificando contemporaneamente
in unione con
Noi in qualsiasi contrada della terra, sarà presente con
maggiore speranza per
impetrare dalla divina bontà che si avveri finalmente quanto è
auspicato da tutti:
« La giustizia
e la pace si sono baciate ».
Dato a Roma, presso San Pietro, il 9 maggio 1918, festa dell’Ascensione del
Signore, nel quarto anno del Nostro Pontificato.
BENEDICTUS PP. XV
Copyright © Libreria
Editrice Vaticana
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