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ALLOCUZIONE
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XV
ALLE DIRIGENTI DELL'UNIONE FEMMINILE CATTOLICA ITALIANA
SULLA POSSIBILITÀ PER LE DONNE,
DI SVOLGERE IL PROPRIO APOSTOLATO,
ANCHE AL DI FUORI DELLE MURA DOMESTICHE
Mercoledì, 22 ottobre 1919
Sono avventurati quei padri che vedono accolti dal cuore docile dei figli gli
ammaestramenti che ad essi suggerisce un’affettuosa sollecitudine pel bene delle
loro famiglie. Ma non dovrà anche dirsi più fortunato quel padre, il quale vede
farsi innanzi i figliuoli e, prima ancora che egli parli, li ode spontaneamente
promettere obbedienza e fedeltà a quei consigli, che egli aveva in animo di dare
ad essi? Oh! la bella armonia di propositi, oh! la perfetta concordia che da
quella spontaneità si argomenta nei « rapporti tra il padre ed i figli! » In
questo momento Noi stessi ne facciamo dolce e soave esperienza.
Imperocché l’annunzio, che oggi avremmo avuto il piacere di accogliere alla
Nostra presenza una numerosa rappresentanza dell’Unione Femminile Cattolica,
aveva destato in cuor Nostro il proposito di dare qualche opportuno consiglio,
per indirizzare a sicura meta quell’azione muliebre, a cui le condizioni
dell’odierna società sembrano riservare una particolare efficacia. Ma ecco
prevenuto il Nostro desiderio da chi degnamente presiede all’Unione Femminile
Cattolica in Italia; ecco che dal suo labbro medesimo abbiamo ora raccolta la
dichiarazione, così del fine a cui mira il sodalizio da lei presieduto, come dei
mezzi che intende adoperare per raggiungere la meta. A quel fine ed a questi
mezzi Noi dobbiamo far plauso, perché la dichiarazione dell’uno e degli altri Ci
apparisce fatta alla luce della missione propria della donna in mezzo alla
società. Ma, poiché si adempiono più facilmente i doveri che ciascuno impone a
se stesso, Noi ci rallegriamo che le donne cattoliche abbiano da sé riconosciuto
quale sia l’obbligo loro nella grave ora presente: l’osservanza di esso sarà
necessariamente tanto più perfetta, quanto più spontaneo ne è adesso il
riconoscimento.
Non vogliamo peraltro omettere di aggiungere la Nostra parola a conferma dei
doveri ai quali sono tenute le donne cattoliche in Italia, perché l’azione loro
dovrà essere uniforme in tutte le regioni del paese. Egli è ben vero che a
conseguire tale uniformità ha mirato appunto il recentissimo Congresso dei
rappresentanti della duplice forma dell’Unione Cattolica Femminile; egli è vero
che a ciò mireranno principalmente anche le Settimane Sociali, che devono indi a
poco seguire: ma la Nostra parola non potrà non giovare ad imprimere sempre
meglio la necessaria uniformità nell’azione muliebre, perché, più che da
autorità di maestro, apparirà dettata da sollecitudine di padre.
Le mutate condizioni dei tempi hanno potuto attribuire alla donna funzioni e
diritti che la precedente età non le consentiva. Ma niun mutamento nell’azione
degli uomini e nessuna novità di cose o di eventi potranno mai allontanare la
donna, conscia della sua missione, da quel centro naturale che è per lei la
famiglia. Nel domestico focolare essa è regina; epperò, anche quando si trova
lontana dal focolare domestico, deve a questo indirizzare non solo l’affetto di
madre, ma anche le cure di savia reggitrice, in quella guisa medesima che un
sovrano, il quale si trovi fuori del territorio del proprio Stato, non trascura
il bene di questo, ma lo tiene sempre in cima ai propri pensieri, in cima alle
proprie cure. A ragione pertanto può dirsi che le mutate condizioni dei tempi
hanno allargato il campo dell’attività muliebre: un apostolato in mezzo al mondo
è succeduto per la donna a quell’azione più intima e più ristretta che essa
prima svolgeva fra le pareti domestiche; ma questo apostolato dev’essere
compiuto in modo da far palese che la donna, così fuori come dentro la casa, non
oblìa di dovere anche oggi consacrare le principali sue cure alla famiglia.
