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IMPOSIZIONE DELLA BERRETTA CARDINALIZIA
AI CARDINALI:

Giovanni Tacci
Achille Ratti
Camillo Laurenti

PAROLE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XV

Mercoledì, 15 giugno 1921

 

Il novello Cardinale [Giovanni Tacci], che ha parlato a nome proprio ed in quello altresì dei suoi Eminentissimi Colleghi, si è apposto al vero, ravvisando nella comune elevazione alla sacra porpora un altissimo onore ed un onere gravissimo. Non diverso è l’apprezzamento che Noi facciamo della dignità cardinalizia; e appunto perciò abbiamo innalzato ad essa i tre prelati che salutiamo qui presenti; appunto perciò abbiamo loro imposta la prima insegna della dignità ad essi conferita. Li abbiamo infatti considerati nel loro passato, e ci apparvero degni di essere premiati con altissimo onore; li abbiamo messi in relazione cogli attuali bisogni della Chiesa, e Ci apparvero atti a portare oneri gravissimi in servigio dell’Apostolica Sede.

E per cominciare dal novello Cardinale a cui è toccato di elevare la voce in quest’aula in un momento così solenne, Noi crediamo dovuto ad un provvidenziale decreto di Dio il fatto che, in meno di sei lustri, egli abbia potuto servire la Chiesa in tutti i rami della carriera ecclesiastica. Prima la diocesi di Città della Pieve e il Vicariato patriarcale di Costantinopoli gli aprirono l’adito al pastorale ministero; poi la Delegazione Apostolica in Turchia e la Nunziatura nel Belgio lo avviarono sugli aspri sentieri della diplomazia; finalmente la Nostra fiducia lo chiamò ai delicati offici della Corte e alle vigili cure delle Amministrazioni Palatine. Ma in tutti questi rami della vita ecclesiastica, in tutte queste differenti forme che presenta il servizio della Santa Sede, Voi, diletto figlio, avete lodevolmente compiuto il dover vostro, avete meritato l’approvazione dei superiori ed il plauso comune. Chi non dirà dunque che la sacra porpora è l’altissimo onore, da voi ben meritato colla vostra sacerdotale virtù, col vostro zelo pastorale, colla costante fedeltà onde avete servito la Santa Sede nelle molteplici mansioni a Voi affidate? Non a caso però Voi avete ricordato le parole di due insigni Dottori della Chiesa, i quali nella elevazione alla sacra porpora vedono un onere gravissimo, quello della più intima partecipazione al governo della Chiesa, congiunto all’altissimo onore che ricevono i Cardinali, in premio dei servigi da essi precedentemente prestati. Ma appunto il ricordo di questi vostri meriti precedenti, come giustifica l’onore a Voi concesso, così Ci affida dello strenuo vigore, dell’efficacia e della utilità con cui Voi sosterrete anche il peso della più intima partecipazione al governo della Chiesa, a cui non possono sottrarsi i membri del Nostro Senato.

Che se volgiamo lo sguardo al secondo dei Porporati [Achille Ratti], ai quali abbiamo ora imposto la prima insegna della nuova dignità, sentiamo mille voci di plauso levarsi tra le file dei cultori di studii diplomatici. Oh! mirabile armonia dei due sensi, nei quali si prendono le parole « studii diplomatici! ». Ecco gli alunni delle scuole di Diplomatica inneggiare all’antico Prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano e dell’Apostolica Vaticana di Roma per l’illuminato zelo, con cui li ha sempre favoriti nella ricerca e nella illustrazione dei tesori nascosti in vecchie carte e in antichi diplomi; ecco gli alunni, e con essi i maestri della Diplomazia, inneggiare al Nunzio Apostolico di Polonia, che con dolce fermezza, con tatto squisito, con serenità imperturbata ha saputo rafforzare la concordia fra lo Stato e la Chiesa in momenti difficili e in circostanze pericolose. Noi facciamo plauso agli inni dei diplomatici di ambe le schiere; e, non paghi di dedurne che la Sacra porpora apparisce un’altra volta come altissimo onore dato in premio a meriti precedenti, la salutiamo altresì come stimolo a portare l’onere gravissimo di aiutare il Papa nel governo della Chiesa, in chi sta per assumere la direzione immediata di un gregge, a cui dedicarono cure eroiche un San Carlo Borromeo e un Cardinale Andrea Ferrari.

E non può essere diverso l’apprezzamento che facciamo della sacra porpora, a Voi conferita, o degno figlio di Roma [Camillo Laurenti], che oggi siete venuto « terzo fra cotanto senno ». Anche per Voi è altissimo onore dovuto alla virtù di sacerdote esemplare, allo zelo di sacro oratore, alla vigilanza di dottissimo maestro, alla illuminata prudenza di abile cooperatore nella direzione di importante dicastero. Ma perché non dire che sarà altresì onere gravissimo se fin d’ora possiamo vagheggiare la partecipazione, che col vostro consiglio, col vostro studio, coll’opera vostra, Voi verrete ad avere nel governo della Chiesa? Noi ci rallegriamo dell’onore a Voi toccato, e siamo tanto più lieti di avervelo conferito Noi stessi, quanto più soave è il ricordo della prima conoscenza fatta in quel caro collegio, che entrambi ci crebbe alla pietà ed al sapere. Non ci arretra però la vista dell’onere contemporaneamente a Voi riservato, appunto perché da lunga stagione di Voi sappiamo « quid valeant humeri ».

Ma se, sulla scorta delle parole a Noi prima indirizzate, abbiamo potuto facilmente ravvisare il carattere proprio della sacra porpora conferita ai tre nuovi Cardinali, una cosa dobbiamo ancora augurare, ed è che essi possano rivestire per molti anni le insegne della eccelsa dignità a cui sono stati meritamente elevati. Un tale augurio Ci è suggerito così dalla benevolenza che verso di essi nutriamo, come dalla sollecitudine che dobbiamo avere pel bene di questa Apostolica Sede: quella infatti Ci fa desiderare che i nuovi Cardinali godano a lungo dell’altissimo onore ad essi toccato, e questa — vogliamo dire la sollecitudine pel bene dell’Apostolica Sede — Ci fa sperare che il peso gravissimo, inerente alla dignità Cardinalizia, sia del pari portato a lungo da chi può portarlo con utilità e con vantaggio degli altissimi interessi a Noi affidati.

Ma affinché il Nostro augurio sia più facilmente esaudito, Noi imploriamo l’abbondanza delle celesti benedizioni sui nuovi Cardinali. Oggi si volgono ad essi non solo gli sguardi dei presenti, ma anche i pensieri e i desideri dei lontani. Oh! la benedizione di Dio scenda così copiosa sulle loro persone e sulle opere loro che i lontani sappiano e i vicini veggano pienamente appagate le speranze concepite per essi nel momento in cui sono apparsi per la prima volta rivestiti delle insegne della dignità cardinalizia. E l’abbondanza dei celesti favori arricchisca anche coloro che, in quest’ora solenne, sono qua convenuti a porgere omaggio ai nuovi Porporati, affinché tutti riconoscano e tutti apprezzino l’altissimo onore e l’onere gravissimo che seco trae il conferimento della sacra porpora.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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