A non diverso criterio abbiamo ora inteso volersi informare la cresciuta, e
ognora più crescente, attività della donna cattolica italiana. Laonde Noi
facciamo plauso al raffermato proposito « di dedicarsi all’educazione della
gioventù, al miglioramento della famiglia e della scuola ». Non rileviamo il
diritto che si vuole rivendicare alla libertà nell’educazione dei figli, perché
sarebbe cosa da barbari il pretendere, che chi non è stato estraneo alla
formazione della parte più vile dei figli, debba poi tenersi lontano dalla cura
e dallo sviluppo della porzione più nobile di essi. Affrettiamoci invece a
rallegrarci del proposito che è stato emesso, di procurare che la donna
cattolica senta, oltre al dovere di essere onesta, anche quello di mostrarsi
tale nella sua foggia di vestire. Un siffatto proposito esprime la necessità del
buon esempio, che deve dare la donna cattolica: ed oh! come grave, come urgente
è il dovere di ripudiare quelle esagerazioni della moda che, frutto di
corruzione nei loro inventori, come testé avvertiva la degnissima Presidente
dell’Unione Femminile Cattolica, portano un nefasto contributo alla corruzione
generale dei costumi!
Su questo punto crediamo di dover insistere in maniera particolare, perché da
una parte sappiamo che certe fogge di vestire, entrate oggi in uso fra le donne,
sono dannose al bene della società come quelle che provocano al male, e
dall’altra parte Ci riempie di meraviglia e di stupore il vedere che chi propina
il veleno sembra disconoscerne l’azione malefica, e chi incendia la casa sembra
ignorare la forza distruggitrice del fuoco. La sola supposizione di una tale
ignoranza rende spiegabile la deplorevole estensione, che ha preso ai dì nostri
una moda tanto contraria a quella modestia, che dovrebbe essere l’ornamento più
bello della donna cristiana: senza una tale ignoranza, pare a Noi che nessuna
donna avrebbe potuto arrivare all’eccesso di usar vesti indecenti anche
nell’accostarsi al luogo sacro, anche nel presentarsi ai naturali e più
accreditati maestri della morale cristiana.
Oh! con quale soddisfazione abbiamo perciò inteso che le aderenti all’Unione
Femminile Cattolica hanno scritto nel loro programma il proposito di mostrarsi
oneste anche nella foggia del vestire! Ciò facendo, adempiranno allo stretto
dovere di non dare scandalo, e di non essere ad altri inciampo nella via della
virtù, e inoltre mostreranno di aver compreso che, essendosi allargata la loro
missione nel mondo, devono dare buon esempio, non più soltanto fra le pareti
domestiche, ma anche in mezzo alle vie, anche nelle pubbliche piazze.
È così importante la necessità di questa conseguenza, che a riconoscerla, le
donne cattoliche devono sentirsi astrette, non pur da un obbligo individuale, ma
anche da un dovere sociale. Noi perciò vorremmo che le numerose ascritte
all’Unione Femminile Cattolica, oggi adunate alla Nostra presenza, stringessero
fra loro una lega per combattere le mode indecenti, non pur in se medesime, ma
anche in tutte quelle persone o famiglie, alle quali può giungere efficace
l’opera loro. Sarebbe superfluo il dire che la buona madre non deve mai
permettere alle figlie di cedere alle false esigenze di una moda non
perfettamente castigata; ma non sarà superfluo l’aggiungere che ogni dama,
quanto più elevato è il posto da essa occupato, ha tanto più stretto il dovere
di non tollerare che chi si rechi a visitarla osi offendere la modestia con
indecente foggia di vestire. Un avvertimento, dato a tempo, impedirebbe il
rinnovarsi dell’audace impertinenza, violatrice dei diritti di bene intesa
ospitalità, e forse l’eco del biasimo, giungendo opportuna ad altre incaute
fautrici di mode non belle, le indurrebbe a non macchiarsi più oltre di sconci,
pari od analoghi a quello che la savia dama avesse riprovato tosto che
avvertito.
Noi crediamo che a questa lega contro i vizii della moda debbano fare buon viso
i padri e gli sposi, i fratelli e tutti i congiunti delle coraggiose
battagliere; certamente, vorremmo che la promuovessero, e la favorissero in ogni
miglior modo, i sacri Pastori, anzi tutti i sacerdoti ai quali incombe la cura
delle anime, dovunque la moda abbia valicato i confini della modestia… e li ha
valicati purtroppo in molti luoghi! Ma la Nostra parola sia raccolta
principalmente da voi, o dilettissime figlie, che oggi avete dichiarato di voler
compiere un apostolato in mezzo al mondo.
Non si creda per altro che il buon esempio giovi solo all’opera educatrice che
direttamente compete alla donna, così dentro come fuori della famiglia: il
coraggio cristiano che dà vita al buon esempio della donna negli ambienti
viziati dell’età nostra, e di fronte al dilagare di mode indecenti, agevola anzi
tutta la missione della donna in mezzo alla società, perché lo stesso linguaggio
volgare esprime un dettato di senso comune quando dice che la virtù si impone.
Torniamo però all’esame, che vuole essere encomio, dei vostri propositi, o
dilettissime figlie. Con piacere abbiamo inteso che la Unione Femminile
Cattolica « promette in particolar modo di dedicarsi all’educazione della
gioventù, al miglioramento della famiglia e della scuola ». È principalmente
qui dove possiamo dire che siamo lieti di essere stati prevenuti nei Nostri
desiderii, perché, se Noi avessimo dovuto dare un programma all’azione muliebre,
non avremmo saputo tracciare norme diverse da quelle che appariscono indirizzate
al bene della famiglia, della gioventù, della scuola. E non solamente lodiamo il
fine, ma applaudiamo pure ai mezzi che si vogliono usare, « portando,
come è stato detto egregiamente, in tutta la vita del paese una più chiara
visione della giustizia e della carità ». Oh! se le novelle generazioni
crescessero informate a queste virtù, e soprattutto se della giustizia e della
carità si parlasse meno in teoria ma più nella pratica, le dibattute e paurose
questioni sociali non tarderebbero ad avere ottima soluzione.
A conseguire un così desiderabile effetto la donna cattolica faccia, pure
appello al dovere che hanno i genitori di esigere l’insegnamento religioso per i
loro figliuoli; faccia appello all’obbligo che hanno le civili autorità di non
porvi ostacolo; ma soprattutto si mostri essa convinta della necessità di
chiedere alla Chiesa, per metterle tosto in pratica, le più opportune norme di
azione.
Così parlando, non intendiamo dir cose ignorate dalla Unione Cattolica
Femminile; né miriamo ad inculcare nuove norme o indirizzi novelli, perché
conformi ai Nostri sono gli intendimenti esposti nel nobile discorso, che Ci è
stato poc’anzi rivolto. Ci piace invece manifestare che sappiamo già attuato in
non poche diocesi d’Italia l’enunziato programma: i buoni frutti, che in qualche
parte ha già prodotto, Ci persuadono anzi a far voti, perché l’azione muliebre
non tardi ad avere così fatta organizzazione in tutte le diocesi d’Italia.
L’entusiasmo con cui la novella « Sezione delle giovani » è venuta ad integrare
il lavoro della preesistente e già tanto benemerita « Unione fra le donne
cattoliche », giustifica la Nostra speranza che l’organizzazione femminile possa
essere completa, per tutta l’Italia, in epoca non molto lontana.
Non senza motivo abbiamo riservato a Noi medesimi il provvedere ai bisogni
materiali delle Settimane Sociali, che devono tener dietro al primo Congresso
femminile testé felicemente celebrato. Da questo Congresso e dalle successive
Settimane Sociali aspettiamo un decisivo incremento, prima nell’organizzazione
dell’attività femminile e poi, quasi per necessaria conseguenza, nel generale
miglioramento della società… Oh! era ben giusto, era naturale che il padre
incoraggiasse, anche in modo sensibile, l’azione delle figliuole. Noi
pregustiamo fin d’ora i benèfici effetti della immanchevole corrispondenza delle
figlie alla paterna Nostra sollecitudine.
Ma poiché grande è il bisogno dell’apostolato della donna, poiché l’urgenza di
arrestare il male e di far rifiorire il bene è più grande di ogni sforzo
possibile alla creatura, Noi solleviamo lo sguardo al Cielo, e al Cielo, donde
solo ci può venire l’aiuto più potente, indirizziamo fiduciosi la Nostra
preghiera. Deh! ti piaccia, o Signore, avvalorare con la tua grazia i savi
propositi dell’Unione Cattolica Femminile: benedici a chi, dopo di averli
nobilmente espressi, ne deve curare l’adempimento; benedici a chi col consiglio
o coll’opera deve favorire lo sviluppo, e assicurare l’efficacia della missione
affidata alla donna; affinché come di un solo individuo fuorviato poté già dirsi
che fu ridotto a buon sentiero dalla fedeltà di una donna « sanctificatus est
vir infidelis per mulierem fidelem » (1a Cor. VII, 14), così possa fra poco
ripetersi dell’odierna società che è tornata alla via della salvezza mercé gli
esempi e gli insegnamenti, in una parola, mercé la missione della donna
cattolica.
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